Molti consumatori online adottano un comportamento pericoloso per protezione dei dati, identità digitale e gestione dei dispositivi

Molti consumatori online adottano un comportamento pericoloso per protezione dei dati

Le pratiche di base relative alla sicurezza informatica rimangono inadeguate tra molti consumatori online in tutto il mondo. I dati relativi all’Italia 

Bitdefender, leader mondiale nella sicurezza informatica, pubblica oggi il Report globale 2021 Bitdefender: cybersecurity e comportamenti online che rivela come i consumatori di differenti fasce d’età e profili socio-demografici si comportino sulle più note e diffuse piattaforme, applicazioni e dispositivi, influenzando  attraverso il loro modo di agire i rischi legati alla cybersecurity. I risultati mostrano la mancanza di pratiche di base per la sicurezza dei dati, la protezione dell’identità e la condivisione delle informazioni nonostante l’aumento delle minacce e l’accresciuta preoccupazione per il crimine informatico.

“Comprendere le tendenze di comportamento dei consumatori in materia di sicurezza online è fondamentale per rafforzare la sicurezza informatica a beneficio di tutta la comunità”, ha affermato Bogdan Botezatu, Director, threat research and reporting di Bitdefender. “I criminali informatici esplorano continuamente nuovi modi per sfruttare le debolezze umane per rubare dati sensibili, estorcere denaro o trovare un punto d’ingresso per stabilirsi nei sistemi. Comprendendo le pratiche quotidiane di cybersecurity, possiamo valutare meglio i rischi potenziali e le vulnerabilità per educare i consumatori sui modi per proteggersi più efficacemente, come ad esempio come utilizzare le soluzioni di prevenzione, il rilevamento e le tecnologie di protezione dell’identità digitale per impedire che gli attacchi abbiano successo”.

Il report, basato su un sondaggio che ha coinvolto più di 10.000 utenti internet consumatori in 11 paesi, esamina l’uso di piattaforme e servizi online molto diffusi, le abitudini personali in materia di sicurezza informatica, il livello di esposizione alle minacce.

Di seguito i risultati principali del Report globale 2021 Bitdefender: cybersecurity e comportamenti online:

Cybersecurity:

  • Le cattive abitudini in materia di password sono ancora comuni – Il cinquanta per cento degli intervistati ha affermato di usare una sola password per tutti gli account online, e quasi un terzo (32%) usa solo poche password e le riutilizza su più account. Il 27% degli intervistati usa password semplici come 1234 per bloccare i propri telefoni cellulari e l’11% non li blocca affatto. L’uso di password semplici è più comune tra i giovani dai 18 ai 44 anni, e gli uomini hanno dichiarato di usare password semplici più delle donne (31%, rispetto al 23%).
  • Molti non usano software di protezione contro le minacce informatiche sui telefoni cellulari – Sorprendentemente, quasi il 35% degli intervistati dichiara di non usare un software antivirus sui propri telefoni cellulari. Le ragioni più comuni citate per questo sono: il 30% crede che i telefoni cellulari non ne abbiano bisogno, il 22% pensa che sia troppo costoso e il 16% ritiene che la sicurezza sia integrata. Inoltre, una media del 41% non usa browser privati e più della metà (52%) non usa una VPN.
  • Le truffe sui telefoni cellulari sono al primo posto tra le minacce – La maggioranza degli intervistati (61%) ha affermato di aver sperimentato almeno una minaccia informatica sul proprio telefono cellulare negli ultimi 12 mesi. Le truffe al cellulare con messaggi e chiamate non sollecitate sono state le minacce più frequenti rilevate nel sondaggio (36%), seguite da phishing (23%), violazioni di dati (12%), furto d’identità sui social network (11%), frodi finanziarie (9%) e ransomware (8%). Anche se pochi intervistati hanno sperimentato personalmente frodi finanziarie, questo tipo di minaccia si è classificata al primo posto tra le preoccupazioni degli utenti, con il 41% che ha dichiarato di esserne molto preoccupato. Il gruppo di età più turbato dalle minacce nel complesso è stato quello tra i 35 e i 44 anni, seguito da quello tra i 25 e i 34 anni.
  • La mancanza di supervisione dei bambini pone rischi significativi per la sicurezza – I genitori sono stati interrogati su quanto controllino il tempo di navigazione su internet dei propri figli e le applicazioni installate. Sorprendentemente, l’indagine ha evidenziato che in media il 36% dei bambini accede senza alcuna supervisione a computer, telefoni cellulari e tablet. Gli Stati Uniti guidano la classifica nel sondaggio con un accesso non supervisionato che si avvicina al 50% rispetto a tutti gli altri Paesi che riportano meno del 40%.
  • La maggioranza dei consumatori è molto esposta – Quando si analizzano tutti i comportamenti degli intervistati, dal riutilizzo delle password, al numero di account e servizi online, alla condivisione dei dettagli dell’account e alla mancanza di servizi di sicurezza sui loro dispositivi, quasi il 60% dei consumatori è risultato “esposto” o “piuttosto esposto”. Solo l’11% degli intervistati potrebbe essere descritto come “al sicuro” in termini di pratiche di sicurezza informatica.
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Comportamenti online:

  • Smartphone usati più frequentemente per accedere ai servizi online – Quasi tre quarti (74%) degli intervistati accedono principalmente ai servizi online utilizzando uno smartphone personale, di cui il 61% con sistema operativo Android. I laptop personali sono al secondo posto al 45%, seguiti dalle Smart TV al 30% e dai desktop personali al 28%. Quasi un quarto (23%) riferisce di usare almeno un dispositivo fornito dall’azienda per accedere agli account online personali.
  • La maggior parte degli intervistai ha account per i social media e lo shopping online – Il 63% dei partecipanti coinvolti nel report ha riferito di avere un account social media e il 54% un account per lo shopping online. Gli altri servizi più utilizzati sono lo streaming video (40%), le piattaforme di telecomunicazione e per la salute (29%) e i servizi di pubblica utilità (28%).
  • L’età e il genere influenzano i comportamenti sulle piattaforme digitali – Con una media di otto piattaforme online utilizzate per ogni intervistato, sono state rilevate differenze fondamentali tra gruppi di età e sesso in merito alle prime tre piattaforme utilizzate (Facebook, WhatsApp e Gmail). Con il 51%, l’utilizzo di Facebook da parte delle donne è superiore a quello degli uomini (42%). La fascia d’età 35-44 anni utilizza WhatsApp il 21% in più rispetto ai 18-22enni che hanno anche il 26% in meno di probabilità di usare Gmail rispetto ai 55-65enni.
  • La maggior parte degli utenti comprende le impostazioni della privacy – Un dato positivo sulla privacy online mostra che la maggior parte degli utenti (51%) sa come cambiare le impostazioni per la privacy del browser internet e il 46% legge le policy sulla privacy quando registra nuovi account. Tuttavia, il 46% dichiara anche che non ama scegliere nuove password per ogni nuovo account e il 38% non apprezza le richieste di utilizzo dell’autenticazione a più fattori.
  • Le informazioni di identificazione personale vengono comunemente condivise – I dettagli di identificazione personale, tra cui il nome, la data di nascita e anche l’indirizzo fisico sono comunemente condivisi online, con gli uomini che sono più propensi a condividere i loro dettagli rispetto alle donne. Il sesso è il dettaglio più comunemente condiviso con il 54% degli intervistati che lo condivide sempre o quasi, seguito dal nome (43%), dall’indirizzo email personale, dalla data di nascita (40%) e dall’indirizzo fisico (29%). I giovani adulti tra i 18-24 anni sono più propensi a condividere le loro informazioni personali rispetto agli altri gruppi di età.
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Italia: principali risultati

Piattaforme e servizi utilizzati

Gli utenti di Internet hanno una media di 8 account sulle piattaforme online, i più utilizzati sono WhatsApp e Facebook. Inoltre, eBay è tra i siti visitati più frequentemente.  In termini di differenze di utilizzo tra i gruppi di età i giovani nella fascia 18-24 anni usano più piattaforme di social media (Instagram & Tik-Tok), quelli della fascia 25-34 anni utilizzano più Instagram e Netflix mentre quelli della fascia 45-65 anni usano Gmail e Facebook (55+ anni). WhatsApp, Instagram e Snapchat sono più utilizzate dalle donne rispetto agli uomini che preferiscono YouTube.

Gestione dei dispositivi

I consumatori utilizzano regolarmente più dispositivi per le attività online e solo il 16% usa un dispositivo di lavoro per accedere ai propri account. Il tipo di dispositivo più utilizzato è il telefono cellulare, prevalentemente con sistema operativo Android.

Gestione degli account online

Per gestire i dettagli dei loro account, le persone usano diversi metodi: più della metà degli intervistati dichiara di non avere un programma per gestire i propri account e di non condividere i dettagli del proprio account con nessuno. Il tipo di account più condiviso è quello per lo streaming video (51%), seguito dal noleggio auto (43%, comunque usato da pochi) e dall’account delle compagnie aeree (37%).

Minacce e vulnerabilità

Negli ultimi 12 mesi, la metà degli intervistati è entrato in contatto con almeno una minaccia – per la maggior parte messaggi/chiamate truffa sul cellulare (28%) e tentativi di phishing (23%). Le potenziali frodi finanziarie generano la maggior parte delle preoccupazioni (47%) soprattutto nella fascia di età 25-34 anni. Tale dato può spiegare perché la maggior parte degli intervistati non è disposta a condividere il numero di carta di debito o di credito quando gli viene chiesto da fornitori online (64%).

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Il software antivirus non viene usato da quasi un quarto degli utenti (26%) sul dispositivo mobile principale (sia telefono che tablet). La maggior parte degli intervistati considera le soluzioni di sicurezza un programma non necessario per il telefono cellulare e troppo costoso.

Il 23% degli utenti usa una password semplice per gli account online mentre il 22% non protegge adeguatamente il proprio cellulare, perché usa una password semplice o non ha affatto una password. In base al numero di servizi/prodotti di sicurezza online impiegati, utilizzano la stessa password su tutte le piattaforme, condividendo i dettagli dell’account con familiari/amici (54%).