Data economy più green

Data economy più greenData economy più green

L’IT nel suo complesso può contribuire concretamente alle sfide poste dalla sostenibilità e dei KPI che stanno emergendo, in tre modi distinti: dematerializzazione dei processi e delle transazioni, data center ecologici, impiego più intelligente dei dati per ridurre inefficienze e sprechi.

«Pensiamo alla posta elettronica certificata e al suo impatto sostitutivo» – spiega Giancarlo Vercellino, associate director Research & Consulting di IDC Italy. «Nel 2020, IDC ha condotto un’analisi costi-benefici della PEC in termini di riduzione dell’impronta carbonica, diminuzione degli archivi cartacei, riduzione dei tempi di attesa agli sportelli. In un decennio, i vantaggi aggregati stimati si aggirano intorno ai due miliardi di euro, che nei prossimi tre anni potrebbero più che raddoppiare. Il livello di CO2 prodotto dalle infrastrutture di data center si attesta intorno al 2% delle emissioni globali, praticamente equiparabili a quelle dell’industria aeronautica. Stando alle proiezioni dello sviluppo della data economy, entro dieci anni il peso complessivo potrebbe superare i 10 punti percentuali. I vari operatori stanno investendo in tecnologie carbon neutral per rispondere alla domanda di requisiti ESG da parte degli investitori. IoT e ML aiutano a disegnare processi più equi, efficienti e sostenibili, grazie all’uso di nuove architetture. I parametri ESG possono guidare positivamente gli investimenti e indurre le aziende a misurare l’impatto delle proprie azioni all’interno dell’ecosistema economico, sociale e ambientale in cui viviamo».

RESILIENZA E SOSTENIBILITÀ

L’obiettivo degli indicatori ESG è quello di indirizzare un nuovo sviluppo inclusivo e sostenibile, creando valore per gli azionisti e questo segna la differenza sostanziatale con il vecchio modello di CSR. Resilienza e sostenibilità sono due facce della stessa medaglia. Le tecnologie digitali offrono tutti gli strumenti per raccogliere e analizzare ogni tipo di dato. Che cosa manca ancora? «Occorre adottare una nozione espansiva di resilienza – risponde Vercellino non come fenomeno individuale ma collettivo, di filiera. Il rinnovato imperativo di “fare sistema”, vale ancora di più in un ecosistema fatto di piccole imprese.

L’IT nel suo complesso può contribuire concretamente alle sfide poste dalla sostenibilità e dei KPI che stanno emergendo

Abbiamo appreso che i meccanismi economici non possono essere dati per scontati. Prima ancora delle istituzioni, le fondamenta della società e della convivenza civile sono determinate dalla fiducia: un asset intangibile che permette di sostenere il sistema nei momenti di transizione. Le imprese che hanno saputo costruire nel corso degli anni un capitale di credibilità hanno tenuto banco nel corso del 2020, al netto di contraccolpi e smorzamenti. La pandemia ha accelerato la trasformazione digitale delle imprese e gli investimenti previsti dal PNRR stanno iniettando fiducia. Entro il 2023, le aziende G2000 richiederanno al 55 per cento dei CIO di implementare modelli di IT sostenibili, incorporando pratiche ambientali, sociali e di governance nel ciclo di vita della tecnologia, dall’acquisizione alla dismissione».

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