Il nuovo equilibrio dell’innovazione

Da VMware le previsioni per il 2022
Raffaele Gigantino, Country Manager di VMware Italia

Migliora la posizione dell’Italia nell’indice DESI 2021. Il Paese ha compiuto progressi in termini di copertura delle reti di connettività sia di integrazione delle tecnologie digitali. Il livello di competenze, al netto delle cinque posizioni guadagnate, costituisce un elemento di freno allo sviluppo.

«L’Italia sconta un ritardo nella digitalizzazione non semplice da colmare» – spiega Raffaele Gigantino, country manager di VMware Italia. «Fra i problemi, è centrale quello del livello di competenze digitali piuttosto basso della nostra popolazione e, più in generale, di una cultura dell’innovazione che ancora non permea tutti i settori. Tuttavia, la pandemia ha costretto molte aziende a cambiare in fretta, dando impulso a quella trasformazione digitale che per molti anni era rimasta ferma. Da un lato, facendo emergere una nuova sensibilità sulla necessità di una maggiore digitalizzazione delle amministrazioni pubbliche e delle imprese, dall’altro, permettendo di superare una certa ritrosia culturale al cambiamento. In questo senso, il PNRR rappresenta sicuramente, se non la soluzione, una opportunità enorme che l’Italia è chiamata a cogliere per dar vita a una vera trasformazione strutturale, eliminando quell’atteggiamento che per tanti anni è stato un freno alla transizione digitale del Paese». Come si governa il cambiamento in azienda? Come aiutare la PA nell’utilizzo migliore di questi fondi? «Il cambiamento in azienda è un processo complesso e sfaccettato, composto da molti elementi, imprescindibili l’uno dall’altro, non sempre facile da portare avanti» – risponde Raffaele Gigantino.

«Secondo i dati dell’Osservatorio AssoChange, realizzato in collaborazione con il Politecnico di Milano, un progetto di change management su tre in Italia non supera nemmeno la metà degli obiettivi prefissati. Se da un lato l’adozione di tecnologie innovative è fondamentale per un concreto rinnovamento e anche per dare vita a una trasformazione dei processi, non di meno adottare delle pratiche che abbiano un impatto sull’organizzazione si rileva cruciale perché l’organizzazione evolva. Inoltre, credo che un ruolo fondamentale lo giochi la condivisione dei valori aziendali e la sostenibilità del progetto, perché il cambiamento sia accettato e sostenuto da tutta l’organizzazione, tanto nel settore pubblico quanto in quello privato. Per aiutare la PA a utilizzare al meglio i fondi messi a disposizione dal PNRR credo che occorra lavorare molto proprio su questi ultimi aspetti, sostenendo i team che si faranno portatori del cambiamento nello sviluppo di una consapevolezza in termini di comprensione della portata della trasformazione e dell’impatto che questa avrà nel breve e medio termine».

«Fiducia, equità e sostenibilità. Liberi di scegliere e di controllare il proprio futuro, perché il cambiamento va accolto per sfruttarne le opportunità»

ARCHITETTURA APERTA

Le considerazioni sull’architettura diventano sempre più importanti nella scelta dell’eventuale data fabric, data mesh o data lakehouse da perseguire. «Ciò di cui abbiamo bisogno è un’architettura neutra» – mette in evidenza il country manager di VMware Italia. «A livello sia concettuale sia logico, con cui misurare tutti i contendenti, vecchi e nuovi. Concettuale per comprendere l’interazione tra esigenze di business e possibilità tecnologiche oppure ostacoli. Logico per l’analisi funzionale e il confronto dei diversi approcci. La tecnologia, ovviamente, conta profondamente. Come negli anni 80, quando stavamo assistendo a grandi cambiamenti nella gestione dei dati dai database gerarchici e di rete a database relazionali, e nello storage dai mainframe centrali ai minicomputer e ai PC distribuiti – ora siamo nel mezzo di un altro cambiamento epocale, con il cloud, le enormi quantità di volumi di dati e l’intelligenza artificiale che cambiano il panorama tecnologico».

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Il concetto di “architettura aperta” è nel DNA di VMware e si sta evolvendo ulteriormente. Con interi settori che si stanno reinventando, il multicloud è il modello di business digitale per i prossimi 20 anni come emerso dal recente VMworld 2021. Le organizzazioni dovrebbero avere la libertà di scegliere il “giusto” cloud, in base ai propri obiettivi strategici di business. «Oggi, un’azienda media esegue circa 500 applicazioni per gestire il proprio business e queste applicazioni sono distribuite tra i diversi cloud» – spiega Gigantino. «Il 75% dei clienti VMware si affida a due o più cloud pubblici e il 40% ne utilizza tre o più. Questo approccio multicloud aumenta la velocità dell’innovazione, ma al tempo stesso crea una enorme complessità. La strategia di VMware è costruita per aiutare le imprese a eliminare le scelte e le sfide difficili, offrendo una potente combinazione di libertà e controllo nella loro attività multicloud. Non si tratta più di avere un approccio “cloud first”, ma di essere “cloud smart”. Con il nostro approccio cloud-agnostico, siamo posizionati in modo unico per incontrare i nostri clienti dove sono e portarli dove vogliono andare, dando loro il potere di accelerare la propria innovazione e controllare il proprio percorso nell’era multicloud.

GUARDANDO AL FUTURO

Transizione digitale e transizione energetica sono collegate e il ruolo dei vendor è decisivo per costruire un mondo più equo, sostenibile e resiliente. Guardando al futuro, VMware immagina uno sviluppo più equo, inclusivo e più giusto, dove la dignità, la salute e il benessere di tutte le persone sono al primo posto, e dove la tecnologia risolve problemi complessi e genera fiducia per tutti coloro che dipendono da essa. Per questo VMware ha messo a punto la sua Agenda 2030. «Un impegno decennale che affronta le sfide più complesse sulle quali la comunità globale è chiamata a dare una risposta» – spiega Raffaele Gigantino.

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«L’azienda ha identificato 30 obiettivi misurabili, da raggiungere entro il 2030, che si concentrano su tre temi: Trust, Equity e Sustainability. Tra i vari obiettivi, siamo impegnati a raggiungere un livello netto di emissioni di carbonio pari a zero per le attività e la supply chain, riducendo le emissioni del 50% entro il 2030 rispetto al livello di riferimento del 2018, utilizzando il 100% dell’energia da fonti di energia rinnovabile, e collaborando con i partner del cloud pubblico per ottenere operations a zero emissioni di carbonio entro il 2030». Più di ogni altro accadimento – come spiega Gigantino – la pandemia ci ha posto di fronte a un senso di urgenza ancora maggiore per agire sulle sfide globali e sociali. Sfide che si giocheranno anche a livello locale, ridisegnando il profilo delle città come ponte digitale tra centro e periferia. «Fra gli elementi su cui lavorare, anche il ruolo che la tecnologia gioca all’interno delle nostre città, che si stanno trasformando e plasmando su un modo di vivere che è cambiato per sempre. La trasformazione delle città passerà senza dubbio anche per la scelta di rivedere il rapporto fra centro e periferia in ottica tecnologica e di connessione, e quindi anche sulla scelta di dove collocare un data center, ma senza dimenticare l’efficienza e il rispetto dell’ambiente».