Oracle, protagonista dell’innovazione tecnologica

Oracle, protagonista dell'innovazione tecnologica

Cloud infrastrutturale e piattaforme dati di nuova generazione sono al centro della strategia della multinazionale IT, che lo scorso dicembre ha aperto una cloud region a Milano

Si è svolto finalmente in presenza, dopo oltre due anni, l’Oracle Technology Summit. L’evento, che si è tenuto a Milano, ha avuto come tema i driver tecnologici in grado di trasformare – con il supporto delle tecnologie cloud IaaS e PaaS e di piattaforme dati di nuova generazione – il business, le strategie, le scelte operative, unendo sicurezza e innovazione. «In Italia, da un punto di vista tecnologico, siamo in un momento magico in quanto alle complesse sfide, derivanti anche dagli scenari internazionali, si affiancano straordinarie opportunità di innovazione legate ai progetti da mettere a terra nel quadro del PNRR», esordisce Alessandro Ippolito, Country Manager e VP Technology di Oracle Italia.

La strategia di Oracle è basata su due grandi pilastri: il cloud infrastrutturale e i dati. «Sul cloud non siamo dei follower, anche se siamo arrivati dopo altre aziende. Ci sentiamo semmai dei “nuovi entrati” che indirizzano un fabbisogno che in questo momento non è ancora colto, in larga parte, da altri cloud provider. Questo anche perché la gran parte delle organizzazioni che hanno iniziato il percorso verso il cloud ha migrato soprattutto carichi di lavoro periferici: l’80% dei carichi critici a tutt’oggi sono ancora on-premise, anche se le tecnologie oggi disponibili consentono di realizzare ogni tipo di modello», spiega Michele Porcu, VP Business Value Services & Strategies EMEA di Oracle, società che punta a cavalcare il mercato facendo leva su un’offerta di soluzioni IT di gestione dei dati on-premise, di cloud infrastrutturale (IaaS) e di PaaS che, unita a una proposta che non ha eguali in ottica di data platform, aiuta a rispondere a ogni tipo di esigenza critica, compresa la possibilità di realizzare un cloud pubblico nel perimetro dell’infrastruttura aziendale, con i modelli Cloud @Customer e Dedicated Region. Oracle mette a disposizione 37 cloud region nel mondo, tra cui quella milanese inaugurata nel dicembre 2021, a cui è seguita quella di Johannesburg, in Sudafrica, aperta lo scorso gennaio. Le “aree cloud”, che diventeranno 44 in totale entro la fine del 2022, sono  in grado di offrire lo stack IT completo, dal bare metal al SaaS (software as a service, ovvero le applicazioni aziendali cloud-native); Oracle ha un approccio anche multi-cloud, sempre più interessante per le aziende che ricercano modelli “best-of-breed”, offrendo interconnessione o facile integrazione con i cloud degli altri maggiori vendor.

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«Sotto la superficie della nostra infrastruttura cloud ci sono performance di connettività e rete ai massimi livelli, un alto livello di automazione per garantire la governance, una ricchezza di opzioni che permettono ai clienti di portare in cloud anche i livelli più profondi della loro infrastruttura e della piattaforma senza doverli riscrivere, sicurezza integrata fin dalla progettazione e un livello di controllo per mitigare ogni rischio; il tutto è affidato alle competenze approfondite dei nostri professionisti e di una rete di partner formata e con ampia esperienza”, continua Michele Porcu. A questo si aggiungono modelli commerciali molto lineari, di facile gestione, nei quali trovano spazio anche strumenti di supporto agli investimenti nella migrazione cloud: che si tratti di rehosting, di PaaS, di modelli “Lift & Shift” o di scelte cloud-native.

Una data platform convergente

L’altro protagonista dell’innovazione tecnologica di cui si è parlato nel summit è il dato, ambito in cui Oracle ha una leadership indiscussa. «Così come per il cloud, per il dato Oracle ha scelto una strategia volta a consentire di sfruttare tutte le risorse, tutte le tipologie di dati, in piena integrazione con lo “storico” dei clienti, in modo da consentire sia la valorizzazione degli investimenti fatti sia una rapida innovazione», spiega Porcu.

La data platform di Oracle è convergente, adotta i modelli semantici più diversi facendo in modo di garantire consistenza e coerenza, è aperta e consente di gestire tutti i tipi di carichi di lavoro, e tutti gli approcci di sviluppo; anche con la “marcia in più” dell’Autonomous Database: un modello che sfrutta a 360 gradi il potenziale dell’automazione per la gestione, la protezione, l’aggiornamento e allineamento di un universo dati sempre più ricco e complesso, in tempo reale.

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Dati in movimento e “data mesh”

All’incontro ha preso parte anche Maria Costanzo, Senior Director Technology Software Engineering Sud-EMEA di Oracle che ha esordito dicendo che «il dato in movimento è fondamentale per la modernizzazione e la trasformazione delle organizzazioni». Dal data warehousing tradizionale all’avvento dei concetti di data lake e data science – legati alla crescente quantità ma anche varietà di tipologie di dati disponibili per le attività di business – si è passati a un primo cambio di paradigma, che è rappresentato oggi da modelli di sviluppo a microservizi, funzionali all’agilità e alla specializzazione richiesta per la gestione dei diversi tipi di dato. «Questi modelli si affiancano ai database transazionali ‘tradizionali’ ma serve un passo in più perché, pur garantendo la consistenza e coerenza del dato, si possa realizzare una data platform non solo completamente convergente, ma anche in grado di gestire il dato quando è “in movimento”  da un database all’altro, da un servizio all’altro, in tempo reale», spiega Costanzo.

La risposta a questa sfida è il «data mesh», un modello che rispetta le esigenze di gestione dei dati dei diversi dominii aziendali (per esempio, i dati del finance, delle risorse umane ecc.) ma riesce a metterli a disposizione in modo trasversale ovunque ce ne sia bisogno in azienda. Chi produce dati può fornirne in tempo reale una copia univoca, etichettata – cioè descritta – così da definirne con esattezza contenuto e scopi, che diventa disponibile come fosse un prodotto su uno scaffale, a cui attingere per alimentare processi, applicazioni, analisi.

All’incontro hanno partecipato anche Andrea Sinopoli, Cloud Technology Country Leader di Oracle Italia, Giovanni Ravasio, VP e Country Leader Cloud Applications di Oracle Italia, Pietro Pacini, Direttore Generale di CSI Piemonte, consorzio che riunisce 130 società ICT di ambito pubblico a livello locale e nazionale, Mauro Giancaspro, Direttore ICT di Anas, e Flavio Mauri, Group IT Director di Cerved Group.