Cybersecurity e intelligence. L’AI al potere o il potere dell’AI?

Cybersecurity e intelligence. L’AI al potere o il potere dell’AI?

Dal progetto Diana per reclutare tecnologie avanzate per la difesa e preservare la primazia tecnologica dell’Occidente alle applicazioni di intelligenza artificiale nel conflitto tra Russia e Ucraina

Uno degli organi più potenti al mondo è il Dipartimento della difesa degli Stati Uniti, la cui autorità è forse solo un gradino più basso a quella delle Banche Centrali. Tutti sanno che Internet, o meglio ARPANET, è stata una tecnologia partorita dalla DARPA, l’agenzia del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti responsabile dello sviluppo di nuove tecnologie per usi militari di cui anche gli universitari potevano fare uso. La stessa Silicon Valley sembra avere un legame stretto e profondo con il settore della Difesa negli Stati Uniti, a dimostrazione del fatto che la tecnologia e la difesa sonno sempre stati alleati. La verità è che la ricerca in ambito militare è avanti almeno di 10 anni rispetto a quella su altri campi.

In un articolo del 2019, l’autorevole rivista di geopolitica Limes mostrava una carta con le sedi delle principali imprese statunitensi attive su Internet (navigazione, posta elettronica, commercio online e social network), mettendo in luce il ruolo giocato da NSA, CIA e Pentagono nel favorire lo sviluppo del settore. Nell’articolo si legge che l’area più nota è quella della Silicon Valley, che ospita il quartier generale di tre quarti dei GAFA, l’acronimo che riassume i primattori del settore: Google, Apple, Facebook – tutte ubicate nella baia di San Francisco – e Amazon, che assieme a Microsoft conferisce rilievo digitale a Washington, inteso come Stato a nord dell’Oregon. Non solo le big tech ma anche diverse startup tecnologiche – e soprattutto militari – vengono finanziate direttamente o indirettamente dal governo statunitense.

L’ALLEANZA PER L’INNOVAZIONE

Nel 2016, un articolo di CB Insights descriveva come “dalla sicurezza informatica alla cura della pelle, queste società sono supportate dalle società di investimento del governo degli Stati Uniti incentrate sulla difesa e sulla sicurezza”, stilando il profilo di 12 startup tecnologiche early stage e mid stage sostenute da società di investimento e Venture Capital affiliati con il Governo statunitense e orientate alla sicurezza. Oggi, si contano oltre 270 startup tecnologico-militari solo negli USA. E nel resto del mondo? Con un fondo da 70 milioni di dollari all’anno, il programma Diana va a caccia di startup e tecnologie per la difesa, con “l’obiettivo di contenere le mire espansionistiche di Cina e Russia”, Citando il Presidente Biden, occorre aggiornare la difesa degli alleati NATO, sviluppando tecnologie in grado di tenere testa allo sviluppo del Dragone e alle incursioni cyber di gruppi legati al Cremlino. Il progetto Diana è stato avviato al summit dei capi di Stato e di governo di Bruxelles del giugno 2021. L’obiettivo è quello di garantire ai Paesi membri dell’Alleanza atlantica il sostegno necessario per preservare la primazia in ambito tecnologico. Sono stati identificati due uffici regionali, uno in Europa e uno in America settentrionale, che dovranno fungere da hub per l’intera rete di Diana nei rispettivi continenti. La nuova rete della NATO ha come obiettivo quello di inserirsi nei vari ecosistemi di innovazione già esistenti. In estrema sintesi, sarà un acceleratore di startup e imprese innovative, in campi che vanno dall’intelligenza artificiale ai computer quantistici.

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IL DOMINIO DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Mi ha colpito qualche settimana la notizia che gli ucraini starebbero usando sistemi di intelligenza artificiale per difendersi dagli attacchi dei russi. Come? L’Ucraina ha avuto accesso gratuito al potente motore di ricerca per i volti di Clearview AI, consentendo alle autorità militari di controllare potenzialmente le persone di interesse ai posti di blocco. Il suo fondatore Hoan Ton-That Richard Schwartz ha affermato che Clearview AI ha messo a disposizione più di due miliardi di immagini provenienti dal servizio di social media russo VKontakte, su un database di oltre 10 miliardi di volti. Questo database può aiutare l’Ucraina nelle operazioni di identificazione dei morti più facilmente rispetto alla modalità classiche di ricerca delle impronte digitali. Il sistema di riconoscimento facciale funziona anche nei casi di ferite o danni al viso. Non solo, Clearview AI può essere usato anche per riunire i rifugiati separati dalle loro famiglie, identificare gli agenti russi e aiutare il governo a combattere i falsi post sui social media relativi alla guerra. Yuri Zhukov, professore associato di Scienze politiche all’Università del Michigan, invece ha dato libero accesso a Viina, il database in formato aperto che permette ricostruire l’andamento dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia a partire dalle notizie di stampa, fornendo una vista d’insieme del conflitto quasi in tempo reale. Andiamo più in dettaglio. Ogni sei ore l’algoritmo effettua un’operazione di web scraping dai siti di diverse testate sia russe che ucraine. Estrae cosi testi degli articoli pubblicati e geolocalizza le notizie, confrontando i nomi di città o addirittura gli indirizzi con i database di Yandex e OpenStreetMap.

Successivamente, attraverso sistemi di intelligenza artificiale individua quali articoli parlano effettivamente del conflitto. Sintetizzando al massimo, i testi dei singoli articoli vengono confrontati con un dataset di diverse migliaia di parole, ognuna delle quali è associata a una categoria specifica. Infine, l’AI cerca di comprendere se si tratta di un’azione avviata dall’esercito russo o da quello ucraino. Questo è quello che esce dalle fonti ufficiali. Probabilmente, le applicazioni di intelligenza artificiale utilizzate per guidare sistemi d’arma autonomi sono tenute ancora volontariamente nascoste così da non accendere l’attenzione su alcuni segreti industriali. Fa riflettere quello che aveva dichiarato Vladimir Putin proprio riguardo l’uso dell’intelligenza artificiale nei conflitti armati (e non solo), nel lontano 2017: «Chi avrà il dominio dell’intelligenza artificiale sarà il sovrano del mondo». Putin aveva preannunciato anche l’utilizzo di droni. «Quando i droni di una parte vengono distrutti dai droni di un’altra, non resterà altra scelta che arrendersi». L’intelligenza artificiale già oggi è utilizzata per sviluppare armi informatiche e controllare strumenti autonomi come gli sciami di droni: flotte a basso costo con un “cervello” condiviso che può essere utilizzato per la sorveglianza e per attaccare gli avversari. Sempre in quel periodo, Putin rifletteva sui rischi dell’AI ma a questo punto mi sorge un dubbio, che è anche una deliberata provocazione.

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Non sarebbe stato meglio avere l’AI al potere della Russia rispetto a Putin?