Veeam, il successo del cloud tra flessibilità e dinamismo

Veeam, il successo del cloud tra flessibilità e dinamismo

Il management italiano tira le somme dell’anno che sta finendo, con spunti importanti per il futuro

Mondo virtuale e mondo fisico. Il 2022 ha dato un significato differente al termine “ibrido”, soprattutto dal punto di vista del cloud. Come di consueto, Veeam ha rilasciato da poco il suo report “Cloud Protection Trends 2023”, con una sorpresa. Tra i clienti del colosso americano, circa il 50% continua a usare tecnologie on-premise, anche dopo aver approcciato soluzioni cloud. Il motivo? Un movimento “fluido” tra i diversi mondi, che non deve essere considerato come una sconfitta o un successo definitivo dell’una o dell’altra tecnologia ma un’opportunità di essere maggiormente flessibili, per adottare la modalità preferita a seconda delle necessità. «Siamo un’azienda software, per evitare che i clienti cadano nel lock-in, e con la convinzione che il cliente possa ancora scegliere la soluzione più dinamica che soddisfa particolari esigenze» spiega Alessio Di Benedetto, Regional Technical Sales Director, South Europe di Veeam.

Per molte delle organizzazioni con una strategia cloud first, i nuovi carichi di lavoro possono partire con un funzionamento sul cloud, per poi tornare indietro, in quella che il report di Veeam considera un “viaggio del cloud” non unidirezionale. «Basti pensare che il 74% delle aziende in Europa, l’88% nel mondo, porta i dati indietro, nell’on-premise, lasciando temporaneamente il cloud».

In tale panorama, i partner svolgono un ruolo essenziale, che è quello di proporre la stessa dinamicità che è parte dell’anima di Veeam. «Abbiamo puntato molto sulla formazione» sottolinea Elena Bonvicino, Manager of Channel, Italy di Veeam. «Il cloud ha dato il via ad un trend di trasformazione digitale che raggruppa vari flussi di adozione, dal passaggio all’on-premise all’acquisto di servizi professionali. Non a caso, Veeam ha creato una nuova categoria di partner, i cosiddetti VASP, per far fronte proprio alle richieste di servizi professionali, tramite un approccio diverso del partner al mercato, sfruttando le competenze di altri partner. Una sorta di rete all’interno della rete». Per il manager, in questo modo si abbatte quel muro che vede il canale rimanere sempre molto chiuso, con la paura che aprirsi all’esterno voglia dire abbassare la propria cerchia di clienti. «Un programma di canale che invece guarda nella direzione opposta, ossia quella di semplificare l’apertura del mercato, mettendo sulla stessa linea partner con competenze differenti, per completare l’offerta di Veeam».

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Competenze che non sono solo legate al brand Veeam ma anche a terze parti, un ulteriore distinguo nei confronti della concorrenza. «Per questo, il programma VASP è unico e di alto livello, ossia prevede una serie di skill particolari che i partner devono possedere, sia dal punto di vista della tecnologia offerta che dall’opportunità di essere aperti alle integrazioni, proprio a consolidamento della strategia di volersi porre come “enabler” dei clienti, evitando il lock-in» prosegue Bonvicino.

Nelle parole di Di Benedetto, si legge la necessità per chi propone tecnologia di abbracciare più modelli di utilizzo del cloud, perché è solo in questo modo che è possibile coprire le varie sfaccettature cui un’organizzazione oggi va incontro quando approccia la trasformazione digitale. «La a crescita esponenziale dei dati aziendali, l’aumento dei dispositivi e delle connessioni, la continua evoluzione delle minacce informatiche, sono temi di grande attualità: ecco perché le soluzioni di backup, ripristino e gestione dei dati per la modern data protection rappresentano una necessità primaria per tutte le aziende, di qualsiasi settore e dimensione».

Semplicità tecnologia, di licensing e di go-to-market sono le parole d’ordine che segneranno il 2023 di Veeam. «Revenue, competenza e margini di guadagno gli elementi della catena che legano i partner a Veeam, che rimarrà un’azienda software capace di puntare sempre più sull’integrazione tra i sistemi». Un’anima che i clienti dimostrano di apprezzare. Secondo un indice di rilevazione interno, chi usa Veeam è soddisfatto per oltre l’80%, un index superiore, sebbene per settori differenti, a quello ottenuto da marchi come Apple e Netflix. «La protezione del cloud resta uno degli obiettivi per il 2023» conclude Di Benedetto. L’altro è lo scenario del ransomware, che è esploso nell’ultimo anno anche per motivi politici ed economici. Senza dimenticare l’ambito della collaborazione, che dopo il boom avuto in pandemia, si è consolidato tanto da crescere, nel nostro portafoglio, del 73% anno su anno. C’è la consapevolezza di dove difendere tutti i dati ospitati sul cloud, non solo quelli personali ma anche gli aziendali, che oggi sono in larga parte su piattaforme consumer. Sposare la protezione della nuvola non è più un’opzione ma un’esigenza chiara e non più rimandabile».