Pagamenti digitali in crescita, la sfida dell’euro digitale

Pagamenti digitali in crescita, la sfida dell’euro digitale

A guardare i numeri, l’affermazione dei pagamenti digitali sembrerebbe inarrestabile. Secondo l’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, il 2022 è stato un anno di ottima crescita. Si è registrato un balzo del 18% del transato, che è arrivato a 400 miliardi di euro.

A trainare sono le transazioni contactless, che raggiungono i 186 miliardi (+45%), e un contributo importante è quello dei pagamenti innovativi, in aumento del 120%, con volumi di 20,3 miliardi. Il BNPL (Buy Now Pay Later) continua la sua corsa (+253% sul 2021) e supera i 2,3 miliardi. Dal punto di vista dell’innovazione assistiamo al continuo emergere di nuovi schemi e prodotti. Lo smartphone è il motore primario dell’innovazione, ma sono molti i trend che stanno cambiando il settore. Tra questi: il digital wallet, lo sviluppo dell’OpenAPI, lo smartwatch e dispositivi indossabili, persino microchip sottopelle e infine l’AI. Insieme a questi, la Strong Customer Authentication si afferma decisamente insieme ai servizi, abilitati dalla DLT, del metaverso e di Extende Reality (XR) con gli NFT (Non-Fungible Token).

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In prospettiva, vi sono poi i nuovi progetti di valute digitali delle banche centrali che non sostituiranno il contante, ma lo completeranno con una moneta digitale senza rischi, accessibile ed efficiente, in grado di aiutare a prevenire attività illecite ed evitare qualsiasi impatto indesiderato sulla stabilità finanziaria e sulla politica monetaria. La Banca Centrale Europea ha annunciato da tempo il Digital euro, per garantire transazioni semplici, rapide e sicure a tutti i cittadini e imprese. Anche ABI in prima linea.

La fase istruttoria è iniziata a ottobre 2021 e dovrebbe concludersi a ottobre di quest’anno. Questo non ha nulla a che vedere con le innumerevoli opache criptovalute che circolano nel mondo. La natura economica di tali “gettoni digitali”, infatti, ne influenza i trattamenti contabili e prudenziali e, quindi, appartengono alla classe dei “digital token privati”, senza diritti incorporati né convertibilità, a prezzo estremamente variabile che favorisce la speculazione. Per esempio, il recente esperimento di Tesla ha dimostrato chiaramente come sia possibile manipolare il mercato non regolamentato con un semplice annuncio in chiaro conflitto di interessi. Oltre al fatto che le criptovalute sono state spesso usate anche per finalità criminali e illecite. In sostanza, secondo le banche centrali e gli organismi internazionali competenti, tra cui l’International Accounting Standards Board (IASB) e il Comitato di Basilea, le “criptoattività”, così come sono implementate, non rientrano nelle categorie di moneta né di strumento di pagamento e finanziario.

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Per quanto riguarda la valuta elettronica a cui lavora la BCE, gli aspetti ancora da affrontare sono molteplici, ma sicuramente il Digital euro vedrà la luce quanto prima, sotto la spinta delle aspettative e dei notevoli vantaggi. Anche ABI in prima linea. È chiaro che, essendo uno strumento fortemente regolamentato, finché le norme non saranno definite è difficile avviare i processi operativi. Su questo tema, le banche saranno sicuramente avvantaggiate rispetto ad altri player, perché vengono da un mondo già regolamentato. Comunque, finché non verrà concluso il processo di analisi, valutazione e regolamentazione è difficile delinearne l’evoluzione. Tutte le nuove soluzioni richiederanno comunque una specifica attività di R&D e di innovazione delle banche e dei loro partner per estendere i domini delle piattaforme core payment verso i nuovi schemi. L’area dei sistemi di pagamento è, in definitiva, viva e in piena trasformazione per offrire, a costi competitivi, servizi in linea con la nuova operatività digitale. Quello del payment è, quindi, anche un asset fondamentale, con enormi potenzialità, e un fattore abilitante per la trasformazione digitale e per l’innovazione di ogni tipo di business.