Modello Zero Trust nelle reti OT

Modello Zero Trust nelle reti OT
Massimo Littardi, security solution leader di NovaNext

Valutazione dei rischi e sistemi di monitoraggio

Il modello Zero Trust è un approccio alla sicurezza che segue il principio di “non fidarsi mai, verificare sempre”, richiedendo la verifica costante e l’accesso basato sul minimo privilegio, indipendentemente dalla posizione di utenti o dispositivi. Prima di implementare il modello Zero Trust, è essenziale conoscere le risorse presenti nell’ambiente (macchinari, dispositivi IoT, sistemi di controllo, dati, applicazioni, ecc.) e i relativi flussi di dati. In un ambiente industriale, la segmentazione della rete è cruciale per isolare i sistemi critici e limitare il movimento laterale di un attaccante all’interno della rete, questo si può ottenere con la creazione di zone di sicurezza con regole di accesso rigorose.

TI PIACE QUESTO ARTICOLO?

Iscriviti alla nostra newsletter per essere sempre aggiornato.

È fondamentale, infatti, dotarsi di un sistema robusto di autenticazione e autorizzazione come, ad esempio, l’implementazione di autenticazione multifattore (MFA), la gestione delle identità digitali e il controllo degli accessi in base al principio del minimo privilegio. Inoltre, è importante utilizzare soluzioni di monitoraggio e di detection che permettano di rilevare comportamenti anomali e potenziali minacce in tempo reale. La visibilità completa, per un efficace modello Zero Trust, dipende sia dalle informazioni relative a chi accede, quando e a quali risorse, sia dalle capacità di risposta automatica che aiutano a mitigare rapidamente le minacce non appena vengono identificate, riducendo così il danno potenziale.

Molte infrastrutture industriali utilizzano sistemi legacy (es. PLC, HMI, SCADA, Historian) che potrebbero non essere progettati secondo le best practice attuali di sicurezza. Integrare queste tecnologie in un modello Zero Trust può richiedere aggiornamenti o l’implementazione di soluzioni di sicurezza aggiuntive, come ad esempio, l’adozione di sonde che effettuano il monitoraggio in modalità passiva. Senza interferire con il funzionamento normale dei dispositivi OT, queste sono in grado di rilevare comportamenti anomali o irregolari nei dati di traffico di rete, che possono indicare tentativi di intrusione, malware o altre attività sospette. Inoltre, garantiscono una visione dettagliata delle attività network, fornendo una matrice di interazioni tra i dispositivi OT e identificando eventuali vulnerabilità.

Leggi anche:  La NSA crea un centro di analisi sull’IA

Il rilevamento repentino aiuta a prevenire un eventuale blocco del servizio o della produzione. Infine, tali sonde aiutano a soddisfare i requisiti di conformità, di sicurezza e privacy imposti da regolamenti governativi o direttive (es. NIS 2), mettendo a disposizione report dettagliati e tracciabilità. In sintesi, mentre le soluzioni passive di monitoraggio e i sistemi di alerting offrono numerosi benefici in termini di non intrusività e aumento della visibilità in ambienti OT, è cruciale essere consapevoli delle loro limitazioni e implementarle come parte di una strategia di sicurezza più ampia che include anche capacità proattive e risposte agli incidenti.

www.novanext.it