Commento ai risultati dell’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano. A cura di Giancarlo Giacomello, Head of Data Center & Colocation Services di Aruba e Climate Neutral Data Center Pact Board Member
L’ultima edizione dell’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano restituisce una fotografia nitida del momento che il settore sta attraversando. Il titolo della ricerca – “Dal rumore al valore” – coglie con efficacia la fase attuale del mercato italiano dei Data Center, sospeso tra una forte accelerazione degli annunci e la necessità di trasformare questa spinta in infrastrutture solide, sostenibili e realmente operative.
I numeri raccontano un settore in crescita: nel 2025 la potenza IT installata è aumentata del +19%, raggiungendo i 609 MW. Dietro questa espansione non c’è un mercato che si muove in un’unica direzione o che rappresenta delle esigenze uniformi, poiché la domanda di crescita è trainata da tipologie di applicazione molto diverse tra loro, che impongono scelte architetturali, energetiche e dimensionali non sempre comparabili. È per questo che oggi non ha più senso parlare di un unico modello di Data Center.
Carichi Cloud ed Enterprise e carichi legati all’Intelligenza Artificiale rispondono infatti a logiche profondamente diverse. Cambiano le densità, i requisiti energetici, i sistemi di raffreddamento, le architetture e le dimensioni stesse delle strutture. Sono scelte che vanno fatte a monte, in fase progettuale, e che non sono facilmente reversibili nel tempo. Per questo, costruire oggi un Data Center significa prima di tutto compiere una scelta industriale e tecnologica consapevole, tenendo conto del profondo divario che esiste tra la rapidità con cui evolvono le soluzioni hardware a supporto di servizi ad altissimo tasso di innovazione, come l’AI, e i tempi di approvazione e realizzazione delle infrastrutture fisiche che ospitano i Data Center.
L’accelerazione del mercato è un segnale positivo, che non va confusa con una semplificazione del contesto. Non sempre gli investimenti annunciati equivalgono alla realizzazione di infrastrutture critiche: servono competenze progettuali avanzate, capacità di gestione di iter autorizzativi complessi e una visione di lungo periodo che tenga insieme tecnologia, energia e sostenibilità.
Un dato dell’Osservatorio, inoltre, invita a una riflessione pragmatica: a fronte di 10,5 miliardi di euro di investimenti stimati nel triennio 2023–2025, quelli effettivamente realizzati si sono fermati a 7,1 miliardi, pari al 68% e questo dimostra che il Data Center non è un asset speculativo ma un’infrastruttura critica che richiede pianificazione, tempi certi e una chiara sostenibilità economica lungo tutto il suo ciclo di vita.
Le ragioni di questo disallineamento sono molteplici: spaziano dalle dinamiche politiche sul piano internazionale fino a fattori più direttamente tecnici e di contesto, che incidono sulle catene di fornitura e sulla stabilità dei costi. Basti pensare a quanto sta accadendo in queste settimane alle catene di produzione delle memorie RAM, i cui prezzi hanno registrato aumenti vertiginosi. Un fenomeno con ricadute dirette sul mercato IT, che potrebbe spingere i costi di allestimento delle infrastrutture – senza considerare gli hardware refresh – a crescere di diverse decine di punti percentuali, rappresentando di fatto un freno significativo allo sviluppo previsto del settore.
Anche sul piano nazionale persistono diversi elementi che rappresentano dei rischi per chi si cimenta con la costruzione di infrastrutture Data Center, oltre al costante problema relativo ai costi dell’energia che rimane tutt’ora uno dei principali ostacoli allo sviluppo del settore nel nostro paese.
Non secondario in questo senso è il rallentamento che sembra caratterizzare i due schemi normativi di riferimento in discussione negli ultimi mesi, il DDL DC e il Decreto Unico del MASE. Dopo una fase iniziale contraddistinta da uno slancio apprezzabile, l’iter approvativo di entrambi appare oggi in una fase di sostanziale stallo. Pur riconoscendo al legislatore tutte le comprensibili attenuanti legate alla complessità dello scenario internazionale attuale, chi oggi si misura con la realizzazione di infrastrutture strategiche come i Data Center continua a operare in un quadro di incertezza sui tempi e sui processi autorizzativi che, storicamente, caratterizza questo settore.
Anche sul fronte energetico permangono elementi di incertezza, legati non soltanto ai costi, ma soprattutto agli aspetti infrastrutturali. Come correttamente evidenziato dal rapporto, è in questo senso emblematico il volume delle richieste di allaccio all’alta tensione presentate negli ultimi anni, spesso motivate più da logiche di valorizzazione immobiliare che da progetti infrastrutturali concreti. Per tutelare il sistema e garantire uno sviluppo ordinato del settore, sarebbe fondamentale introdurre – come già auspicato anche dalla Commissione Europea – meccanismi in grado di dare priorità alle connessioni per quegli operatori che dimostrano uno stato di avanzamento concreto delle iniziative. Un passo che consentirebbe di riportare i numeri a una dimensione coerente con i progetti effettivamente realizzabili.
Il clima di incertezza descritto rende oggi imprescindibile, per chi decide di progettare un Data Center, l’adozione di soluzioni tecnologiche in grado di garantire la massima flessibilità nella gestione di carichi eterogenei. In questo contesto, diventa centrale l’integrazione di sistemi di raffreddamento ad aria con soluzioni di liquid cooling, così da poter supportare in modo efficace carichi ad alta densità, come quelli legati all’AI.
Allo stesso tempo, la sostenibilità non può più essere considerata un elemento accessorio, ma un fattore strategico per trovare il giusto equilibrio tra efficienza infrastrutturale e contenimento dell’impatto ambientale, senza rinunciare alla resilienza che ci si attende da strutture moderne da cui dipendono servizi critici per la società. In quest’ottica, investire in fonti rinnovabili, in impianti fotovoltaici e in capacità di produzione energetica propria significa rendere i Data Center più solidi nel tempo, oltre che, naturalmente, più sostenibili e meglio integrati nei territori che li ospitano.


































