Secondo una ricerca IBM, entro il 2030, i leader intervistati prevedono che la spesa in AI passerà dalla ricerca dell’efficienza a quella dell’innovazione
Una nuova ricerca dell’Institute for Business Value di IBM evidenzia che otto su dieci tra i dirigenti italiani intervistati (79% a livello globale) prevedono che, entro il 2030, l’AI contribuirà significativamente ai ricavi delle loro aziende – un dato in aumento rispetto al 47% attuale (40% a livello globale) – tuttavia, solo il 25% ha una visione chiara su come verranno generati questi ricavi.
Nonostante questa incertezza, gli investimenti in AI stanno accelerando: gli intervistati prevedono che aumenteranno di circa il 150% da qui al 2030. Allo stesso tempo, il 72% dei dirigenti italiani (contro il 68% globale) teme che le iniziative in tema di AI falliranno a causa della mancanza di integrazione con le attività aziendali principali.
“L’AI non solo sosterrà le aziende, le definirà”, ha dichiarato Mohamad Ali, Senior Vice President di IBM Consulting. “Entro il 2030, le aziende vincenti saranno quelle che integreranno l’AI in ogni decisione e operazione. Avranno potenti asset di AI, si muoveranno più velocemente rispetto ai concorrenti, porteranno rapidamente le loro innovazioni sul mercato e otterranno risultati di business reali e misurabili grazie alla tecnologia e all’automazione.”
Lo studio globale, basato sull’analisi delle risposte di 2.000 dirigenti di alto livello (di cui 72 in Italia), mostra che l’AI sarà, da ora al 2030, motore fondamentale per la crescita aziendale. I risultati suggeriscono che il successo futuro deriverà da scommesse strategiche più audaci, anche se molti tra gli intervistati dovranno affrontare il divario tra aspettative e risultati.
Le principali risultanze dello studio:
I dirigenti stanno guardando oltre l’efficienza dell’AI per ottenere guadagni futuri
- Sebbene quasi la metà (47%) della spesa per l’AI sia ora focalizzata sull’efficienza, gli intervistati si aspettano che entro il 2030 il 62% di questa spesa sarà dedicata all’innovazione.
- In Italia il 76% dei dirigenti intervistati ritiene che entro il 2030 il vantaggio competitivo deriverà dall’innovazione piuttosto che dall’ottimizzazione delle risorse (il 12% in più rispetto global).
- Il 70% dei dirigenti intende reinvestire il valore derivante dai guadagni di produttività basati sull’AI in iniziative di crescita.
- Gli intervistati si aspettano che l’AI aumenti la produttività del 42% entro il 2030, e il 67% pensa di ottenere questi benefici entro quella data.
Il vantaggio competitivo dipenderà dalle giuste scommesse tecnologiche
- Mentre la maggior parte dei dirigenti (57%) afferma che il loro vantaggio competitivo deriverà dalla sofisticazione dei modelli di AI, solo il 28% ha una visione chiara di quali sono i modelli di cui avranno bisogno entro il 2030.
- L’82% degli intervistati si aspetta che le capacità dell’AI saranno multi-modello entro il 2030; il 65% dei leader italiani (contro il 72% globale) ritiene che i piccoli modelli linguistici (SLM) supereranno i grandi modelli linguistici (LLM).
- Nelle organizzazioni che implementano l’AI su larga scala in diversi processi, utilizzando foundation model più piccoli e personalizzati, si prevedono entro il 2030 un incremento di produttività superiore del 24% e margini operativi più alti del 55%.
- Mentre il 59% (53% in Italia) degli intervistati afferma che l’AI abilitata dal quantum trasformerà entro il 2030 il proprio settore, solo il 27% (21% in Italia) prevede di utilizzare il calcolo quantistico entro quella data — un divario che sottolinea opportunità per quelle organizzazioni pronte ad agire già oggi.
L’AI sta ridefinendo la leadership e le competenze che contano di più
- Entro il 2030, i dirigenti intervistati si aspettano che il 25% dei consigli di amministrazione avrà un consulente o co-decisore per l’AI, e il 74% afferma che l’AI ridefinirà i ruoli della leadership in tutta l’azienda, i due terzi pensano che l’AI creà ruoli di leadership completamente nuovi.
- Nel frattempo, il 67% degli intervistati afferma che i ruoli lavorativi avranno una vita sempre più breve, il 57% (51% in Italia) si aspetta che la maggior parte delle competenze attuali diventeranno obsolete entro il 2030, e il 67% concorda sul fatto che la mentalità dei lavoratori conterà più delle competenze.
- Inoltre, il 67% dei dirigenti intervistati si aspetta che l’AI rimuova le limitazioni di risorse e competenze che frenano oggi la loro
- L’analisi mostra che le organizzazioni basate sull’AI hanno il 48% di probabilità in più di creare nuovi posti di lavoro e il 46% di possibilità in più di riprogettare la struttura organizzativa per ottenere maggiore valore dall’AI.
Lo studio fornisce una roadmap per i leader aziendali su come trasformare le ambizioni AI-first in risultati misurabili.
Alcuni leader hanno condiviso le loro prospettive su come la tecnologia stia rimodellando strategia, operazioni e priorità del lavoro. Queste le loro testimonianze:
“Le attitudini che trascendono qualsiasi lavoro rimarranno molto importanti, come la capacità di prendere decisioni, di giudizio, una mente strategica, la capacità di collaborare, l’intuizione, la chiarezza di pensiero. Queste abilità diventeranno ancora più necessarie in un mondo dove si può delegare gran parte del lavoro a basso valore aggiunto a un agente.” — Aaron Levie, CEO, Box
“Il futuro dell’AI non riguarda modelli più grandi. Si tratta di un’integrazione più intelligente con persone e processi.” —Jinesh Dalal, Vicepresidente delle Soluzioni Tecnologiche, C-Metric
“Siamo la prima lega di calcio femminile al mondo ad adottare un video assistant referee. Sappiamo che l’AI porterà enorme efficienza ed efficacia nel ridurre o addirittura eliminare parte degli errori umani che avvengono in campo.” – Jessica Berman, Commissaria, National Women’s Soccer League
“Man mano che le competenze tecniche diventano un meno importanti, il pensiero critico diventerà sempre più importante — capire dove trovare aree di ottimizzazione o di crescita.” — Robin Chiang, Chief Growth Officer, OpenTable
“Tutta la C-suite dovrebbe sempre chiedersi: ‘Come possiamo sconvolgere il mercato? Come possiamo sfruttare la disruption a nostro vantaggio competitivo reinventando il futuro e dove stiamo andando?'” —Maureen Sweeny, Chief Revenue Officer, RapidScale


































