EOS Future Summit, leadership e intelligenza artificiale

EOS Future Summit, leadership e intelligenza artificiale
Attilio Semenzato presidente

La sfida dei CEO tra decisioni aumentate e nuove responsabilità. Dallhype allimpatto: un appuntamento per capire come lintelligenza artificiale ridefinisce leadership e competitività

Per i CEO, l’intelligenza artificiale è una questione di leadership. Il dubbio non è più se adottarla, ma come governarla. È su questo terreno che si colloca l’EOS Future Summit (Verona, 22 aprile), l’appuntamento che sposta il confronto dall’innovazione fine a sé stessa alla capacità dell’impresa di prendere decisioni migliori, più rapide e consapevoli. «Il futuro non è più solo tecnologia, è relazione tra persone, dati e intelligenza» – spiega Attilio Semenzato, presidente di EOS Solutions Group. «L’AI, integrata con ERP, CRM, MES e strumenti di collaborazione, sta già cambiando il modo in cui le aziende pensano, decidono e operano. EOS vuole raccontare proprio questo passaggio».

“AI & Beyond” vuol dire guardare oltre le mode, verso un’impresa davvero cognitiva. Anche il layout dell’evento diventa portale, invito ad attraversare la soglia per vedere cosa c’è dall’altra parte. È un messaggio di apertura e, allo stesso tempo, di responsabilità. Per il top management, il vero valore dell’AI si misura sulla qualità delle decisioni strategiche.

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«Le aziende stanno passando da azioni basate su analisi manuali e frammentate a un modello in cui l’AI porta informazioni più complete, contestualizzate e immediate» – spiega il Presidente. «L’AI legge documenti, collega dati, suggerisce alternative, evidenzia rischi e prepara ciò che serve alle persone per decidere. In molti casi diventa un collega silenzioso che fa il lavoro preparatorio, lasciando ai manager la parte che conta davvero: scegliere, valutare, assumersi la responsabilità».

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I TRE ERRORI DA NON FARE

L’evoluzione più rilevante è l’arrivo degli agenti AI. «Finora abbiamo parlato di assistenti che rispondono» – prosegue Semenzato. «Ora arrivano sistemi che eseguono, avviano processi, compilano moduli, seguono procedure. Sempre con un approvatore umano, perché la responsabilità finale rimane alla persona. Ma il modello operativo cambia: bisogna riorganizzare i processi esistenti, partendo da ciò che l’AI può realmente fare». Gli errori sull’AI sono più strategici che tecnici. Il primo è ignorare le fondamenta. «Senza dati consolidati e senza governance, l’AI diventa un generatore di rumore» – spiega Semenzato.

Il secondo errore riguarda i processi. «Molte aziende non hanno una mappa sufficientemente dettagliata dei task ripetitivi». In questi casi – «delegare a un agente significa chiedergli di muoversi al buio». E senza una fase accurata di test e un modello chiaro di approvazione – «il rischio di errori aumenta».

Il terzo errore è confinare l’AI in una logica di sperimentazione permanente. «Dopo il primo POC, se non ci sono KPI e ritorni misurabili, il progetto non scala». Nel contesto italiano il tema è ancora più critico. «Siamo in ritardo, soprattutto nelle PMI» – sottolinea il presidente di EOS Solutions Group. «E questo ritardo rallenta la competitività del Paese». Il paradosso è che i cittadini sperimentano molto l’AI, spesso più delle aziende, portando strumenti non governati nei processi aziendali. «Qui il ruolo del CEO diventa centrale» – afferma Semenzato. «Recuperare significa investire sulla qualità dei dati, sulla formazione delle persone e su progetti concreti con impatti evidenti. L’Italia ha già dimostrato di saper colmare gap strutturali, ma serve volontà».

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L’IMPATTO SULLE COMPETENZE

Il valore si sposta dalla produzione alla qualità, dall’esecuzione alla decisione. «Nel giro di pochi anni tutti i colletti bianchi useranno l’AI come strumento naturale» – afferma Semenzato. «Per i CEO questo significa guidare organizzazioni in cui si produce meno e si valida di più. «Cresceranno i ruoli capaci di leggere i processi e costruire casi d’uso, di coloro che lavorano sui dati, sulla governance e sulla sicurezza, e tutte le funzioni operative che sapranno integrare l’AI nel lavoro quotidiano. Le attività più ripetitive saranno trasformate per prime: non scompariranno, ma verranno gestite in modo diverso, più veloce e più controllato». È un flusso continuo di trasformazione non molto diverso dai cicli di cambiamento tecnologico già visti in passato. «L’AI potrà anche fare una parte del lavoro, ma alle persone resterà un elemento non negoziabile: «Il potere decisionale» – chiude Semenzato.