Italia, gli attacchi cyber crescono più degli investimenti in sicurezza

Italia, gli attacchi cyber crescono più degli investimenti in sicurezza

Secondo il nuovo Rapporto Clusit l’AI rischia di allargare ulteriormente il divario. Pesano le tensioni geopolitiche che alimentano il cyber-attivismo

Cambiano i numeri, meno la sostanza. Bastano un paio di dati del Rapporto 2026 del Clusit per fotografare la situazione. Gli attacchi informatici in Italia crescono del 42% anno su anno, mentre la spesa per la sicurezza informatica – secondo le stime dell’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection del Politecnico di Milano – si ferma a 2,77 miliardi di euro, pari a +12% rispetto all’anno precedente. Non una cifra trascurabile ma che in rapporto al Pil nazionale vale poco più dello 0,1%, mentre Paesi come Francia o Germania superano lo 0,3%. Un’asimmetria che anno dopo anno scava un solco sempre più profondo.

Secondo il Rapporto — che sarà presentato il 17 marzo in apertura del Security Summit di Milano — sono 5.265 gli attacchi informatici andati a buon fine registrati a livello mondiale, in crescita del 49% rispetto al 2024 e del 157% nell’arco degli ultimi cinque anni.

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Due fattori emergono con forza rispetto alle passate edizioni del rapporto. Il primo è il ruolo crescente dell’AI come moltiplicatore della minaccia. Il secondo è il peso della situazione geopolitica internazionale. Due estesi conflitti in corso che alimentano una nuova stagione di cyber-attivismo e operazioni di disturbo digitale.

Da anni il malware è il protagonista della scena. Un attacco su quattro passa da lì. Ma rispetto allo scorso anno crescono del 65% quelli basati sullo sfruttamento di vulnerabilità, anche note da tempo. Non si arresta neppure la crescita di phishing e social engineering (+75%) tecniche potenziate dall’impiego di strumenti basati sull’AI.

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L’Italia, un bersaglio troppo facile

Nel 2025 gli incidenti gravi registrati nel Paese sono stati 507, con una crescita del 42%. Ma il dato più sorprendente è che in Italia si concentra quasi il 10% degli attacchi censiti nel mondo. Un’enormità, se rapportata al peso economico del Paese. Tra i settori più colpiti la PA e il comparto militare con il 28,4% degli incidenti, in crescita del 290% rispetto al 2024. Seguono il manifatturiero con il 12,6% che calamita il 16% degli attacchi su scala globali al settore, i trasporti e la logistica con il 12% degli episodi censiti. Quest’ultima con un aumento del 134,6% anno su anno. In regressione invece – ed è una delle poche note positive – il dato relativo agli attacchi nel settore sanitario, che oggi in Italia rappresenta l’1,8% del totale.

Una delle peculiarità italiane è l’esplosione dell’hacktivism cioè degli attacchi motivati da ragioni politiche, che rappresentano quasi il 39% degli incidenti totali, con un balzo del 145% rispetto al 2024, e concentrano addirittura il 64% degli attacchi con questa matrice rilevati a livello globale. Fenomeno questo strettamente collegato alla tensione internazionale degli ultimi anni.

A differenza di quanto avviene in molti altri Paesi, il DDoS, cioè il sovraccarico dei server tramite un’enorme quantità di richieste simultanee, è la tecnica d’attacco più diffusa. Nel 2025 ha rappresentato il 38,5% degli incidenti, in forte crescita rispetto al 21% del 2024, confermandosi lo strumento più utilizzato nelle campagne di hacktivism. Seguono il malware, che pur restando rilevante con il 22,7% dei casi, registra una flessione del 14%. Crescono invece sensibilmente (+ 66%) phishing e social engineering, arrivando al 12,4% del totale, un segnale evidente di come la manipolazione dell’utente finale continui a rappresentare una porta d’ingresso efficace e difficile da chiudere, resa ancora più insidiosa dall’impiego dell’Ai capace di generare email, messaggi e perfino voci sintetiche sempre più credibili.

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Sul piano della gravità degli incidenti, il quadro italiano presenta alcune differenze rispetto a quello globale. Oltre la metà degli attacchi (52,5%) rientra nella fascia di severità classificata da Clusit come medio-bassa, un dato legato soprattutto all’elevata incidenza delle campagne DDoS, spesso orientate più alla visibilità e al danno reputazionale che alla compromissione dei sistemi. Gli episodi classificati come critici o estremi si fermano all’8,3%, un dato inferiore alla media mondiale. Un dato che a voler essere ottimisti potrebbe indicare una maturazione delle capacità di risposta agli incidenti da parte di molte organizzazioni italiane, anche grazie alla crescente pressione normativa europea.

Completano il quadro i dati raccolti dalla rete Fastweb Vodafone monitorando oltre 7 milioni di indirizzi IP pubblici dai quali emerge che nel 2025 in Italia sono stati rilevati più di 87 milioni di eventi di sicurezza, con una crescita del 26% rispetto all’anno precedente. 6000 circa gli attacchi DDoS rilevati, in aumento del 26%, indirizzati soprattutto contro la pubblica amministrazione, bersaglio del 36% degli attacchi registrati.