Cybersicurezza e cloud sovrano: la sfida delle PMI

Cybersicurezza e cloud sovrano: la sfida delle PMI

Nel contesto digitale attuale, cloud e cybersicurezza non sono più scelte tecnologiche opzionali: sono diventati pilastri della governance aziendale.

In uno scenario segnato da instabilità geopolitiche e da normative sempre più stringenti – dal GDPR alla Direttiva NIS2 – la sovranità del dato è oggi una priorità strategica per le imprese italiane che vogliono competere senza esporsi a rischi sistemici.

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I numeri confermano il cambio di rotta: secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano, il mercato cloud italiano cresce del 20% complessivo, ma è il cloud privato a segnare il ritmo più sostenuto, con un +23%. Un dato che riflette una domanda precisa: più controllo, più governance, meno dipendenza da operatori extraeuropei.

Un fenomeno tutto italiano

A livello internazionale si parla di cloud repatriation, ovvero il ritorno da grandi hyperscaler pubblici verso infrastrutture locali. Ma il tessuto produttivo italiano – storicamente fondato sulle PMI – segue dinamiche proprie. Nelle piccole e medie imprese non si assiste a un vero dietrofront dal cloud, quanto all’adozione consapevole di un modello ibrido che rimette al centro la sovranità del dato.

Come spiega Gianluca Pellegrini, General Manager di smeup ICS (la divisione del Gruppo smeup dedicata a infrastruttura, cloud e security): “Molte realtà hanno mantenuto storicamente i sistemi critici in-house e solo oggi affrontano una migrazione strutturata, confrontandosi con le implicazioni della sovranità e della compliance. Un tema che non deve più essere vissuto come un obbligo burocratico, ma come un vero valore competitivo”.

La domanda di protezione e sovranità, inoltre, non riguarda soltanto lo scenario infrastrutturale (IaaS), ma investe direttamente l’adozione di applicativi Software as a Service (SaaS), come i sistemi ERP o le piattaforme di collaboration, all’interno dei quali transita il vero patrimonio di conoscenza dell’impresa. Diventa fondamentale, perciò, analizzare la localizzazione fisica, la giurisdizione applicata e i soggetti che gestiscono concretamente i sistemi sottostanti.

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I tre pilastri del cloud sovrano

Esiste un equivoco diffuso: identificare la sovranità del cloud con la semplice localizzazione geografica dei server. Una semplificazione che non regge alla prova della complessità normativa e operativa attuale.

Secondo la visione di smeup – partner strategico per le imprese che intraprendono percorsi di Digital Transformation, con soluzioni software, infrastrutture IT e un’offerta che spazia da ERP e cybersecurity fino agli agenti di Intelligenza Artificiale –  un ecosistema cloud può definirsi realmente sovrano solo se poggia su tre pilastri distinti:

  • Presenza fisica: i dati devono risiedere in data center situati nel territorio continentale europeo.
  • Sovranità operativa: l’infrastruttura deve essere gestita da un soggetto europeo o nazionale, completamente svincolato da giurisdizioni extra-UE come il Cloud Act statunitense.
  • Indipendenza tecnologica: la capacità di ridurre il rischio di lock-in attraverso servizi flessibili, interoperabili e basati su standard aperti.

“Per noi la sovranità del dato non significa semplicemente avere server in Italia”, sottolinea Pellegrini. “Significa fare in modo che quei dati siano governati da un’azienda italiana, che conosce il territorio, i clienti e le loro reali esigenze”.

Competenze, gestione e filiera controllata

Accanto alla sicurezza, le imprese italiane affrontano un’altra sfida strutturale: la carenza cronica di competenze IT interne sufficienti a governare architetture cloud progressivamente più complesse. Il risultato è una domanda sempre più orientata verso partner capaci di offrire una gestione end-to-end, dove il fornitore non si limita a vendere capacità elaborativa ma accompagna l’impresa lungo tutto il ciclo di vita dei suoi sistemi.

smeup ha costruito la propria risposta su un modello di integrazione verticale: sviluppo applicativo, gestione operativa e infrastruttura sono parte di un’unica filiera sotto controllo diretto, con tre Region distribuite sul territorio italiano e un help desk gestito esclusivamente da personale interno, senza esternalizzazioni. Un approccio che garantisce continuità, reattività e quella prossimità territoriale che nel contesto delle PMI italiane fa spesso la differenza.

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Mettere in sicurezza il patrimonio informativo aziendale significa scegliere una filiera trasparente, radicata sul territorio e in grado di rispondere non solo alle esigenze tecnologiche, ma anche a quelle normative e strategiche.

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