L’infrastruttura è as a Service

L’infrastruttura è as a Service

AI e sovranità digitale, Megaport punta su un modello software-defined per connettere cloud, data center e ambienti SD-WAN riducendo vincoli e lock-in

La trasformazione dell’infrastruttura IT si gioca oggi su tre livelli fondamentali: data center, cloud e reti di accesso. Ma il vero tema, per le aziende, è riuscire a collegare questi ambienti in modo sicuro e flessibile, evitando rigidità operative e lock-in. È in questo scenario che si inserisce la proposta di Megaport, azienda con passaporto australiano, specializzata nei servizi di rete as a Service e impegnata nell’evoluzione verso modelli infrastrutturali software-defined.

«La nostra soluzione è agnostica rispetto al data center utilizzato, al cloud provider e anche alla rete di accesso» – spiega Lorenzo Ruggiero, regional director, head of Southern Europe di Megaport. Questo significa poter offrire alle aziende una sorta di “coltellino svizzero” che permette di affrontare esigenze molto diverse, dalla sovranità digitale alla gestione dei crescenti carichi computazionali, dalla migrazione verso il cloud ai nuovi progetti AI».

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Nella visione di Megaport, il mercato si sta muovendo verso un modello ibrido permanente, in cui applicazioni e dati continuano a spostarsi tra ambienti differenti in base a esigenze operative, normative ed economiche. «Le aziende – osserva ancora Ruggiero – non sono completamente in cloud né completamente on-premise, ma vivono in una condizione fluida, dove workload e applicazioni cambiano continuamente collocazione. Il nostro compito è semplificare queste transizioni mantenendo sicurezza, performance e controllo dei costi».

Megaport, in altre parole, si propone come una “Internet parallela” privata dedicata al business, attraverso una piattaforma globale che connette data center, hyperscaler, cloud provider nazionali e reti SD-WAN in modalità as a Service. «Siamo abilitatori di progetti di rinnovamento infrastrutturale e per questo veniamo osservati con interesse da tanti cloud e data center provider europei impegnati sul tema della sovranità digitale» – continua Ruggiero. La sovranità digitale, secondo Megaport, non implica isolamento – «ma libertà di scegliere dove collocare dati e applicazioni mantenendo interoperabilità e controllo».

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Alla base del modello Megaport c’è una componente infrastrutturale costruita su scala globale che conta oltre 320mila chilometri di rete in fibra, più di tremila apparati di networking, oltre 7700 server e una presenza in oltre mille data center distribuiti in 30 Paesi. «Molte aziende cercano un partner affidabile che possa accompagnarle nella transizione verso il cloud e verso i servizi as a service e noi siamo una piattaforma di rete costruita su un’infrastruttura fisica reale ed estremamente estesa, progettata per garantire resilienza, automazione, rapidità di provisioning e continuità nel lungo periodo» – sottolinea Ruggiero.

IL CASO ITALIA

L’avvio delle attività operative in Italia risale a poco più di un anno fa, con l’apertura dei primi PoP a Milano, e si consolida progressivamente fino alla nuova presenza su Roma. Al momento, dieci tra le prime cinquanta realtà italiane adottano già il modello Megaport per progetti di modernizzazione infrastrutturale e connettività cloud e fra queste c’è Sara Assicurazioni, citata come caso di organizzazione impegnata nell’evoluzione della propria infrastruttura.

«Molte aziende italiane – spiega Ruggiero – affrontano la sfida dell’AI e hanno bisogno soprattutto di tre cose: sicurezza, performance e saving dei costi. Per rispondere a questa esigenza serve un modello che garantisca, oltre alla sicurezza, velocità e semplicità operativa, lasciando alle imprese la libertà di scegliere come evolvere nel tempo. Il nostro obiettivo è farle evolvere rapidamente, mantenendo libertà tecnologica in uno scenario che cambia continuamente».