Densità di calcolo sempre più elevate, consumi energetici sotto osservazione e nuove esigenze di raffreddamento spingono il settore verso architetture più efficienti, sostenibili e pronte per l’AI
La crescita dell’intelligenza artificiale, l’aumento della densità dei server e la pressione crescente su sostenibilità ed efficienza energetica stanno ridefinendo il futuro dei data center. Alla luce di queste dinamiche anticipare le esigenze infrastrutturali non è più un vantaggio competitivo: è una necessità.
È quanto è emerso nel corso del Data Cloud Congress, svoltosi di recente a Cannes, uno dei principali appuntamenti internazionali del settore, che ha riunito i C-level delle più grandi multinazionali del digitale. «La principale criticità è la rapidità con cui cambiano le tecnologie. Chi investe oggi deve fare i conti con l’incertezza delle esigenze future. Progettare un data center significa quindi immaginare già oggi quali carichi dovrà gestire tra due o tre anni», spiega Gianluca Favaron, Sales National Key Account Section Manager IT Cooling di Mitsubishi Electric.
Un big data center richiede mediamente fino a tre anni per essere costruito, un arco di tempo in cui l’avanzamento tecnologico può stravolgere le premesse progettuali iniziali. «Se un operatore prevede che il 70% dei propri sistemi sarà costituito da server ad alta densità, deve progettare le infrastrutture in modo coerente con quell’obiettivo fin dal primo giorno. Ogni modifica successiva genera ritardi e costi che si potevano evitare», aggiunge Favaron.
L’impatto dell’intelligenza artificiale
L’accelerazione dell’intelligenza artificiale rende il quadro ancora più complesso. La crescente diffusione delle GPU – processori specializzati nei calcoli paralleli fondamentali per l’AI e il machine learning – sta aumentando in modo significativo la potenza dissipata dai server. Dati confermati anche da Data Center Nation, l’evento milanese che si è tenuto il 27 maggio: «Attualmente siamo nell’ordine di 50-60 kW per rack, ma il mercato sta già guardando a configurazioni da 140 kW. In altri contesti si parla di sistemi superiori ai 200 kW, con sperimentazioni che arrivano fino a 600 kW», afferma Favaron.
Carichi di questo livello impongono una revisione profonda delle architetture di raffreddamento e delle infrastrutture energetiche. «L’obiettivo è ridurre le complessità della supply chain e accorciare i tempi di consegna», osserva Favaron. Una strada che permette anche di attenuare l’impatto della volatilità dei costi delle materie prime, dei trasporti e dei tempi di fornitura.
Sostenibilità come driver strategico
In parallelo alla velocità di sviluppo, cresce anche l’attenzione verso la sostenibilità. Il settore si interroga su consumi energetici, utilizzo dell’acqua e impatto ambientale complessivo dei data center. «Sostenibilità significa sviluppare soluzioni che consentano di ridurre il consumo di acqua, limitare l’inquinamento acustico e migliorare i rendimenti energetici dei sistemi», spiega Favaron. Un tema destinato a diventare sempre più decisivo, in linea con le richieste dei grandi operatori globali e con gli obiettivi di decarbonizzazione delle infrastrutture digitali.
La risposta tecnologica di Mitsubishi Electric si concentra quindi sull’evoluzione dei sistemi di raffreddamento. «L’intelligenza artificiale e l’High Performance Computing stanno riscrivendo le regole del raffreddamento dei data center. Per questo abbiamo sviluppato specifici reference design pensati per accompagnare il passaggio dalle architetture tradizionali a quelle di nuova generazione», spiega Favaron. Al centro di questo approccio c’è l’hybrid cooling, che integra raffreddamento a liquido e ad aria. «I nuovi server arriveranno a dissipare circa 140 kW per rack. In questi casi prevediamo che l’80-85% del calore venga gestito tramite liquid cooling, mentre la quota restante continuerà a essere trattata con sistemi ad aria».
Un’infrastruttura integrata per i data center AI-ready
L’approccio di Mitsubishi Electric non si limita ai singoli componenti, ma si concretizza in un ecosistema integrato e già disponibile sul mercato, composto da:
- Chiller e sistemi free-cooling ad alta efficienza.
- Fanwall ad acqua refrigerata per l’ottimizzazione dei flussi in sala.
- CDU (Cooling Distribution Unit) dedicate alla gestione del fluido termovettore.
Grazie alla capacità di fornire combinatamente sia le apparecchiature di condizionamento per le sale server sia le unità CDU per i rack, l’azienda è in grado di offrire una soluzione chiavi in mano per il trattamento delle cosiddette white space, i cuori pulsanti dei server di nuova generazione.
Questa transizione tecnologica viaggia in parallelo con una forte impronta green. Per Mitsubishi Electric, supportare gli hyperscale data center significa ridurre drasticamente i consumi di acqua, abbattere l’inquinamento acustico e massimizzare i rendimenti energetici. Una proposta integrata che risponde sia alle severe metriche dei grandi player globali sia agli obiettivi europei di decarbonizzazione, garantendo al contempo la massima affidabilità e la continuità operativa del sistema.


































