Un incontro con i partner per delineare le strategie di integrazione tecnologica. Al centro del dibattito l’impiego strutturato dell’AI, la transizione verso modelli operativi cloud e la sicurezza delle infrastrutture aziendali
Il 2026 ha caratterizzato un momento di cambiamento per R1 Group, che ha portato a Napoli il “Bet (On Your Expertise) Forum”, un momento dedicato all’innovazione, alla formazione, alla necessità di approcciare l’evoluzione tecnologica con “scelte ponderate, che permettano di mantenere il controllo sull’azienda”, afferma in apertura Gaia Carparelli, Chief Marketing Officer del gruppo.
“Abbiamo bisogno di comunicare una tecnologia attraente, per tenere l’uomo al centro e un focus sulla governance del dato”. Oltre 30 i partner presenti all’evento organizzato da R1 Group, “una sintesi della nostra vita quotidiana”, dice Giulio Morandini, CEO di R1 Group, che apre la giornata dopo il lancio co-presentato da Pierluigi Pardo, nome noto nel panorama del mondo del calcio e dello spettacolo.
“La domanda a cui stiamo rispondendo, come gruppo, è come integrare nelle nuove tecnologie nelle aziende, come renderle concrete e profittevoli, soprattutto alla luce delle novità introdotte dall’AI”. Il CEO ha delineato alcuni temi centrali per il gruppo. In cima a tutto il concetto di sostenibilità. Dopo 32 anni di vita, R1 Group ha vissuto molti momenti cruciali all’interno dello scenario IT nazionale.
Sostenibilità economica da un lato, sostenibilità sociale, dall’altro, “per pensare a come cambiare il modello organizzativo, le offerte, l’approccio al mercato e alla società. Stiamo formando una terza generazione di professionisti che pensiamo possano aiutarci a cavalcare l’onda della tecnologia in maniera consapevole e mai fine a sé stessa. L’obiettivo è alzare il livello, crescendo e maturando, anche insieme ai nostri partner, per intraprendere un percorso di crescita costante”.
Nell’era dell’AI pervasiva e onnipresente nei discorsi più che nei processi aziendali, la necessità è di scindere ciò che serve davvero alle imprese, “per evitare che i progetti falliscano, pensando che l’AI sia un fine invece di ciò che è, un mezzo”, spiega Luca Zazzeri, Chief Information Officer di R1 Group. “Quando parliamo di AI, i fattori esogeni ci dicono che i grandi player stanno pensando a data center più ampi, più potenti, per supportare le nuove architetture”. Ecco allora il tema della sovranità. “Bisogna conoscere il perimetro entro cui ci si deve muovere, consci del valore del dato e di come questo viene gestito, nel rispetto delle norme comunitarie”.

Scelte che fanno la differenza
“Per anni abbiamo costruito infrastrutture legacy che rendono difficile una interoperabilità del dato, un trarre un vero valore dal monte di informazioni che le imprese producono”, conferma Gianluca Visci, Team Leader Competence Center Data Solution di R1 Group. “I dati sono finiti in giacimenti chiusi, non sempre accessibili. L’AI non crea ordine dove non c’è ordine, anzi amplifica il caos. Il nostro consiglio è quello di creare intelligent data platform che sfruttano l’AI per trasferire, acquisire, trasformare, una corretta data quality.
Per Donatello Caggianelli, Team Leader Solution Architect, la vera modernizzazione si basa su fondamenta tecnologiche che abbraccino un modello operativo del cloud che unisce sviluppo e operation, il cosiddetto DevOps. “Cloud pubblico e on-premise possono essere collegati da un ponte composto da un modello operativo cloud, con API, automazione e governance. Nell’era del vibe coding, l’AI agentico sta dando il meglio di sé, l’inglese è diventato il linguaggio di riferimento per lo sviluppo e questo cambia le carte in gioco”. Se la creazione di sviluppo del codice accelera ma l’infrastruttura frena, si arriva a un blocco sistemico reale. “Questo è un problema serio”, spiega Gianluca Sicunolfi, Chief Information Security Officer di R1 Group, perché si palesa uno shadow IT 2.0, con ulteriori conseguenze che impattano, ad esempio, sulla supply chain. Si passa da una questione operativa ad aziendale”. Si può andare oltre il vibe con lo “spec driven development” con coding agent. “La specifica diventa il contratto tra business, IT, architettura e sicurezza”.
Per Francesco Fontana, Enterprise Marketing & Alliance Director di Aruba, “uno degli errori comuni è non eliminare gli elementi limitanti all’innovazione. Si discute tanto di AI compliance ed è giusto. Per funzionare bene, l’intelligenza artificiale ha bisogno di accedere a molti dati ma questi dati sono corretti, hanno valore, servono davvero? Abilitare la digitalizzazione dei processi è comune a tutti i settori verticali, lavorando con partner come R1 siamo il fattore abilitante per liberare l’energia delle soluzioni ibride”.
Per Rodolfo Rotondo, Business Solution Strategist Director di Broadcom, “costo, controllo e conformità sono le tre C che segnano il successo di un processo di AI. In questo modo i progetti possono passare da una fase di POC alla vera e propria produzione. Dobbiamo far sì che le applicazioni seguano un processo di validazione sicuro”. Ma come si passa da una fase di hype a una di reale valore tratto dalle iniziative di AI? Per Vincenzo Granato, Country Manager di Commvault, “l’aumento nell’uso di agenti di AI porta a una crescita esponenziale delle identità, che vanno controllate, governate, monitorate. Le piattaforme devono poter incentivare l’innovazione ma senza perdere resilienza. Per questo si parla di ResOps, perché la resilienza diventi sistemica all’interno dell’organizzazione”. Per velocizzare i progetti di AI, che vivono comunque una fase di complessità, Marco Fanizzi, GM & VP Italy, Svizzera e Austria di Dell Technologies, suggerisce di adottare le soluzioni AI come modello operativo, per essere propriamente “AI native”. L’insuccesso arriva da come vengono utilizzate le soluzioni di artificial intelligence in Italia: tante sperimentazioni, use case derivati da altri, ma niente che sia davvero basato su un bisogno specifico”.
C’è un filo che lega la tavola rotonda del Bet Forum, ossia la disponibilità della tecnologia ma la necessità di avere le skill per guidarla. Ci sono degli errori da evitare, conferma Silvia Bellucci, Responsabile Centro Sud Customer Engineer di Google Cloud, “perché senza partire dai dati non si arriva da nessuna parte. Purtroppo, ancora tante realtà pensano di portarsi dentro un progetto di AI senza una data governance. Vale per qualsiasi settore, dalla PA all’industria. Un altro punto è la profonda trasformazione, anche culturale, che deve avvenire in azienda”. L’organizzazione rischia di sprofondare nella complessità se non approccia in tempo un nuovo modo di agire. “Visione e controllo dei numeri” è ciò su cui si basa Marco Piattelli, Large Enterprise Sales Managing Director di Lenovo.
Ecosistema e piattaforma sono al centro dell’intervento di Albert Zammar, Country Manager di Nutanix Italia. “La capacità di normare tutto quello che oggi offre l’AI dipende da soluzioni come quelle offerte da Nutanix che mirano proprio a semplificare la vita dei dipendenti, dando accesso alle ultime innovazioni”.
“L’AI rispecchia quello che è oggi lo status dell’AI nelle aziende”, conclude Giuseppe Cozzolino, Country Manager di SUSE. “Non c’è uno use case. Nell’IT girano soldi, girano le persone ma siamo dipendenti da quello che succede dall’altra parte dell’Oceano. Seguiamo sempre le ultime mode che però arrivano da fuori l’Europa, quindi sottendono a leggi differenti, che da noi non valgono. Quando si sceglie una tecnologia ci si chiede mai da dove arriva un provider, come gestisce i dati, dove sono residenti le infrastrutture? Lo stesso discorso vale per l’edge, per la migrazione in cloud, così come per l’adozione dell’AI”.

La sicurezza dell’AI
L’AI è ancora al centro della tavola successiva, con protagonisti i partner che si occupano anche di sicurezza informatica. Investire, avere priorità di cybersecurity, imparare a rispondere alle minacce AI-driven è fondamentale per Marin Debelic, Country Director di BMC Helix, a cui fa eco Massimo Palermo, VP Sales Italia e Malta di Fortinet. Carmelo Pesce, Head of Channel di ReeVo ricorda il dato di fatto delle minacce basate sull’AI che crescono giorno dopo giorno e il rischio che l’uomo resti ancora il punto debole della catena della sicurezza. La tecnologia è diventata un abilitatore del business e su questo elemento bisogna costruire la nuova sicurezza per le aziende, sintetizza Alessio Di Benedetto, Country Manager di Veeam.
Se i dati sono affidabili per alimentare l’AI, vanno protetti a dovere, per far sì che restino incorrotti e utili a far crescere le imprese. Per Cristiano Voschion, Country Manager Italia di Check Point, la visibilità sul dato è qualcosa da cui non si può più prescindere, a rischio di perdere la governance e quindi la fiducia dei clienti. Si può ridurre il fallimento dei progetti di AI, stando a Francesco Frinchillucci, South, West e East Europea, Head of Public Sector di SAS, supportando i clienti a scegliere una tecnologia che possa rispondere nel tempo anche alle normative, lo stesso filo che vede Alessio Branchesi, Country Manager di Everpure Italia, come fondante per gli investimenti del futuro. E infine Salvatore Marcis, Country Manager Italia di Trend AI, che vede in un consolidamento degli agenti AI un valore aggiunto per le imprese, considerando comunque che l’automazione non deve abbandonare il concetto di uomo al centro dei processi, così che possa passare da rischio a rafforzamento delle piattaforme.
Come ricorda Allied Telesis con Angelo Lopedota, Country Manager, “il monitoraggio delle reti può quasi diventare banale grazie alle nuove tecnologie che abilitano una maggiore sicurezza ma senza perdere il controllo sul dato”. Il mercato sembra aver ben chiaro dove andare per assicurare una reale protezione. Così la pensa Cynet con Andrea Torrente Manager, Strategic Sales, che afferma, “spesso vediamo progetti che falliscono non tanto per gap in termini di skill o mancanza di distribuzione budget. Un fattore comune al crescere alle dimensioni dell’azienda è la velocità, che richiede al business un grande sforzo in termini di rispondere alla complessità. Un CIO e un CISO che chiedono controllo e gestione del rischio, ottimizzazione dei costi e molto altro, hanno necessità di essere inseriti in una realtà che si muove come un singolo soggetto”.
Dal canto suo, Maura Frusone, B2B Channel lead, Channel Alliances di Kaspersky, afferma che “dall’inizio dell’anno, Kaspersky ha individuato decine di migliaia di minacce guidate dalla AI ma senza adeguate misure di sicurezza da parte delle imprese. Non è solo un tema di tecnologia ma di strategie cyber e competenze”.
LybraCyber con il Country Manager Vittorio Bittelleri ha ricordato il vantaggio di assicurare una sovranità delle soluzioni di cybersicurezza nazionali. “Tra le varie priorità dei C-Level in pochi ricordano la scadenza di fine maggio della lista fornitori per l’ACN. Per un’azienda come la nostra, che lavora sulla formazione e consapevolezza è un cardine di come va interpretata la sicurezza odierna”.
Per Roberto Branz, Channel Account Executive Italy & Swiss di RSA, “nella cybersecurity, la potenza è nulla senza controllo. Le imprese più mature hanno capito di dover conoscere cosa accade davvero dentro il proprio perimetro. Vuol dire che è dove ci concentriamo, avere la governance sulle identità. Il nostro futuro è senza password, un domani più semplice per chi gestisce la sicurezza, con un sistema che sarà resistente ad alcune minacce, come il phishing”.
Una falsariga seguita anche da Paolo Zampori, Sales Manager di SecureGate. “Abbiamo una tecnologia, SIEM, che è valida sia perché sviluppata in Italia che come riferimento dal punto di vista internazionale. Accumulare tecnologie non vuol dire fare innovazione, anzi si aumenta la complessità applicativa, con il bisogno di avere persone pronte a gestire tale aspetto. Ad oggi, cerchiamo di far capire che il problema non è tecnico ma di conoscenza”.
Infine, Simone Canali, Channel Account Executive di Sophos, afferma che “un anno fa, le aziende si chiedevano come implementare l’AI al loro interno. Oggi, l’intelligenza artificiale è una realtà ed ecco che si erge il problema che conosciamo come ‘Shadow AI’, l’uso improprio di programmi senza controllo. Come Sophos abbiamo una roadmap molto aggressiva per aiutare le aziende dal punto di vista della visibilità”.




































