Alla fine è proprio Internet a salvare la musica

Nel 2012 salgono le vendite musicali grazie a Internet. Secondo i dati raccolti durante il 2012 dalla Federazione internazionale dell’industria fonografica, le vendite dell’industria musicale sono in crescita, soprattutto grazie a servizi in abbonamento. Non succedeva dal 1999

Per la prima volta dal ’99 l’industria discografica registra una crescita (+0,3%) dopo anni di recessione. A riferirlo è la Federazione internazionale dell’industria fonografica che ha anche affermato come il trend positivo derivi soprattutto da servizi di music sharing in abbonamento come Spotify, su cui gli ascolti dal suo lancio in Italia sono stati 11 milioni, e dal download dagli store online come iTunes, che ha raggiunto la cifra record di 25 miliardi di canzoni scaricate, e Google Play, che regala una canzone a settimana.  

Crescono le sottoscrizioni alla musica nel cloud

Seppur la crescita sia praticamente insignificante in termini di numeri, diventa importante se si considera che per più di un decennio l’industria discografica ha sempre avuto un trend negativo. Complici anche le nuove piattaforme di condivisione di contenuti coperti da copyright, le vendite di CD hanno subito un drastico calo di anno in anno. Ora però, grazie a nuove alternative alla pirateria, il mondo della musica ha visto salire i propri guadagni del 9% nel settore della vendita online. Coloro che desiderano ascoltare musica senza “possederla” sono cresciuti del 44% nel 2012.

Il web come opportunità

La Rete è diventata un’opportunità per molti artisti. Billboard addirittura utilizza i dati provenienti da YouTube e Spotify per stilare la sua Top 100 dei brani più ascoltati. I Baustelle ad esempio si dichiarano contrari al download legale perché così facendo si perde il valore e il lavoro che sta dietro ad un brano ma allo stesso tempo vedono nella Rete il futuro della musica. I Musica Nuda invece hanno sfruttato le potenzialità di blog e Youtube durante la loro carriera per farsi conoscere al grande pubblico.

Leggi anche:  Heaxel: la robotica al servizio della riabilitazione