Perchè Google chiude i suoi Labs

Mercoledì l’annuncio che chiude un’epoca: “Dedicheremo più tempo ai nostri prodotti”

Veniva considerato il “parco giochi” dell’azienda di Mountain View. Nei Google Labs i tester potevano provare i prototipi delle idee più innovative scaturite dalle menti degli ingegneri di Google. Dai laboratori statunitensi sono usciti fuori, ad esempio, Google Reader e Google Googles, solo per citarne alcuni.

La notizia della chiusura dei Labs è stata data, in pieno stile 2.0, attraverso il blog ufficiale di Google. Attraverso l’annuncio l’azienda ha spiegato come prima della chiusura vera e propria saranno portati a termine i progetti tuttora in fase beta, come alcune applicazioni per Android. Nonostante la notizia della chiusura, dal quartier generale si tende a sottolineare come saranno sempre attivati progetti di sperimentazione. “Continueremo a dedicare parte del nostro tempo a progetti recenti e in fase di testing – ha sottolineato un portavoce al noto portale Mashable – non verranno modificati i piani aziendali che necessitano di momenti dedicati a fasi di progettazione più concentrate sul miglioramento di prodotti già in commercio”.

Uno degli aspetti più innovativi dei Labs era quello di consentire ai lavoratori di dedicare il 20% del loro tempo in azienda a progetti non previsti nel canovaccio ufficiale. Grazie alla mentalità aperta della struttura era stato possibile andare oltre le logiche predeterminate delle strutture lavorative per valicare i confini dell’immaginazione. I principali prodotti di successo made by Google sono nati proprio in questo modo.

La decisione di porre fine anche ad alcune produzioni, come Google Health e Google PowerMeter, è stata presa per consentire ai lavoratori di migliorare l’apporto ad alcuni progetti. In tale ottica lo sforzo maggiore sarà attorno a Google+, il neonato social network che fa già registrare numeri e cifre ben al di sopra delle aspettative. Sembra che l’azienda senta molto la pressione dell’opinione pubblica sui dipendenti visto che anche la concorrenza (Facebook in primis) sta muovendo le pedine per contrattaccare il re delle ricerche che vuole conquistare anche il web sociale.

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