Hardware “open” per eludere la NSA

Un esperto sostiene che l’hardware aperto possa migliorare l’individuazione di backdoor e vulnerabilità volontarie. “Non è sempre così” ribatte la comunità

Sebbene non vi sia ancora una difesa inallibile contro l’Agenzia di Sicurezza Nazionale, l’utilizzo di determinate infrastrutture potrebbe servire per eludere il monitoraggio. Secondo Eli Dourado, ricercatore presso la George Mason University, le aziende che utilizzano hardware open sarebbe in una posizione migliore nel rilevare backdoor o vulnerabilità inserite appositamente dalla NSA o da altri soggetti spia.

Quanto vale la scelta open

“Per rendere internet meno soggetto alla sorveglianza di massa bisogna ricreare il livello fisico della sua infrastruttura sulla base dei principi dell’open-source” – secondo Dourando. Alcuni esperti sono scettici a riguardo, considerando come la NSA potrebbe trovare altri mezzi per ingannare sistemi del genere, con la collaborazione degli stessi sviluppatori software. 

Dominio programmato

Il senso di sfiducia verso tecnologie proprietarie è figlio delle rivelazioni di Edward Snowden che ha messo in luce come la NSA goda di partnership importanti come Microsoft, Apple e Google per inserire buchi nelle falle crittografiche di molti prodotti di largo consumo. In realtà secondo il ricercatore, alla base dell’informatica non deve esservi un’eccessiva ricerca del complotto. “Non vi è motivo per essere scettici sulla sicurezza dei prodotti che circolano in rete – ha detto – le aziende e gli sviluppatori fanno fatica a competere in un mercato del genere e spesso lavorano sotto pesante pressione dei governi. E’ ovvio che in questo modo le case possono decidere di collaborare con le istituzioni in merito alla richiesta di inserire porte per la sorveglianza”. Per Dourado, tra le aziende che sviluppano un simile tipo di hardware ci sono Cisco, Hewlett-Packard e Juniper Networks. 

Leggi anche:  Epson rinnova l'Environmental Vision 2050