Politici e associazioni contro la SOPA italiana

La Commissione Politiche Comunitarie approva il testo dell’On. Fava per una legge restrittiva sul web. Sulla Rete si scatena la protesta

Di certo non ha fatto il clamore della SOPA statunitense ma anche in Italia c’è chi persegue la via della censura veloce sul web. Si tratta dell’Onorevole Giovanni Fava della Lega Nord che ha proposto un emendamento diretto alla rimozione di contenuti dai siti web. La particolarità è che nella visione di Fava chiunque può richiedere agli hosting provider di cancellare il materiale ospitato sui propri server e ritenuto lesivo del diritto di autore in vari campi. Il problema è che non essendo regolamentato da ulteriori specifiche, la proposta rischia di passare come legge universale nazionale in tema di regolamentazione di materiale testuale e audio visivo diffuso in Rete.

Una SOPA italiana spaventa davvero anche gli utenti nazionali che, se approvata, potrebbero vedersi cancellati contenuti anche da siti no-profit come Wikipedia e dalle major come YouTube, Google e Facebook.

Nonostante il testo di Fava sia diretto esplicitamente a bloccare la libera diffusione di materiale coperto da diritto d’autore, ha incontrato il parere positivo della Commissione Politiche Comunitarie che ha approvato il testo inserendolo nell’articolo 18 della legge comunitaria. Oggi diversi partiti si sono mossi per bloccare l’avanzata della proposta prima che sia troppo tardi. Per farlo, Idv, Pd, Udc, Radicali e Pdl, si avvalgono dell’aiuto di alcune associazioni quali Articolo 21, Libertiamo, Il Futurista e Agorà Digitale per organizzare iniziative contro il provvedimento. Diverse forze unite per salvare la “libertà della Rete”, tutelandone in ogni caso i diritti.

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C’è da dire che la proposta di Fava non parte dal nulla. Si tratta di una derivazione della proposta di legge rientrante nella “Modifica degli articoli 16 e 17 del decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70, in materia di responsabilità e di obblighi dei prestatori di servizi della società dell’informazione e per il contrasto delle violazioni dei diritti di proprietà industriale operate mediante la rete internet”. Nel nuovo testo presentato (consultabile qui alla pagina 99) si legge tra l’altro “…l’obbligo di rimozione anche in relazione ad attività o a informazioni illecite precedentemente memorizzate dal prestatore a richiesta dello stesso o di altri destinatari del servizio”. In pratica si legittima la richiesta di rimozione di un contenuto anche da parte di soggetti diversi dalle autorità competenti. Chiunque ritenga si essere oggetto di violazione del diritto d’autore può rivalersi sul provider chiedendo la cancellazione dei dati caricati.

A poche ore dall’inizio della protesta lo stesso Fava ha sottolineato come la proposta non chieda la disconnessione e rimozione istantanea da parte dei provider (paventata dai contrari), ma solo l’obbligo di tener conto delle segnalazioni che riceve, assumendosi la responsabilità di tenere o meno contenuti sul proprio sito. Se il provider non agisce, il titolare dei diritti violati può agire in giudizio contro lo stesso, oltre che contro chi ha caricato il materiale sulla piattaforma. Anche il resto del mondo guarda ad una proposta del genere visto che il gruppo di hacker conosciuti come “Anonymous” ha per qualche ora attaccato il sito della Lega Nord e dell’On. Fava, considerato a questo punto il Lamar S. Smith italiano.

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