Storage ad alta velocità

I decision maker italiani hanno bisogno di un’infrastruttura IT agile per decidere in tempi rapidi. L’indagine di NetApp mette in luce fattori che ostacolano il processo decisionale dei C-level. Graeme Hackland (Lotus): «Non separare mai l’IT dal business»

Siamo a un punto di rottura dell’IT? La spinta degli ultimi dieci anni ha reso veramente le aziende più agili – oppure – è stata una leva che ha puntato tutto sul contenimento dei costi? L’IT – in molte aziende – risulta paradossalmente poco flessibile al cambiamento. In altre aziende – invece – le divisioni IT sono completamente svuotate o addirittura estromesse dai processi decisionali.

Se domani mattina il ceo di un’azienda decidesse di chiamare il suo direttore IT per chiedergli che cosa dicono i clienti su un certo prodotto, il CRM manager – con ogni probabilità – si metterebbe a piangere. Nonostante l’enfasi sull’importanza di avere le informazioni giuste al momento giusto, ancora in troppe organizzazioni quando non si ha accesso ai dati, si decide lo stesso affidandosi al proverbiale fiuto.

I recenti fatti che hanno coinvolto Trenord, mettono in evidenza un problema di gestione e di empowerment dell’information technology. L’IT in generale – e quello italiano in modo particolare – non ne esce sempre bene. Da un’indagine Pan-EMEA condotta da NetApp emerge un quadro dai forti chiaroscuri. Soltanto un quarto degli intervistati in tutta Europa ha fiducia nella propria infrastruttura IT a supporto del processo decisionale. Solo uno su cinque in Italia.

GLI OSTACOLI ALLE DECISIONI DEI C-LEVEL

L’indagine eseguita in collaborazione con Vanson Bourne ha coinvolto i C-level di aziende pubbliche e private appartenenti a diversi settori merceologici in nove Paesi (Austria, Francia, Germania, Israele, Italia, Paesi Bassi, Spagna e Regno Unito) per un totale di mille e 400 intervistati. Quello che si può leggere tra le righe è che molti degli ostacoli al business sono legati a doppio filo a gravi carenze infrastrutturali delle aziende.

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Quasi l’80% degli intervistati ritiene che il processo decisionale dovrebbe avvenire più rapidamente (il 77% in Europa e il 75% in Italia). L’infrastruttura IT e i dati associati possono diventare un motore per la crescita oppure essere un freno tirato. Due terzi del campione dell’indagine di NetApp ha dichiarato che il modo in cui sono archiviati i dati incide sulla capacità di prendere decisioni di alto livello.

Ma quali sono i principali fattori che ostacolano il processo decisionale dei C-level? Al primo posto c’è la complessità dei dati archiviati nella loro infrastruttura IT (54% a livello Europeo – 44% in Italia). A seguire, troviamo il volume crescente dei dati archiviati (46% in Europa – 36% in Italia), l’utilizzo in autonomia di servizi (ad esempio cloud) al di fuori dell’infrastruttura IT esistente da parte delle business unit (33% in Europa 34% in Italia) – e infine – ci sono le problematiche di privacy sui processi di trattamento dei dati (il 33% in Europa – 22% in Italia).

LE IMPRESE ITALIANE

Le imprese italiane risultano particolarmente lente nel reagire e nel guidare il cambiamento necessario. Lo dimostra il fatto che solo il 23% degli intervistati italiani ha dichiarato di aver rivisto nel corso degli ultimi tre anni la propria infrastruttura di dati, mentre il 54% ha apportato solo leggere modifiche. La velocità di accesso ai dati per prendere decisioni mission e business critical è un tallone d’Achille comune a molti Paesi. In Italia solo il 17%, in media, ha accesso immediato ai dati di cui ha bisogno. Ma anche nel Regno Unito, che ha registrato i risultati più positivi, meno di un quarto degli intervistati conferma di aver un accesso immediato ai dati (22%). La velocità non è un problema – invece – per Graeme K. Hackland, IT director del team Lotus di F1, con cui NetApp ha messo in piedi una partnership tecnologica di successo in grado di rispondere alla sfida della performance, a quella operativa e a quella dei big data.

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Alla guida del suo team, Graeme K. Hackland sa bene che cosa significa avere i dati a disposizione in tempo reale per prendere le decisioni corrette e a tempo di record. «Spostandosi da un circuito all’altro, bisogna processare tutte le informazioni raccolte durante la corsa precedente e prima di dello start della corsa successiva. La sfida è di incrementare la capacità di storage e raggiungere alte prestazioni. La Formula 1 è uno degli sport più tecnologici – ci spiega Graeme – che parla alla stessa velocità di una monoposto. «Ogni vettura genera fino a 50 GB di dati nel corso di una gara, che permettono alla squadra di monitorare cambiamenti impercettibili come la posizione del pedale, la forza di gravità o i cambiamenti di temperatura. Abbiamo bisogno di una soluzione in grado di far fronte a quantità enormi di dati e di fornire un rapido accesso a più di 30 ingegneri in ogni momento e in ogni tipo di condizioni. Senza questa capacità di analisi, non saremmo in grado di vincere una gara».

Intervista a Graeme K. Hackland, IT director del team Lotus di F1

 

 

 

GLI EFFETTI SUL BUSINESS

In Italia, i risvolti negativi sul business dovuti a carenze infrastrutturali sono molteplici: per il 34% questo si traduce in mancati ricavi, per il 36% nella possibile perdita di nuovi clienti e per il 24% nella perdita di clienti esistenti, mentre per il 31% nella perdita in termini di competitività (31%). In linea con questi risultati, il 79% degli intervistati italiani si lamenta della propria infrastruttura IT che manca dell’agilità e reattività necessaria al business aziendale e sta valutando o ha già investito in nuove tecnologie come il cloud (50%), nella possibilità di accedere ai dati in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo (53%), in soluzioni di data mining (41%) o nel rinnovo delle infrastrutture (38%).

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