2013 Cambio di marcia

L’arrivo di Windows 8 che non sembra aver scosso i mercati, l’avanzata delle nuove piattaforme, l’emergere di tecnologie orientate a big data e business analytics, gli stop and go sulle reti indicano che il nuovo anno sarà cruciale per l’affermazione di nuove tendenze e per le scelte delle aziende


Sandro Frigerio, ObserverCome sarà il 2013 per l’information technology? A una domanda scontata, che non lascia sonni tranquilli ai responsabili marketing dei vendor e ai chief information officer delle aziende, spetta una risposta che non può più accontentarsi di stime percentuali, anche se servono pure quelle. Gartner, per esempio, ha misurato un 2012 cresciuto in dollari (in euro sarebbe qualcosa meno) del 2,2% per l’IT, con stabilità per le TLC, mentre per il 2013 stima rispettivamente un +4,5 e un + 2,4 per cento. Naturalmente sono numeri su scala mondiale, trainati dai Paesi in crescita. Logico aspettarsi – per l’Europa e ancor più per l’Italia – valori più ponderati se non negativi.

 

CLOUD, BIG DATA, MOBILITÀ 

Le sole cifre, sistematicamente riviste in corso d’anno, non bastano a descrivere un settore che è ormai cambiato insieme con i criteri con cui lo si misura. La flessione delle vendite mondiali di pc del quarto trimestre 2012 (-6,4% per IDC, -4,9% per Gartner), contraddistinto dall’ingresso di Windows 8, indica che consumatori e aziende guardano altrove. Non solo per la crisi economica. A guardare come i consumatori hanno spazzolato dai banchi natalizi e dai centri commerciali i tablet è lecito domandarsi se questi vadano classificati tra l’IT (al posto di un pc), tra le TLC (al posto di un altro smartphone) o nell’elettronica di consumo (al posto di un nuovo TV). Non è solo il senatore Mario Monti a dire di non rispecchiarsi nelle categorie di sinistra, destra, centro: ormai è nata una nuova categoria dell’info-comunicazione personale. Cloud e mobilità sono i riferimenti per un nuovo mercato e – l’uno e l’altro – tirano la terza ciliegina: quella dei social network, che – a sua volta – porta con sé la marea montante del video. Non è un caso che lo scorso autunno IBM abbia invitato a Parigi i responsabili marketing e tecnologici di 170 aziende, di cui una dozzina italiane: l’obiettivo è quello di cavalcare una nuova onda, quella dei big data. L’ambizione è non solo quella di comunicare al mercato attraverso i nuovi canali della Rete, ma anche di raccogliere da questi le indicazioni utili per indirizzare le vendite.

Leggi anche:  A ottobre torna l'appuntamento con Smau Milano

 

LA SVOLTA DELL’IN-MEMORY 

Business analytics e big data saranno quindi tra i refrain del 2013, anche se ci vorrà del tempo per distinguere tra il grano e la crusca. Nel 2015 – secondo Gartner – saranno creati 4,4 milioni di posti di lavoro a supporto dei big data (saranno sottratti alle società di ricerche di mercato?), di cui 1,2 milioni in Europa Occidentale. Il cloud nelle sue varie forme (l’interesse per server e soprattutto storage, sta crescendo con un più 45% stimato nel 2012 per i servizi IaaS) sta sostenendo la domanda di server e storage. I primi vanno sempre più verso una “banalizzazione” accompagnata dalla virtualizzazione, con un’importante eccezione che vedremo tra poco, e nei secondi tende ad aumentare “The Need for Speed”, per restare al nome di un videogioco che fece storia al volgere del secolo. Una delle novità confermate dal 2012 e che quest’anno si vede ancora confermarsi è il passaggio verso nuove forme computazionali, con una rinnovata concorrenza di ruoli tra server e storage sempre più veloci. A maggio dello scorso anno, EMC – il numero uno dello storage e il primo a introdurre tecnologie flash in sistemi di classe enterprise – ha comprato ExtremIO. Ad agosto, IBM ha fatto altrettanto con Texas Memory Systems. A novembre NetApp – che ha all’attivo una collaborazione con Fusion-io – ha comprato CacheIQ.

Lo storage sta insomma abbandonando i nastri per espandersi nelle più sofisticate e costose (ma sempre meno) tecnologie allo stato solido e questo fa il paio con l’evoluzione delle tecnologie in-memory nei computer. A più di due anni dalla introduzione, la tecnologia HANA sta vedendo un’accelerazione in SAP, che a ottobre ha annunciato HANA One, un engine di business analytics mantenuto sull’infrastruttura cloud di Amazon, e a gennaio ha introdotto la Business Suite per HANA. La “BA” sposa il cloud e lo fa utilizzando tecnologie a latenza zero. Nel primo caso, i clienti che non vogliono sviluppare una piattaforma tecnologica al proprio interno, o gli stessi fornitori di servizi in outsourcing, possono appoggiarsi ai servizi di Amazon Web Services. Nel secondo caso, l’assist è direttamente per le aziende. Tra gli obiettivi dichiarati, un tempo di soli tre secondi per le query transazionali. Applicata ai business analytics, una tecnologia di questo tipo – che sposta applicazioni e database dalla memoria pur veloce dei dischi a quella ancor più veloce del computer – ha tra i suoi target banche e finanza e naturalmente è una nuova arma dell’eterno duello tra l’azienda tedesca e l’arcirivale Oracle. Hasso Plattner ha dichiarato che o SAP avrà successo in questa trasformazione o – prima o poi – correrà il rischio di sparire. La rivale USA – a sua volta – può contare sull’arma in più della filiera “in-house” server/storage/database/applicazioni. Sarà ora di mostrare che l’acquisizione di SUN valeva la pena. Del resto, la partita in gioco è quella della riformulazione dei data center nell’epoca del cloud. I maggiori vendor stanno integrando sempre più la loro offerta con soluzioni proprie o con integrazioni e alleanze. L’epoca del “best of breed”, con CIO aziendali o i loro consulenti impegnati a compiere le operazioni di fine-tuning, sembra avere i giorni contati, in favore di un all-in-one assemblato, bilanciato, certificato. Per questo, il 2013 sarà un anno di consolidamento dell’offerta.

Leggi anche:  Weber acquisisce June per scalare il mondo dell'IoT

 

RIPENSARE LE RETI NELLE TLC

 Nelle telecomunicazioni, le stime parlano di una ripresa di investimenti a livello globale determinata dalla forte crescita dei volumi di informazioni scambiati sulle reti. L’Europa resta tuttavia il punto debole, con i maggiori operatori accomunati ormai da una flessione dei ricavi da reti mobili che si aggiunge a quella di più antica data dalle reti fisse, senza che il traffico dati cresca significativamente. La maxi-svalutazione da quasi 6 miliardi di sterline di Vodafone – dovuta al peggioramento degli scenari in Spagna e Italia – è uno dei segnali più precisi di quanto sta avvenendo, insieme con la lentezza con cui proprio in Europa non solo le reti NGN, ma anche quelle mobili 4G/LTE stanno prendendo forma. L’idea di una rete paneuropea – discussa riservatamente a Bruxelles tra cinque principali operatori nazionali (gli “incumbent”), già sul finire dello scorso anno e divenuta pubblica ai primi di gennaio – oltre a sollevare le probabili forti perplessità dei regolatori nazionali, segna anche la frustrazione di aziende che vedono scendere i margini e trovano difficoltà finanziarie e normative nel lanciare le nuove reti. L’idea di una rete condivisa – con modalità probabilmente ad “assetto variabile” – suscita interrogativi sulle prospettive di realizzazione, oltre che di governance, ma risponde ad uno scenario di consolidamento che ha incominciato a riguardare i carrier (per esempio, il mobile in Gran Bretagna e in Austria). In prospettiva, anche l’evoluzione tecnologica potrà giocare un ruolo in questo settore, come nel caso delle SDN, cioè le Social Defined Network attraverso la virtualizzazione delle reti. Il 2013 è una tappa intermedia dell’Agenda Digitale Europea (quella del superamento del digital divide nella banda larga “base”), ma dovrà anche dire se gli obiettivi ambiziosi del 2020 saranno raggiungibili. Mentre i progetti della rete in fibra di Neelie Kroes traccheggiano, gli incumbent di mezza Europa (Germania, Austria, Belgio, Italia) hanno aperto la strada del rame superveloce, pur con la prudenza che richiede una materia regolamentata, individuando in essa anche un percorso di avvicinamento all’FTTH. Un abbassamento della litigiosità tra incumbent e concorrenti – anche e soprattutto in Italia – con i necessari meccanismi di condivisione delle risorse, è la condizione per la ripresa degli investimenti.  

Leggi anche:  La sostenibilità è un buon affare