Una firma fatta di bit

La tecnologia della startup italiana Euronovate poggia sulla normativa europea della firma elettronica avanzata per eliminare la documentazione cartacea relativa ai contratti stipulati tra le aziende e i loro clienti. Mantenendo la naturalezza di un gesto consolidato nel tempo

Lo sguardo visionario di Euronovate punta a una radicale opera di dematerializzazione di un esteso ambito di contrattualistica che ancora oggi richiede di “apporre la firma” sul classico foglio di carta stampata. Un esempio? Uno dei primi clienti della startup di Alberto Guidotti, società di idee e capitali italiani ma basata in Svizzera («ho aperto una società per azioni in una settimana,» racconta il fondatore, «e il Canton Ticino prevede diverse forme di supporto alle iniziative innovative), è Servizi Bancari Associati, che sta progettando di utilizzare il sistema per la firma delle contabili e dei contratti per le oltre 30 banche gestite dal consorzio.

Guidotti, che nel recente passato è stato responsabile dell’R&D per il gruppo bancario Intesa San Paolo, conosce bene gli ampi margini di rinnovamento tecnologico che possono aprirsi in questo ambito. Ma sa anche bene che questo stesso ambiente è estremamente cauto nell’adottare tecnologie “troppo” innovative, specie quando esse si muovono su terreni poco esplorati dal punto di vista normativo.

Invece, per una volta, la magica tavoletta di Euronovate, Ensign 10, può sfruttare un corpus legale e tecnico allo stesso tempo, a prova di bomba: la firma elettronica avanzata messa a punto dall’Unione europea. «E’ importante sottolineare in questo caso il ruolo dell’Italia, che per una volta ha accompagnato le regole con un apparato di norme tecniche molto robusto e importante per questo tipo di implementazioni».

Gesti “biometrici”

Il neo-imprenditore afferma che questa sua iniziativa ha bruciato i tempi in modo quasi inaspettato. La fondazione di Euronovate risale a febbraio, ma la tecnologia è già stata messa a punto e verrà presentata in una sede molto prestigiosa e soprattutto americana: una bella promessa di futuro globalizzato per un prodotto impregnato di cultura normativa europea. Ensign 10 fa il suo debutto ufficiale proprio in queste settimane a New York, in occasione del salone Finovate 2012, dedicato all’innovazione nel comparto finanziario. Partner tecnologico di questa tavoletta per la firma elettronica è la taiwanese Waltop, forse il maggior competitor di Wacom, un brand molto conosciuto anche in Italia e tra gli utenti consumer. Waltop, spiega Guidotti, è riuscita a mettere a punto un sistema “grafometrico” che in pratica riesce a mettere una firma manuale sullo stesso piano di robustezza anti-frode di una informazione biometrica. E rende le operazioni di accettazione di un contratto molto più naturali e intuitive rispetto alle farraginose procedure di firma elettronica basata su smartcard.

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«Il valore legale della firma raccolta con il sistema Euronovate si basa su cinque parametri grafometrici, uno dei quali del tutto esclusivo alla nostra tecnologia: la pressione, la velocità, l’inclinazione, la forza e i cosiddetti “salti in volo”, i temporanei stacchi che caratterizzano il modo di firmare di tutti. E’ dimostrato che quando qualcuno cerca di falsificare una firma, tende a interporre un po’ di tempo tra la prima e la seconda parte, tra il nome e il cognome». La tecnologia di Ensign 10 serve a dare la massima sicurezza nell’associare il tratto elettronico all’identità del firmatario. Ma, spiega Guidotti, il valore legale di questo sistema, il motivo che può spingere una istituzione finanziaria, uno studio professionale, una azienda ad abbandonare la documentazione cartacea a favore del bit, è rappresentato dalle regole della firma elettronica “avanzata”.

«Ci sono tre punti essenziali che conferiscono alla soluzione Euronovate le sue peculiari caratteristiche, il fatto che il nostro sistema di firma assicuri quella che in termini legali viene definita “opponibilità a terzi” – aggiunge Guidotti. Il primo passo è il riconoscimento del firmatario attraverso un documento di identità da parte di chi acquisisce la firma attraverso il nostro terminale. In seconda battuta c’è tutto il processo informatico di cifratura e “imbustamento” elettronico della firma e del documento associato in un file Pdf che ha valore di contratto. In terzo luogo, la normativa prevede che questa documentazione elettronica venga poi conservata in un archivio a norma». Diversi fattori contribuiscono a definire i livelli di sicurezza e protezione della firma elettronica su Ensign, in particolare l’uso – per la prima volta – di crittografia forte “triple Des” e l’uso di un cavetto Usb protetto che rende possibile il funzionamento della tavoletta solo quando essa è effettivamente connessa al personal computer che fa parte della catena di controllo della piattaforma. «Non solo – conclude Guidotti – il nostro terminale è anche completamente blindato, è contenuto in uno chassis privo di viti, che non si può aprire neanche per le riparazioni».

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Un mercato globale

Nella pratica, le operazioni di autenticazione con Ensign prevedono che l’intestatario del contratto debba essere innanzitutto riconosciuto e identificato. In seguito dovrà leggere sul display da dieci pollici del terminale touchscreen il testo del contratto, apporre un segno di presa visione e autorizzazione e suggellare il contratto con una firma eseguita normalmente, con una speciale penna senza fili i cui movimenti vengono rilevati dalla superficie del dispositivo, insieme ai parametri di velocità e pressione.

Come si diceva all’inizio, l’obiettivo iniziale è quello di eliminare la documentazione cartacea e snellire le procedure in contesti di relazione tra cliente e organizzazione bancaria o aziendale. L’elenco dei primi clienti di Euronovate include oltre a Servizi Bancari Associati, un importante operatore telefonico che utilizzerà il sistema per la firma dei contratti delle Sim card, e un gruppo assicurativo, per la firma elettronica delle polizze Rc auto. Ma le applicazioni sono praticamente infinite, dice Guidotti. Forse in futuro è possibile ipotizzare impieghi più vicini al singolo consumatore, magari attraverso l’impiego di terminali di firma di dimensioni ridotte, destinati a operatori sul campo come promotori finanziari e venditori. «I limiti sono al momento legati a una normativa che prevede tre fasi molto precise e che inizia con una identificazione avvenuta nel mondo fisico». Forse in futuro avremo la possibilità di firmare anche remotamente i documenti elettronici, ma non è escluso che questo comporti una parziale rinuncia alla validità della firma, una sorta di versione più debole dello stesso concetto. Anche così, il potenziale di mercato di questa soluzione – e soprattutto il suo impatto sul piano della dematerializzazione – è sicuramente notevole. I contratti di carta comportano costi di gestione e archiviazione molto elevati: eliminarli può portare a risparmi significativi. Senza contare che una firma elettronica può scoraggiare i tentativi di falsificazione e avere una maggior forza legale in tribunale.

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Guidotti si rammarica per aver dovuto ricorrere al diritto svizzero per creare la sua startup, ma alla fine i vantaggi, in termini di rapidità di allestimento e di ritorno di immagine su scala globale, non sono trascurabili. Nell’anima e nelle persone, Euronovate resta però una iniziativa italiana, con un primario fondo nazionale tra i partner e fornitori tecnologici come Ebilling SpA, l’azienda che fornisce il sistema di conservazione di Euronovate. E pensare che in genere siamo accusati di favorire troppo burocrazia, sigilli e pandette.