IBM Deep Q&A, elementare Watson!

Con Mike Rhodin alla guida del Watson Group, Big Blue perfeziona il business model dell’offerta. Accordi di sviluppo con le aziende partner e pricing tipica del cloud anche per le PMI

 

Harry van Dorenmalen presidente di Ibm EuropeIbm (www.ibm.com/it) sta accelerando nettamente sulla commercializzazione di Deep Q&A, meglio noto come Watson, la piattaforma concepita da Big Blue – dopo gli scacchi e la genetica – come nuova “sfida” computazionale a metà strada tra ricerca speculativa in campo informatico e sviluppo avanzato di prodotto.

A capo del Watson Group è stato incaricato un manager di lungo corso come il senior vice president, Mike Rhodin (in precedenza responsabile del Software Solutions Group), a conferma dell’importanza strategica che IBM attribuisce a questo progetto. Oggi, disponibile via cloud, Watson sta già costruendo un ecosistema di aziende, piccole e grandi, interessate a collaborare e a sviluppare app e servizi. Quasi duemila richieste sono state presentate da altrettanti potenziali partner. IBM stessa è impegnata a sviluppare soluzioni verticali professionali, a partire dal settore medico. L’informatica cognitiva di Watson si è intrecciata a Milano con gli EMEA Academic Days 2014 che hanno scelto il Politecnico per discutere quella che secondo Rhodin può essere considerata la nuova era dell’informatica, la terza dopo il periodo “tabulativo” dei primi ordinatori meccanici e l’avvento dell’informatica programmabile.

«L’obiettivo di questo evento – ha ricordato in apertura il presidente di IBM Europe, l’olandese Harry van Dorenmalen – è coinvolgere il mondo dell’università che deve avere un maggior impatto sul mondo del business e della società». Insieme a Rhodin nel pomeriggio inaugurale del seminario è salito sul palco per il keynote di apertura il professor Henry Markram, della Scuola Politecnica di Losanna, leader dell’ambizioso Human Brain Project.

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Rhodin ha fornito diversi dettagli sul business model che prevede, «la possibilità di stabilire accordi di sviluppo con le aziende partner, erogando al contempo i suoi servizi cognitivi in una modalità di pricing tipica del cloud, basata sull’utilizzo della risorsa». Per Rhodin, che giudica radicalmente diverso il fondamento di Watson rispetto ai sistemi esperti del passato («in quei sistemi regole e conoscenze erano profondamente legate e programmate, Watson è in grado di imparare da solo e fornire risposte inattese»), l’informatica cognitiva offrirà opportunità infinite per gli sviluppatori di app e servizi innovativi. «Anche per le piccole imprese, che potranno accedere a un patrimonio di competenze un tempo riservato solo alle grandissime organizzazioni». Una delle sfide immediate per Watson, ha spiegato Rhodin, oltre alla crescita dell’offerta rivolta ai settori della sanità e del finance e alla sua differenziazione verso altri comparti come il retail, sarà la costruzione di un “corpus” di conoscenza aperto alle altre lingue e a tutte le discipline. Anche Matthias Kaiserswerth, direttore del Laboratorio di Ricerca IBM di Zurigo, uno dei dodici centri mondiali dell’R&D di Big Blue, ha fornito la sua visione del futuro “informatico cognitivo”. «Le università, ma anche i licei dovranno formare giovani che abbiano una solida comprensione delle tecnologie e delle piattaforme software, che sappiano spaziare tra discipline diverse, non solo scientifiche e abbiano una conoscenza approfondita in almeno una di queste». Le quattro virtù del giovane che IBM cercherà di assumere sono, secondo Kaiserswerth la capacità di guida, l’orientamento al gioco di squadra e la capacità di avere un impatto sulla nostra azienda e all’esterno.