Mercato IT “flat”: più nuvole o vapore?


Siamo al bicchiere mezzo pieno della stabilizzazione del mercato e a quello mezzo vuoto della mancata ripresa dopo la grande frenata del 2009. Torna a crescere l’hardware, ma è un focherello acceso da Pc e tablet, anche se alcuni dei big vendor fanno leva su una crescita legata al rinnovo della gamma. La diagnosi: ripresa reale se e quando partiranno i progetti di Cloud “veri”

 

“Contrordine compagni”, avrebbe scritto Fortebraccio. Dopo tanti discorsi sulla banalizzazione (una volta si diceva “commoditizzazione”, ma adesso le commodities tradizionali vedono schizzare i prezzi) dell’hardware e il supposto crescente valore dei servizi, il 2010 ha visto i segnali più brillanti proprio per il “ferro”, mentre i beni immateriali hanno visto il segno meno. Almeno in Italia.

Secondo le prime indicazioni, i Pc sono tornati a crescere in volume con una robusta doppia cifra lo scorso anno, merito soprattutto del ritorno agli acquisti del primo semestre. Il quarto trimestre invece ha segnato una flessione, particolarmente sentita a dicembre e nella distribuzione. Su server e storage le stime variano tra una debole crescita e una debole flessione, che comunque confermerebbe, in entrambi i casi, un mercato assai meno solido di quello internazionale che ha segnato crescite a due cifre (in dollari). C’è chi, come Sirmi, arriva anche a ipotizzare una spiegazione semplice quanto efficace: in fondo le aziende si sono accorte che se cambi i computer ogni quattro anni invece che ogni tre non casca il mondo. E in Italia siamo maestri a fare le nozze con i fichi secchi (vi ricordate i budget risicati per il Millennium Bug?)

 

“Do More with Less”: vale ancora?

D’accordo: dopo anni che i vendor promettono do more with less e indicano nelle architetture Cloud il mezzo per risparmiare costi di capitale e operativi, ci sarebbe da meravigliarsi del contrario. Nella prima settimana di marzo le cronache dell’ICT hanno registrato due eventi quasi contemporanei: il lancio dell’iPad 2, accompagnato dalle speculazioni sullo stato di salute di Steve Jobs, e lo svolgimento del Cebit, ex ombelico del mondo quando ancora l’”i-generation” degli iPod e degli iPhone non c’era, un Cebit aperto come al solito da Angela Merkel, più preoccupata dello stato di salute del governo con le contemporanee dimissioni del ministro barone Karl-Theodor zu Guttenberg. Inutile chiedersi, tra i due eventi, quale abbia catalizzato l’attenzione maggiore.

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Al Cloud computing il Cebit aveva dedicato la “copertina” e le anticipazioni, anche di un certo interesse, non sono mancate. Da qui, tuttavia, a dire che le aziende abbiano sposato l’idea del Cloud ne corre. Anche perché, naturalmente, di nuvole ce ne sono almeno due: quelle “pubbliche”, che richiedono delle terze parti erogatrici di servizi, e quelle “private”, che si traducono in una diversa organizzazione dei data center aziendali. Più o meno la stessa differenza che c’è tra teleriscaldamento di quartiere e riscaldamento centralizzato. Quale modello adottare, alle aziende non è ancora ben chiaro, anche perché dipenderà dall’evoluzione di molti aspetti: strumenti di gestione, standard comuni, sicurezza, privacy, qualità delle reti. Secondo nuove stime IDC, i “servizi Cloud” – un termine però molto inclusivo – dovrebbero crescere del 41% in Italia quest’anno, per arrivare a 671 milioni di euro nel 2014; ma quanto è “impacchettamento” di funzioni già presenti dentro o fuori le aziende?

Per ora, sembrano prevalere le scelte di ottimizzazione e consolidamento – flessibilizzazione delle infrastrutture, dai server ai desktop passando per lo storage, in attesa di vedere come indirizzare la barra.

 

Chi sale e chi scende

Sirmi, il più pessimista degli analisti, individua un mercato IT in calo del 2,1% nell’anno, con solo l’hardware a “tenere”: +0,8% nell’anno e +2,8% nel quarto trimestre, quando software e servizi calavano invece del 5-6%. Sempre secondo Sirmi, solo i Pc client se la sono cavata: i server industry standard sono calati del 2,3% nell’anno e del 5,6% nel quarto trimestre. Crescono in solida doppia cifra i mainframe nel trimestre, ma calerebbero nell’anno. Quanto allo storage, il mercato sarebbe calato del 3,5% nell’hardware e dello 0,9% nel software, ma con una quasi tenuta nei sistemi a disco di fascia alta: segnali che lascerebbero intuire una continuazione del fenomeno consolidamento/virtualizzazione.

Un po’ più rosa è il panorama visto da NetConsulting, il think-tank che elabora anche i dati per Assinform e che ha valutato un mercato IT in calo dell’1,4% nel 2010, dopo il disastroso -14,8% del 2009. Il dato è frutto di una crescita dell’hardware, stimata al 2,8% e di un calo dello 0,9% del software e del 3,6% dei servizi. «Nella sostanza crescono però in valore solo i Pc, aumentati in numero del 15%, ma trainati anche dal nuovo fenomeno tablet, che ha più che compensato il raffreddamento dei netbook – dice Rosella Macinante, practice leader IT in NetConsulting -. Nei server c’è stato un andamento alquanto diversificato, con una forte crescita dei mainframe, che stimiamo attorno al 50%, sulla spinta dei nuovi modelli, accanto a una sostanziale tenuta dei modelli Unix e proprietari di fascia alta. Nei server a base x86, che classifichiamo tradizionalmente tra i Pc, la crescita in volume non si è tradotta in aumento in valore».

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Per l’analista di NetConsulting prevale per ora ancora un atteggiamento di ottimizzazione. «Prosegue la virtualizzazione, anche se la spinta iniziale si sta un po’ stabilizzando, come avviene nei mercati più maturi. Il punto è che il vero detonatore potrà essere l’avvio vero dei progetti Cloud, ma le aziende nella loro maggior parte, al di là dell’interesse mostrato, sono ancora in una fase preliminare, in cui devono valutare e capire quale modello privilegiare, tra pubblico e privato».

 

I grandi vendor “tengono”

Non nasconde la sua soddisfazione in IBM Paolo Degl’Innocenti, responsabile del settore server e storage. «Onestamente metterei la firma per ripetere nel 2011 l’andamento dello scorso anno, per noi con risultati decisamente positivi, grazie anche all’effetto dell’ingresso di nuove piattaforme di prodotto, dai mainframe della serie “z”, cresciuti largamente in doppia cifra e con una base installata in Italia che ha superato il milione di Mips, ai server Unix/Linux (serie “p”) a quelli proprietari (serie “i”) e questa spinta ha avuto effetti positivi anche per lo storage».

Per IBM, dice Degl’Innocenti, gli ultimi tre trimestri dell’anno hanno registrato risultati più che positivi in un mercato Unix tutt’altro che rassegnato al pensionamento: «Anche qui le novità tecnologiche hanno avuto il loro rilievo, ma i sistemi multiprocessore, i nostri Power, manifestano grandi performance anche nei processi di virtualizzazione con Power VM. Allo stesso modo i sistemi proprietari (gli eredi degli ambienti AS/400 ndr) con una base installata di 15 mila unità, hanno mantenuto bene le posizioni». In un mercato nel quale, secondo l’analisi di Degl’Innocenti, «soprattutto nella fascia alta dei sistemi e dello storage si sono visti alcuni grandi clienti tornare a investire, anche nel settore del credito», i progetti Cloud incominciano ad acquistare concretezza. «In questo primo semestre dell’anno ci saranno alcuni clienti – non moltissimi ma significativi – che metteranno mano a progetti di rilievo, di quello che potremmo chiamare un Cloud di primo livello, orientato alla flessibilizzazione dei sistemi. Quali clienti? Dalle TLC ai servizi IT».

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Di crescita moderata “mid-single digit” per storage e server e di dinamica più accelerata, in doppia cifra, per il networking, parla Marco Lesmo, responsabie di questi settori in un’HP che, anche con il recente acquisto di 3Par, uno specialista di virtualizzazione dello storage, ha deciso di aumentare la propria capacità di trazione in questo settore, «anche in una logica orientata al Cloud», dice Lesmo, che pure ammette la difficoltà dell’utenza di comprendere bene in questa fase le prospettive di implementazione. «Abbiamo registrato un anno complessivamente positivo per il mercato dei sistemi enterprise, ma nei confronti internazionali vediamo sempre più evidente un “caso Italia”, con un divario ogni giorno più rilevante nei progetti di consolidamento e ammodernamento da parte delle aziende». Quali le cause? Da una parte uno zoccolo duro di imprese di medie dimensioni, legate in parte ancora a tecnologie proprietarie, di più lento aggiornamento, dall’altra una polverizzazione aziendale che non favorisce né investimenti né internazionalizzazione. «I grandi clienti hanno già varato i loro programmi di consolidamento server e storage, la fascia media cerca ora di migliorare la competitività. Il Cloud? Il primo passo sarà quello interno e passa per la riorganizzazione delle piattaforme».