VISION – Telecom Italia Lab: l’innovazione del fare

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Cresciuta con la cultura della ricerca, il centro di innovazione del Gruppo Telecom ha  investito sempre più nel  pragmatismo: fondere innovazione, tecnologia e usabilità per affrontare il mercato Ict sempre più esigente

 

Oltre mezzo secolo trascorso a prendere le misure e validare gli apparati di telecomunicazione, a escogitare e provare nuovi servizi, a testare e sviluppare standard, vera linfa vitale dell’industria del telefono fisso e mobile e delle reti. Ancora oggi i tassisti che dalle stazioni di Torino ti portano in via Reiss Romoli sanno che stai andando “allo Cselt”, perché questo era il nome, ancora oggi blasonatissimo, attribuito al centro di ricerche voluto nel 1964 dalla Stet, il gruppo telefonico pubblico. In realtà sono quasi dieci anni che lo Cselt di Torino si chiama Telecom Italia Lab (in acronimo TILab) ed è una delle quattro sedi di una squadra di circa un migliaio di persone (più della metà nel solo capoluogo torinese) e che ha partorito varie innovazioni, dal Mp3 e Mpeg, alla richiamata su occupato con il tasto “5”. E dalla torre di 72 metri (una delle strutture più alte della città) sono stati sperimentati i sistemi radiomobili che hanno cambiato la nostra vita.

 I Testing Labs

La torre è rimasta un simbolo anche visuale del centro, ma la metafora della torre d’avorio che ha sempre connotato strutture analoghe a queste, dominate da una cultura ingegneristica a forte rischio di eccessiva astrazione, è stata completamente smentita da un lungo lavoro di riorganizzazione e riposizionamento che oggi permette di mettere a frutto le risorse e le competenze di TILab in modo molto, molto innovativo. Punta di diamante di questa riorganizzazione è l’insieme dei Testing Labs. Una direzione che impegna un team di 210 addetti operanti su  tre sedi diverse Torino, Roma e Napoli.

I Testing Labs (www.telecomitalia.it/tiportal/it/corporate/innovazione/testing_lab.html) sono una struttura complessa, un network interno in cui confluiscono le funzioni di una ventina di laboratori distinti, ma tutti unificati da un’unica strategia di end-to-end testing. O, per dirla con le parole del responsabile, Carlo Eynard, «un testing di catena, non più orientato a specifici apparati di rete, ma abituato a lavorare in un’ottica di servizio».

Una rifocalizzazione partita nel 2003 volta a gettare un gran numero di ponti tra aree di competenza molto specifiche; il tutto per reggere all’urto di un cambiamento che sta spazzando via la tradizionale idea di operatore come semplice trasportatore di bit.

«Si trattava – spiega Eynard – di mettere insieme queste strutture eterogenee, di cercare una razionale comune e raggiungere insieme dei precisi obiettivi. Ampliati recentemente anche dalla componente di piattaforma It, in carico al mio collaboratore Mario D’Angelo, che gestisce personale sia a Roma che a Napoli che a Torino, e ciò ha dimostrato la bontà dei nostri processi anche su scala geografica». Una ricetta che punta a sposare la cultura ingegneristica e speculativa di un grande laboratorio con la capacità di fare una struttura industriale. Senza peraltro rinunciare ad aspetti propri della ricerca pura e applicata che ritroviamo ancora oggi in via Reiss Romoli.

 I Test Plant

Al centro delle attività del team ci sono i  Test Plant, ambienti che riproducono in tutto e per tutto quelli delle centrali telefoniche fisse e mobili “in produzione”. In questo contesto gli apparati vengono testati in una visione di rete, le cui singole componenti, devono essere viste come nodi su cui pesano altri apparati a monte e a valle e che mescolano uniformemente le logiche delle telecomunicazioni e dell’informatica.

«Per noi questo comporta anche un lavoro culturale molto intenso, una trasparenza informativa, la capacità di creare ambienti di verifica complessi, con apparati che vengono riconfigurati di continuo». Lo sforzo messo in atto dai responsabili dei vari laboratori e dai loro tecnici ha però avuto ottimi risultati. I Testing Labs hanno dato vita a una realtà che ricalca gli aspetti funzionali di un operatore, in cui i servizi di telecomunicazione vengono “provati” sotto diversi punti di vista (quello tecnologico, ma per esempio anche quello dell’usabilità). Ma al tempo stesso vengono anche inventati, implementati, gestiti da esperti che devono tener conto di ogni possibile risvolto e sono spesso costretti a inventarsi metodi e modalità che hanno un forte impatto sull’innovazione a 360 gradi dei processi.

«Gestire l’infrastruttura della rete dei Test Plant e dei differenti laboratori di TILab diventa allora fondamentale, oltre che una vera sfida sempre in bilico tra flessibilità e stabilità», dice Renato Oscar Valentini, collaboratore di Eynard per quanto concerne la gestione delle infrastrutture Ict e dei laboratori verticali specialistici.

 Energia e telelavoro

Tra le ricadute di cui lo staff guidato da Carlo Eynard e da vari responsabili – oltre quelli citati precedentemente troviamo Gianni Rossi e Paolo Vailati per i Test Plant, Francesco Guadagni per i collaudi sugli Access Gateway e sui terminali, e Umberto Ferrero per il Service Lab (unico del suo genere in Italia, che si occupa di usabilità e interfacce utente) – vanno particolarmente orgogliosi, ci sono gli aspetti dei consumi energetici e del telelavoro. Per le esigenze di condizionamento del Test Plant è stato messo a punto un sistema di raffreddamento ad aria esterna che rovescia i tradizionali schemi di ventilazione forzata e consente di risparmiare fino all’80% dell’energia impegnata in passato (non va dimenticato che, dopo le Fs, Telecom è il secondo più importante consumatore di corrente elettrica nazionale). Un sistema, quello messo a punto da TILab – come ci dice Valerio Bernasconi responsabile dei progetti in ambito energie alternative – che in questo momento viene applicato già in quattrocento centrali Telecom. Con le tecniche di telelavoro, il personale coinvolto nei Testing Lab è in grado di intervenire su molte fasi delle attività di test e controllo, non solo su quelle che prevedono semplicemente la connessione remota a un computer, ma anche in quelle più impegnative che comportano un intervento meccanico, come quelli dei bracci robotizzati utilizzati nei test di conformità e rischio elettromagnetico dei telefonini, per i quali sono stati messi a punto sistemi di controllo a distanza basati su telecomandi wireless analoghi a quelli della console Wii, come illustra Indro Francalanci responsabile del progetto.

La nuova “sapienza del fare” che il centro TILab ha coltivato nel suo recente passato assume una valenza specifica anche in un senso più propriamente di mercato. Un esempio concreto di questo valore è il Laboratorio Accreditato di Prove (LAP) guidato da Carlo Mogavero, che fornisce servizi di qualificazione e certificazione a clienti terzi, a livello nazionale. Anche qui una vocazione iniziale strettamente tecnologica si è oggi evoluta in direzione del networking e della qualità del servizio. Oggi il LAP è in grado di effettuare un’ampia gamma di servizi di verifica di conformità alle norme ed è registrato presso i principali enti di accreditamento di settore, inclusa la neocostituita Accredia. La tradizione ingegneristica e la creatività industriale torinese sembrano aver trovato una nuova casa a Telecom Italia Lab. Con molto meno avorio dentro.

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