antitrust – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Fri, 07 Sep 2018 13:57:49 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png antitrust – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 L’Ue dà l’ok all’acquisizione di Shazam da parte di Apple https://www.datamanager.it/2018/09/lue-da-lok-allacquisizione-di-shazam-da-parte-di-apple/ Fri, 07 Sep 2018 13:57:49 +0000 http://www.datamanager.it/?p=152987 L’Unione Europea ha ritenuto che l’acquisizione di Shazam da parte di Apple non mette a rischio la concorrenza in quanto le due aziende non offrono servizi che competono tra loro Lo scorso aprile la Commissione Ue ha avviato un’indagine in merito all’acquisizione di Shazam da parte di Apple per valutare l’impatto che questa avrebbe avuto […]

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L’Unione Europea ha ritenuto che l’acquisizione di Shazam da parte di Apple non mette a rischio la concorrenza in quanto le due aziende non offrono servizi che competono tra loro

Lo scorso aprile la Commissione Ue ha avviato un’indagine in merito all’acquisizione di Shazam da parte di Apple per valutare l’impatto che questa avrebbe avuto sul mercato musicale europeo. Il timore è che la Mela, magari bloccando l’accesso all’app appena acquistata, avrebbe potuto favorire la sua piattaforma Apple Music. A ciò si aggiunge il fatto che l’azienda di Cupertino con questa operazione ha ottenuto una considerevole mole di dati da utilizzare a scopo commerciale. L’indagine era partita dalla segnalazione di 7 Paesi (Italia, Austria, Francia, Islanda, Norvegia, Spagna e Svezia) ed è oggi arrivata alla sua fase conclusiva. L’Antitrust non ha riscontrato rischi per la concorrenza.

“Dopo un’approfondita analisi dei dati musicali e degli utenti, abbiamo trovato che la loro acquisizione da parte di Apple non ridurrà la concorrenza nel mercato della musica digitale in streaming”, ha dichiarato il commissario Ue alla Concorrenza Margrethe Vestager. Apple e Shazam “offrono principalmente servizi complementari che non competono tra loro”. Apple Music, che ha superato Spotify per numero di utenti negli USA, non può essere considerato un’alternativa a Shazam mentre quest’ultimo “ha un’importanza limitata come punto d’ingresso ai servizi di musica in streaming dei concorrenti di Apple”. La Vestager ha sottolineato che entrambe le aziende devono comunque rispettare il nuovo GDPR e che “i dati sono un elemento chiave nell’economia digitale, quindi dobbiamo rivedere attentamente le transazioni che portano all’acquisizione di importanti serie di dati, inclusi quelli potenzialmente sensibili dal punto di vista commerciale, per assicurare che non restringano la concorrenza”.

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Google: l’Ue gli impone multa record da 4,3 miliardi di dollari per Android https://www.datamanager.it/2018/07/google-lue-gli-impone-multa-record-da-43-miliardi-di-dollari-per-android/ Wed, 18 Jul 2018 16:59:09 +0000 http://www.datamanager.it/?p=151667 L’Unione Europea ha multato Google di 4,3 miliardi di euro per abuso di posizione dominante tramite Android. Big G ha tempo 90 giorni per mettersi in regola Alla fine l’Unione Europea ha voluto nuovamente fare di Google un esempio per chi abusa della propria posizione dominante in un mercato sfavorendo la concorrenza in modo illecito. […]

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L’Unione Europea ha multato Google di 4,3 miliardi di euro per abuso di posizione dominante tramite Android. Big G ha tempo 90 giorni per mettersi in regola

Alla fine l’Unione Europea ha voluto nuovamente fare di Google un esempio per chi abusa della propria posizione dominante in un mercato sfavorendo la concorrenza in modo illecito. Come molti prevedevano Bruxelles ha imposto a Big G una multa da 4,3 miliardi di euro, la più alta di sempre, per aver costretto i produttori di smartphone a preinstallare le sua app sui dispositivi che sfruttano Android come sistema operativo. Google avrebbe inoltre offerto incentivi alle aziende del settore mobile per far sì che i loro utenti utilizzassero solo il suo motore di ricerca. Il colosso di Mountain View ha ora 90 giorni di tempo per adeguarsi alle regole Ue altrimenti dovrà pagare una penale pari al 5% del fatturato di Alphabet, la holding che ne gestisce tutte le attività. Big G l’anno scorso era già stata multata di 2,4 miliardi di euro per abuso di posizione dominante tramite la sezione Shopping e ha poi deciso di fare ricorso.

“Android ha creato più scelta per tutti, non meno: un ecosistema fiorente, innovazione rapida e prezzi più bassi sono le caratteristiche classiche di una forte concorrenza. Faremo appello contro la decisione della Commissione”, ha detto un portavoce di Google dopo che Bloomberg ha rivelato la decisione dell’Ue. In lungo post il CEO della multinazionale statunitense, Sundar Pichai, ha sottolineato come la sanzione di Bruxelles potrebbe portare ad un profondo cambiamento della strategia commerciale legata al suo sistema operativo, che è anche il più diffuso al mondo. “Finora il business model di Android ha fatto sì che non abbiamo dovuto far pagare ai produttori di telefoni la nostra tecnologia – scrive Pichai – Ma siamo preoccupati che la decisione di oggi possa turbare l’equilibrio raggiunto con Android e che invii un segnale preoccupante a favore dei sistemi proprietari rispetto alle piattaforme aperte”, ha detto Pichai.

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Stop dell’Antitrust alle clausole di esclusiva dei radiotaxi a seguito della segnalazione di mytaxi Italia https://www.datamanager.it/2018/07/stop-dellantitrust-alle-clausole-di-esclusiva-dei-radiotaxi-a-seguito-della-segnalazione-di-mytaxi-italia/ Tue, 10 Jul 2018 17:00:58 +0000 http://www.datamanager.it/?p=151028 L’Antitrust conclude le istruttorie sulle clausole di esclusiva dei radiotaxi di Milano e Roma. Accertato che le clausole di esclusiva costituiscono reti di intese verticali restrittive della concorrenza, limitando la libertà di scelta di tassisti e la possibilità di usufruire di un servizio di qualità per i passeggeri L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato […]

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L’Antitrust conclude le istruttorie sulle clausole di esclusiva dei radiotaxi di Milano e Roma. Accertato che le clausole di esclusiva costituiscono reti di intese verticali restrittive della concorrenza, limitando la libertà di scelta di tassisti e la possibilità di usufruire di un servizio di qualità per i passeggeri

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato si è pronunciata in merito al mercato taxi, stabilendo che le clausole di esclusiva presenti nei regolamenti dei principali radiotaxi di Milano e Roma risultano restrittive della concorrenza. Si sono, infatti, conclusi i due procedimenti istruttori avviati dall’Antitrust a gennaio 2017, su segnalazione di mytaxi Italia, per analizzare le conseguenze sul settore dell’esclusiva imposta ai tassisti, che da ieri per l’Autorità costituisce “reti di intese verticali restrittive della concorrenza in violazione dell’articolo 101 del TFUE, nella misura in cui vincolano ciascun tassista a destinare tutta la propria capacità operativa, in termini di corse per turno, ad un singolo radiotaxi”. L’Autorità ha inoltre verificato che la presenza delle clausole di esclusiva non ha alcuna giustificazione di natura giuridica o economica.

“Siamo decisamente soddisfatti dell’esito pronunciato dall’Antitrust in merito alle clausole di esclusiva. Il provvedimento permetterà ai tassisti di scegliere liberamente con quali e quanti operatori lavorare e a tutti i nostri passeggeri di avere a disposizione una flotta taxi più ampia ed un servizio ancor più efficiente e di qualità. – commenta Barbara Covili, General Manager di mytaxi Italia – Operiamo in tutta Europa solo con tassisti con licenza e nel pieno rispetto delle leggi vigenti, innovando un settore storicamente tradizionale senza però stravolgerne le fondamenta. Le clausole di esclusiva limitavano le possibilità di scelta dei tassisti e la nostra segnalazione all’antitrust è nata proprio per rispondere a una esigenza fortemente sentita da tutti i tassisti, ovvero quella di poter lavorare con più operatori contemporaneamente, come già accade in altri paesi europei, come ad esempio la Germania.”

La decisione dell’Antitrust, in relazione ai radiotaxi di Roma e Milano, garantisce dunque a tutti gli operatori del settore, di poter sviluppare il loro business secondo le proprie potenzialità e il principio di leale concorrenza nel mercato, puntando anche ad una ottimizzazione del matching tra domanda e offerta. Ciò si traduce, infatti, per gli utenti del taxi, in una riduzione dei tempi di attesa e, di conseguenza, del costo della corsa, mentre, per i tassisti, nella possibilità di utilizzare diverse fonti di dispacciamento corse, aumentando il proprio lavoro e le proprie entrate.

“La portata storica della decisione dell’Antitrust avrà conseguenze nel settore taxi non solo in Italia ma anche all’estero”, aggiunge Andy Batty, Direttore Generale ad interim di mytaxi.  “mytaxi è, infatti, un’azienda innovativa basata su una app che opera su larga scala in tutta Europa, ma che, allo stesso tempo, rispetta le regole locali di ogni mercato in cui è presente, collaborando con clienti, tassisti e amministrazioni pubbliche per mantenere gli standard del servizio elevati e per garantire la migliore esperienza possibile a bordo di un taxi. La pronuncia dell’Antitrust ci permetterà di espandere ulteriormente i numerosi benefici apportati da mytaxi, come l’internazionalità, la facilità di utilizzo e la trasparenza del servizio, anche in nuove città italiane in cui siamo pronti a lanciare.”

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L’Antitrust indaga su Apple e Samsung per l’obsolescenza programmata https://www.datamanager.it/2018/01/lantitrust-indaga-apple-samsung-lobsolescenza-programmata/ Fri, 19 Jan 2018 11:12:45 +0000 http://www.datamanager.it/?p=139257 L’Antirust ritiene che Apple e Samsung potrebbero aver volutamente rallentato i propri dispositivi più vecchi per favorirne il ricambio La scoperta del rallentamento dei vecchi modelli di iPhone da parte di Apple per una presunta obsolescenza programmata ha fatto drizzare le orecchie all’Antitrust. L’agenzia che si occupa della tutela della concorrenza del mercato ha aperto […]

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L’Antirust ritiene che Apple e Samsung potrebbero aver volutamente rallentato i propri dispositivi più vecchi per favorirne il ricambio

La scoperta del rallentamento dei vecchi modelli di iPhone da parte di Apple per una presunta obsolescenza programmata ha fatto drizzare le orecchie all’Antitrust. L’agenzia che si occupa della tutela della concorrenza del mercato ha aperto un procedimento nei confronti delle sedi locali della multinazionale di Cupertino e di Samsung, che ha brevettato una nuova lega in magnesio per smartphone e wearable. Delle indagini si occupa il nucleo speciale Antitrust della Guardia di Finanza.

Secondo l’autorità, le due aziende “avrebbero posto in essere una generale politica commerciale volta a sfruttare le carenze di alcuni componenti per ridurre nel tempo le prestazioni dei propri prodotti e indurre i consumatori ad acquistare nuove versioni degli stessi”. Inoltre, Apple e Samsung avrebbero rilasciato aggiornamenti software “senza segnalare le possibili conseguenze dello stesso aggiornamento e senza fornire sufficienti informazioni per mantenere un adeguato livello di prestazioni di tali dispositivi, promossi ed acquistati per le loro specifiche ed elevate caratteristiche tecnologiche”.

Apple in questi giorni ha confermato che gli ultimi update di iOS influiscono sulle prestazioni dei modelli meno recenti di iPhone ma non per far sì che gli utenti acquistino un nuovo terminale ma per preservarne la batterie. Alla luce delle numerose class action avviate in tutto il mondo la Mela ha predisposto un programma di sostituzione di questo componente a prezzi ridotti e il CEO Tim Cook ha promesso che in futuro sarà l’utente a scegliere se ridurre le prestazioni del suo smartphone. Il numero uno di Cupertino ha comunque voluto sottolineare che l’azienda non lo raccomanda.

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L’Ue infligge a Google una multa record da 2,42 mld https://www.datamanager.it/2017/06/lue-infligge-google-multa-record-242-mld/ Tue, 27 Jun 2017 13:22:56 +0000 http://www.datamanager.it/?p=127578 Google è stata multata per aver favorito i suoi partner nella sezione Shopping e si dice pronta a fare ricorso Alla fine l’Unione Europea ha preso una decisione in merito alle accuse di abuso di posizione dominante nei confronti di Google. Bruxelles ha inflitto all’azienda di Mountain View una multa record da 2,42 miliardi di […]

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Google è stata multata per aver favorito i suoi partner nella sezione Shopping e si dice pronta a fare ricorso

Alla fine l’Unione Europea ha preso una decisione in merito alle accuse di abuso di posizione dominante nei confronti di Google. Bruxelles ha inflitto all’azienda di Mountain View una multa record da 2,42 miliardi di euro. Si tratta della sanzione più alta mai imposta dagli organi comunitari e molto superiore alle previsioni dei giorni scorsi. Ora Big G avrà 90 giorni di tempo per chiudere definitivamente la questione oppure si vedrà assegnare una nuova multa che potrebbe arrivare fino al 5% del fatturato giornaliero della holding Alphabet.

L’indagine della Commissione Ue ha portato alla conclusione che Google ha favorito i suoi partner all’interno della sezione Shopping del suo motore di ricerca mentre “il competitor messo maggiormente in risalto compare soltanto a pagina 4 dei risultati”. Ciò ha portato un danno economico importante in quanto le aziende che appaiano nella prima pagina guadagnano il 95% di tutti i click mentre quelle indicizzate nella seconda solamente l’1%. “Google ha abusato della sua posizione dominante sul mercato della ricerca per promuovere il suo servizio di comparazione dello shopping nei suoi risultati, declassando quelli dei suoi concorrenti. Quello che ha fatto è illegale per le regole antitrust”, ha chiarito il Commissario alla Concorrenza Margrethe Vestager. La gestione di Google ha “negato alle altre aziende la possibilità di competere sui loro meriti e di innovare”, e “più importante ancora ha negato ai consumatori Ue una scelta genuina di servizi”. L’entità della multa, ha poi sottolineato la Vestager, “tiene in considerazione la durata e la gravità dell’infrazione”.

“Non siamo rispettosamente d’accordo con le conclusioni annunciate oggi”, ha dichiarato Kent Walker, General Counsel di Google – Rivedremo la decisione della Commissione in dettaglio in quanto stiamo considerando di fare ricorso, e continueremo a perorare la nostra causa”. “Quando si fa shopping online, – ha continuato il manager di Mountain View – si vogliono trovare i prodotti che si stanno cercando in modo veloce e facile”.

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L’Ue prepara per Google una multa da 1 mld di dollari https://www.datamanager.it/2017/06/lue-prepara-google-multa-1-mld-dollari/ Tue, 20 Jun 2017 13:22:53 +0000 http://www.datamanager.it/?p=127089 Diverse fonti confermano che l’Unione Europea infliggerà a Google una multa da 1 miliardo di dollari per pratiche anti concorrenziali legate alle piattaforma Shopping Il mese scorso la Commissione Ue per la Concorrenza guidata da Margrethe Vestager avrebbe annunciato le sue decisioni in merito ai vari procedimenti aperti nei confronti di Google. Il Financial Times e vari […]

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Diverse fonti confermano che l’Unione Europea infliggerà a Google una multa da 1 miliardo di dollari per pratiche anti concorrenziali legate alle piattaforma Shopping

Il mese scorso la Commissione Ue per la Concorrenza guidata da Margrethe Vestager avrebbe annunciato le sue decisioni in merito ai vari procedimenti aperti nei confronti di Google. Il Financial Times e vari media confermano che Bruxelles ha intenzione di multare Big G di ben 1 miliardo di dollari per una gestione anti concorrenziale del servizio Shopping integrato nel suo motore di ricerca. Stando alle indagini dell’Ue, l’azienda di Mountain View non presenterebbe agli utenti i risultati più rilevati ma darebbe maggiore evidenza ai suoi partner relegando in fondo alla pagina i prodotti della concorrenza.

“Come d’abitudine, non commentiamo le indagini in corso, né forniamo informazioni sui tempi”, ha detto un portavoce della Commissione Ue commentando le indiscrezioni. L’azione dell’antitrust non si limiterebbe solamente alla multa ma potrebbe anche richiedere una modifica dei termini del servizio e non solo per la sezione Shopping. Google, che ha promesso di fare molto di più per combattere la propaganda terroristica online, potrebbe essere costretto a rivedere il funzionamento del suo motore di ricerca anche per i risultati relativi agli affari e in particolare per ciò che riguarda attività locali. Bisogna inoltre ricordare che la multa da 1 miliardo di dollari rappresenta la soglia minima ma l’Ue potrebbe anche scegliere di basare la sua sanzione sul fatturato globale di Alphabet, la holding che gestisce tutte le attività di Mountain View. In questo caso Google sarebbe costretta a pagare 9 miliardi di dollari, pari al 10% dei ricavi raccolti quest’anno.

Big G in questo momento è coinvolta in altri due procedimenti. Il primo riguarda le licenze di Android, che costringerebbero i produttori a preinstallare i suoi servizi sugli smartphone, mentre il secondo è legato alla gestione dei contratti pubblicitari. L’azienda di Mountain View avrebbe posto delle clausole per impedire ai suoi partner di pubblicare i loro annunci su piattaforme concorrenti.

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L’Antitrust Ue deciderà a breve sulla questione Google https://www.datamanager.it/2017/05/lantitrust-ue-decidera-breve-sulla-questione-google/ Tue, 23 May 2017 17:30:30 +0000 http://www.datamanager.it/?p=125386 L’Unione Europea è pronta ad annunciare la sua decisione in merito alle accuse di abuso di posizione dominante rivolte a Google Dopo anni di indagini e discussioni finalmente l’Unione Europea è pronta a chiudere le questioni in sospeso con Google. Attualmente l’Antitrust Ue ha aperti ben 3 diversi fascicoli riguardanti l’abuso di posizione dominante da […]

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L’Unione Europea è pronta ad annunciare la sua decisione in merito alle accuse di abuso di posizione dominante rivolte a Google

Dopo anni di indagini e discussioni finalmente l’Unione Europea è pronta a chiudere le questioni in sospeso con Google. Attualmente l’Antitrust Ue ha aperti ben 3 diversi fascicoli riguardanti l’abuso di posizione dominante da parte del colosso di Mountain View nel settore delle ricerche online e per quanto riguarda le licenze di Android. “Nei prossimi mesi prenderemo una decisione”, ha annunciato Tommaso Valletti, Chief Competition Economist a Bruxelles, in occasione di una conferenza organizzata dall’Università di Oxford.

Nello specifico l’Antitrust Ue ha aperto un’inchiesta in merito al comportamento di Google per quanto riguarda i servizi di acquisto comparativo presenti sul suo motore di ricerca. Lo scorso luglio i vertici comunitari hanno inviato due lettere di obiezione a Big G in cui sono state formalizzate le accuse. All’azienda di Mountain View viene contestato il fatto che nella sezione Shopping non vengano mostrati i risultati più pertinenti in relazione alle richieste degli utenti. Inoltre, Google avrebbe creato un sistema per limitare alle aziende la possibilità di proporre la loro pubblicità su piattaforme concorrenti.

Bruxelles inoltre ritiene che Google imponga ai produttori di smartphone Android di preinstallare i suoi servizi (Search, Chrome) anche attraverso significativi incentivi finanziari”. Questi inoltre sarebbero costretti a firmare un “anti-fragmentation agreement” che gli impedisce di vendere prodotti che sfruttino versioni modificate del suo sistema operativo.

Nel caso in cui Google fosse ritenuta colpevole la sanzione potrebbe essere pari al 10% del fatturato globale, che stando ai dati diffusi da Alphabet nel 2016 è stato superiore ai 90 miliardi di dollari.

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L’Agcm multa WhatsApp per la condivisione dati con Facebook https://www.datamanager.it/2017/05/lagcm-multa-whatsapp-la-condivisione-dati-facebook/ Fri, 12 May 2017 17:30:36 +0000 http://www.datamanager.it/?p=124797 WhatApp è stato multato dall’Antritrust  per aver costretto gli utenti ad accettare la condivisione dei dati con Facebook pena la sospensione del servizio Quando WhatsApp ha annunciato che avrebbe condiviso i propri dati con Facebook nonostante le iniziali smentite, in molti hanno storto il naso temendo per la loro privacy. Oggi l’Autorità Garante della Concorrenza […]

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WhatApp è stato multato dall’Antritrust  per aver costretto gli utenti ad accettare la condivisione dei dati con Facebook pena la sospensione del servizio

Quando WhatsApp ha annunciato che avrebbe condiviso i propri dati con Facebook nonostante le iniziali smentite, in molti hanno storto il naso temendo per la loro privacy. Oggi l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm) ha multato l’app per 3 milioni di euro proprio per quest’operazione. In particolare l’Antitrust contesta la scelta dell’azienda di suggerire all’utente che senza il consenso alla condivisione dei dati non avrebbe più potuto utilizzare il suo servizio.

L’Agcm sottolinea che WhatsApp ha indotto “ad accettare integralmente i nuovi Termini di Utilizzo, in particolare la condivisione dei propri dati con Facebook, facendo loro credere che sarebbe stato, altrimenti, impossibile proseguire nell’uso dell’applicazione”. A coloro che erano già suoi clienti prima del cambio delle policy ha invece offerto la possibilità di accettarne “parzialmente i contenuti, potendo decidere di non fornire l’assenso a condividere le informazioni del proprio account WhatsApp con Facebook e continuare, comunque, a utilizzare l’app”. Secondo l’Antitrust il servizio di messaggistica, che ha rafforzato la crittografia in ambito cloud, ha reso meno evidente la possibilità di negare il consenso alla condivisione di dati con Facebook e ha reso tecnicamente difficile questa operazione una volta accettati i termini del servizio.

L’Agcm ha inoltre aperto una seconda istruttoria riguardo una “presunta vessatorietà di alcune clausole” relative alle limitazioni di responsabilità dell’app considerate “molto ampie e generiche”. Nello specifico si parla della possibilità di interrompere il servizio “senza motivo e preavviso” o il diritto di WhatsApp a rescindere il contratto unilateralmente o introdurre modifiche sul costo del servizio senza motivarle.

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Google respinge le accuse dell’antitrust europeo https://www.datamanager.it/2016/11/google-respinge-le-accuse-dellantitrust-europeo/ Mon, 14 Nov 2016 19:00:04 +0000 http://www.datamanager.it/?p=113474 Per l’azienda non vi è dominanza di Android sul mercato, anzi la sua presenza aiuta la comunità di sviluppatori e open source Questa volta no, Google non ci sta. L’accusa della Commissione Europea circa i benefici che Big G otterrebbe da una posizione di dominanza sul mercato, sarebbe infondata ed estremamente deleteria per la comunità […]

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Per l’azienda non vi è dominanza di Android sul mercato, anzi la sua presenza aiuta la comunità di sviluppatori e open source

Questa volta no, Google non ci sta. L’accusa della Commissione Europea circa i benefici che Big G otterrebbe da una posizione di dominanza sul mercato, sarebbe infondata ed estremamente deleteria per la comunità di sviluppatori legati ad Android e tutto ciò che circonda il panorama dell’open source. La risposta di Mountain View arriva forse tardi rispetto all’avvio delle indagini della UE ad aprile, per capire se e in che modo il sistema operativo mobile proprietario metta in pratica azioni per sfavorire la concorrenza e guadagnare utenti sui propri servizi. In primavera, le discussioni dell’organo continentale erano scaturite nello Statement of Objections, un documento in cui l’unione spiegava i motivi secondo i quali Google impatta in maniera decisiva sui modelli competitivi del mercato.

Cosa succede

In verità Big G aveva già, a tempo debito, risposto alle accuse, ma nelle ultime ore è tornata alla carica dimostrando, con i suoi fatti, che parlare di dominio di Android e G Apps non sarebbe corretto in un contesto che si trasforma molto rapidamente. Secondo la Commissione Europea, le applicazioni made by Google non dovrebbero far parte di un’unica suite ma distribuite singolarmente sul Play Store, per favorire la libera scelta dell’utente. L’appunto si basa sull’ipotesi che Apple e Microsoft si comportino in maniera diversa. Ovviamente nulla di più falso: entrambi propongo, di default, applicazioni e piattaforme che servono a gestire servizi basilari, come il web browsing e le email, permettendo poi che siano gli utilizzatori a scaricarne delle altre dai relativi store. Ammettere, come fa la UE, che Google non sia in competizione con il resto del mercato, e che dovrebbe dunque ragionare come se fosse l’unico soggetto attivo in ambito mobile, è alquanto difficile se non impossibile. Secondo Google, lavorare a stretto contatto con gli sviluppatori permette alle app di terze parti di raggiungere un pubblico più ampio e, al contempo, assicura al movimento open-source la forza necessaria per mantenersi indipendente ma anche raggiungibile attraverso sistemi globali. Fermare questo processo sarebbe un rischio non solo per le tasche del robottino verde ma per migliaia di developer e appassionati.

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Google e le accuse su Shopping: “Sono infondate” https://www.datamanager.it/2016/11/google-le-accuse-shopping-infondate/ Fri, 04 Nov 2016 10:45:00 +0000 http://www.datamanager.it/?p=112842 Google ha risposto alle accuse dell’Ue in merito ai favoritismi all’interno di Shopping: “Il successo di Amazon dimostra che non c’è abuso” Google e l’Unione Europea sono ormai ai ferri corti da diversi anni. Il motivo del contendere è la posizione dominante sul mercato continentale da parte dell’azienda di Mountain View, che in più occasioni […]

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Google ha risposto alle accuse dell’Ue in merito ai favoritismi all’interno di Shopping: “Il successo di Amazon dimostra che non c’è abuso”

Google e l’Unione Europea sono ormai ai ferri corti da diversi anni. Il motivo del contendere è la posizione dominante sul mercato continentale da parte dell’azienda di Mountain View, che in più occasioni è stata accusata di abusarne. Oggi Big G ha voluto rispondere direttamente alle accuse dell’Ue tramite un post sul suo blog ufficiale firmato da Kent Walker, senior Vice President & General Counsel. Nello specifico, Google è accusata di favorire alcune aziende nella sezione Shopping del motore di ricerca ma sono state aperte altre indagini anche in merito ad AdSense e Android.

“Riteniamo che le accuse siano sbagliate, dal punto di vista dei fatti, legale ed economico”, scrive Walker. Google ritiene che l’Ue ha “omesso di prendere in considerazione il significato concorrenziale di aziende come Amazon e le dinamiche più ampie dello shopping online”. Bruxelles infatti ritiene che Shopping, una piattaforma che compara prodotti e prezzi, non sia assimilabile a servizi di e-commerce come eBay o Amazon, che come sottolinea Big G è al primo posto in ogni ricerca. Per quanto riguarda le accuse su AdSense, Walker sottolinea che le modifiche agli annunci pubblicitari servano a migliorarne la qualità per utenti e rivenditori. “Non siamo mai scesi a compromessi con la qualità o la rilevanza delle informazioni che abbiamo mostrato; al contrario, le abbiamo migliorate. Questo non significa ‘favorire’ – significa ascoltare i nostri clienti”, scrive Walker. Molto presto Google potrebbe inoltre rilasciare una dichiarazione ufficiale in merito all’indagine per abuso di posizione dominante aperta per Android. Nel caso in cui venga ritenuta colpevole, l’azienda di Mountain View potrebbe subire una multa pari a buona parte del suo fatturato nel Vecchio Continente.

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