CERN – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Wed, 21 Feb 2018 08:38:12 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png CERN – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Partita al CERN di Ginevra la 2° edizione del progetto “Innovation for Change” https://www.datamanager.it/2017/02/partita-al-cern-ginevra-la-2-edizione-del-progetto-innovation-for-change/ Thu, 02 Feb 2017 13:50:30 +0000 http://www.datamanager.it/?p=118369 50 giovani applicheranno tecnologie avanzate per dar vita a aziende innovative e rispondere a problemi di  interesse sociale sul tema “cibo e salute” Dopo il successo dello scorso anno, ha preso avvio presso il CERN di Ginevra la nuova edizione del progetto “Innovation for Change”, promosso dalla Scuola di Alta Formazione al Management di Torino, […]

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50 giovani applicheranno tecnologie avanzate per dar vita a aziende innovative e rispondere a problemi di  interesse sociale sul tema “cibo e salute”

Dopo il successo dello scorso anno, ha preso avvio presso il CERN di Ginevra la nuova edizione del progetto “Innovation for Change”, promosso dalla Scuola di Alta Formazione al Management di Torino, dal Politecnico di Torino e da Ideasquare, un centro specializzato di innovazione sperimentale che fa parte del Conseil Européen pour la Recherche Nucléaire (CERN).

Il progetto coinvolge 50 giovani studenti MBA di SAFM e dottorandi del Politecnico, con una formazione di tipo scientifico-ingegneristico, che nel corso dei prossimi cinque mesi lavoreranno a Ginevra e a Torino, suddivisi in diversi gruppi ma uniti dal medesimo obiettivo: applicare le più avanzate tecnologie per contribuire a risolvere problemi di interesse sociale, in particolare intorno al tema “cibo e salute”.

Dal lavoro dei prossimi mesi nasceranno 8 idee di impresa, ognuna capace di competere sul mercato, attraverso l’offerta di prodotti o servizi innovativi pensati per rispondere alle cosiddette societal challenges nel quadro delle esigenze di gruppi industriali e istituzioni internazionali. Gli studenti saranno supportati dagli Alumni della SAFM che sono diventati imprenditori o lavorano in grandi gruppi industriali, oltre che da ricercatori del CERN e del Politecnico di Torino alla scoperta di strumenti e di soluzioni tecnologiche avanzate, ma già ampiamente utilizzabili e testate, fino ad arrivare alla realizzazione di prototipi pronti per la successiva fase di sviluppo per il mercato.

Il progetto si avvale anche della collaborazione di alcune istituzioni e aziende, che hanno indicato agli studenti le sfide su cui concentrare gli sforzi per trovare soluzioni praticabili: il Ministero italiano dello Sviluppo Economico, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, Associazione Italiana Ulcere Cutanee, Casillo Group, ENEL, ENI e Humanitas.

Al termine del progetto, che proseguirà fino mese di giugno, gli studenti avranno la possibilità di presentare il frutto del loro lavoro a una platea di aziende e investitori, nel corso di un incontro pubblico a Torino, a cui prenderanno parte anche i vertici delle istituzioni fondatrici.

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La Cina costruirà il più potente acceleratore di particelle al mondo https://www.datamanager.it/2015/11/la-cina-costruira-il-piu-potente-acceleratore-di-particelle-al-mondo/ Mon, 02 Nov 2015 19:30:23 +0000 http://www.datamanager.it/?p=87341 Sette volte più potente della controparte di Ginevra, vedrà la luce nel 2020 dopo quattro anni di lavoro nel sottosuolo Il passatempo di far collidere una serie di particelle a velocità quasi inimmaginabili può diventare pericoloso ma estremamente utile per comprendere da dove viene e dove va l’Universo. Sarà per questo che la Cina ha […]

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Sette volte più potente della controparte di Ginevra, vedrà la luce nel 2020 dopo quattro anni di lavoro nel sottosuolo

Il passatempo di far collidere una serie di particelle a velocità quasi inimmaginabili può diventare pericoloso ma estremamente utile per comprendere da dove viene e dove va l’Universo. Sarà per questo che la Cina ha in mente di realizzare una nuova generazione di acceleratore di particelle, il doppio in dimensioni e sette volte più potente di quello del Cern di Ginevra. I lavori partiranno nel 2020, secondo fonti cinesi, e il progetto si conoscerà entro la fine del 2016, quando verrà svelato il disegno del dispositivo che si pone come avanguardia nello studio scientifico della vita. L’attrezzatura in Oriente sarà in grado di generare milioni di particelle del bosone di Higgs, un numero decisamente maggiore di ciò che può fare il Large Hadron Collider svizzero.

Oltre il limite

Wang Yifang, direttore dell’Institute of High Energy Physics della China Academy of Sciences, ha spiegato che sarà Qinhuangdao, una città portuale a nord-est di Pechino dove è cominciata la costruzione della Grande Muraglia, che ospiterà l’acceleratore, viste le favorevoli condizioni geologiche. “Il Large Hadron Collider sta rapidamente raggiungendo il limite del livello di energia – ha spiegato Wang a China Daily – e non sembra possibile avanzare ulteriormente al livello attuale. La nostra sarà una macchina per il mondo, non solo per gli sviluppi della ricerca in Cina”.

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Gea Scancarello: «Mi fido di te» https://www.datamanager.it/2015/06/gea-scancarello-mi-fido-di-te/ Tue, 23 Jun 2015 14:16:33 +0000 http://www.datamanager.it/?p=76374 Sharing economy, la rivoluzione possibile che parte da ciascuno di noi Tra le dieci idee che cambieranno il mondo secondo il Time, la sharing economy rappresenta il terreno di sperimentazione di nuovi modelli che caratterizzeranno nel futuro il modo in cui scambieremo prodotti, servizi e conoscenza. Entro il 2050, per Jeremy Rifkin, la sharing economy […]

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Sharing economy, la rivoluzione possibile che parte da ciascuno di noi

Tra le dieci idee che cambieranno il mondo secondo il Time, la sharing economy rappresenta il terreno di sperimentazione di nuovi modelli che caratterizzeranno nel futuro il modo in cui scambieremo prodotti, servizi e conoscenza. Entro il 2050, per Jeremy Rifkin, la sharing economy diventerà il principale arbitro della vita economica. E lavorare insieme sarà anche l’unica via per raggiungere quei risultati che business e politica non sono più in grado di raggiungere separatamente, con tutto quello che significa. La strategia della condivisione attraversa tutti i settori industriali, scompagina i paradigmi sociali e ridisegna le organizzazioni. Ci sono piattaforme per il riuso, per viaggiare, alloggiare, mangiare e dormire gratis o a costi dimezzati. Bike sharing, car sharing, co-working, co-housing sono espressioni ormai entrate nell’uso comune. Ma la sharing economy è qualcosa di più dell’economia del noleggio. Crowdsourcing e crowdfunding capovolgono i rapporti di forza alla base della piramide. La collaboration è un modo per ottimizzare risorse aziendali, moltiplicare tempo e spazio, e affrontare sfide che sembravano impossibili. Di recente, il regista Peter Bogdanovich ha lanciato l’appello per portare a termine l’incompiuto “The Other Side of the Wind”, del maestro Orson Welles. E il CERN di Ginevra e la Stazione Spaziale Internazionale rappresentano già adesso un modello virtuoso di cooperazione al quale anche la Comunità europea dovrebbe ispirarsi per definire le nuove politiche della crescita e dell’immigrazione. Perfino la smart city si nutre di collaborazione e Milano è stata tra le prime amministrazioni locali ad approvare una delibera specifica sulla sharing economy. Le sfide globali, se ben gestite, possono determinare lo sviluppo di importanti processi di innovazione in grado di portare benessere e crescita economica diffusa.


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Se il co-working rende i lavoratori più felici, meno soli e più fiduciosi, l’economia della collaborazione – forse – può trasformare un esercito di consumatori sempre più agguerriti, in una comunità globale più consapevole, libera di scegliere e meno schiava della competizione sui beni esclusivi. Sotto l’ombrello della sharing economy ci sono fenomeni diversi, ma non si tratta di un’idea per fricchettoni, geek e loser. Da New York a San Francisco, da Milano a Berlino, la forma del baratto 2.0. è un modello che funziona e permette di risparmiare risorse che possono essere investite in modo diverso, liberando energie nuove e creatività. Se ne sono accorti anche i big del settore finanziario, i gruppi immobiliari, le catene commerciali e gli operatori del trasporto. Non a caso, l’agenzia internazionale di certificazione e consulenza Price Waterhouse Cooper ha stimato che l’economia collaborativa e della condivisione ha prodotto fino al 2013 un giro d’affari di 15 miliardi di dollari ed è in crescita continua a doppia cifra. Si può iniziare dal pane per capire che il miracolo della condivisione nasce dalle piccole cose e comprendere che si può rinunciare a qualcosa per avere molto in cambio. In fondo, è questa l’idea che anima il blog Pane e sharing e che ha ispirato il libro Mi fido di Te (Chiarelettere, aprile 2015) di Gea Scancarello, giornalista e cacciatrice di storie fuori e dentro la Rete. Secondo l’autrice, siamo al tramonto di un’era. Finito il mito del “self love” o del “self-interest” come driver del comportamento economico, ci troviamo all’inizio di una nuova epoca, forse un po’ corsara, in cui la visione supera il capitale, la reputazione è la chiave di accesso, la conoscenza è la moneta di scambio e la community è qualcosa di più della somma delle singole parti. «Una rivoluzione possibile, per vivere meglio e che parte da noi stessi» – spiega Gea Scancarello. Si può viaggiare in giro per il mondo, svegliarsi in casa di sconosciuti, organizzare un trasloco e trasformarlo in un happening sotto casa e avere amici in tutto il mondo. L’esperienza quotidiana della vita di ciascuno si può spalancare a un universo di opportunità. C’è un mondo bloccato dalla crisi e un mondo nuovo che avanza. Basta guardare altrove e fidarsi. E questo libro lo racconta.

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#sharingeconomy Tra le dieci idee che cambieranno il mondo @geascanca @chiarelettere
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Data Manager: Economia della condivisione, strumenti nuovi per un’idea antica. Così salveremo il mondo?

Gea Scancarello: Sarebbe bello se fosse davvero così. La sharing economy nasce da un insieme di fattori: la cultura dello scambio, che può essere rintracciata anche in un passato remoto, la Rete, la pervasività degli strumenti di comunicazione e non da ultimo una sensibilità nuova, complice anche gli anni della crisi, rispetto agli oggetti di consumo e il loro impatto sull’ambiente nel quale viviamo. L’intreccio di questi fattori ha abilitato una serie di nuovi modelli, anche molto diversi tra loro, che creano una serie di relazioni tra le persone che non sono solo di natura economica ma sostanzialmente umane.

Vuoi dire che se da un lato la tecnologia ci rende isole, la possibilità di infiniti collegamenti ci rende parte di un solo arcipelago?

È questo il significato del nuovo sistema della condivisione. Le piattaforme tecnologiche che ci hanno dato una seconda vita virtuale, riportano al reale sia per scambiarci libri, consumare pasti, condividere case e pezzi di viaggio. E questo crea un tessuto sociale nuovo fondato non su vincoli tradizionali, ma su relazioni anche a distanza, tra persone che non si conoscono, alimentando una fiducia generalizzata basata sui comportamenti positivi. La condivisione abbassa la competizione sui beni esclusivi e permette di moltiplicare occasioni di relazione con le persone.


#sharingeconomy “Mi fido di Te”. Ma di chi o cosa possiamo fidarci? @geascanca @chiarelettere
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Di chi o cosa possiamo fidarci?

Non esiste un algoritmo in grado di metterci al riparo completamente. Io mi fido della capacità e del bisogno, che ciascuno di noi ha, di aprirsi, affidarsi agli altri e costruire rapporti. Se alcune teorie economiche hanno messo alla base l’interesse egoistico, allora io credo che puntare sull’interesse diffuso possa essere una strada nuova da seguire.

La fiducia è la chiave di volta?

Esatto, ma non è una scommessa. Fidarsi è più un atto di “fede” che richiede coraggio. Lo stesso coraggio che ci vuole per credere che un’idea funzionerà. La fiducia è circolare e a sua volta genera fiducia, trasforma la paura in una scoperta, cambia il limite in possibilità. E la tecnologia e il sistema di social rating ci aiutano a non fidarci delle persone sbagliate.

Tu di chi o cosa ti fidi?

Io sono aperta alle nuove scoperte. Mi fido del cambiamento. E della capacità che ciascuno di noi ha di adattarsi alle situazioni nuove. Ci vuole un po’ di esercizio e bisogna fare lo sforzo di uscire dalla personale comfort zone.


#sharingeconomy «La fiducia è la chiave di volta» @geascanca @chiarelettere
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Le donne sono più attente alla condivisione e si fidano di più?

Forse, le donne sono meno pigre e si adattano più facilmente ai cambiamenti. E in fondo, nella definizione stessa di “condivisione” è insita una “cura” che appartiene di più all’universo femminile. Ma all’interno di una gamma vasta di fenomeni che vanno dal recupero del cibo a Uber, il fattore della condivisione diventa un asset per immettere nel sistema energie nuove. Queste energie si traducono in un vantaggio condiviso per una platea sempre più ampia di persone, e alla fine diventano rete sociale di salvaguardia.

La sharing economy è abilitata dall’ICT. Senza, sarebbe solo una forma di baratto. Che cosa cambia?

La tecnologia permette di avvicinare le persone e lo scambio di dati permette di scoprire nuove forme di relazione pervasive, globali e in tempo reale. I dati ci pongono il problema di come si proteggono queste informazioni che parlano di noi e tracciano il profilo delle nostre abitudini.

Si può condividere tutto?

Esperienze, oggetti, luoghi. Forse anche le persone. Si può condividere tutto o quasi tutto. La difficoltà è rendere le cose facili. La differenza tra l’Italia e altri paesi è che queste forme alternative restano a livello di sperimentazione. Manca un sistema di capitali di investimento in grado di sostenere adeguatamente le startup fino all’exit di successo. Ci sono piattaforme social che consentono la condivisione del cibo come Food Share e in Italia, S-Cambia Cibo. Si tratta di esperienze che permettono non solo di avvicinare le persone ma di far crescere la cultura della lotta agli sprechi alimentari.


#sharingeconomy Si può condividere tutto o quasi @geascanca @chiarelettere
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Qual è la lezione più importate che hai imparato?

Da giornalista, ho imparato che là fuori c’è un mondo nuovo che aspetta di essere raccontato. La sharing economy è un modello di business concreto che nei prossimi anni potrà valere da uno a nove punti di PIL. La circolazione dei beni materiali, delle idee e dell’intelligenza delle persone crea risultati migliori. Per vincere insieme – però – non dobbiamo lasciarci condizionare dalla paura.

La condivisione si fonda sulla reciprocità, sulla fiducia, sulla relazione. Lo scambio di mercato si basa sull’interesse egoistico. Si tratta di due mondi che possono dialogare?

Nessuna divisione dogmatica. La sharing economy non è collettivismo. Anche se i vantaggi sono distribuiti a tutti in modo diverso. Basta pensare a Uber. Non c’è Karl Marx da una parte e Adam Smith dall’altra. Non ci sono formule magiche. I soldi fanno girare il mondo. Ma si può decidere di fare soldi in modo migliore, per sé e per gli altri. La sharing economy è una grande opportunità di crescita per le persone e le aziende, ma ha bisogno di impegno e di regole.

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Nuovo record di energia prodotta per il CERN https://www.datamanager.it/2015/06/nuovo-record-di-energia-prodotta-per-il-cern/ Wed, 03 Jun 2015 17:29:29 +0000 http://www.datamanager.it/?p=75767 Il Large Hadron Collider (Lhc) del CERN ha ripreso a lavorare a pieno ritmo e ha prodotto l’energia record di 13 teraelettronvolt Il giorno in cui i misteri dell’antimateria saranno svelati si fa sempre più vicino. Dopo i test con solo due fasci di protoni effettuati due settimane fa, oggi 3 giugno alle 10:40 il Large Hadron Collider […]

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Il Large Hadron Collider (Lhc) del CERN ha ripreso a lavorare a pieno ritmo e ha prodotto l’energia record di 13 teraelettronvolt

Il giorno in cui i misteri dell’antimateria saranno svelati si fa sempre più vicino. Dopo i test con solo due fasci di protoni effettuati due settimane fa, oggi 3 giugno alle 10:40 il Large Hadron Collider (Lhc) del CERN è riuscito ad accelerare migliaia di raggi di particelle subatomiche con un’energia di 13 teraelettronvolt (TeV), pari a 13mila miliardi di elettronvolt e più di 1 miliardo di collisioni al secondo. “È un passo storico per la fisica e la tecnologia”, ha commentato la fisica Fabiola Gianotti che fra non molto dirigerà la struttura svizzera.

“Le collisioni che abbiamo visto oggi indicano che il lavoro fatto nei passati due anni per preparare e migliorare il nostro acceleratore hanno avuto successo e segnano l’inizio di una nuova era per l’esplorazione dei segreti della natura”, ha dichiarato Tiziano Camporesi, portavoce per l’esperimento CMS. I nuovi studi del CERN permetteranno di trovare nuove conferme della validità del Modello Standard che spiega la struttura dell’Universo e soprattutto consentirà di scoprire di cosa è composta la materia oscura e perché è così rara.

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CERN: potenza record per svelare i segreti dell’antimateria https://www.datamanager.it/2015/05/cern-potenza-record-per-svelare-i-segreti-dellantimateria/ Fri, 22 May 2015 12:18:46 +0000 http://www.datamanager.it/?p=75311 Il Large Hadron Collider del CERN ha generato il doppio dell’energia utilizzata per la scoperta del Bosone di Higgs I due anni di riposo sembrano aver fatto bene al Large Hadron Collider (Lhc) del CERN. Nella notte tra il 20 e il 21 maggio il super-acceleratore di particelle ha generato una potenza doppia a quella necessaria […]

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Il Large Hadron Collider del CERN ha generato il doppio dell’energia utilizzata per la scoperta del Bosone di Higgs

I due anni di riposo sembrano aver fatto bene al Large Hadron Collider (Lhc) del CERN. Nella notte tra il 20 e il 21 maggio il super-acceleratore di particelle ha generato una potenza doppia a quella necessaria per la scoperta del Bosone di Higgs. I due fasci di protoni sono stati accelerati fino a 6,5 TeV ciascuno e hanno generato ben 13 TeV, ovvero 13mila miliardi di elettrovolt. Questa enorme mole di energia permetterà di scoprire la presenza o meno di nuove dimensioni e i segreti della materia oscura, di cui la struttura svizzera è riuscita a riprodurre una piccolissima parte.

Per gli scienziati si tratta di una buonissima notizia, in quanto si è trattato solo di un test di funzionamento in vista degli esperimenti in programma a giugno. In quell’occasione l’Lhc accelererà non due ma 2.800 fasci di elettroni e saranno in piena attività i 4 esperimenti in corso al CERN, che vedono una grande partecipazione italiana. CMS e LHCB sono coordinati rispettivamente da Tiziano Camporesi e Paolo Giubellino mentre Anna di Ciaccio è responsabile nazionale per ATLAS. Inoltre, a partire dal 1° gennaio la fisica Fabiola Gianotti, che ha contribuito alla scoperta del Bosone di Higgs, diventerà la prima donna a dirigere il CERN.

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Sesame: il CERN mediorientale mette d’accordo arabi e Israele https://www.datamanager.it/2015/05/sesame-il-cern-mediorientale-mette-daccordo-arabi-e-israele/ Thu, 07 May 2015 10:58:38 +0000 http://www.datamanager.it/?p=74422 Nel 2016 l’acceleratore di particelle Sesame diverrà operativo. Il CERN del Medio Oriente unisce Iran, Israele e ANP Da decenni Israele è in conflitto con i suoi vicini arabi ma in nome della scienza può esserci pace. Ieri presso l’università La Sapienza di Roma è stato presentato Sesame (Synchrotron-light for Experimental Science and Applications in […]

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Nel 2016 l’acceleratore di particelle Sesame diverrà operativo. Il CERN del Medio Oriente unisce Iran, Israele e ANP

Da decenni Israele è in conflitto con i suoi vicini arabi ma in nome della scienza può esserci pace. Ieri presso l’università La Sapienza di Roma è stato presentato Sesame (Synchrotron-light for Experimental Science and Applications in the Middle East) un acceleratore di particelle realizzato dalla collaborazione fra Israele, Iran, l’autorità palestinese e molti altri paesi. Il super microscopio, che entrerà in funzione nel 2016, è già stato ribattezzato il CERN del Medio Oriente.

Sesame: la scienza che lavora per la pace

Sesame è in corso di costruzione nei pressi di Amman, in Giordania. Il sincrotrone, così viene definito questo tipo di struttura, permette di accelerare gli elettroni fino a raggiungere velocità prossime a quelle della luce e di studiare strutture infinitamente piccole come le cellule o i nanomateriali. Al progetto, che è nato sotto il patrocinato dell’Unesco, partecipano: Israele, Iran, l’Autorità Nazionale Palestinese, Bahrain, Cipro, Egitto, Giordania, Pakistan, Turchia, Italia, Francia, Spagna, Brasile, Cina, Germania, Grecia, Giappone, Kuwait, Russia, Svezia, Svizzera, Stati Uniti e Regno Unito.

Proprio il nostro Paese avrà un ruolo di primo piano nella realizzazione di Sesame. Miur, Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn), La Sapienza di Roma e la città della Scienza di Napoli finanzieranno la struttura con 5 milioni di euro e il suo direttore scientifico sarà il ricercatore italiano, Giorgio Paolucci. “Sesame è un’organizzazione scientifica al servizio della pace”, ha dichiarato il presidente di Sesame e docente presso l’Università di Oxford, Chris Llewellyn Smith.

Nel frattempo, il CERN di Losanna ha ripreso le sue attività dopo 2 anni di riposo. Il prossimo obiettivo dell’acceleratore di particelle svizzero sarà quello di scoprire i segreti dell’antimateria.

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Il Large Hadron Collider del CERN torna operativo https://www.datamanager.it/2015/03/il-large-hadron-collider-del-cern-torna-operativo/ Fri, 13 Mar 2015 14:15:54 +0000 http://www.datamanager.it/?p=71407 Dopo due anni di ricarica, l’acceleratore di particelle del CERN (Large Hadron Collider) tornerà in funzione per scoprire i misteri della materia oscura Dopo due anni passati a ricaricarsi, il Large Hadron Collider del CERN di Ginevra, supervisionato dalla scienziata italiana Fabiola Gianotti, tornerà presto in funzione. Durante questa pausa, il più grande acceleratore di […]

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Dopo due anni di ricarica, l’acceleratore di particelle del CERN (Large Hadron Collider) tornerà in funzione per scoprire i misteri della materia oscura

Dopo due anni passati a ricaricarsi, il Large Hadron Collider del CERN di Ginevra, supervisionato dalla scienziata italiana Fabiola Gianotti, tornerà presto in funzione. Durante questa pausa, il più grande acceleratore di particelle al mondo ha raccolto il doppio dell’energia rispetto a quella utilizzata per scoprire il famoso bosone di Higgs. Il LHC permetterà di aumentare la velocità di protoni e ioni pesanti fino al 99,9999991% della velocità della luce e successivamente di farli scontrare tra loro per produrre un’energia nel centro di massa pari a 8 teraelettronvolt. Nei primi giorni dal suo riavvio, la tecnologia del CERN potrebbe addirittura raggiungere una potenza di 14 teraelettronvolt, considerato il limite massimo sopportabile dal sistema.

Il Large Hadron Collider è costruito all’interno di un tunnel sotterraneo lungo 27 chilometri a 100 metri di profondità di media. Dopo essere riusciti a creare una piccolissima porzione di antimateria, il prossimo obiettivo degli scienziati del CERN è quello di scoprire i segreti della materia oscura, che secondo gli astronomi potrebbe funzionare come “scudo protettivo” per un particolare tipo di galassie.

“Stiamo cercando di scoprire come funziona l’Universo e ogni volta che aumenta l’energia del LHC possiamo sondare quello che è successo più indietro nel tempo, più vicino all’inizio dell’Universo, in modo da poter trovare la risposta alle più profonde domande”, ha dichiarato John Ellis, professore di fisica del King College di Londra.

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Il CERN migliora l’accesso in tempo reale ai dati scientifici grazie a Software AG https://www.datamanager.it/2015/01/cern-migliora-laccesso-in-reale-dati-scientifici-grazie-software-ag/ Thu, 08 Jan 2015 16:15:49 +0000 http://www.datamanager.it/?p=67547 La soluzione Terracotta BigMemory di Software AG è utilizzata dagli ingegneri per monitorare i sistemi di supporto del Large Hadron Collider e garantirne una continua disponibilità Presso il CERN, l’Organizzazione Europea per la Ricerca Nucleare, fisici ed ingegneri si stanno preparando per continuare le attività di ricerca, già dall’inizio del 2015, con un migliore programma […]

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La soluzione Terracotta BigMemory di Software AG è utilizzata dagli ingegneri per monitorare i sistemi di supporto del Large Hadron Collider e garantirne una continua disponibilità

Presso il CERN, l’Organizzazione Europea per la Ricerca Nucleare, fisici ed ingegneri si stanno preparando per continuare le attività di ricerca, già dall’inizio del 2015, con un migliore programma per la manutenzione e l’aggiornamento che consenta al Large Hadron Collider (LHC) di operare a quasi il doppio dell’energia. Questo permetterà ai ricercatori di aprire un nuovo capitolo in termini di sostenibilità universale e di ampliare le conoscenze sulle leggi fondamentali della natura. Software AG ha rivelato come BigMemory, la propria soluzione software per la gestione dei dati in-memory, abbia contribuito a fornire massima disponibilità dei sistemi di supporto, a partire dal lancio della Control and Monitoring Platform (C2MON). C2MON fornisce informazioni in tempo reale riguardanti i sistemi di supporto multipli che mantengono un ambiente operativo ottimale per la struttura LHC.

Terracotta BigMemory aiuta gli ingegneri a raccogliere, analizzare e agire sui dati dei sensori

Il CERN deve garantire che nulla comprometta l’efficacia del LHC, monitorando il flusso continuo di enormi quantità di dati prodotti da oltre 94,000 sensori che creano al giorno più di 1,5 milioni di eventi non ridondanti. Utilizzando la piattaforma Terracotta di In-Memory Data Management di Software AG, insieme a BigMemory, gli ingegneri e gli operatori possono ricevere, analizzare ed agire in tempo reale sui dati dei sensori. Tutto ciò che riguarda l’alimentazione elettrica, i livelli della temperatura, lo status della tenuta, i sistemi di ventilazione e molti altri sistemi chiave, viene continuamente monitorato per sostenere una percentuale di disponibilità di C2MON pari al 99.99984% (vale a dire, meno di un secondo di inattività alla settimana).

Software AG fornisce visibilità completa all’interno dei sistemi del CERN

Matthias Bräger, Software Engineer, ha dichiarato: “Al CERN, c’è poco spazio per l’errore e la disponibilità del sistema è un fattore critico che può determinare il successo o il fallimento. Fornire agli ingegneri e ai tecnici informazioni aggiornate, in tempo reale e senza interruzioni significa che se e quando si verifica la più piccola deviazione, sono in grado di intervenire immediatamente evitando conseguenze indesiderate”.

L’impatto positivo del CERN sulla società

La ricerca scientifica che verrà fornita dal CERN e il conseguente impatto sulla vita di milioni di persone saranno di un valore inestimabile. Gli esperimenti di fisica sulle particelle hanno fornito una serie di passi avanti nell’ambito medico e industriale tra cui: nella cura del cancro, nell’imaging medicale e industriale, nel trattamento con radiazioni e nei dispositivi elettronici. Ogni anno milioni di persone richiedono diagnosi che vengono effettuate con radiofarmaci, utilizzati per un numero sempre maggiore di patologie mediche. Un esempio noto è il Positron Emission Tomography, ovvero lo scanner per la PET, che fu sviluppato negli anni ’70 dal CERN in collaborazione con il Geneva Cantonal Hospital.

Software AG aiuta il CERN ad operare minimizzando le inattività

Philippe La Fornara, COO di Software AG per il Sud Est Europa & Latam: “Oltre alle alte prestazioni, BigMemory fornisce il failover automatico per C2MON e la possibilità di integrare aggiornamenti e miglioramenti di sistema senza interrompere l’operazione di monitoraggio. Questo garantisce ad ingegneri e tecnici la possibilità di effettuare ispezioni sui sistemi infrastrutturali senza causare tempi di inattività significativi”.

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IoT per l’industria. Cose pe(n)santi https://www.datamanager.it/2014/12/iot-per-lindustria-cose-pensanti/ Mon, 15 Dec 2014 14:23:06 +0000 http://www.datamanager.it/?p=66756 Con il suo software, Alleantia è in grado di virtualizzare gli impianti delle fabbriche e delle centrali energetiche. Accelerando lo sviluppo di applicazioni che si traducono in efficienza, produttività e risparmio Le proiezioni sull’economia della Internet delle cose sono quanto mai ottimistiche, ma finora a essere poco coinvolte, sono proprio loro, le cose. Il problema […]

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Con il suo software, Alleantia è in grado di virtualizzare gli impianti delle fabbriche e delle centrali energetiche. Accelerando lo sviluppo di applicazioni che si traducono in efficienza, produttività e risparmio

conati barbari
Antonio Conati Barbaro CEO di Alleantia

Le proiezioni sull’economia della Internet delle cose sono quanto mai ottimistiche, ma finora a essere poco coinvolte, sono proprio loro, le cose. Il problema notoriamente non riguarda tanto i dispositivi dell’informatica, dell’elettronica di consumo o i sensori di ultima generazione, che di Internet sono autentici “nativi”. Le cose la cui intelligenza e capacità di creazione di dati dovremo sfruttare in futuro – per convertire questi dati in nuovi servizi e notevoli ritorni in termini di efficientamento e risparmio – si trovano per esempio nel mondo della produzione industriale, della generazione di energia o del trasporto. Ambiti dove la digitalizzazione, quando c’è, si serve di algoritmi, protocolli di comunicazione e interfacce molto specializzati, che richiederebbero un paziente lavoro a monte di standardizzazione e adattamento alle esigenze del mondo TCP/IP.


#Alleantia virtualizza gli impianti delle fabbriche e delle centrali energetiche
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L’esperienza dei visionari di Alleantia affonda le radici proprio nella tradizione dell’automazione industriale, racconta a Data Manager il co-fondatore, Antonio Conati Barbaro. A novembre, Alleantia ha presentato la sua piattaforma, XPANGO, e i suoi prodotti per l’interconnessione alla IoT di qualsiasi apparato, a Dublino, in occasione del WebSummit, uno degli eventi tecnologici più quotati. Non è la sola realtà italiana con ambizioni globali nel settore, ma è sorprendentemente avanti sul piano della disponibilità e dell’efficacia delle soluzioni, già implementate in più di 130 installazioni in una trentina di aziende, tra cui alcune multinazionali. Alleantia ha suscitato interesse anche tra i produttori di macchinari che possono sfruttare le tecnologie made in Italy per creare le proprie IoT.

«L’Internet of things sta “tirando” molto» – riconosce Conati Barbaro. «Alleantia lavora in un ambito molto industriale, con soluzioni finalizzate all’ottimizzazione, la manutenzione, l’efficienza energetica, il controllo di macchinari, guardando sia a chi produce gli impianti sia a chi li utilizza». Nell’ambiente di fabbrica, prosegue il Ceo di Alleantia, i dati sono incredibilmente utili, ma è difficile raccoglierli e aggregarli. «Invece, più informazioni possiedi

sull’elettricità consumata dalla singola macchina e sul suo funzionamento, più dettagliata diventa la tua contabilità industriale. Puoi gestire meglio la manutenzione, conoscere i costi per ogni pezzo prodotto. L’Internet delle cose permette di fare misurazioni o inventarsi nuovi servizi, proprio come sta accadendo per i dati raccolti dagli utenti dei telefonini».


#IoT le Cose pe(n)santi di #Alleantia
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Un vero e proprio middleware

stefano linari
Stefano Linari CTO di Alleantia

La startup di Pontedera nasce a metà 2011 dalle invenzioni del suo CTO, Stefano Linari, che sull’automazione industriale ha costruito una carriera percorsa di tappe prestigiose, inclusa la partecipazione a uno degli esperimenti del Cern di Ginevra – il Compact Muon Solenoid (CSM) – che hanno portato alla scoperta del Bosone di Higgs (Linari si è occupato di controllo dei sistemi di raffreddamento). «Quando occorre implementare un sistema di controllo, bisogna ogni volta imparare daccapo a programmare la macchina da controllare. Noi sviluppiamo un metalinguaggio, rendiamo le cose uniformi dal punto di vista del software e costruiamo le interfacce che parlano direttamente con loro». Un approccio di virtualizzazione dell’hardware (in questo caso hardware industriale) da cui emerge un vero e proprio middleware che rende gli oggetti più facilmente accessibili alle reti e ai programmatori. Se la vocazione di Linari riguardava gli impianti di fabbriche e centrali, Conati Barbaro proviene dalle telecomunicazioni. «Mi sono sempre occupato di piattaforme, di architetture e l’investimento dei soci di Alleantia si basa sull’esperienza accumulata su applicazioni concrete, di business».

L’obiettivo di Alleantia è porsi non solo come fornitore di librerie software e gateway che favoriscono il dialogo con gli oggetti industriali, ma anche come fornitore as a service di un cloud computing esteso a entità molto differenti dai soliti computer e smartphone. La sua piattaforma, Cloud-Gate, offre un unico punto di integrazione, gestione e distribuzione dei dati per l’impresa e le sue applicazioni. Sfruttando una “fog architecture” basata sull’intelligenza distribuita dei suoi gateway, l’utente finale può collegare qualsiasi numero e tipologia di dispositivi. Il livello di astrazione assicurato da Alleantia protegge utenti e sviluppatori dalla complessità e soprattutto dalla eterogeneità delle macchine. «Chi ha in mente l’applicazione non deve più sviluppare da zero. Parte dall’oggetto che ha, consulta la nostra libreria e in poco tempo avrà il suo oggetto in linea, senza doversi preoccupare di marche, modelli, comandi speciali. Alleantia è lo strato che permette al software di parlare alle cose».


#Alleantia, un middleware che rende gli oggetti più accessibili alle reti e ai programmatori
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Partnership vincente

La potenza di questa proposizione è stata ulteriormente amplificata dal recente annuncio di una partnership tra Alleantia e Solair, altro pioniere dell’IoT con sede in Italia, a Casalecchio di Reno. Fondata nello stesso anno del suo partner, Solair è più focalizzata sugli aspetti applicativi, avendo creato un’altra piattaforma as a service, Solair Platform, per lo sviluppo rapido, senza programmazione, di applicazioni IoT. Insieme, i due alleati hanno dato vita a un’offerta ancora più “compelling”. Con Cloud-Gate, Alleantia è in grado di abilitare il reclutamento di macchinari industriali di qualsiasi genere, rendendo visibili condizioni e informazioni sul lato applicativo. Solair facilita la creazione delle possibili applicazioni eliminando la necessità di scrivere codice, con la massima flessibilità e velocità. «Il comune obiettivo – afferma Conati Barbaro – è portare nelle aziende i vantaggi della Internet delle cose, in modo efficace e rapido, con la minima invasività e senza costringere gli utenti a sostituire o aggiornare impianti che funzionano bene e sono affidabili».

Quest’ultimo è un punto estremamente importante, perché contribuisce a sfatare il mito per cui la Internet delle cose rappresenti un orizzonte ancora lontano, riservato alle nuove generazioni di strumenti, sensori e apparati industriali. Il lavoro, in casa Alleantia, non manca, e il potenziale di crescita e scalabilità verso nuovi clienti, settori e geografie è enorme. «Vorremmo anche trovare il tempo per partecipare maggiormente a iniziative come l’Industrial Internet Consortium» – conclude Conati Barbaro. Ma al momento, la priorità riguarda il consolidamento anche finanziario di una startup finora cresciuta principalmente con l’aiuto di angel investors e i sostegni destinati alle società innovative. Le prospettive della IoT sono stimolanti, in Italia e altrove, perché portare intelligenza e connettività alle macchine equivale a rendere più competitiva la produzione. Una cosa di cui c’è grande bisogno.

 

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Tim Berners-Lee riceve il premio Gottlieb Duttweiler 2015 https://www.datamanager.it/2014/12/tim-berners-lee-riceve-premio-gottlieb-duttweiler-2015/ Wed, 03 Dec 2014 11:28:14 +0000 http://www.datamanager.it/?p=66132 Il 12esimo premio Gottlieb Duttweiler va a Sir Timothy Berners-Lee. L’informatico britannico sviluppò 25 anni fa al CERN il World Wide Web. E il GDI Gottlieb Duttweiler Institute onora Berners-Lee per la sua scoperta pionieristica. Il rinomato premio gli sarà conferito il 29 aprile 2015 a Rüschlikon/Zurigo Tim Berners-Lee sviluppò nel 1990 nel laboratorio di […]

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Il 12esimo premio Gottlieb Duttweiler va a Sir Timothy Berners-Lee. L’informatico britannico sviluppò 25 anni fa al CERN il World Wide Web. E il GDI Gottlieb Duttweiler Institute onora Berners-Lee per la sua scoperta pionieristica. Il rinomato premio gli sarà conferito il 29 aprile 2015 a Rüschlikon/Zurigo

Tim Berners-Lee sviluppò nel 1990 nel laboratorio di ricerca del CERN, nei pressi di Ginevra, le tecnologie determinanti che hanno portato alla creazione del maggior mezzo di comunicazione della storia umana; il World Wide Web. Un’opera che ha trasformato tutti gli aspetti della nostra vita; dall’informazione all’istruzione, dal lavoro al commercio, dalla salute alle relazioni interpersonali.

Nobilitato dalla Regina Elisabetta nel 2004, Berners-Lee ha sempre messo il suo operare al servizio della comunità. Si è dedicato al costante miglioramento della rete e impegnato affinché resti aperta e accessibile a tutti, lottando per di più per la trasparenza dei governi. “Portare avanti la rete, per abilitare l’umanità.” è il suo Credo.

Da una recente analisi effettuata in rete dal GDI (gdi.ch/vordenker2014), risulta che Berners-Lee è attualmente il secondo precursore più influente a livello mondiale; risultato che non ha comunque influito sulla sua nomina a questo premio.

Sir Tim Berners-Lee sarà presente alla consegna del Premio Gottlieb Duttweiler, di 100’000 franchi svizzeri, il 29 aprile 2015 al GDI, in presenza di una prestigiosa cerchia di ospiti. Urs Gasser, professore ad Harvard, ne terrà l’elogio.

Il Premio Gottlieb Duttweiler viene conferito a persone che si sono distinte per l’eccezionale operato a favore dell’umanità. Tra i titolari si contano il fondatore di Wikipedia Jimmy Wales, l’ex-Segretario generale e Premio Nobel per la pace Kofi A. Annan e l’ultimo presidente cecoslovacco Václav Havel (gdi.ch/gd-preis).

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