class action – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 14 May 2018 14:29:55 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png class action – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Apple dovrà affrontare una class action per la tastiera dei MacBook https://www.datamanager.it/2018/05/apple-dovra-affrontare-una-class-action-per-la-tastiera-dei-macbook/ Mon, 14 May 2018 14:29:55 +0000 http://www.datamanager.it/?p=147502 Uno studio legale ha depositato una class action contro Apple per alcuni difetti nel meccanismo “a farfalla” della tastiere di alcuni modelli di MacBook e MacBook Pro Apple deve affrontare una nuova causa legale, cosa a dire il vero piuttosto comune per le grandi aziende. Lo studio legale Girard Gibbs ha depositato presso un tribunale […]

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Uno studio legale ha depositato una class action contro Apple per alcuni difetti nel meccanismo “a farfalla” della tastiere di alcuni modelli di MacBook e MacBook Pro

Apple deve affrontare una nuova causa legale, cosa a dire il vero piuttosto comune per le grandi aziende. Lo studio legale Girard Gibbs ha depositato presso un tribunale californiano una class action in cui denuncia alcuni malfunzionamenti nelle tastiere dei MacBook. In particolare si evidenzia un difetto nel cosiddetto meccanismo “a farfalla” che secondo la Mela, che ha vietato le app che condividono dati con terzi per evitare un secondo scandalo Cambridge Analytica, permette di realizzare computer più sottili. La stessa tecnologia consentirebbe inoltre di irrobustire e rendere più reattive le keyboard. Alcuni utenti hanno però evidenziato il blocco di alcuni tasti e rumori fastidiosi durante l’uso.

I problemi denunciati nella class action riguarderebbero i MacBook prodotti dal 2015 e i MacBook Pro distribuiti a partire dall’anno successivo. La tastiera sarebbe “prodotta e assemblata in modo tale che un minimo quantitativo di polvere o sporco possa bloccare i tasti” ma il difetto pare sia stato riscontrato da “migliaia di consumatori”. Non solo, Apple sarebbe stata a conoscenza del problema fin dall’inizio ma non avrebbe fatto nulla per porre rimedio. Gli avvocati inoltre sottolineano che l’assistenza post vendita da parte dei tecnici di Apple, che sta lavorando ad una carta di credito insieme a Goldman Sachs, non ha prodotto alcun miglioramento e che le riparazioni fuori garanzia sono costate agli utenti tra i 400 e i 700 dollari.

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Meltdown e Spectre, cosa rischia Intel (e non solo) https://www.datamanager.it/2018/01/meltdown-spectre-cosa-rischia-intel-non-solo/ Tue, 09 Jan 2018 10:06:44 +0000 http://www.datamanager.it/?p=138569 Dopo il mea culpa entrano in gioco i legali e le eventuali class-action, che potrebbero mettere in crisi la chipmaker più potente al mondo Come sappiamo, tutti i processori x64 di Intel sono vulnerabili ai tre exploit definiti dal team Project Zero di Google con i nomi di Meltdown e Spectre. Dopo l’ammissione di colpa […]

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Dopo il mea culpa entrano in gioco i legali e le eventuali class-action, che potrebbero mettere in crisi la chipmaker più potente al mondo

Come sappiamo, tutti i processori x64 di Intel sono vulnerabili ai tre exploit definiti dal team Project Zero di Google con i nomi di Meltdown e Spectre. Dopo l’ammissione di colpa e la promessa di lavorare con le software house per tappare le falle, le associazioni dei consumatori in tutto il mondo si stanno facendo avanti per capire come proteggere i diritti di milioni di utenti che negli anni hanno convissuto con dispositivi vulnerabili. Il solo pensiero di una class-action su scala globale ai danni di Intel fa rabbrividire. E non solo: nel mezzo del calderone ci sono anche AMD e ARM, anche se in misura minore, contro le cui inefficienze di costruzione potrebbero rivolgersi le mosse cautelative delle organizzazioni legali.

Cosa succede

Le prime a muoversi sono le associazioni sul suolo statunitense. Anche se Intel, come spiegato all’interno di un comunicato diffuso nei giorni scorsi, crede che le patch per le vulnerabilità finiranno con l’impattare poco sull’esperienza d’uso degli utenti, un paio di avvocati della California sono già sul piede di guerra per assicurare che i cittadini interessati ottengano le dovute compensazioni per le conseguenze che ci saranno in un primo momento. Il riferimento è al rilascio di fix che, secondo gli esperti, renderanno più lente le macchine affette da Meltdown e Spectre, soprattutto quelle di vecchia data, che già soffrono di rallentamenti dovuti all’obsolescenza dell’hardware.

La volontà di ottenere una qualsiasi forma di rimborso da Intel, come da AMD e ARM, non riguarda solo i consumatori finali. Pare infatti che provider del calibro di Microsoft, Amazon e Google, i cui servizi poggiano su infrastrutture del produttore statunitense, siano pronti a chiedere eventuali compensazioni per i deficit che i clienti avranno nell’accesso ai loro servizi dopo l’installazione delle correzioni.

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Google affronta una class action per violazione della privacy nel Regno Unito https://www.datamanager.it/2017/12/google-affronta-class-action-violazione-della-privacy-nel-regno-unito/ Fri, 01 Dec 2017 17:59:12 +0000 http://www.datamanager.it/?p=136653 Un gruppo di utenti ha denunciato Google per aver aggirato i sistemi di sicurezza di iPhone violando la privacy di oltre 5,4 milioni di cittadini britannici A seguito dello scandalo Datagate, l’opinione pubblica è diventata molto più sensibile al tema della privacy online e in molte occasioni aziende come Google o Facebook vengono chiamate in […]

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Un gruppo di utenti ha denunciato Google per aver aggirato i sistemi di sicurezza di iPhone violando la privacy di oltre 5,4 milioni di cittadini britannici

A seguito dello scandalo Datagate, l’opinione pubblica è diventata molto più sensibile al tema della privacy online e in molte occasioni aziende come Google o Facebook vengono chiamate in causa perchè non garantiscono il giusto livello di protezione per i dati personali volontariamente forniti dagli utenti. Qualche tempo fa il CEO di Apple, Tim Cook, le aveva pubblicamente attaccate su questo argomento. Nel Regno Unito il gruppo “Google You Owe Us” guidato da Richard Lloyd ha depositato una class action contro il colosso di Mountain View accusandolo di aver raccolto illegalmente informazioni sui propri clienti.

Big G avrebbe aggirato le impostazioni sulla privacy di iPhone per ottenere dati sugli utenti sfruttando la sua posizione di browser predefinito di Safari. L’attività illecita sarebbe durata da giugno 2011 a febbraio 2012 e pare abbia coinvolto ben 5,4 milioni di cittadini del Regno Unito. “Attraverso questa azione, invieremo un messaggio forte a Google e ad altri giganti della tecnologia nella Silicon Valley – ha dichiarato Lloyd – non temiamo di reagire se le nostre leggi vengono infrante”.

Google, che ha reso disponibile un software per avere sempre sotto controllo il traffico Internet su smartphone, non sembra comunque particolarmente preoccupata. Un suo portavoce attraverso le pagine del The Guardian ha affermato che l’azienda ha affrontato casi simili in passato e che è anche sempre stata scagionata dalle accuse. Proprio in questi giorni è emerso che Android è in grado di seguire i movimenti degli utenti senza sfruttare il GPS e quasi tutte le app presenti su Google Play ci tracciano a nostra insaputa. Anche Deepmind, azienda acquisita da Big G e specializzata nella ricerca sull’intelligenza artificiale, è stata accusata di violare la privacy.

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FitBit e gli altri dispositivi per il wellness non sono affidabili https://www.datamanager.it/2016/05/fitbit-gli-altri-dispositivi-wellness-non-affidabili/ Tue, 31 May 2016 08:58:26 +0000 http://www.datamanager.it/?p=102560 FitBit e altri dispositivi indossabili per il fitness sono stati accusati di misurare in modo errato i parametri fisici di chi li indossa I dispositivi wearable avrebbero dovuto rivoluzionare l’approccio all’attività fisica, permettendo di migliorare non solo le proprie prestazioni ma anche la salute in generale. In realtà pare che non sia proprio così. Molti […]

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FitBit e altri dispositivi indossabili per il fitness sono stati accusati di misurare in modo errato i parametri fisici di chi li indossa

I dispositivi wearable avrebbero dovuto rivoluzionare l’approccio all’attività fisica, permettendo di migliorare non solo le proprie prestazioni ma anche la salute in generale. In realtà pare che non sia proprio così. Molti dispositivi per il fitness come FitBit sono stati accusati di non rivelare correttamente i parametri fisici degli utenti come il battito cardiaco o le calorie bruciate. Il New York Times ha inoltre rivelato che è stata indetta una class action contro l’azienda californiana proprio per questo motivo. In particolare, la funzione PurePulse potrebbe portare addirittura a potenziali conseguenze mediche.

Gli avvocati dell’accusa hanno portato a testimonianza della loro tesi uno studio effettuato dalla California State Polytechnic University. La ricerca ha coinvolto 43 sportivi che hanno indossato FitBit durante i loro allenamenti. Gli esperti hanno rilevato scostamenti fino a 20 battiti al minuto fra le rilevazioni effettuare dal traker per il fitness e i propri strumenti professionali. Il dispositivo wearable funziona al meglio quando lo sforzo è minimo mentre le discrepanze aumentano quando l’utente prova maggiore fatica. “Ci difendiamo strenuamente contro queste affermazioni. – ha dichiarato FitBit  – Resisteremo ad ogni tentativo di far leva su tattiche che confondono i consumatori o false affermazioni di evidenze scientifiche”.

Il settore delle app per il wellness è uno dei più fiorenti. I centinaia di migliaia di contenuti dedicati a questo settore (ecco quali sono le migliori) si stima genereranno un giro d’affari di 6.9 miliardi di dollari entro il 2018. Alla luce delle accuse mosse a FitBit è però necessario rivedere alcuni parametri che ne regolano il funzionamento. Queste app sono infatti passabili di sanzioni solo nel caso possano provocare danni fisici al paziente in caso di funzionamento.

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Class action contro Trenord, Tribunale Milano rigetta l’azione, Altroconsumo ricorre in Appello https://www.datamanager.it/2016/02/class-action-trenord-tribunale-milano-rigetta-lazione-altroconsumo-ricorre-appello/ Mon, 01 Feb 2016 13:16:19 +0000 http://www.datamanager.it/?p=93590 Diritti dei pendolari calpestati ancora una volta, ignorate le istanze dei 6.136 aderenti all’azione risarcitoria per i disagi e i danni subiti nel dicembre 2012 Il collegio del Tribunale di Milano ha rigettato la class action di Altroconsumo e altre organizzazioni di consumatori contro Trenord per i disagi e i danni subiti nel dicembre 2012. […]

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Diritti dei pendolari calpestati ancora una volta, ignorate le istanze dei 6.136 aderenti all’azione risarcitoria per i disagi e i danni subiti nel dicembre 2012

Il collegio del Tribunale di Milano ha rigettato la class action di Altroconsumo e altre organizzazioni di consumatori contro Trenord per i disagi e i danni subiti nel dicembre 2012.

Altroconsumo prepara in queste ore il ricorso in Appello, per portare avanti la battaglia sino in fondo, in nome della tutela dei diritti e degli interessi dei viaggiatori, calpestati nella paralisi del trasporto ferroviario lombardo del dicembre di tre anni fa.

L’ordinanza riconosce il diritto dei pendolari ad essere risarciti, conferma che i disservizi e ritardi ci sono stati; ritiene che l’indennizzo automatico offerto da Trenord – il 25% del costo dell’abbonamento mensile – sia sufficiente a coprire questo tipo di disagi (“pregiudizi generalizzati e omogenei”); per Altroconsumo e le migliaia di pendolari coinvolti tali indennizzi sono inadeguati a compensare i disagi, le assenze da lavoro, i danni anche patrimoniali subìti in quei giorni di caos, neve e inefficienza nella gestione dei disservizi e del blocco del trasporto su rotaie da parte di Trenord: l’organizzazione di consumatori chiede un indennizzo per tutti gli aderenti alla class action del valore pari a quattro mensilità dell’abbonamento alla tratta utilizzata.

“Ordinanza incomprensibile, con evidente volontà di non lasciar spazio all’istituto giuridico della class action in Italia. Altroconsumo prosegue inarrestabile, ora si va in Appello” commenta Marco Pierani, responsabile relazioni esterne Altroconsumo.

In quindici giorni da incubo, gravissimi i disagi subiti dagli utenti Trenord: il sistema di trasporto su rotaie in tilt, treni cancellati, sovraffollati, corse dirottate, ritardi, mancanza di informazioni. Una catena di avvenimenti che seppellì i diritti-base dell’utenza ferroviaria, gettando circa 700mila pendolari lombardi nel caos.

Nel 2014 Altroconsumo aveva depositato presso la cancelleria del Tribunale di Milano le adesioni formali all’azione: 6.136 gli utenti ferroviari aderenti; nel maggio dello stesso anno il giudice del Tribunale aveva definito gli assi di azione della class action.

Nell’ultima udienza contro Trenord, ottobre 2015, il Collegio del Tribunale di Milano si era riservato di decidere. Ora il rigetto.
Altroconsumo continua a sostenere l’azione risarcitoria e prepara interventi e mobilitazioni.

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Samsung denunciata per gli aggiornamenti di Android https://www.datamanager.it/2016/01/samsung-denunciata-gli-aggiornamenti-android/ Fri, 22 Jan 2016 11:40:45 +0000 http://www.datamanager.it/?p=92797 Samsung è accusata in Olanda di non aver rilasciato aggiornamenti del sistema operativo per la maggior parte degli smartphone venduti nel Paese Molti produttori scelgono deliberatamente di rilasciare aggiornamenti software a cadenza regolare solo per i propri smartphone top di gamma. A mano a mano che vengono rilasciate nuove generazioni di prodotti, sempre meno terminali […]

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Samsung è accusata in Olanda di non aver rilasciato aggiornamenti del sistema operativo per la maggior parte degli smartphone venduti nel Paese

Molti produttori scelgono deliberatamente di rilasciare aggiornamenti software a cadenza regolare solo per i propri smartphone top di gamma. A mano a mano che vengono rilasciate nuove generazioni di prodotti, sempre meno terminali possono effettuare l’update per l’ultima versione del sistema operativo. Tra le aziende che operano questa scelta c’è anche Samsung, che è stata denunciata in Olanda proprio per questo fatto.

La Dutch Consumer’s Association (DCA), associazione che difende i diritti dei consumatori nei Paesi Bassi, ha presentato un esposto in tribunale accusando l’azienda coreana di non aver mai rilasciato aggiornamenti per i propri smartphone, esponendo così gli utenti a seri rischi per la privacy. L’associazione, conosciuta anche come Consumentenbond, avrebbe tentato di convincere Samsung a risolvere il problema da 2 anni ma vista la poca attenzione riservategli ha deciso di passare alle vie legali. Secondo la DCA, circa l’82% degli smartphone Android venduti in Olanda da Samsung non hanno ricevuto nemmeno un aggiornamento software. L’associazione quindi chiede la pubblicazione degli update e una maggiore trasparenza sulla tabella di marcia degli aggiornamenti da parte dell’azienda coreana, che nel frattempo ha avviato la produzione della DRAM 4GB basata su HBM2. La DCA ha comunque sottolineato che Samsung non è l’unica azienda a scegliere di ridurre il minimo gli update ma è anche il primo vendor in Olanda nel settore smartphone. Microsoft, ad esempio, ha voluto fugare ogni dubbio riguardante gli aggiornamenti affermando che Windows 10 riceverà update a cadenza regolare anche su mobile.

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Dieselgate: la class action contro Volkswagen non ammessa https://www.datamanager.it/2016/01/dieselgate-la-class-action-volkswagen-non-ammessa/ Tue, 12 Jan 2016 14:19:27 +0000 http://www.datamanager.it/?p=92174 Altroconsumo ricorre alla Corte d’Appello di Venezia, dopo che il Tribunale non ha accolto in prima istanza la richiesta di ammettere la class action contro Volkswagen L’illecito era stato confessato a novembre nelle parole stesse della casa: “nel processo di certificazione di determinati modelli sono stati dichiarati valori di consumi, e quindi di emissioni, troppo […]

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Altroconsumo ricorre alla Corte d’Appello di Venezia, dopo che il Tribunale non ha accolto in prima istanza la richiesta di ammettere la class action contro Volkswagen

L’illecito era stato confessato a novembre nelle parole stesse della casa: “nel processo di certificazione di determinati modelli sono stati dichiarati valori di consumi, e quindi di emissioni, troppo bassi”.

Commenta Marco Pierani, responsabile relazioni esterne di Altroconsumo: “La decisione del Tribunale di Venezia purtroppo conferma la ritrosia dei giudici italiani a voler gestire in maniera proattiva le class action che, in casi come questi, possono rivelarsi anche utili strumenti deflattivi del contenzioso riducendo il numero di cause individuali. Fortunatamente moltissime delle decisioni di inammissibilità in primo grado sono state ribaltate dalle Corti d’Appello, non ultima quella sulla class action contro Fiat su materia esattamente sovrapponibile a quella sottoposta al Tribunale di Venezia contro Vw. Per questo siamo più che fiduciosi e andiamo avanti. La nostra battaglia per la trasparenza continua”.

Volkswagen aveva ammesso con una nota ufficiale a novembre ciò che Altroconsumo aveva denunciato mesi fa: i risultati sulle emissioni di CO₂ sono stati alterati nei test.

Altroconsumo per primo aveva messo alla prova in laboratorio specializzato una Golf Volkswagen 1.6 TDI BM, 77KW, confrontando i risultati relativi ai consumi di carburante con i dati dichiarati dalla casa automobilistica tedesca. I consumi e le emissioni di CO₂ sono risultati più alti del 50%, producendo così false aspettative nei consumatori.

La class action di Altroconsumo su consumi ed emissioni CO₂, lanciata nel settembre del 2014, ha già raccolto 9645 pre-adesioni.

Oltre 18.700 sono i consumatori che hanno aderito al filone dieselgate, l’azione avviata a seguito del più recente scandalo e sul quale Altroconsumo ha introdotto una ulteriore class action. Gli interessati possono pre-aderire sul sito.

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Clausola illegittima nel contratto Sky: al via la class action https://www.datamanager.it/2015/11/clausola-illegittima-nel-contratto-sky-al-via-la-class-action/ Fri, 20 Nov 2015 16:15:23 +0000 http://www.datamanager.it/?p=89064 I consumatori devono essere risarciti di quanto hanno pagato ingiustamente Altroconsumo lancia un’azione collettiva per far dichiarare la nullità della clausola illegittima che, in caso di disdetta anticipata, consente a Sky di trattenere il cliente ben oltre i termini previsti dalla Legge Bersani. Il contratto, infatti, deve concludersi al massimo entro 30 giorni dalla comunicazione del […]

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I consumatori devono essere risarciti di quanto hanno pagato ingiustamente

Altroconsumo lancia un’azione collettiva per far dichiarare la nullità della clausola illegittima che, in caso di disdetta anticipata, consente a Sky di trattenere il cliente ben oltre i termini previsti dalla Legge Bersani.

Il contratto, infatti, deve concludersi al massimo entro 30 giorni dalla comunicazione del recesso da parte del consumatore. Sky, invece, non tiene conto di quanto previsto dalla legge e arbitrariamente considera cessato il contratto solo a partire dalla fine del mese successivo rispetto a quello in cui ha ricevuto la disdetta.

Così facendo i clienti che non sono più interessati al servizio possono trovarsi a pagare ingiustamente anche fino ad un mese in più.

Gli abbonati di Sky in Italia sono attualmente oltre 4.700.000 con un costo medio per abbonamento di 43 €. Ogni anno circa il 10% di questi abbonati dà disdetta.

Altroconsumo con la class action vuole dare un aiuto concreto a tutti i consumatori, ex clienti Sky, che hanno disdetto il contratto dal 2009 al 2015.

A favore di tutti gli aderenti, l’organizzazione, chiederà al giudice di prevedere un equo risarcimento pari a 86 euro (ovvero il costo medio di due mesi di abbonamento) più gli interessi maturati.

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Apple: class action contro la funzione Assistenza Wi-Fi https://www.datamanager.it/2015/10/apple-class-action-contro-la-funzione-assistenza-wi-fi/ Mon, 26 Oct 2015 17:59:38 +0000 http://www.datamanager.it/?p=86848 Apple potrebbe dover pagare un risarcimento a sei zeri per la funzione Wi-Fi Assistenza, che si attiva di default quando la rete wireless è debole Apple ultimamente ha il suo bel da fare nelle aule di tribunale. Dopo il risarcimento milionario nei confronti dell’University of Wisconsin, la Mela deve ora fronteggiare una class action riguardante […]

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Apple potrebbe dover pagare un risarcimento a sei zeri per la funzione Wi-Fi Assistenza, che si attiva di default quando la rete wireless è debole

Apple ultimamente ha il suo bel da fare nelle aule di tribunale. Dopo il risarcimento milionario nei confronti dell’University of Wisconsin, la Mela deve ora fronteggiare una class action riguardante la funzione Wi-Fi Assist (Assistenza Wi-Fi) introdotta con iOS 9. Il nuovo tool consente ad iPhone di collegarsi alla connessione dati quando il segnale della rete wireless è insufficiente. Il sistema, come sottolinea Apple nella sua pagina di assistenza, si attiva di default quando un’app è in funzione mentre non funziona in caso di roaming o aggiornamenti in background.

Nella class action indetta da William Scott Phillips e Suzanne Phillips Schmidt si accusa Apple di violare l’Unfair Competition Law della California, un documento che regola i casi di competizione sleale in campo commerciale. Il fatto che Wi-Fi Assistenza si attivi senza il consenso dell’utente provoca una spesa non voluta in traffico dati, che può diventare piuttosto ingente quando si ha sottoscritto un contratto telefonico con un numero definito di GB disponibili. Apple, che dovrebbe lanciare a breve la versione per Android di Apple Music, potrebbe quindi essere costretta a pagare 5 milioni di dollari come risarcimento. Per coloro che non conoscevano la nuova funzione di iOS 9, questa può essere disattivata nella sezione “Cellulare” delle impostazioni di iPhone.

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Volkswagen: abbiate pazienza. Altroconsumo: avanti con la class action https://www.datamanager.it/2015/10/volkswagen-abbiate-pazienza-altroconsumo-avanti-con-la-class-action/ Mon, 12 Oct 2015 09:26:37 +0000 http://www.datamanager.it/?p=85408 In 5.300 già su Altroconsumo.it per il risarcimento Per Volkswagen, Altroconsumo deve prima consentire che l’azione degli organi amministrativi faccia il suo corso: che i consumatori aspettino. Questo il senso della replica formale – testo originale allegato – che la casa automobilistica tedesca ha inviato ad Altroconsumo. Il colosso auto come il Marchese del Grillo: […]

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In 5.300 già su Altroconsumo.it per il risarcimento

Per Volkswagen, Altroconsumo deve prima consentire che l’azione degli organi amministrativi faccia il suo corso: che i consumatori aspettino. Questo il senso della replica formale – testo originale allegato – che la casa automobilistica tedesca ha inviato ad Altroconsumo.

Il colosso auto come il Marchese del Grillo: “Io so’ io, voi nun siete…”.

Altroconsumo ha già raccolto oltre 5300 richieste: sono solo l’inizio, tutti i consumatori impattati (stime indicano da 600.000 a 1 milione in Italia) possono preaderire alla class action sul sito www.altroconsumo.it

L’organizzazione dei consumatori che in Italia e in Europa ha sollevato per prima, un anno fa, il problema degli esiti truccati nei test per l’omologazione controreplica oggi a Volkswagen rilanciando ufficialmente la class action.

Volkswagen sostiene che per le informazioni disponibili al momento, le richieste di Altroconsumo  non appaiono fondate su dati e riscontri oggettivi, definendole affrettate. Insomma, dopo aver ammesso il dolo e aver venduto ai consumatori auto che non avevano caratteristiche dichiarate, producendo così danni all’ambiente invece di evitarli, rendendo gli automobilisti untori inconsapevoli, Volkswagen detta in prima persona i tempi dell’intervento, ignorando le richieste di chi è stato indotto all’acquisto ingannevolmente.

Altroconsumo deve dar seguito alle oltre 5300 sollecitazioni di consumatori che hanno già chiesto l’intervento dell’organizzazione, preaderendo alla class action.

L’avvio dell’istruttoria da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato conferma che i consumatori interessati hanno già subito le conseguenze negative di una evidente pratica commerciale scorretta, indotti in errore nelle loro scelte d’acquisto da quanto dichiarato da Volkswagen circa le emissioni e la classe di omologazione nelle pubblicità e nei dépliants informativi distribuiti dai concessionari e rivenditori.

Nello specifico, le richieste formali di Altroconsumo al colosso auto:  l’imminente richiamo dei veicoli interessati sia comunicato ai proprietari in maniera coerente e trasparente, fornendo un’informazione completa e dettagliata sulla natura, sul contenuto e sullo scopo dell’analisi tecnica nonché le modifiche da effettuare e le conseguenze e gli effetti sulle prestazioni, la sicurezza e i livelli di emissioni delle auto;

–  i proprietari siano esentati da qualsiasi costo e disagio relativi alle modifiche o riparazioni che saranno necessarie per soddisfare gli standard stabiliti nel contratto o richiesti dalla normativa vigente (compresa la messa a disposizione di una vettura di cortesia nel corso degli interventi);

–  i proprietari interessati siano adeguatamente compensati per i disagi e i danni subiti a seguito del comportamento illecito e commercialmente scorretto da parte di Volkswagen e sia assicurato da Volkswagen il diritto alla garanzia previsto dal Codice del Consumo in caso di vendita di prodotto non conforme (risoluzione del contratto e restituzione del prezzo, riduzione del prezzo e sostituzione del prodotto non conforme);

–  sia assicurato che qualsiasi modifica o riparazione condotte sulle auto interessate assicuri un livello di emissioni conforme agli standard vigenti e previsti nell’Unione europea.

La strada dell’azione collettiva risarcitoria è quella obbligata: ottenere l’accertamento della responsabilità di Volkswagen e la condanna al risarcimento del danno o anche alla restituzione in termini di riduzione del prezzo.

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