Corrado Passera – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 11:56:19 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Corrado Passera – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Agenda per l’Italia digitale https://www.datamanager.it/news/agenda-l-italia-digitale-45026.html Tue, 12 Mar 2013 10:12:30 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/03/agenda-per-litalia-digitale/ “Altro passo in avanti per l’Agenda Digitale e per dotare cittadini di servizi più efficienti”. Così il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, ancora in carica per gli affari correnti, ha commentato su Twitter, tre giorni fa, l’approvazione dello Statuto dell’Agenda Digitale Italiana

L'articolo Agenda per l’Italia digitale proviene da Data Manager Online.

]]>

“Altro passo in avanti per l’Agenda Digitale e per dotare cittadini di servizi più efficienti”. Così il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, ancora in carica per gli affari correnti, ha commentato su Twitter, tre giorni fa, l’approvazione dello Statuto dell’Agenda Digitale Italiana.

Il direttore generale dell’Agenzia per l’Italia digitale, Agostino Ragosa, ha ottenuto il via libera allo Statuo. DigitPa, l’Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione, il Dipartimento per la digitalizzazione della PA della Presidenza del Consiglio sono confluiti nel nuovo Statuto dell’Agenzia Digitale che dovrà – però – ricevere l’ok dalla Corte dei Conti per la copertura finanziaria. Adesso, il direttore generale, Agostino Ragosa, dovrà nominare il Comitato d’indirizzo al cui interno siederà lo stesso direttore dell’Agenzia, un rappresentate della Presidenza del Consiglio, uno del MiSE, uno del MIUR, uno Ministero per la PA, uno dell’Economia e due della Conferenza Unificata e avrà il compito di programmare e regolare l’attività dell’Agenzia.

INNOVAZIONE ANCHE NEI METODI DI EXECUTION

E’ vero. L’Italia è in ritardo. La politica non riesce a trovare risposte. Se il Parlamento fosse un’azienda si chiamerebbe un esperto di negoziazione e di problem solving. E in una situazione di stallo sarebbe utile invocare l’extra omnes e procedere al metodo di Santa Romana Chiesa, chiudendo i portoni di Motecitorio cum clave. Intanto i richiami del Commissario per la Digital Agenda, Neelie Kroes, non sono certo immuni da critiche ed emergono i limiti di un’impostazione dell’Agenda Digitale, tutta orientata solo alla domanda e ai nuovi servizi. Del resto, Kroes era stata (2004-2010), la commissaria alla Concorrenza. In Italia siamo bravi, anzi bravissimi, a mettere in piedi commissioni e statuti, ma le regole servono per fare le cose. Riusciremo a passare alla fase di esecuzione del progetto, oppure, ancora una volta dovremo prendere atto che tra il dire e il fare scorre il proverbiale oceano?

L'articolo Agenda per l’Italia digitale proviene da Data Manager Online.

]]>
Corrado Passera: “Un errore fermare la costruzione del ponte sullo stretto di Messina” https://www.datamanager.it/news/corrado-passera-un-errore-fermare-la-costruzione-del-ponte-sullo-stretto-di-messina-44857.html Tue, 05 Mar 2013 20:00:09 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/03/corrado-passera-un-errore-fermare-la-costruzione-del-ponte-sullo-stretto-di-messina/ Il ministro dello Sviluppo Economico considera un errore l’abbandono del progetto sul ponte che avrebbe unito la Sicilia alla Calabria. Il presidente della Regione Giuseppe Scopelliti considera la decisione del Governo “un colpo mortale” per l’economia della zona

L'articolo Corrado Passera: “Un errore fermare la costruzione del ponte sullo stretto di Messina” proviene da Data Manager Online.

]]>
Il ministro dello Sviluppo Economico considera un errore l’abbandono del progetto sul ponte che avrebbe unito la Sicilia alla Calabria. Il presidente della Regione Giuseppe Scopelliti considera la decisione del Governo “un colpo mortale” per l’economia della zona

Ha trovato nuovi sostenitori il ponte sullo stretto di Messina, il cui progetto definitivo è stato approvato nel 2011 per poi essere bloccato. Il ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera, che ha stanziato 900 milioni di euro per eliminare il digital divide, ha definito “un errore” e “un’opportunità persa” il fermo dei lavori di realizzazione di quello che potrebbe essere il ponte sospeso più lungo al mondo.

Un errore non realizzare il ponte sullo Stretto

“Quattro mesi fa ci siamo presi l’impegno di trovare una possibile soluzione dando più tempo al ponte per trovare le modalità sia tecniche che finanziarie che non c’erano e quindi dare una speranza che il ponte nel corso dei prossimi anni potesse trovare una sua sostenibilità –  ha affermato Passera all’inaugurazione di un nuovo tratto della A3 a Scilla – In questo periodo il contraente generale non ha accolto le indicazioni del decreto legge che poi è diventato anche legge dello Stato”. A causa della crisi economica, infatti, il Governo ha dovuto rivedere le sue priorità e tagliare i finanziamenti al ponte.

“Un colpo mortale per Sicilia e Calabria”

Il presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti auspica che i lavori inizino al più presto, soprattutto per risollevare l’economia delle due zone che il ponte unirà: “Si pensi a cosa può significare oggi l’idea di un investimento in un ponte così importante che creerebbe migliaia e migliaia di posti di lavoro e movimenterebbe le attività imprenditoriali sul territorio”. Scopelliti ha concluso definendo la decisione di fermare i lavori: “un colpo mortale alla Calabria e alla Sicilia”.

L'articolo Corrado Passera: “Un errore fermare la costruzione del ponte sullo stretto di Messina” proviene da Data Manager Online.

]]>
Al bando il digital divide! Il Mise promette 900 milioni di euro per la banda ultralarga https://www.datamanager.it/news/al-bando-il-digital-divide-il-mise-promette-900-milioni-di-euro-la-banda-ultralarga-44383.html Fri, 15 Feb 2013 14:47:57 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/02/al-bando-il-digital-divide-il-mise-promette-900-milioni-di-euro-per-la-banda-ultralarga/ Il Ministero per lo Sviluppo Economico ha indetto bandi da 900 milioni di euro per accelerare lo sviluppo della banda ultralarga ed eliminare così il digital divide

L'articolo Al bando il digital divide! Il Mise promette 900 milioni di euro per la banda ultralarga proviene da Data Manager Online.

]]>
Il Ministero per lo Sviluppo Economico ha indetto bandi da 900 milioni di euro per accelerare lo sviluppo della banda ultralarga ed eliminare così il digital divide

Per tenere il passo dell’Europa il Mise e il ministero per la Coesione Territoriale, in linea con la nuova Agenda Digitale, hanno indetto bandi da 900 milioni di euro per la crescita della banda ultralarga nel nostro Paese. L’obiettivo principale è quello di eliminare il digital divide portando la ultrabroadband a 7 milioni di cittadini, di cui 4 milioni al Sud.

Il piano banda larga

Il Piano Nazionale Banda Larga è iniziato nel 2009. Dei 900 milioni di euro per i nuovi bandi, che partiranno a marzo, 237 milioni sono destinati a privati. Il desiderio è quello di portare la banda larga a 2,8 milioni di cittadini residenti in 3.600 Comuni e di portare la banda ultralarga a 4 milioni di cittadini, in particolare a quel 40% di persone che vivono in Basilicata, Calabria, Campania, Molise e Sicilia.

“Oggi facciamo un passo in avanti fondamentale per lo sviluppo del Paese, contribuendo ad azzerare il divario digitale e dotando il Mezzogiorno della banda ultralarga. – affermano in una nota i ministri Corrado Passera e Fabrizio Barca – Era un impegno importante che abbiamo assunto con il recepimento dell’Agenda Digitale Europea e che siamo riusciti a mantenere grazie a una forte collaborazione tra Governo e Regioni. Presto ogni cittadino e impresa italiani potranno avere la possibilità di collegarsi a Internet veloce, accedendo a opportunità professionali e personali che erano loro preclusi. Per questo, azzerare il digital divide era innanzitutto un dovere morale della politica oltre che un’opportunità di sviluppo”.

I risultati

Attraverso questa iniziativa si conta di eliminare il digital divide Nord-Sud e piccoli-grandi centri, come hanno cercato di fare TIM e 3 Italia lanciando i loro servizi rispettivamente dalle località turistiche e dal paesino di Acuto. L’accesso alla banda larga e ultralarga a una larga fetta della popolazione porterà anche importanti vantaggi economici: 5mila nuovi posti di lavoro, una crescita di 1,3 miliardi di euro del Pil e una forte spinta al settore delle Tlc italiano.

L'articolo Al bando il digital divide! Il Mise promette 900 milioni di euro per la banda ultralarga proviene da Data Manager Online.

]]>
Ca’ Foscari e H-FARM danno vita a Contamination Lab https://www.datamanager.it/news/ca-foscari-e-h-farm-danno-vita-contamination-lab-43857.html Tue, 29 Jan 2013 15:51:59 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/01/ca-foscari-e-h-farm-danno-vita-a-contamination-lab/ Le idee degli studenti potranno diventare impresa

L'articolo Ca’ Foscari e H-FARM danno vita a Contamination Lab proviene da Data Manager Online.

]]>
Le idee degli studenti potranno diventare impresa

Primi in Italia ad applicare l’agenda digitale promossa dal ministro Corrado Passera, Ca’ Foscari e H-FARM avviano una importante collaborazione per la realizzazione di un Contamination Lab.

Un’opportunità per i giovani talenti

A metà tra un laboratorio universitario e un incubatore d’impresa, il Contamination Lab aiuterà giovani, studenti e non solo nello sviluppo di nuove idee progettuali al fine di favorire la nascita di nuove imprese già durante il percorso di studi universitari.

Grazie a questo nuovo progetto, i ragazzi avranno la possibilità di prendere in mano il proprio destino fin da subito, continuare il proprio percorso di studi e contestualmente lavorare a una propria iniziativa imprenditoriale sfruttando al massimo le sinergie e le opportunità che si creeranno all’interno degli spazi dedicati.

Contamination Lab, sarà un luogo fisico e una piattaforma digitale in grado di promuovere la formazione e l’incontro fra i partecipanti; nasce per educare gli studenti alla cultura del rischio imprenditoriale, abituandoli alla contaminazione tra discipline diverse e imprenditorialità. Gli attori sono imprese, università e studenti e il fine è quello di mettere i giovani laureandi e neolaureati di fronte a stimoli che possano far nascere possibili percorsi imprenditoriali.

La collaborazione di Venetwork

Per arricchire l’offerta a disposizione degli studenti che troveranno “casa” nel Contamination Lab ci sarà anche la collaborazione di Venetwork, un network di imprenditori veneti che con il racconto delle loro esperienze e la forte presenza nel mercato, aiuteranno ad indirizzare le idee dei giovani studenti affinché possano diventare subito impresa o entrare in un’azienda.

Per il Rettore di Ca’ Foscari Carlo Carraro «è un’altra delle nuove iniziative che Ca’ Foscari realizza per avvicinare i propri studenti al mondo del lavoro, non solo per aiutarli a “trovare” lavoro, ma per insegnare loro a “creare” lavoro, attraverso innovazione e capacità imprenditoriale. E’ un’opportunità concreta che chi si iscrive a Ca’ Foscari potrà sfruttare, un vero e proprio strumento a disposizione gli studenti per imparare a tradurre in pratica un’idea o un’intuizione imprenditoriale».

L’iniziativa secondo Riccardo Donadon, fondatore di H-FARM «Sono davvero entusiasta di iniziare questo nuovo progetto con il Rettore Carlo Carraro e la Sua Università. La partnership con Ca’ Foscari consentirà di avvicinare sempre di più il mondo imprenditoriale a quello accademico, creando una nuova cultura d’impresa tra i giovani e dando loro nuove chance affinché possano entrare da protagonisti nel mondo del lavoro. Credo nell’incontro delle nostre due esperienze ci possa essere una grande opportunità di sviluppo e di innovazione per il territorio».

Video correlati:

Videointervista a Riccardo Donadon. H-Farm, un sogno diventato realtà

 

 

Videointervista a Marco Marinucci – Founder & CEO di Mind The Bridge

 

L'articolo Ca’ Foscari e H-FARM danno vita a Contamination Lab proviene da Data Manager Online.

]]>
Agenda digitale: lavori in corso https://www.datamanager.it/rivista/agenda-digitale-lavori-corso-43167.html Tue, 08 Jan 2013 10:00:15 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/01/agenda-digitale-lavori-in-corso/ Il governo Monti ha messo a punto il quadro normativo per recuperare il ritardo accumulato rispetto agli obiettivi dell’Agenda Digitale Europea. Con il via libera al decreto Crescita 2.0, resta l’incertezza sui tempi di attuazione del prossimo esecutivo. Che cosa manca per chiudere il cantiere e concretizzare la sfida dell’Agenda Digitale Italiana? Per cambiare e […]

L'articolo Agenda digitale: lavori in corso proviene da Data Manager Online.

]]>
Agenda digitale: lavori in corso

Il governo Monti ha messo a punto il quadro normativo per recuperare il ritardo accumulato rispetto agli obiettivi dell’Agenda Digitale Europea. Con il via libera al decreto Crescita 2.0, resta l’incertezza sui tempi di attuazione del prossimo esecutivo.

Che cosa manca per chiudere il cantiere e concretizzare la sfida dell’Agenda Digitale Italiana? Per cambiare e tornare a crescere non ci sono ricette veloci. Alla lavagna si può disegnare bene il progetto, ma poi bisogna metterlo in pratica. Tra strategia ed esecuzione c’è la stessa differenza che passa tra il dire e il fare e in mezzo, quasi sempre, scorre il proverbiale mare


Con il contributo di Paolo Angelucci (Assinform) – Roberto Liscia (Netcomm) – Paolo Pasini (SDA Bocconi), Alessandro Perego (Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano) – Federico Rajola (CETIF dell’Università Cattolica di Milano) – Lucio Stanca (già ministro per l’Innovazione e le tecnologie del secondo governo Berlusconi) – Marco Zamperini (NTT Data Italia e funky professor)

 

Il progetto alla lavagna dell’Agenda Digitale mira a cambiare il Paese, rendendolo più moderno e digitale. Per la prima volta, nella storia di questo Paese, l’ICT è la chiave di volta di un provvedimento di legge e completa le misure messe a regime dalla spending review. La sfida delle tecnologie digitali e dell’innovazione continuerà – però – nel 2013, quando dovremo mettere a bilancio 48 miliardi di euro per rispettare il patto di stabilità e il nuovo esecutivo dovrà occuparsi dei decreti attuativi dell’Agenda Digitale in tempi rapidi e certi. Con quali ricadute sui consumi, le imprese e il rilancio che il Paese attende? Sarebbe bello se si potesse fare di più e meglio con meno risorse pubbliche a disposizione. Sarebbe bello se l’Agenda Digitale, con 20 miliardi di euro di riduzione dei costi potesse garantire anche i 5 miliardi di maggiori entrate per la pubblica amministrazione nei prossimi tre anni (dati Politecnico di Milano). Negli ultimi scenari economici – però – il Centro studi di Confindustria ha rivisto al ribasso le previsioni del PIL del prossimo anno: -1,1% contro il -0,6% della stima precedente. La ripresa arriverà solo alla fine del 2013 e sarà molto lenta.

L’Agenda Digitale è uno strumento, non un fine. Per l’Italia “non ci sono scorciatoie” e il governo Monti insieme al Parlamento ha affrontato molti dei nodi che hanno impedito al Paese di crescere per ragioni strutturali. Gli effetti delle riforme si vedranno più in là a condizione che le misure di attuazione siano chiare e veloci.

 

GLI ITALIANI E IL DIGITALE

Dalla ricerca “Gli Italiani e l’Agenda Digitale” commissionata da Cisco a ISPO per conoscere aspettative e necessità degli italiani rispetto all’adozione del digitale, emerge un quadro di grandi aspettative sugli impatti positivi che la digitalizzazione del Paese può avere nella vita quotidiana, ma al tempo stesso una scarsa conoscenza e informazione. Gli italiani non sono refrattari verso l’adozione di tecnologie, ma non hanno a disposizione sufficienti strumenti e indicazioni per servirsene in modo diffuso e sistematico.

Il tema dell’Agenda Digitale è, per ora, appannaggio di una minoranza informata: se l’85% degli opinion maker intervistati ne ha sentito parlare, solo il 66% di questi dichiara di sapere bene di cosa si tratta e l’83% ritiene che la questione digitale sia di primaria importanza per la modernizzazione del Paese, mentre il 63% della popolazione ammette di non averne mai sentito parlare.

Più della metà dei cittadini (52%) si sono dichiarati sicuri che la digitalizzazione cambierà in meglio la loro vita, la comunicazione, la scuola, l’accesso alle informazioni e ai contenuti culturali, la modalità di interazione con la Pubblica Amministrazione, il Servizio Sanitario. Tra i benefici attesi, la trasparenza (94% per gli opinion maker e 82% per i cittadini), risparmi sia per lo Stato che per il cittadino (89% per gli opinion maker e 79% per i cittadini), riduzione del digital divide (85% per gli opinion maker e 74% per i cittadini).

Il decisore politico è considerato come attore di primaria importanza per la diffusione delle tecnologie digitali e gli opinion maker sollecitano interventi governativi capaci di concretizzare e rendere fattibili i contenuti dell’Agenda Digitale. Si tratta di un impegno prioritario per la prossima maggioranza che si formerà in Parlamento dopo le prossime elezioni.

 

UNA STRADA ANCORA IN SALITA

Con il via libera della Camera al decreto Crescita 2.0, «la strada dell’Agenda Digitale Italiana resta tutta in salita». Parola di Lucio Stanca, che nel 2006, nel suo ruolo dell’allora ministro dell’Innovazione del secondo Governo Berlusconi lanciò il Codice dell’amministrazione digitale. «Dopo un periodo di blackout, il Governo Monti ha avuto il merito di riprendere in mano una materia complessa e di rilanciare il processo di sviluppo mettendo al centro l’innovazione tecnologica. L’Agenda Digitale resta una priorità per il Paese che deve essere portata avanti».

Il Codice dell’amministrazione digitale era il piano regolatore per la futura digitalizzazione del Paese, in cui si davano gli strumenti, come la firma digitale, la gestione e conservazione dei documenti, la PEC, i dati, i servizi in rete e il riuso di sistemi informatici nelle pubbliche amministrazioni.

«Bene ha lavorato il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera. Restano alcuni nodi infrastrutturali come la banda larga che deve raggiungere ogni angolo del Paese e di applicazione sull’e-commerce e l’e-goverment. Se vogliamo rendere la pubblica amministrazione più efficiente e di migliore qualità, l’unica leva vera è la tecnologia. Se vogliamo che le aziende siano più efficienti e produttive bisogna ricorrere all’innovazione tecnologica di prodotto e di processo». La conclusione è una sola. «Dalla lettura dei DPCM si capisce che i nodi da sciogliere sono i decreti attuativi – altrimenti – il via libera al DL Crescita 2.0 non cambia molto le cose. L’Agenda Digitale contiene molti spazi di miglioramento, ma rappresenta una spinta per aiutare il Paese, in vista di un 2013 che si preannuncia dai forti chiaroscuri. La riduzione del digital divide geografico entro il 2013 sarebbe già un buon inizio. Il prossimo esecutivo dovrà varare in tempi certi e brevi i decreti attuativi, altrimenti l’Agenda Digitale è destinata a rimanere una cornice vuota. Anche per il prossimo esecutivo ripartire da zero sarebbe stato un errore.

 

I PUNTI CRITICI

L’Agenda Digitale ha dei punti critici. La mancata emanazione dei DPCM e dei regolamenti rappresentano un ulteriore ostacolo alla messa in opera dell’Agenzia. Con questa formula non si arriva da nessuna parte e gli sforzi fatti sono destinati a essere dispersi. «Il ministro dell’Innovazione del prossimo esecutivo – propone Lucio Stanca – dovrebbe avere la forza di decidere e di approvare i decreti attuativi “sentiti tutti gli altri ministeri” e non “ di concerto”. Ma ammesso che si riesca e che arrivino i decreti attuativi, il secondo punto critico si ha quando il regolamento applicativo arriverà sul tavolo di un qualunque dirigente della pubblica amministrazione».

Nell’impianto normativo approvato, resta il credito di imposta al 50% per la realizzazione di nuove infrastrutture come contributo pubblico alla realizzazione di opere strategiche. Si allarga la platea delle start-up. C’è il varo della piattaforma unica per l’Anagrafe nazionale e per il documento digitale unificato, con la carta di identità elettronica, la tessera sanitaria e il fascicolo sanitario. Confermato anche il domicilio digitale del cittadino e obbligo di PEC per le imprese. C’è l’obbligo per le PA ad accettare pagamenti elettronici entro giugno 2013 e, per i negozi, entro gennaio 2014. A partire dall’anno scolastico 2013-2014, nelle scuole sarà progressivamente possibile adottare libri di testo in versione esclusivamente digitale, oppure abbinata alla versione cartacea. Per la PA è mantenuto l’obbligo di pubblicazione di dati e informazioni in formato aperto e la trasmissione obbligatoria di documenti per via telematica. Inoltre è stato integrato il piano finanziario necessario all’azzeramento del divario digitale per quanto riguarda la banda larga (150 milioni stanziati per il centro nord, che vanno ad aggiungersi alle risorse già disponibili per il Mezzogiorno per banda larga e ultralarga, per un totale di 750 milioni di euro) e si sono introdotte significative semplificazioni per la posa della fibra ottica necessaria alla banda ultralarga. La Commissione europea ha proposto un’Agenda Digitale il cui obiettivo principale è sviluppare un mercato unico digitale per condurre l’Europa verso una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. L’Agenda è una delle sette iniziative faro della strategia Europa 2020, che fissa obiettivi per la crescita nell’Unione europea (UE) da raggiungere entro il 2020 tra cui la diffusione della banda larga a 30 Mega.

All’Agenda Digitale manca l’enforcement – direbbero gli americani. Manca l’obbligo a fare. Certo lo si può scrivere, ma manca la sanzione. «Io avevo proposto di organizzare un Ispettorato dipendente dalla Corte dei Conti in grado di monitorare l’esecuzione delle norme di attuazione dell’Agenda Digitale – spiega Lucio Stanca – con il potere di mettere sotto processo amministrativo per danno erariale il dirigente pubblico inadempiente o di premiare quello efficiente».
La revisione della spesa pubblica imporrà di fare delle scelte. Ma per investire sul futuro ci vogliono investimenti. «E non c’è un centesimo – fa notare Lucio Stanca – e l’Agenzia Digitale dovrebbe fare troppe cose. L’Agenda Digitale non deve essere una fuga in avanti, stiamo con i piedi per terra. Il problema non è tecnico, è politico. Facciamo dei centri regionali di gestione dell’innovazione. Non possiamo aspettare che la marea si alzi per tutti allo stesso momento. In Italia, ci sono ottomila e cento comuni, quindici città metropolitane. Cerchiamo di unirci per sviluppare un progetto unico nazionale e non centinaia di progetti pilota o sperimentazioni». Nel rapporto di forza tra domanda e offerta tecnologica – in Italia – è molto più forte la parte dell’offerta. L’offerta essendo più forte ha la capacità di educare il Paese. «Quindi anche l’industria informatica – dice Lucio Stanca – deve esercitare il suo potere con più responsabilità e questo non significa rinunciare alle opportunità di business. Se acceleri la domanda, il mercato si allarga. Aggregarsi per accelerare potrebbe essere più profittevole per il settore, piuttosto che attendere una potenziale domanda che non riesce a decollare». Il prossimo esecutivo dovrà continuare sulla strada tracciata da Monti per l’Agenda Digitale come auspicato dal vicepresidente della Commissione europea e Commissario per l’Agenda Digitale Neelie Kroes.

Per Lucio Stanca «A questo punto non si tratta di una scelta, ma di una strada obbligata che il Paese deve percorrere fino in fondo, occorre – però – una regia politica e competente».

 

UN CANTIERE APERTO

Per Marco Zamperini, chief innovation officer di servizi e soluzioni IT, meglio noto come “funky professor” nella community web, «l’innovazione del Paese è ancora work in progress». Non solo. «Per come ho vissuto io questa storia che è cominciata quasi due anni fa, con un appello alla politica e il manifesto dei cento giorni, si è concluso – solo – il primo atto. Un pezzo importante di questa storia è la task force voluta dal ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera e coordinata da Alessandro Fusacchia. La sfida di digitalizzare il Paese nel solco dell’Agenda Digitale Europea richiede l’impegno e la responsabilità di tutte le forze politiche. I temi dell’Agenda Digitale dovrebbero essere al primo posto nei programmi di tutti i partiti in campo alle prossime elezioni. Mi spaventa il fatto che l’Agenda Digitale possa essere strumentalizzata. Sono d’accordo con chi sostiene che con l’Agenda Digitale si gioca il futuro del Paese – io aggiungo – che in ballo c’è la sua stessa sopravvivenza. L’Agenda Digitale non può essere di destra o di sinistra, si tratta di un pilastro fondamentale».

La spinta delle aziende ha accelerato certi meccanismi. «Ma si è trattato di un contributo positivo all’insegna dello sviluppo generale del Paese e non portatrice di interessi particolari. Un capo d’azienda che si è impegnato con grande vigore a supporto dell’Agenda Digitale è stato David Bevilacqua di Cisco Systems. Lui ci ha creduto e ci crede molto, sottoscrivendo all’inizio l’appello per l’Agenda Digitale e dando il suo contributo aperto in molte occasioni senza la tentazione di appropriarsi di questo tema, mettendoci il proprio marchio, su questo stesso tono di voce anche Telecom Italia, Microsoft e IBM. Senza entrare nel merito di quelli che dovranno essere i compiti dell’Agenzia Digitale (la cui nomina dei vertici è rimandata), credo – forse per deformazione professionale – che l’istituzione di un chief information officer nazionale aiuterebbe a non disperdere risorse e aiuterebbe le imprese ad avere un unico interlocutore per la corretta implementazione delle tecnologie e dei progetti. In questo momento, il peso delle scelte che saremo in grado di compiere influenzeranno lo sviluppo del Paese per i prossimi decenni».

 

UNA QUESTIONE POLITICA

Dopo la corsa per il varo dell’Agenda Digitale, tornano le preoccupazioni per i tempi di attuazione del decreto Crescita 2.0. Con l’interruzione dell’attività di governo per le prossime elezioni è lecito chiedersi se i lavori in corso dell’Agenda Digitale subiranno un fermo tecnico. È previsto che l’Agenzia per l’Italia digitale predisponga entro novanta giorni le regole tecniche per l’identificazione e l’integrazione dei database di interesse nazionale. Mai come in questo momento l’Agenda Digitale diventa una questione prevalentemente politica. «L’Agenda Digitale è sempre stata una questione politica – mette in evidenza Paolo Angelucci, presidente di Assinform, l’associazione aderente a Confindustria, che raggruppa le aziende di Information Technology operanti in Italia – anche quando sembrava materia per tecnici, perché in ballo c’è lo sviluppo del Paese e non possiamo permetterci di accumulare altri ritardi in un momento in cui il deficit di innovazione penalizza ogni possibilità di ripresa della nostra economia». Il primo obiettivo è stato raggiunto completando entro la scadenza della delega l’iter parlamentare. «Ora è necessario mettersi al lavoro per dare rapida attuazione a molte delle misure contenute nel DL che prevedono una normativa secondaria che coinvolge numerosi soggetti e amministrazioni e che non sempre indica scadenze precise. Non dimentichiamo che uno degli obiettivi dell’Agenda Digitale è proprio la semplificazione. Essere digitali significa essere più semplici, più efficaci, quindi solo se ci saranno norme cogenti per la digitalizzazione delle imprese e della PA, saremo in grado di rendere questo Paese più moderno. Ad esempio, grazie alla direttiva comunitaria 210/45/UE sulla fatturazione elettronica, alcuni cambiamenti a livello di sistema nel rapporto tra imprese, PA e cittadini saranno inarrestabili. Anagrafe nazionale unica, PEC, obbligatorietà alla dematerializzazione dei processi, open data, smart communities e start-up sono i mattoni dell’Agenda Digitale». L’Agenda Digitale nasce con una cabina di regia che ha lavorato su sei macro-temi: infrastrutture e sicurezza, smart city, e-goverment, competenze digitali, ricerca e innovazione, e-commerce. «Come Assinform abbiamo predisposto altrettanti gruppi di lavoro tematici più uno che è frequentatissimo e che si chiama MIDA, monitoraggio intervento digital agenda. Stiamo raccogliendo tutte le segnalazioni da parte dei nostri associati e che saranno la base per le future azioni da intraprendere per la fase di implementazione delle misure che saranno adottate. L’Agenda Digitale sarà materia di campagna elettorale? Per Paolo Angelucci, sarebbe «un segnale positivo di sensibilità verso certi temi da cui dipende la competitività del sistema Paese. Certo, il tempo delle parole è passato e i cittadini e le imprese hanno urgenza di azioni concrete. L’IT ha due vantaggi: rende il Paese più efficiente e più trasparente. La battaglia alla corruzione, all’evasione e alla criminalità passa anche per l’IT. L’Agenda Digitale è un’importantissima opportunità per le imprese per migliorare i propri processi di business. Il commercio elettronico è uno dei capitoli dell’Agenda Digitale di cui però si è parlato poco e che merita di essere approfondito e valorizzato perché l’e-commerce avrà un impatto sempre più forte sulla vita delle imprese».

 

PIU’ SPINTA ALL’E-COMMERCE

L’Agenda Digitale Europea pone degli obiettivi per il 2015 molto ambiziosi e che l’Italia potrà raggiungere a patto di sforzi importanti. Per Roberto Liscia, presidente di Netcomm, consorzio del commercio elettronico italiano «con solo il 15% degli italiani che fanno acquisti online sarà una grande sfida salire alla quota del 50% della popolazione e ottenere che un terzo delle imprese facciano i propri acquisti e vendano i propri prodotti sulla Rete». Molteplici sono i freni inibitori allo sviluppo di una economia digitale competitiva nel nostro Paese. «La scarsa cultura tecnologica dei cittadini, il ritardo della scuola, la scarsa diffusione della banda larga, il ritardo dell’offerta, ma soprattutto la piccola dimensione delle aziende italiane hanno penalizzato lo sviluppo di questo settore. Le aziende italiane sono prevalentemente PMI, che devono affrontare la trasformazione digitale e i relativi investimenti, conoscenze tecnologiche e risorse umane adeguate e soprattutto la capacità di rimettere in discussione i propri modelli di business e le modalità di commercializzazione ed esportazione dei propri prodotti. Una delle grandi forze del “Made in Italy” è sempre stata la capacità dei nostri oltre 100 distretti industriali di mettere a sistema le piccole aziende del territorio, ritrovando quelle economie di scala e di scopo non all’interno della singola azienda, ma nella capacità di queste di lavorare insieme su gran parte dei fattori produttivi e commerciali. La competizione industriale ha messo in crisi questi modelli e oggi è più che mai necessario rinnovare e ritrovare, attraverso il digitale, questa dimensione consortile che ha permesso all’Italia di crescere e di competere con gli altri Paesi negli ultimi anni». 

 

E-PROCUREMENT E FATTURAZIONE ELETTRONICA

L’Agenda Digitale ha portato al centro del dibattito il tema dei benefici legati all’innovazione digitale. «Già questo è un merito non piccolo – mette in evidenza Alessandro Perego, responsabile dell’Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano perché erano anni che non si dedicava così tanto spazio e tempo ad approfondire il ruolo delle nuove tecnologie come fattore abilitante lo sviluppo di una nazione. Il decreto si è molto concentrato sull’innovazione digitale all’interno della PA con una quindicina di azioni in aree diverse: identità digitale, istruzione, sanità, giustizia, sistemi di pagamento, open data, inclusione. E’ giusto che sia così, in considerazione del ruolo che riveste l’efficienza della PA nell’economia della nazione (800 miliardi di euro all’anno che devono, se possibile, essere ridotti e in ogni caso ben spesi – ndr). In quest’area – l’innovazione digitale della PA – si poteva forse porre più enfasi sull’eProcurement e sulla Fatturazione Elettronica, anche se probabilmente si è preferito non interferire con altre misure già in fase di recepimento in questi ambiti, contenute nei decreti Spending Review e nella Finanziaria 2008 con secondo decreto attuativo in firma. L’attenzione ora si deve spostare sull’attuazione di tutte queste misure. Occorrerà infatti rivedere processi, procedure, mansioni, ruoli organizzativi, oltre che sistemi informativi, all’interno della PA. E questo richiederà forte e reale commitment dei vertici pubblici. Molto meno invece è stato pensato a favore dell’innovazione delle imprese, se escludiamo tre ambiti specifici: spinta ai pagamenti con moneta elettronica, stimolo agli investimenti nella rete in banda larga/ultralarga, semplificazioni e incentivi per le start-up innovative. Spariti i riferimenti all’e-commerce, che per altro andrebbe interpretato in senso più ampio rispetto a quanto presente nelle prime bozze: non solo B2C ma anche B2B, non solo portali ma anche connessioni EDI (Electronic Data Interchange). Il nostro plauso va invece agli interventi verso le start-up, dove la task force del governo ha lavorato nei mesi scorsi. Un solo neo: sono sparite tutte quelle misure che prevedevano un’iniezione di soldi. La promessa è che le risorse ci saranno, anche senza norma specifica. Ma certo non giova che non si sia quasi completamente considerato il ruolo che il sistema universitario può e deve giocare nell’ecosistema delle start-up, né a livello di formazione, né a livello di incubatori e trasferimento tecnologico. E invece, qualcosa di buono sta accadendo, come dimostra anche la nostra iniziativa PoliHUB del Politecnico di Milano».

 

RIDUZIONE DELL’ICT DIVIDE

Quale effetto avrà l’Agenda Digitale Italiana in una prospettiva di riduzione dell’ICT Divide almeno con l’Europa? Per Paolo Pasini, professore di Sistemi Informativi di SDA Bocconi «dopo la pubblicazione della Agenda digitale italiana all’interno del decreto Crescita 2.0 si è discusso molto di completezza della stessa, di risorse finanziarie disponibili, di contenuti specifici dei singoli macro-temi, di deleghe e responsabilità decisionali sull’ICT pubblica italiana, troppo frammentate, tanto da far sorgere la necessità di un “chief information officer di stato”, come esiste in Francia o negli Stati Uniti, e come avviene anche nei gruppi di imprese private che si sono dotate di una funzione IT centralizzata o di corporate. Vorrei invece provare a dare una lettura diversa dei macro-temi che costituiscono l’Agenda Digitale italiana in termini costruttivi, come fattori che, se debitamente finanziati, progettati e realizzati, possono contribuire a migliorare il posizionamento del nostro Paese nei ranking del “Global Competitiveness Report” del World Economic Forum che da diversi anni ci vede impietosamente relegati in posizioni non coerenti col fatto di essere tra le 10 economie più sviluppate al mondo».

Proviamo a vedere – quindi – quali relazioni sono identificabili tra i macro-temi dell’Agenda digitale e le variabili considerate dal report poco sopra citato. I temi della PA digitale possono contribuire a migliorare il “Government procurement of Advanced Technology Products index” che oggi ci vede ben 114esimo posto sui 140 paesi analizzati. I contenuti dell’Istruzione digitale possono generare un miglioramento di almeno tre fattori considerati dal Global Competitiveness Index: il “Quality of primary education index”, in cui l’Italia si ritrova al 42esimo posto, il “Quality of educational system index”, in cui l’Italia è all’88esimo posto, e l’ “Internet access in schools index”, in cui siamo posizionati al 79esimo posto, sempre sui 140 paesi mondiali analizzati. La riduzione del Digital Divide è direttamente connessa almeno a tre index, quali il “Quality of overall infrastructure index”, in cui l’Italia è al 79esimo, il “Broadband Internet subscription/100 pop.”, in cui siamo in 29esima posizione, e l”Internet bandwith, kb/s/capita index”, in 24esima posizione.

Il tema dei Pagamenti elettronici può invece contribuire a migliorare il nostro posizionamento nell’”Availability of financial services”, in cui oggi siamo al 67esimo posto.

Gli interventi in termini di Giustizia digitale possono infine migliorare il nostro giudizio internazionale in almeno due fattori, l’ “Efficiency of legal framework in settling disputes index”, nel quale l’Italia è al 133esimo posto, e l’ “Efficiency of legal framework in challenging regs index”, dove ci troviamo al 125esimo.

«Non è facile misurare cosa potrebbe significare – spiega Paolo Pasini – in termini di PIL, di investimenti privati e pubblici nel nostro paese da parte di investitori esteri, di occupazione, di produttività, e così via, un sensibile miglioramento di questi indici che, cumulati con tutti gli altri che compongono il Global Competitiveness Index (111 indici in totale), potrebbero contribuire a migliorare la reputazione del sistema Paese in queste classifiche e “vetrine” internazionali: in ogni caso, vale la pena di provare a tracciare una possibile relazione quantitativa tra gli investimenti (ICT e non) che si dovrebbero fare nell’Agenda Digitale e anche questi risultati o ritorni».

 

LA SCUOLA MOLTIPLICA LA CRESCITA

La scuola è un fattore centrale per la crescita anche se l’adozione dei libri di testo digitali resta a carico delle famiglie e la “digitalizzazione” del corpo docente rimane una incognita, più che una variabile. La competitività del Paese passa attraverso l’università e la ricerca. Ogni azione sul sistema educativo si riflette sulla metà del Paese. Per Federico Rajola, direttore del CETIF (Centro di ricerca su Tecnologie, Innovazione e servizi Finanziari) dell’Università Cattolica di Milano, «l’Agenda Digitale è un’occasione decisiva per favorire il rilancio del Paese. L’innovazione non può essere sempre di tipo top-down. Credo, tuttavia, che nell’attuale contesto economico un’azione condivisa e coordinata di lungo periodo rappresenti la chiave di volta per la crescita. La variabile culturale non deve essere sottovalutata, ma dobbiamo essere consapevoli che necessita di tempi lunghi. Le premesse ci sono tutte. L’Agenda Digitale messa in piedi dal Governo Monti rappresenta le fondamenta di questo rilancio. L’attenzione dedicata alle start-up è una dote importante per la nascita di nuove imprese e per i giovani. I giovani devono essere i promotori dell’innovazione, soprattutto su loro può basarsi la spinta propulsiva.

L’innovazione nell’ambito dei pagamenti, non solo per il settore bancario, può portare a una maggiore efficienza e una maggiore trasparenza di sistema. Tale innovazione è un driver anche per la lotta all’evasione e al riciclaggio. Tuttavia l’Italia resta un cantiere aperto. Sono necessari rilevanti interventi sistemici e sistematici per la definizione di un nuovo modello di welfare. La crisi in atto ci spinge a concentrarsi sulle priorità. L’Agenda Digitale rappresenta anche una svolta culturale e reputazionale del Paese nei confronti dell’Europa e del mondo. L’Italia merita un ruolo di rilievo nel panorama internazionale. Almeno pari a quello degli altri Paesi europei. L’impatto sul PIL degli investimenti in innovazione è molto basso. Un intervento sistematico e di lungo periodo di supporto all’innovazione costituisce la premessa essenziale per sfruttare la creatività come caratteristica distintiva. Questa scelta dipende dalla volontà comune dei cittadini, delle imprese e della politica. Il prossimo esecutivo deve intraprendere un percorso lungimirante e avere una prospettiva di lungo periodo. Dobbiamo trovare il modo di utilizzare l’impianto in corso d’opera dell’Agenda Digitale per dare slancio anche alla creatività dell’iniziativa imprenditoriale. L’Agenda Digitale non può essere solo un affare o uno slogan, deve essere trattata come una questione vitale per il Paese. È necessario un radicale cambiamento culturale. E per far questo deve cambiare la percezione del cittadino su questi temi. Bisogna comprendere che la mancata digitalizzazione porterà, come conseguenza, l’esclusione di una parte dei cittadini dalla vita democratica e dal lavoro. Esiste una questione di educazione alla tecnologia che anche la televisione come servizio pubblico deve affrontare. Le università e le associazioni di settore supportano il processo di cambiamento, ma esiste un problema culturale che deve essere superato. Come in altri Paesi industrializzati la spinta all’innovazione deve passare anche, o forse soprattutto, attraverso il coinvolgimento del sistema universitario». 

L'articolo Agenda digitale: lavori in corso proviene da Data Manager Online.

]]>
Huawei conferma il ruolo chiave dell’Italia in Europa grazie ai talenti locali e alla capacità di innovare https://www.datamanager.it/news/huawei-conferma-il-ruolo-chiave-dell-italia-europa-grazie-ai-talenti-locali-e-alla-capacit-di-i Wed, 28 Nov 2012 11:49:36 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/11/huawei-conferma-il-ruolo-chiave-dellitalia-in-europa-grazie-ai-talenti-locali-e-alla-capacita-di-innovare/ In occasione della visita ufficiale del Ministro dello Sviluppo Economico, Infrastrutture e Trasporti Corrado Passera in Cina, George Zhao, Managing Director di Huawei in Italia, intervenendo al Forum sugli investimenti cinesi in Italia organizzato da ICE e dal Consolato d’Italia a Shanghai, ha riaffermato il ruolo centrale del nostro paese nella strategia di crescita internazionale della società, i piani di investimento e l’impegno a lungo termine rivolto alla business community locale

L'articolo Huawei conferma il ruolo chiave dell’Italia in Europa grazie ai talenti locali e alla capacità di innovare proviene da Data Manager Online.

]]>
In occasione della visita ufficiale del Ministro dello Sviluppo Economico, Infrastrutture e Trasporti Corrado Passera in Cina, George Zhao, Managing Director di Huawei in Italia, intervenendo al Forum sugli investimenti cinesi in Italia organizzato da ICE e dal Consolato d’Italia a Shanghai, ha riaffermato il ruolo centrale del nostro paese nella strategia di crescita internazionale della società, i piani di investimento e l’impegno a lungo termine rivolto alla business community locale

Nel corso della visita ufficiale, il Ministro Passera ha espresso l’impegno nel rinsaldare ulteriormente le relazioni economico-commerciali tra Italia e Cina, terzo partner dopo Germania e Francia. A tale proposito, il Piano di Azione Triennale Italia – Cina siglato quest’anno pone l’obiettivo di portare l’interscambio commerciale a 80 miliardi di dollari entro il 2015 (da 50 miliardi di dollari del 2011).

Huawei ha già una solida presenza in Italia dal 2004 e conferma la sua volontà di rafforzare ulteriormente i propri investimenti. L’Italia è uno dei mercati più importanti a livello europeo per Huawei in termini commerciali e l’azienda ha stretto, nel tempo, alleanze strategiche con i principali Carrier.

Huawei ha due sedi principali a Milano e Roma, dieci uffici nelle maggiori città italiane, circa 700 dipendenti, un centro di Ricerca e Sviluppo a Milano e tre centri di Innovazione che rappresentano il motore per lo sviluppo in Italia della multinazionale.

La ricerca e lo sviluppo sono al centro della strategia di crescita di Huawei, la società ha infatti depositato 26.539 brevetti a livello globale, ha investito in ricerca 3,76 miliardi di dollari nel 2011 (11,6% del fatturato complessivo) e conta su oltre 70.000 addetti dedicati sul totale di 150.000 dipendenti nel mondo.

“Siamo uno dei principali investitori cinesi in Italia e abbiamo intenzione di rafforzare la nostra presenza nel paese e in Europa nei prossimi anni. Dal 2012 siamo membri attivi di Confindustria Digitale e intendiamo portare un contributo significativo non solo in termini economici e di ricerca e innovazione, ma anche sensibilizzando la business community sull’importanza strategica dell’agenda digitale per lo sviluppo del Paese”, ha commentato George Zhao, Managing Director di Huawei Italia.

L'articolo Huawei conferma il ruolo chiave dell’Italia in Europa grazie ai talenti locali e alla capacità di innovare proviene da Data Manager Online.

]]>
3 Italia lancia la banda 4G LTE partendo dai piccoli centri https://www.datamanager.it/news/3-italia-lancia-la-banda-4g-lte-partendo-dai-piccoli-centri-41855.html Wed, 07 Nov 2012 11:48:55 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/11/3-italia-lancia-la-banda-4g-lte-partendo-dai-piccoli-centri/ L’azienda di telecomunicazioni elimina il digital divide portando la banda ultralarga anche nei piccoli centri extra metropolitani

L'articolo 3 Italia lancia la banda 4G LTE partendo dai piccoli centri proviene da Data Manager Online.

]]>
L’azienda di telecomunicazioni elimina il digital divide portando la banda ultralarga anche nei piccoli centri extra metropolitani

Ad Acuto, un piccolo centro di 2.000 abitanti in provincia di Frosinone, l’amministratore delegato di 3 Italia, Vincenzo Novari, ha presentato le caratteristiche del nuovo servizio di Internet in banda larga mobile (4G LTE) con velocità fino a 100 Mbps in download e fino a 50 Mbps in upload. La scelta della location non è stata casuale, in quanto 3 Italia si propone di collegare i piccoli centri, quale è Acuto, alle grandi metropoli attraverso la propria rete: “La nostra scelta è stata quella di partire da un piccolo centro primo di una serie di una quarantina di comuni in digital divide che collegheremo, unitamente alle grandi aree urbane, entro il 2013”- ha spiegato Novari – Noi portiamo avanti una strategia in parallelo, da una parte le grandi città e dall’altra i piccoli borghi in digital divide. Lo sviluppo italiano parte dal mettere in rete tutte le aziende italiane. Dovremmo costringere le nostre imprese, con agevolazioni fiscali, ad andare in rete, perché è uno strumento potentissimo di crescita”.

La prima videochiamata intercontinentale in HD

All’evento hanno anche partecipato l’astronauta Umberto Guidoni, nato proprio ad Acuto, il ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera e il sindaco Augusto Agostini. Per dimostrare l’efficienza del nuovo servizio è stata effettuata la prima videochiamata intercontinentale in HD con il quartier generale di Hutchison Whampoa (HWL), azionista di 3 Italia. Il ministro Passera ha approfittato dell’occasione per discutere con il presidente del gruppo HWL, Canning Fok, in collegamento da Hong Kong, di investimenti nel nostro Paese e il superamento del digital divide. Passera ha ringraziato «3 Italia, che fa parte di un gruppo che ha creduto nel Paese anche in un momento di difficoltà», sottolineando che Hutchison Whampoa ha investito in Italia «dieci miliardi e non solo nelle TLC. Si tratta per me di una giornata importante perché è un chiaro segnale di come si possa superare il digital divide e di un chiaro segnale dell’interesse del Paese da parte di investitori esteri».

Un investimento importante per unire l’Italia

Alla luce dell’importanza di una Rete sempre più veloce e con accessi stabili e resilienti, 3 Italia ha intenzione di investire sull’LTE fino a 300 milioni di euro nel prossimo bienno e Novari ha annunciato che «il nuovo servizio e le funzionalità degli apparecchi, tablet e chiavette, verranno attivate in tutta Italia a partire da Roma e Milano dal prossimo mese di dicembre. Col servizio LTE, 3 Italia raggiunge l’eccellenza nella banda larga mobile». La rete 4G a 42 mega di 3 Italia permetterà a più di 150 mila clienti già acquisiti dall’azienda di poter fruire, in circa 3.800 comuni (circa l’80% del territorio nazionale) di velocità decuplicate rispetto ai più comuni servizi 3G. 

Nel corso della manifestazione 3 Italia ha anche distribuito a studenti e insegnanti delle scuole secondarie di primo grado 95 tablet Samsung Galaxy Tab 8.9 LTE, nei quali erano stati pre caricati i libri di testo digitalizzati dell’anno scolastico e una serie di app per il supporto didattico.

Una partnership per la banda larga mobile di quarta generazione

Novari ha commentato la proposta dell’a.d. di Wind, Maximo Ibarra, di creare un partnership fra i più grandi operatori di telecomunicazioni per lo sviluppo della banda larga mobile di quarta generazione: «Fare una rete LTE insieme mi sembra un’idea molto intelligente, ma non so perché c’è sempre qualcuno che si defila. Io ci starei. È una provocazione che colgo e che rilancio invitando tutti a sedersi attorno a un tavolo».

Per lo sviluppo dell’ultra banda fissa «ci vuole un sacco di tempo e costa un sacco di soldi», mentre per l’LTE, «in due anni con 1,5 o al massimo 2 miliardi possiamo collegare tutta l’Italia compresi i comuni in digital divide». Ma «se ci sediamo intorno a un tavolo, una soluzione condivisa la troviamo» con un progetto sull’LTE che «può partire dall’iniziativa autonoma delle quattro società (Wind, Telecom Italia, Vodafone, 3 Italia) oppure da un progetto coordinato a livello centrale dal ministero dello sviluppo economico» conclude Novari.

L'articolo 3 Italia lancia la banda 4G LTE partendo dai piccoli centri proviene da Data Manager Online.

]]>
Smau Milano 2012: Tra vecchio e nuovo https://www.datamanager.it/news/agenda-digitale/smau-milano-2012-tra-vecchio-e-nuovo Thu, 25 Oct 2012 09:22:43 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/10/smau-milano-2012-tra-vecchio-e-nuovo/ Giorno zero dell’Agenda Digitale e sguardo al futuro. Tutto Smau minuto per minuto: il reportage, i video

L'articolo Smau Milano 2012: Tra vecchio e nuovo proviene da Data Manager Online.

]]>

Giorno zero dell’Agenda Digitale e sguardo al futuro. Smau Milano 2012 ha aperto i battenti della 49ema edizione, tra luci e ombre. Il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, al telefono: «Mi dispiace per l’assenza di un collegamento video. La priorità è combattere l’analfabetismo tecnologico. Smau luogo simbolo dell’innovazione».

Le vicende politiche del governatore a tempo determinato, Roberto Formigoni, hanno rubato la  scena alle imprese e qualche apertura sui giornali con toni già da campagna elettorale. Le applicazioni in mobilità, il cloud computing e i big data sono i temi caldi di questa edizione insieme a smart cities e start up.  Se la tecnologia è a portata di mano, il fattore umano resta critico. Al centro del dibattito l’Agenda Digitale, con 20 miliardi di euro di riduzione di costi e 5 miliardi di maggiori entrate per la Pubblica Amministrazione in 3 anni, in caso di digitalizzazione dei processi.

CINQUECENTO CASI DI SUCCESSO

Pierantonio Macola, amministratore delegato Smau, ha posto l’accento su eccellenza e capacità di fare networking: «In questa 49esima edizione milanese di Smau presentiamo gli oltre 500 casi di successo che ci hanno fornito la ricetta del nostro antidoto alla crisi, cioè un efficace mix tra moderne tecnologie di grandi fornitori internazionali, il talento degli operatori italiani e la dinamicità di alcuni bacini territoriali particolarmente attenti alle esigenze delle imprese. Nell’ottica di fornire alle imprese una piattaforma completa per il loro sviluppo, Smau ospita anche quest’anno gli interlocutori più importanti per le imprese: le Regioni, e in particolare gli Assessorati alle Attività Produttive e all’Innovazione, che per prossimità risultano essere i primi e più importanti interpreti delle necessità dell’imprenditoria italiana, e i grandi vendor dell’ICT, le aziende fornitrici di tecnologie digitali, che sono qui per mettere a disposizione delle imprese la credibilità e il prestigio delle grandi multinazionali».

SMAU PUNTO DI RIFERIMENTO

Roberto Formigoni, presidente di Regione Lombardia e commissario straordinario di Expo 2015, ha ribadito che «Smau è un punto di riferimento non solo italiano, ma internazionale per parlare di sviluppo: è una finestra aperta sul futuro, un futuro fatto da un nuovo modo di agire, di pensare, di creare opportunità. Se è vero che il contesto economico attuale impone di ridurre spesa e frenare il debito, allo stesso tempo la stabilità è solo il primo passo verso la costruzione di questo futuro: è necessario considerare che “di solo rigore si muore”. Ricerca e innovazione sono allora i propulsori per il mercato, e nonostante l’inflessione generalizzata, il comparto ICT ha dimostrato di essere una leva fondamentale per favorire lo sviluppo: la politica non può e non deve permettersi di prescindere dalla tecnologia, ma deve puntare con decisione su di essa come vera e propria arma di rilancio per tutto il Paese».

AGENDA DIGITALE

Andrea Rangone, full professor degli Osservatori School of Management Politecnico di Milano, ha incentrato il suo intervento sul tema dell’Agenda Digitale, «l’introduzione dell’Agenda Digitale comporterà nei prossimi tre anni circa 20 miliardi di euro di riduzione di costi e 5 miliardi di maggiori entrate per la Pubblica Amministrazione in caso di digitalizzazione dei processi. Ecco perché il comparto tecnologico non può assolutamente essere ignorato e va certamente dato merito al governo di aver compreso, e investito, in questa realtà che davvero può dare quella spinta propulsiva necessaria al rilancio del Paese. Certo, in Italia vige ancora un digital divide culturale e purtroppo anche infrastrutturale: siamo indietro rispetto ai Paesi europei nell’uso dei sistemi informatici, con dati talvolta allarmanti: basti pensare che la penetrazione della banda larga veloce è ferma in Italia al 62%, a fronte di un quasi 90% nei Paesi nordici, e anche l’utenza Internet si è fermata al 57%, contro il 77% della Francia e circa l’80% della Germania. Ma questo è il vecchio Intenet: il nostro advantage riguarda i nuovi media, il new internet che entra in tablet, smartphone, nel mondo mobile insomma: qui siamo veramente al di sopra delle medie europee, siamo 41% utenti Internet da smartphone. In questo nuovo mondo l’Italia riveste una grande importanza.

Successivamente sono intervenuti gli Assessori allo Sviluppo delle Regioni presenti:

Loredana Capone, vicepresidente con delega allo Sviluppo Economico della Regione Puglia (ultima ad arrivare e prima ad andare via), Andrea Gibelli, vicepresidente Lombardia, Federica Seganti, assessore alle Attività Produttive della Regione Friuli Venezia Giulia, Alessandro Olivi, assessore all’Industria, Artigianato e Commercio della Provincia Autonoma di Trento e Alfredo Peri, assessore Programmazione Territoriale, Urbanistica, Reti di Infrastrutture Materiali e Immateriali, Mobilità, Logistica e Trasporti Regione dell’Emilia-Romagna.

IL TAVOLO CON LE IMPRESE

Il tavolo non c’era, ma il dibattito ha coinvolto i vertici delle gradi imprese ICT.

La prima, tra gli amministratori delegati, a prendere parola, rigorosamente in ordine alfabetico, come a scuola, è Luisa Arienti, amministratore delegato di SAP Italia.

Per Arienti «Spending review non deve coincidere con un taglio orizzontale dei costi, ma deve includere progetti di razionalizzazione, ottimizzazione, risparmio».

DAVID BEVILACQUA: TECNOPRATICO

 

Per David Bevilacqua, vice president South Europe di Cisco e AD italiano è il momento di dare un forte segnale di discontinuità. «Si può guardare con ottimismo al futuro, a patto che l’innovazione diventi pratica e non solo teoria. Basta con i progetti pilota che si realizzano in brevissimo tempo, ma restano isolati. Ebbene, è necessario diffondere una cultura dell’innovazione che possa far sì che le  buone idee si sviluppino in progetti concreti, di larghe vedute e di prospettiva duratura».

DARIO BUCCI: APRIRE LE PORTE ALLA MOBILITÀ

Per Dario Bucci, amministratore delegato di Intel Italia, «ci sono tre macro-fenomeni che aprono alle imprese nuovi scenari: «Il primo è l’attenzione nel mondo consumer per le novità hi-tech, soprattutto nel campo del mobile computing. Il secondo, che investe anche il mondo delle aziende, è la “consumerization of IT” ossia la straordinaria evoluzione del mondo consumer che sta varcando sempre più i confini aziendali; oggi il manager, l’impiegato, l’imprenditore sono prima di tutto utenti di new technologies: oltre agli strumenti aziendali, infatti, usano un ultrabook, un tablet, uno smartphone di nuova generazione, e le aziende si trovano a gestire questa miriade di dispositivi personali all’interno dei perimetri aziendali.

Un terzo fenomeno che coinvolge direttamente il segmento business, ed è conseguenza diretta dei primi due, è che le aziende hanno di fronte un salto epocale nella gestione delle proprie infrastrutture IT. Aprire le porte alla mobilità e all’integrazione di una molteplicità di device vuol dire necessariamente sposare le logiche del web e del cloud computing».

NICOLA CINIERO: DISCONTINUITÀ

Nicola Ciniero, amministratore delegato di IBM Italia, celebra il giorno zero dell’Agenda Digitale. «Il prossimo passo fondamentale da compiere, però, è l’essere in grado di calare in pieno la tecnologia in una destinazione d’uso: oggi abbiamo l’occasione di vivere in un momento di discontinuità in cui l’innovazione gioca un ruolo abilitante nel concretizzare i cambiamenti di cui abbiamo bisogno, attraverso processi di razionalizzazione e di semplificazione della spesa pubblica – eliminazioni di sprechi, inefficienze e abusi – e di recupero delle risorse da dirottare altrove».

 

Smart city: l’anno della  svolta?

Disegnate le città intelligenti sulla carta o all’interno di progetti pilota – parafrasando – D’Azeglio, dovremo fare “i cittadini intelligenti”? La via italiana alle città intelligenti passa attraverso i bandi del MIUR e del recente decreto crescita 2.0. In attesa delle misure attuative del Governo, le smart city si candidano a essere uno dei principali motori di sviluppo dell’economia italiana. Premiati gli esempi virtuosi di utilizzo di tecnologia ICT al servizio della comunità: vincono la prima edizione del Premio Nazionale Smart City Roadshow tre progetti realizzati dal Comune di Venezia, dalla Provincia Autonoma di Trento e dal Comune di Venaria Reale. Il convegno istituzionale dal titolo “La via italiana alle città intelligenti” è stato l’occasione per fare il punto sulla situazione delle città italiane in termini di innovazione e per discutere le potenzialità di una sinergia innovativa tra il pubblico e il privato al fine di rendere possibile una migliore qualità di vita dei cittadini e, nel contempo, un risparmio di energie e risorse economiche.

Per Antonella Galdi, responsabile innovazione Anci, «il concetto di smart city fa riflettere sull’esigenza di ripensare le città a partire dai bisogni emergenti della comunità estesa dei cittadini, da intendersi nell’accezione più ampia del termine, che includa cioè tutti gli attori che partecipano alla valorizzazione del patrimonio urbano, culturale e sociale delle città».

Anci ha svolto un’indagine, stilando un quadro delle 54 città italiane con più di 90mila abitanti, analizzando le scelte strategiche dei comuni, l’ambiente urbano, il comparto della sanità, dell’energia, di mobilità e logistica: le differenze tra città, indipendentemente dalla collocazione topografica, sono talvolta evidenti. I risultati di questo studio devono far riflettere: devono spingere il settore pubblico a potenziare le strategie di sviluppo e, nel contempo, incentivare i grandi player a creare progetti mirati.

A supporto delle Amministrazioni Pubbliche, Anci ha lanciato un progetto concreto e innovativo, la Scuola per Giovani Amministratori: uno strumento a disposizione degli under 35 per acquisire valori, obiettivi e strumenti idonei a governare al meglio il proprio territorio.

«Al mondo delle imprese – Antonella Galdi – chiede lo sforzo di progettare insieme le città per dare valore a ogni singolo patrimonio cittadino».

Michele Cutillo, vice president enterprise services del Gruppo Hewlett-Packard, ha posto l’accento sulla necessità di «cambiare i processi di business: in questo modo si possono trovare nuovi fondi. Le amministrazioni devono essere disponibili a cambiare approccio nei confronti dell’investimento tecnologico. Il nostro territorio ha centri di vera eccellenza, che dobbiamo rendere fruibili a livello interregionale».

Fabio Florio, manager of business development, responsabile Smart Cities e Expo 2015 di Cisco Italia, ha segnalato l’importanza di creare una cabina di regia, «una guida che tenga le redini, che gestisca e controlli la complessità della smart city: serve un project managing che coordini e si assuma le responsabilità di supervisionare e questo ruolo non può non essere rivestito dalle amministrazioni. Non è sufficiente progettare ed erogare fondi, ma bisogna anche considerare la funzione di gestione e controllo che il Comune deve ricoprire, cosa che non è affatto scontata».

Piero Fassino, sindaco del Comune di Torino e membro del Direttivo Anci, ha messo al centro del suo intervento le difficoltà delle pubbliche amministrazioni di investire per lo sviluppo in chiave smart: «Abbiamo alle spalle un biennio di “sperimentazione” sulle smart city, nato sulla spinta dei bandi europei. Davanti a noi abbiamo un modello, un’idea di città: il nostro compito è passare dalla rigidità della “città meccanica” a un modello di città flessibile, ma le difficoltà che stiamo incontrando sono numerose. Innanzitutto perché finora non c’è stato un quadro di riferimento in cui collocarsi, anche se grazie all’ Agenda Digitale si è finalmente creata una cornice operativa in cui inserirsi». Mario Occhiuto, sindaco del Comune di Cosenza ha sottolineato l’esigenza di fare tesoro dell’esperienza passata: «I processi di sviluppo urbano delle nostre città, nel passato, hanno mostrato quali sono i rischi da non sottovalutare: periferie con alto indice di delinquenza, quartieri-dormitorio, zone urbane iper-congestionate dal traffico e aree sottosviluppate sono il frutto di una cattiva progettazione urbana. L’uso delle tecnologie deve tenere conto delle esigenze dei cittadini e deve rispondere a un disegno ben meditato prima della messa in atto, per evitare di commettere gli stessi errori del passato».

Per Paolo Perrone, sindaco del Comune di Lecce «le responsabilità aumentano, perché i referenti non sono più solo i cittadini, ma anche i turisti che sono portati inevitabilmente a fare paragoni con la realtà da cui provengono. A Lecce fino ad ora il progetto smart city è ancora piuttosto rarefatto, e sottolineo in questa occasione che non possiamo permetterci di lasciare indietro, anche nello sviluppo tecnologico, i centri importanti del Sud».

LE CITTA’ INTELLIGENTI SECONDO IBM

Cristina Farioli, direttore marketing, comunicazione e citizenship di IBM Italia, ha affermato che «il primo passo da compiere è creare una cultura dell’innovazione mirata, sul territorio: bisogna ascoltare la città e i cittadini. L’innovazione in Italia si fa, si sta già facendo, ma bisogna concertarla e integrarla con la storia, la tradizione, la conformazione delle singole città. È necessario, a partire da un modello condiviso, disegnare soluzioni su misura di ogni città, come IBM sta già facendo da tempo, diffondendo dei bandi mirati: per il 2012, a titolo esemplificativo, Siracusa ha vinto un servizio di consulenza specializzata IBM».

 

 

FARE DI PIU’ CON MENO

Nel rapporto sullo State of the world’s city 2011” delle Nazioni Unite per gli insediamenti umani si legge che  “le città ospitano la maggior parte della popolazione mondiale. E il trend è in ascesa, i centri urbani continuano a crescere, consumare e inquinare in proporzione”. Intervenire sulle città, riuscire a renderle più efficienti, sicure e produttive vorrebbe dire quindi migliorare la qualità della vita di milioni di persone. Ed è per questo che IBM, sorretta dalla sua visione dello “Smarter Planet”, da più di tre anni sta investendo sul programma “Smarter Cities” in tutto il mondo. In Italia ha già toccato più di cento città, siglando dodici protocolli strategici, avviando diversi progetti di innovazione e consolidando una comunità di circa 40 città in partnership con Forum PA.

A Smau 2012, IBM rinnova il suo impegno di offrire – di più – in termini di qualità e personalizzazione – con meno – e questa è la grande sfida delle città italiane.

IL RUOLO DELL’IT

Come l’IT può venire incontro a questo proposito, avviando un processo di innovazione capace di ripagarsi in tempi brevi? Intervenendo in modo prioritario in aree critiche capaci di liberare risorse è secondo noi possibile. Queste aree sono: l’elusione ed evasione, per recuperare denaro; la gestione oculata degli asset (identificare il patrimonio, le sue caratteristiche, gestirlo e manutenerlo correttamente può significativamente abbattere i costi); lo sviluppo di nuovi servizi, ritagliati sulle caratteristiche della città può permettere nuove entrate.

Si tratta quindi di riuscire a bilanciare le 3 leve, in accordo con gli obiettivi della città.

I CONFINI DELLE SMART CITIES

Questo però non basta, è necessario saper anche guardare ai fenomeni che si stanno manifestando e che già tracciano la rotta di nuovi cambiamenti. La città sta divenendo uno spazio più ampio rispetto ai meri confini dell’Amministrazione Comunale lasciando il passo al Sistema Urbano. Le aree metropolitane sperimentano un forte deficit infrastrutturale, in particolare per quanto concerne la mobilità, non solo urbana (aeroporti, alta velocità), il degrado di ampi quartieri nelle periferie storiche, le trasformazioni dei modelli abitativi. I sistemi di città piccole e medie richiedono invece di essere meglio strutturati nella loro articolazione multiregionale, rafforzando le relazioni di complementarità e sinergia tra i singoli centri e le connessioni con le reti globali (es. infrastrutture di trasporto).

 

 

LA SFIDA DELLA COLLABORAZIONE 

E’ ormai un dato di fatto che le pubbliche amministrazioni comunali con meno di cinquemila abitanti dovranno raggrupparsi in aggregazioni di piccoli comuni che dovranno, entro quest’anno, condividere almeno tre delle nove funzioni fondamentali indicate dall’art.19. Le Regioni, inoltre, saranno chiamate a un vero e proprio riordino del territorio, che comprenderà la città metropolitana, le aree vaste e le unioni di medi e piccoli comuni. È evidente che in questa situazione l’infrastruttura tecnologica risulterà fondamentale per facilitare l’integrazione dei servizi e più banalmente anche solo lo scambio di informazioni tra gli stessi enti che si consorzieranno. Una serie di servizi e funzioni potranno anche essere erogati in modalità cloud determinando risparmi economici diretti, grazie all’utilizzo di apparati tecnologici, e indiretti derivati dalla riduzione di attività tecnica/tecnologica di formazione e aggiornamento del personale.

GOVERNANCE E INTELLIGENCE

Centrale inoltre, nel sistema urbano, resta la “Governance”, in altre parole la capacità di seguire a livello territoriale come le indicazioni vengano interpretate e tradotte in servizio per il cittadino. A supporto della governance si collocano tutti quei sistemi o motori di intelligence in grado di misurare, interpretare, pianificare e anticipare i fenomeni, come l’IBM Intelligent Operations Center for Smarter Cities, una nuova soluzione studiata per aiutare le città, di ogni dimensione, a ottenere una visione complessiva delle informazioni dislocate nei diversi dipartimenti e nelle agenzie che lavorano per la città stessa. Grazie all’applicazione di modelli analitici avanzati ai processi delle attività amministrative locali – gestiti attraverso un unico punto di comando centrale –  le città saranno in grado di prevedere i problemi, rispondere alle situazioni di crisi e gestire al meglio le risorse.

FEDERICO FRANCINI: FARE PRESTO

Per Federico Francini, presidente e amministratore delegato di Fujitsu Technology Solutions, «l’Italia in molti casi necessita ancora di infrastrutture di base che rappresentano i prerequisiti, in mancanza dei quali la vera innovazione non può nemmeno essere pensata.

L’Agenda Digitale varata dal governo è in questo senso molto ben articolata, dal momento che tiene conto delle necessarie infrastrutture di base, ma anche della contemporanea introduzione di veri elementi di innovazione. Ciò che bisogna a ogni costo evitare, nel momento dell’attuazione del decreto “Crescita 2.0”, è il posticipare, il dilatare i tempi: l’Italia ha bisogno di soluzioni efficaci in tempi certi e rapidi. Serve oggi una svolta, un cambiamento che non sia più autoreferenziale, ma che riesca finalmente a mettere al centro la società, le persone, cosa che come Fujitsu, facciamo ormai da diversi anni».

Tra le novità presentate da Fujitsu spicca il primo Ultrabook, già disponibile sul mercato, progettato esclusivamente per un target business, in grado di spingere al massimo la sicurezza del sistema e la sua gestibilità. Inoltre, con funzionalità integrate come il lettore di impronte digitali il nuovo ultrabook permette un elevato livello di sicurezza particolarmente indicato per i professionisti. Allo stand abbiamo visto anche il tablet ibrido dedicato agli utenti mobili che coniuga la fruibilità dei contenuti di un tablet con la comodità di una tastiera notebook full-size integrabile con in più una batteria aggiuntiva.

PATRIZIA GRIECO: EMERGENZA GIOVANI

Patrizia Grieco, amministratore delegato di Olivetti, indica come obiettivo per l’Italia, «quello di colmare il gap finora accumulato rispetto alle altre nazioni, tanto sul versante del capitale fisico (infrastrutture broadband e digitalizzazione del Paese) quanto su quello del capitale umano (formazione e merito). La strada per ridurre questo cultural divide è stata tracciata in questo ultimo periodo grazie all’impostazione dell’Agenda Digitale, vera boccata d’ossigeno per l’economia italiana, se si calcola – secondo le stime più recenti – che la piena realizzazione del piano potrebbe consentire una riduzione del deficit nazionale di 19 miliardi di euro e stimolare al contempo una crescita del Pil tra lo 0,7% e l’1,3%. Il comparto ICT ricopre un ruolo chiave per la ripresa del Paese: non va dimenticato, però, che non c’è innovazione senza giovani talenti disposti ad attuarla, a renderla endemica: per questo la disoccupazione giovanile deve diventare un tema centrale della politica economica del Paese».

PIETRO LABRIOLA: L’IMPRESA SEMPLICE

 

Pietro Labriola, responsabile direzione business di Telecom Italia, ha esordito affermando che «digitalizzare dall’interno l’impresa è un punto di partenza fondamentale. Oggi smartphone, tablet, laptop ed e-reader sono alla portata di tutti e l’impiego di Internet e delle applicazioni web nella vita privata è diventato un’abitudine spesso irrinunciabile: sto pensando ai social network, all’home banking, all’e-commerce e all’e-government, ad esempio. Molte di queste sono applicazioni cloud, nella Nuvola. Ora è il momento di trasferire quanto appreso a uso personale alla vita professionale, investendo sulle tecnologie al servizio dell’impresa nell’ottica di una semplificazione davvero reale e tangibile. In questa trasformazione le imprese italiane, soprattutto le piccole e medie, e i professionisti non sono soli. Esistono in Italia aziende ed esperti specializzati nell’IT, più di 25.000, che hanno esperienza, competenze e capacità per contribuire alla rivoluzione digitale. Sono veri e propri “personal trainer” della trasformazione digitale con una presenza locale e una distribuzione capillare».

STEFANO VENTURI: LA RESPONSABILITÀ DELL’INNOVAZIONE

 

Prima edizione di Smau per Stefano Venturi, come amministratore delegato di HP Italia. Nel suo intervento Venturi ha sottolineato che «la competitività nell’attuale scenario economico è un obiettivo improrogabile per il Paese. La tecnologia è un abilitatore di un’innovazione strategica e un elemento centrale per accelerare la ripresa delle imprese e del Paese». Ma che cosa significa essere leader dell’innovazione? «Le aziende leader – e tra queste HP – svolgono un ruolo fondamentale come propulsori di un’innovazione sistemica che deve abbattere il digital divide, in un senso molto più ampio e puntuale: ad esempio tramite una serie di programmi e di azioni in grado di ridurre sensibilmente il gap attuale di accessi alle rete, potenziando allo stesso tempo la capacità di utilizzare in maniera efficace le tecnologie digitali».

PAOLO ANGELUCCI: GOOD MORNING BUSINESS

 

La presenza di Cosmic Blue Team (CBC) a Smau 2012 significa stare al fianco delle imprese che vogliono concentrarsi sul loro “core business” affidando a CBC la gestione delle infrastrutture IT e la gestione dei processi ERP e documentali. Come presidente di Assinform, Angelucci sottolinea l’importanza dell’attuazione dell’Agenda Digitale come momento di rilancio effettivo del Paese. La politica non può permettersi distrazioni. Le imprese devono fare un passo avanti e la cattiva politica deve fare un passo indietro».

START UP INNOVATIVE

Secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano, sono 44 le start up ICT finanziate nel 2011 per 27 milioni di euro e 29 quelle finanziate nei primi 9 mesi del 2012 per 20 milioni di euro.

Di questi investimenti, il 50% è relativo alle tecnologie mobile: un mercato nel quale l’Italia ricopre una posizione di leadership a livello internazionale.

Ma quali sono le start up italiane che rilanceranno il Paese?

Forse le finaliste della prima edizione del Premio Lamarck (dal nome del naturalista Jan Baptiste Lamarck che presentò per primo la teoria evoluzionista), che ha visto consegnare un premio alle 7 start up italiane più innovative. Il premio realizzato dal Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria in collaborazione con la community Startupbusiness, è un riconoscimento alla capacità delle nuove generazioni di evolvere il proprio business adattandosi al contesto attuale di mercato.

I vincitori della prima edizione del Premio Lamarck sono:

KENT’S STRAPPER (Firenze) Vincitore del Premio PoliHUB

Kent’s Strapper (KS) è una giovane impresa fiorentina familiare specializzata nella progettazione e produzione di stampanti 3D open source con tecnologia fused filament fabrication (FFF). La stampante 3D con tecnologia fused filament fabrication è uno strumento che permette di materializzare volumi molto complessi, prodotti con i software di modellazione CAD, attraverso la deposizione di un filamento di materiale plastico stratificato, fino a raggiungere il volume desiderato, con tolleranze che posso raggiungere i 0.1 mm.

LAURA SAPIENS (Mantova) Vincitore del Premio Dell

Laura Sapiens è una impresa italiana nata per migliorare la relazione tra le persone e i sistemi informatici su scala mondiale. Fondata nel 2011, la società è produttrice di EGO! Smartmouse il primo dispositivo di interazione personale al mondo che permette di trasferire i file da un computer all’altro con un lieve gesto di polso.

Nel video vi riproponiamo una interevista a Matteo Mode’ di Laura Sapiens, realizzata durante la scorsa edizione di Codemotion

M2TECH (Navacchio di Cascina, Pisa) Vincitore del Premio Computer Gross

M2Tech Srl progetta, produce e commercializza sistemi audio per la riproduzione della musica digitale ad alta risoluzione. La start up ha ideato il Joplin, un dispositivo per archiviare su computer il contenuto di supporti musicali analogici (nastri, dischi, trasmissioni radiofoniche, riprese dal vivo) alla massima qualità possibile, estremamente più elevata di quella del CD.

MAYAM R&BD (Roma) Vincitore del Premio Portolano – Cavallaro

MAYAM R&BD è una start up italiana che, attraverso il laboratorio Mente in Movimento Italy, opera nel campo della ricerca finalizzata all’immissione di prodotti e servizi innovativi sul mercato mondiale. Il laboratorio fonda i propri valori sul coinvolgimento strategico, creativo e operativo delle nuove generazioni nonché di altre realtà emergenti made in Italy. La start up ha ideato Leonardo, il primo linguaggio di programmazione che permette di sviluppare qualsiasi tipologia di software attraverso il linguaggio umano.

MEEFARM (Foggia) Vincitore del premio IBM

Meefarm è un laboratorio di idee dedicato al mondo della libera arte. Ispirandosi alla logica di Google, YouTube e Facebook, Meefarm ha creato Meetale, un portale che offre agli Autori i mezzi per pubblicare gratis in piena autonomia e indipendenza le proprie opere.

SEABREATH (Parma) Vincitore del premio HP

Seabreath è un sistema per ottenere energia da moto ondoso. La realizzazione prevede una struttura modulare fatta con containers riciclati e l’impiego di materiali naturali o comunque riciclabili in linea con una filosofia rispettosa dell’ambiente.

ZERO12 (Cittadella PD) Vincitore del premio Microsoft Bizspark

Zero12 srl è una startup la cui mission è confezionare servizi cloud e mobile app su misura. La start up ha ideato Drivefarm, un File Server as a Service progettato e sviluppato per rispondere alle esigenze delle PMI in fatto di gestione del loro patrimonio documentale (progetti, foto, contratti, cataloghi) eliminando le problematiche connesse all’hardware in azienda.

Argomenti correlati:

La Puglia delle Smart City

News | 22/10/2012 – 3:01pm

Smau 2012, Premio Innovazione ICT

News | 22/10/2012 – 9:33am

Le novità presentate a Smau 2012

News | 19/10/2012 – 4:26pm

Smau 2012 chiude i battenti: 53mila e 500 visitatori

News | 19/10/2012 – 3:50pm

Smau 2012: l’innovazione che serve al Paese

News | 11/10/2012 – 3:08pm

Tutti i video e le videointerviste su www.techvideo.tv

L'articolo Smau Milano 2012: Tra vecchio e nuovo proviene da Data Manager Online.

]]>
Dal 17 al 19 ottobre Smau riunisce i protagonisti dell’Agenda Digitale https://www.datamanager.it/news/agenda-digitale/dal-17-al-19-ottobre-smau-riunisce-i-protagonisti-dellagenda-digitale Mon, 15 Oct 2012 09:04:49 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/10/dal-17-al-19-ottobre-smau-riunisce-i-protagonisti-dellagenda-digitale/ A poco più di dieci giorni dall’approvazione del Decreto Legge Crescita 2.0, Smau apre una finestra sul tema dell’Agenda Digitale dando vita ad un confronto, assieme ad alcuni dei protagonisti del provvedimento, sui principali temi che compongono il decreto, dalle startup ai finanziamenti alle PMI, dalla digitalizzazione della PA al commercio elettronico fino alle infrastrutture di rete

L'articolo Dal 17 al 19 ottobre Smau riunisce i protagonisti dell’Agenda Digitale proviene da Data Manager Online.

]]>
A poco più di dieci giorni dall’approvazione del Decreto Legge Crescita 2.0, Smau apre una finestra sul tema dell’Agenda Digitale dando vita ad un confronto, assieme ad alcuni dei protagonisti del provvedimento, sui principali temi che compongono il decreto, dalle startup ai finanziamenti alle PMI, dalla digitalizzazione della PA al commercio elettronico fino alle infrastrutture di rete

Si scaldano i motori per la 49° edizione di Smau che, dal 17 al19 ottobre, aprirà le porte dei padiglioni 1 e 2 di Fieramilanocity presentando agli oltre 50.000 visitatori attesi più di 500 novità tecnologiche presentate dai maggiori protagonisti del comparto e più di 600 workshopsulle tematiche di maggiore attualità in ambito tecnologico. Tra i temi affrontati, l’Agenda Digitale sarà al centro del dibattito attraverso un calendario di appuntamenti in cui si farà il punto sull’attuazione del Decreto Legge “Crescita 2.0”, approvato lo scorso 4 ottobre e sulle opportunità per le imprese del settore dell’Information & Communication Technology. Ospite d’eccezione sarà il Ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera che, proprio su questi temi incentrerà il suo intervento al Convegno Inaugurale di Smau dal titolo”Tecnologie digitali e Innovazione per il rilancio dell’Economia” in programma mercoledì 17 ottobre alle ore 11.

A commento del progetto Pierantonio Macola, Amministratore Delegato di Smau, afferma:“ L’Agenda Digitale è una potente piattaforma di coordinamento che prevede l’ingaggio di molti attori. Smau, nell’affrontare questo tema, si concentra sulle oltre 25.000 imprese del mondo ICT presenti in fiera proponendo un calendario di appuntamenti in pieno stile Smau, che, in non più di 50 minuti, toccheranno i temi più salienti, presentando i protagonisti, approfondendo alcuni dettagli del progetto e offrendo alle imprese le informazioni necessarie per comprendere come possono essere parte attiva di questo cambiamento sociale che parte proprio dalle tecnologie digitali”.

Il programma di appuntamenti inizia mercoledì alle ore 10,00 all’interno dell’Arena Regione Lombardia, dove L’Onorevole del PDL Antonio Palmieri e l’Onorevole del PD Paolo Gentiloni presenteranno le tematiche dell’agenda digitale parlamentare identificando punti di convergenza con l’iniziativa del governo, si continua mercoledì alle 13, in sala 4 al pad 2, affrontando il tema della digitalizzazione dei processi amministrativi nella scuola, mentre alle ore 15.00, in Arena Regione Lombardia si parlerà di come realizzare un sito web che permetta agli istituti scolastici di dialogare con le famiglie.

Giovedì il programma inizia alle ore 10, nella Sala Giovani Imprenditori di Confindustria, con il Convegno M-Enabling @ SMAU EXPO COMM 2012, la prima edizione europea del programma M-Enabling Global Summit, che tratterà il tema dell’accessibilità digitale e, in particolare, di come l’innovazione apre opportunità senza precedenti a quel 15% della popolazione mondiale che vive con disabilità. Alle ore 10.30, in Sala 2, è la volta del convegno sulle Smart Cities” La Via Italiana alle Città Intelligenti”, mentre alle 11 nell’Arena App and Cloud è in programma un approfondimento su come realizzare siti web a norma secondo le regole del commercio elettronico e della tutela del consumatore e si continua alle 14.00 in Arena Regione Lombardia con un workshop in cui saranno analizzate le iniziative proposte, quelle già avviate e quelle in fase di avvio in materia di “Competenze Digitali”, interagendo con il pubblico per discutere eventuali necessità non previste in “agenda”. Subito dopo, alle 15.30, sarà Mario Calderini, Consigliere del Ministro Profumo e Coordinatore del gruppo di lavoro Smart City, nella cabina di regia dell’Agenda Digitale ad illustrare le modalità attraverso cui vengono erogati i fondi, per un ammontare complessivo di un miliardo di euro, che il Miur sta mettendo a disposizione in tema di Smart City e ad analizzare le opportunità per le imprese italiane. Alle16.00, nell’Arena App&Cloud l’attenzione si sposta sul tema dei Big Data e degli Open Data come strumenti fondamentali per migliorare il dialogo tra le PA e le imprese e i cittadini. Alla stessa ora, in Arena Regione Lombardia si terrà un workshop sui criteri di misurazione della qualità dei siti web delle Pubbliche Amministrazioni.

La mattinata di venerdì si apre sempre in tema di Open Government attraverso un workshop, in programma alle ore 10.00, in Arena Regione Lombardia, che cercherà di approfondire le relazioni tra le differenti componenti che costituiscono questo nuovo modello di rapporto con la Pubblica Amministrazione, mentre alle ore 12.00 in Arena Regione Lombardia verrà raccontata l’iniziativa messa in atto dalla Regione che, attraverso la realizzazione del Portale Open Data (dati.lombardia.it), ha reso disponibile a tutti il patrimonio informativo della Regione, in modo che grandi quantità di informazioni su argomenti e tematiche di pubblico interesse (ad es. dati demografici, cartografici, economici, ambientali, catastali, sanitari, metereologici, ecc.) possano essere utilizzate da privati per dare vita a nuovi servizi, studi o applicazioni. Il programma di appuntamenti in tema di Agenda digitale termina alle ore 14.00 con un focus sulle professioni del web nella PA.

L’attenzione si sposta infine tra gli stand dove imprenditori e manager avranno un assaggio di tutti quegli ingredienti che compongono il decreto. Si inizia dalle tecnologie digitali:cloud computing, big data, infrastrutture di rete, soluzioni per la gestione dell’identità digitale e per il pagamento elettronico e da mobile e tecnologie a supporto delle Smart City presentate dai più grandi player del settore come APC, Cisco, Dell, Epson, Fujitsu, Google Enterprise, IBM, HP, Intel, Microsoft, Olivetti, Oracle, SAP, Telecom Italia, Vodafone, Xerox e Zucchetti e si continua con le sartup innovative, gli acceleratori d’innovazione, fino alle agevolazioni e agli strumenti finanziari messi in atto dagli Assessorati alle Attività Produttive delle Regioni Italiane. Questi tre soggetti saranno tutti presenti all’interno dell’Area Percorsi dell’Innovazione proprio per realizzare un primo incontro tra mondo della Ricerca, Industria e Pubblica Amministrazione, in pieno spirito Agenda Digitale.

L'articolo Dal 17 al 19 ottobre Smau riunisce i protagonisti dell’Agenda Digitale proviene da Data Manager Online.

]]>
Italia Startup, finalmente! https://www.datamanager.it/news/riccardo-donadon/italia-startup-finalmente Thu, 19 Jul 2012 08:29:52 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/07/italia-startup-finalmente/ Intervista a Riccardo Donadon, fondatore di H-Farm e membro della Task Force ministeriale. “E' importante far conoscere il nostro mondo e far capire cosa chiede. Il nostro è un paese vecchio è ora di cambiarlo , l’innovazione tecnologica è un'opportunità importante e dobbiamo capitalizzarla.”

L'articolo Italia Startup, finalmente! proviene da Data Manager Online.

]]>
Intervista a Riccardo Donadon, fondatore di H-Farm e membro della Task Force ministeriale. “E’ importante far conoscere il nostro mondo e far capire cosa chiede. Il nostro è un paese vecchio è ora di cambiarlo , l’innovazione tecnologica è un’opportunità importante e dobbiamo capitalizzarla.”

Italia Startup è una piattaforma indipendente che nasce dall’aggregazione di soggetti privati già operativi nel campo dell’innovazione, del digitale e dell’imprenditori. L’obiettivo dell’Associazione è promuovere le istanze delle startup, degli imprenditori e di tutti gli operatori dell’early stage italiani.
Coinvolgere chi ha già fatto qualcosa, supportare chi ci sta provando, sensibilizzare chi non ha mai sentito la parola startup.

L’associazione oggi conta circa 150 associati e poco fa il 26 maggio ha organizzato l’evento Startup Open Day  ospitato presso l’incubatore H-Farm . Durante l’evento 350 persone tra cui imprenditori, giornalisti e giovanissimi startuppers si sono  confrontati in modo diretto con  il Ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera  con l’obiettivo di contribuire alla stesura di un piano operativo da consegnare alla Task Force per le Startup Innovative. Ci sono state idee, c’è stata partecipazione diretta senza filtri e mediazioni.

Dopo l’avvio ho fatto alcune domande a Riccardo Donadon, fondatore di H-Farm e membro della Task Force ministeriale.

Come mai un imprenditore di successo come te che  tra l’altro viene dal mondo privato decide di fare da consulente al Ministro per lo Sviluppo Economico, quali sono le motivazioni che ti hanno spinto?

MI hanno chiamato dal Ministero e questa cosa fa una certa presa 😉  Io amo il mio territorio ed il mio paese per cui se qualcuno pensa che posso far qualcosa per aiutare io sono assolutamente a disposizione.

La task force è comunque  un’attività limitata nel tempo. Si tratta di aiutare il ministro ad identificare una serie di provvedimenti che possano aiutare il nostro settore a decollare.  Ha un inizio ed una fine come impegno.

Abbiamo fatto un ottimo lavoro in questi mesi, ora speriamo che il ministro riesca a farlo diventare realtà.

In Italia si parla molto di startup ultimamente, è solo un effetto moda o c’è qualcosa di più?

Finalmente i media si sono accorti che i giovani, la tecnologia, l’innovazione può rappresentare un opportunità per rilanciare l’economia. Qualche volta c’e’ ancora un po’ di folklore nei loro racconti ma sicuramente questa rinnovata attenzione, è un’opportunità importante, da cui deriva per tutti una grande responsabilità  e dobbiamo  capitalizzarla. Il nostro è un paese vecchio, e spesso molto superficiale nelle sue analisi, dobbiamo dare molta sostanza a quello che facciamo e cercare di cambiare le cose. Io sono super contrario al proliferare di convegni che c’e’ in questi mesi. Sono molto pericolosi, dobbiamo tornare tutti sulla tastiera e non farci trascinare in questa cosa.

Si parla spesso di impatto potenziale sul PIL, ma oggi quali sono i dati? Quanto fattura il settore dell’innovazione tecnologica?

Se vogliamo parlare di numeri le previsioni di BCG dicono che l’innovazione tecnologia potrebbe rappresentare il 3,5% del PIL nel 2016; nel 2010 era  il 2.1 %. Siamo in ritardo perchè la media dei paesi del G20 è  pari al   4.1.

La cosa importante sono i 28 milioni di utenti internet in Italia, siamo  in crescita……ed anche se non sono  un bacino enorme,  c’è spazio per provare!

Come mai come strumento operativo avete scelto un’associazione? Cosa vi diversifica dalle altre che già ci sono ed operano in Italia?

A cosa ti riferisci? Italia Startup è un’associazione che è nata in questi mesi per dare una rappresentazione bottom – up al nostro mondo, che è troppo frammentato e non consente di mettere di fronte alle istituzioni un interlocutore in grado di rappresentare i nostri interessi per favorire lo sviluppo dell’ecosistema.

Quali saranno le prime iniziative concrete che metterete in campo?

Prima di tutto una serie di eventi per aprire un confronto diretto con le istituzioni. E’ importante far conoscere il nostro mondo e far capire cosa chiede. Siamo già partiti, con l’ISDAY: è stato un momento di confronto importante, uno sforzo importante per un associazione appena nata; abbiamo trasferito il messaggio alla task force ed ora siamo tornati a testa bassa a lavorare sulle rispettive startup/acceleratori, ma l’associazione ha in programma diverse cose ad esempio questo weekend  sempre sul fronte degli eventi, Italia Startup è partner di http://hackitaly.org/… 48 ore di camping in H-FARM con pane, salsiccie e code code e ancora code 😉 il lavoro di relazione istituzionale è importante, ma in fondo a noi piace costruire prodotti digitali!

Con H-Farm hai dimostrato che è possibile riuscire, dacci la ricetta e gli ingredienti necessari.

Magari ce l’avessi! Forse l’unico ingrediente sono, purtroppo, gli errori. …..quelli insegnano tanto e noi siamo attivi dal 2005 (come ycombinator 🙂 ; la strada è ancora lunga, ma intanto qui a Cà Tron ci sono 240 ragazzi a lavorare sul digital e credo che la cosa che li attiri sia proprio la possibilità di provare, di lanciarsi (e anche di sbagliare, ogni tanto) che realtà come la nostra offrono. Di sicuro ti posso dire che ci vuole tanta tanta passione e spingere tantissimo, tante notti a lavorare tutti assieme ogni settimana e si fanno miracoli.

——

Riccardo Donadon, nasce a Treviso nel 1967, sposato con 3 figli. Maturità classica, al collegio Pio X, qualche anno a Psicologia a Padova, nel 1990 inizia a collaborare con il padre nell’attività di famiglia, ma è forte la passione e l’attrazione per il mondo dei sogni americano: cinema e Internet.

Alla metà del 1995, accetta l’invito di una società del Gruppo Benetton di guidare la creazione di un gruppo di lavoro che racconti la realtà sportiva del gruppo online, a patto di poter realizzare una propria idea di vetrina virtuale per le aziende. Pochi mesi dopo, nasce il primo centro commerciale virtuale Italiano, il Mall Italy Lab, ceduto con successo nel 1999 a Infostrada e ancora oggi presente come area commerciale nel portale Libero.it.

Nel Settembre del 1998: Riccardo Donadon lascia Benetton con le 8 persone che lo avevano accompagnato nell’avventura Mall e fonda E-TREE.

E-TREE, diventa in pochi mesi una delle società di riferimento in Italia nell’ ambito dei servizi Internet. Nel settembre del 2003 Donadon lascia E-TREE e per circa un anno si dedica alla cura del suo giardino, deciso a rimettersi in gioco, animato dalla consapevolezza che Internet stia portando una grande rivoluzione in tutti i modelli di business.

Nel gennaio 2005 Donadon fonda H-FARM, collocandola di proposito in alcuni casali nella campagna di Ca’ Tron di fronte alla laguna di Venezia.

H-FARM è  il primo venture – incubator privato italiano, il primo di una lunga serie a nascere dal 2005 in poi in Europa e nel mondo, con l’obiettivo di trasformare idee innovative in investimenti di successo.

H-FARM, che oggi è presente anche a Seattle e Mumbai, nei suoi primi 6 anni di attività ha investito 11,5 milioni di euro e dato vita a 32 aziende nel settore internet. Dal 2012 al 2015 sono previsti altri 9 milioni di investimenti. Ma la cosa più bella ed importante è che il progetto ad oggi conta sull’impegno di 230 persone nella sola area di Ca’ Tron, con la previsione di raggiungerne oltre 500 nel 2015. 

L'articolo Italia Startup, finalmente! proviene da Data Manager Online.

]]>