evasione fiscale – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 12:00:24 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png evasione fiscale – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Attac occupa l’Apple Store di Parigi: “Apple paghi le tasse” https://www.datamanager.it/2017/12/attac-occupa-lapple-store-parigi-apple-paghi-le-tasse/ Mon, 04 Dec 2017 17:59:41 +0000 http://www.datamanager.it/?p=136754 Alcuni attivisti francesi hanno occupato il negozio parigino di Apple per protestare contro il mancato pagamento di 13 miliardi di euro di tasse Questo sabato il gruppo di attivisti francesi Attac (Association pour la taxation des transactions financières et pour l’action citoyenne) ha occupato l’Apple Store Opéra di Parigi insieme ad altri negozi della Mela nel […]

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Alcuni attivisti francesi hanno occupato il negozio parigino di Apple per protestare contro il mancato pagamento di 13 miliardi di euro di tasse

Questo sabato il gruppo di attivisti francesi Attac (Association pour la taxation des transactions financières et pour l’action citoyenne) ha occupato l’Apple Store Opéra di Parigi insieme ad altri negozi della Mela nel Paese. L’obiettivo della protesta era quello di sensibilizzare l’opinione pubblica e le autorità sul mancato pagamento di 13 miliardi di euro di tasse più gli interessi da parte dell’azienda di Cupertino. I contestatori hanno prima superato le porte dell’Apple Store e hanno poi esposto uno striscione con la scritta “Ci fermeremo quando Apple pagherà”. Anche gli iPad e iPhone presenti nel punto vendita sono stati poi utilizzati per la protesta. Gli attivisti sono poi stati sgomberati dopo circa 3 ore.

Attac si definisce un’organizzazione “per la regolazione dei mercati finanziari e per la chiusura dei paradisi fiscali” e accusa la Mela di aver evaso più di 230 miliardi di dollari sfruttando una tassazione favorevole in alcuni Paesi come l’Irlanda. Il portavoce di Attac, Aurélie Trouvé, ha sottolineato che questa pratica illecita è già stata confermata dalle indagini della Commissione Ue e quindi che Apple si metta al più presto in regola con il Fisco. Non solo, per verificare che l’azienda di Cupertino operi in modo corretto, questa dovrà pubblicare i rapporti sulle tasse pagate per singole nazioni non solo riguardanti l’anno corrente ma anche per quelli precedenti.

L’occupazione dell’Apple Store di Parigi rientra nella più ampia protesta #PhoneRevolt. Il colosso fondato da Steve Jobs è accusato non solo di aver evaso miliardi di tasse in tutto il mondo ma anche di aver inquinato l’ambiente con i metalli pesanti utilizzati nei suoi device e di sfruttare i lavoratori.

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C’è anche Apple nei Paradise Papers, ha nascosto miliardi in un’isola della Manica https://www.datamanager.it/2017/11/ce-anche-apple-nei-paradise-papers-nascosto-miliardi-unisola-della-manica/ Wed, 08 Nov 2017 17:59:22 +0000 http://www.datamanager.it/?p=134690 All’interno dei Paradise Papers ci sarebbero conferme che Apple ha nascosto al Fisco miliardi di dollari su un’isola nella Manica Apple è stata spesso chiamata in causa quando si tratta di evasione fiscale non solo negli Stati Uniti ma anche in Europa. Oggi si è scoperto che tra i 13 milioni di documenti che compongono […]

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All’interno dei Paradise Papers ci sarebbero conferme che Apple ha nascosto al Fisco miliardi di dollari su un’isola nella Manica

Apple è stata spesso chiamata in causa quando si tratta di evasione fiscale non solo negli Stati Uniti ma anche in Europa. Oggi si è scoperto che tra i 13 milioni di documenti che compongono i cosiddetti Paradise Papers c’è anche il suo nome. Nello specifico, l’azienda di Cupertino avrebbe nascosto miliardi di dollari in un conto off-shore nella minuscola isola di Jersey nel bel mezzo del canale della Manica. Appena 3 anni fa il CEO di Apple, Tim Cook, si era difeso dalle accuse di evasione dichiarando davanti al Senato statunitense: “Non nascondiamo denaro in qualche isola dei Caraibi”. In effetti non ha mentito, il denaro eluso al Fisco sembra sia nel Regno Unito.

Nei file sottratti a due agenzie finanziarie e resi pubblici dal Consorzio internazionale del giornalismo investigativo (Icji) si parla di ben 236 miliardi di dollari trasferiti da Apple in paradisi fiscali al di fuori degli Stati Uniti. Bisogna inoltre rimarcare che la Mela negli ultimi anni è finita nel mirino dell’Unione Europea per lo stesso motivo. La Commissione Ue ha infatti deferito Irlanda e Lussemburgo proprio per aver assegnato immotivati aiuti di stato ad aziende come Apple, Amazon e Facebook. Al momento il colosso di Cupertino si è limitato a negare le accuse con un secco comunicato: “Non abbiamo ridotto i pagamenti fiscali in alcun Paese”. All’interno dei Paradise Papers si scopre che anche altri grandi marchi avrebbero scelto la strada dell’azienda di Cupertino. Nike ad esempio pare abbia preferito le Bermuda. Nei documenti vengono citati anche celebrità come Bono Vox, Lewis Hamilton, il segretario di Stato USA Rex Tillerson e persino la Regina Elisabetta II.

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L’Ue studia la Web Tax, sono guai per Google, Amazon e Facebook https://www.datamanager.it/2017/09/lue-studia-la-web-tax-guai-google-amazon-facebook/ Mon, 11 Sep 2017 11:09:24 +0000 http://www.datamanager.it/?p=130432 I ministri dell’Economia di Francia, Spagna, Italia e Germania chiedono all’Unione Europea l’approvazione di una Web Tax che porrà fine alla tassazione favorevole per le multinazionali del web Per anni i Paesi europei hanno cercato di imporre ai big della Silicon Valley una tassazione più consona all’enorme giro d’affari che queste aziende hanno nel Vecchio […]

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I ministri dell’Economia di Francia, Spagna, Italia e Germania chiedono all’Unione Europea l’approvazione di una Web Tax che porrà fine alla tassazione favorevole per le multinazionali del web

Per anni i Paesi europei hanno cercato di imporre ai big della Silicon Valley una tassazione più consona all’enorme giro d’affari che queste aziende hanno nel Vecchio Continente. Multinazionali come Apple, Google, Amazon e Facebook hanno subito multe anche piuttosto pesanti a causa di un sistema nei fatti legittimo che gli consente di pagare imposte ridicole ma fino ad oggi non è stato possibile farlo crollare. Google ad esempio ha ricevuto una sanzione da 2,42 miliardi di euro mentre ad Apple è stata imposta una multa più ridotta. Nel weekend i quattro principali Paesi della zona euro (Germania, Francia, Italia e Spagna) hanno sostenuto insieme la creazione di una Web Tax che uniformerà la tassazione per i colossi del web statunitensi in tutta l’Unione Europea.

Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha affermato di aver firmato una dichiarazione congiunta per ottenere questo risultato e firmata anche da Bruno Le Maire, Wolfgang Schaeuble e Luis de Guindos, rispettivamente ministri dell’Economia di Francia, Germania e Spagna. La lettera è stata inviata al collega estone Toomas Toniste, che ricopre la presidenza di turno dell’Ecofin informale che si terrà il 15/16 settembre a Tallinn. L’Ue chiede quindi l'”equiparazione fiscale sul fatturato generato in Europa dalle compagnie digitali” in quanto, come sottolinea Padoan, la situazione attuale influisce negativamente “i principi di equità fiscale e la sostenibilità del modello economico e sociale del Continente”. La proposta è quella di imporre un’aliquota minima del 5% sul fatturato generato in Ue. Ciò si prevede che consentirebbe di ottenere entrate fiscali decisamente maggiori a quelle finora corrisposte da Google, Facebook, Amazon, Airbnb e Booking in Francia, Spagna, Germania e Italia.

Come è successo in passato, la nascita della Web Tax potrebbe però trovare un ostacolo non indifferente nei Paesi che hanno guadagnato dall’attuale sistema e che spesso sono finiti nel mirino della Commissione Ue come Lussemburgo, Irlanda, Olanda, Cipro e Malta. Anche il presidente USA Donald Trump, che ha sempre sostenuto gli interessi delle multinazionali statunitensi all’estero, potrebbe cercare di fermare la stretta fiscale decisa da Bruxelles.

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Il n°1 di Google Europa non sa quanto guadagna https://www.datamanager.it/2016/02/n1-google-europa-non-sa-quanto-guadagna/ Mon, 15 Feb 2016 18:30:42 +0000 http://www.datamanager.it/?p=94614 Il presidente di Google Europa, Matt Brittin, non sa quanto guadagna e lo ha detto pubblicamente al parlamento britannico Google è sotto attacco per la tassazione favorevole di cui gode in diversi Paesi europei e alcune dichiarazioni del suo numero uno nel Vecchio Continente non fanno che alimentare la polemica. Big G ha patteggiato con […]

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Il presidente di Google Europa, Matt Brittin, non sa quanto guadagna e lo ha detto pubblicamente al parlamento britannico

Google è sotto attacco per la tassazione favorevole di cui gode in diversi Paesi europei e alcune dichiarazioni del suo numero uno nel Vecchio Continente non fanno che alimentare la polemica. Big G ha patteggiato con il Fisco britannico una multa da circa 300 milioni di euro come risarcimento per l’accusa di evasione fiscale ma molti nel Regno Unito ritengono che l’entità della multa sia troppo esigua.

Una commissione parlamentare dalla deputata laburista Meg Hillier ha convocato il presidente di Google Europa, Matt Brittin, e il responsabile sulle tassazioni internazionali di Mountain View, Tom Hutchinson, per discutere sull’entità del risarcimento. La Hillier ha sottolineato che Google ha usufruito di una tassazione di appena il 3% e che le multe in Francia e Italia per la stessa accusa sono state molto più salate. Il presidente della commissione ha poi chiesto provocatoriamente a Brittin quale fosse il suo stipendio e il presidente di Google Europa ha risposto in modo piuttosto sorprendente: “Non lo so, ma lo farò sapere se è rilevante”. La Hillier ha poi ribattuto: “Lei non sa quanto guadagna, anche al netto delle stock option?”, suscitando nell’aula parlamentare un coro di risate.

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Il Fisco accusa Apple di evasione per 1 miliardo di euro https://www.datamanager.it/news/il-fisco-accusa-apple-di-evasione-1-miliardo-di-euro-51368.html Fri, 15 Nov 2013 11:21:24 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/11/il-fisco-accusa-apple-di-evasione-per-1-miliardo-di-euro/ La procura di Milano ha aperto un'inchiesta contro due manager italiani di Apple che avrebbero nascosto al Fisco fra il 2010 e 2011 oltre 1 miliardo di euro tassabili

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La procura di Milano ha aperto un’inchiesta contro due manager italiani di Apple che avrebbero nascosto al Fisco fra il 2010 e 2011 oltre 1 miliardo di euro tassabili

Apple rientra nel mirino del Fisco italiano. Il sostituto procuratore Adriano Scudieri ha aperto un’indagine contro due manager di Apple Italia che avrebbero nascosto, tramite il noto escamotage della sede fiscale in Irlanda, oltre 1 miliardo di euro tassabili tra il 2010 e 2011. Secondo la procura, la Mela avrebbe nascosto nei libri contabili quelli che vengono chiamati “elementi attivi”, utilizzati per determinare l’imponibile fiscale. Inoltre, i due manager sotto accusa avrebbero utilizzato dei meccanismi fraudolenti per sviare l’accertamento dell’Agenzia delle Entrate, in particolare per l’imposizione dell’IRES.

La risposta di Apple

Apple ha risposto alle accuse tramite il suo legale ed ex ministro della Giustizia, Paola Severino. “Apple paga ogni dollaro ed euro delle tasse dovute ed è continuamente oggetto di controlli fiscali da parte di governi di tutto il mondo. – ha affermato la Severino –  Le autorità fiscali italiane hanno già sottoposto Apple Italia ad audit nel 2007, 2008 e 2009 e hanno confermato la piena conformità dell’azienda ai requisiti di documentazione e trasparenza Ocse. Siamo certi che l’accertamento in corso giungerà alla stessa conclusione”.

Il web e il problema delle tasse

Non è la prima volta che Apple e altre aziende come Google, Amazon e Facebook vengono chiamate in causa per non aver pagato le tasse dovute. La maggior parte delle aziende del web sfrutta una minore tassazione in Paesi come Irlanda e Lussembergo dichiarando di avere la propria sede fiscale in queste nazioni, pur avendo la maggior parte delle risorse impegnate in altre. Per quanto riguarda la Mela, il Senato degli Stati Uniti l’aveva definita “il più grande evasore del Paese“. Successivamente la Security Trade Commission aveva accertato che l’accusa era infondata. In Francia Apple è entrata nel Cultural Act 2, che prevede l’introduzione di una nuova tassa sui device mobili, mentre in Italia potrebbe avere presto problemi con l’arrivo della cosiddetta Google Tax, che impone l’apertura della partita IVA italiana per lavorare sull’online nel nostro Paese. 

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Un decreto per battere l’evasione con le carte di credito https://www.datamanager.it/news/un-decreto-battere-l-evasione-con-le-carte-di-credito-49041.html Mon, 22 Jul 2013 10:14:24 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/07/un-decreto-per-battere-levasione-con-le-carte-di-credito/ Il Ministero dell’Economia e quello dello Sviluppo Economico preparano un decreto per la diffusione di carte di credito e dei pos per la lotta all’evasione

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Il Ministero dell’Economia e quello dello Sviluppo Economico preparano un decreto per la diffusione di carte di credito e dei pos per la lotta all’evasione

Nell’ottica della lotta all’evasione, il Ministero dell’Economia e quello dello Sviluppo Economico stanno preparando un decreto congiunto per favorire la diffusione delle carte di credito e dei pos tra i commercianti. L’idea è di spingere sui pagamenti elettronici abbassando le commissioni per favorirne l’utilizzo anche per transazioni molto basse.

Il decreto

Nella proposta dei due Ministeri si basa su quattro punti: divieto di commissioni a pacchetto, correlazione delle commissioni al volume delle transazioni, incentivi ai pagamenti elettronici sotto i 30 euro con commissioni più basse e trasparenza. Secondo uno studio dell’Istituto per la Competitività I-Com un aumento di 10 milioni di carte di credito/debito porterebbe al recupero di 5 miliardi di euro non versati al Fisco, che ha chiesto a Google di pagare le dovute tasse.

Parlando sempre di evasione fiscale, L’Agenzia delle Entrate, che ha unito il suo sito con quello del catasto, ha introdotto recentemente il software Sid per il monitoraggio dei conti bancari.

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L’Agenzia delle Entrate spulcia nei conti correnti bancari con il Sid https://www.datamanager.it/news/l-agenzia-delle-entrate-spulcia-nei-conti-correnti-bancari-con-il-sid-48279.html Mon, 24 Jun 2013 13:36:51 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/06/lagenzia-delle-entrate-spulcia-nei-conti-correnti-bancari-con-il-sid/ Il Fisco è ora in possesso del Sid, un sistema che gli permette di avere ai accesso ai conti correnti bancari nell’ottica della lotta all’evasione

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Il Fisco è ora in possesso del Sid, un sistema che gli permette di avere ai accesso ai conti correnti bancari nell’ottica della lotta all’evasione

Il Governo ha dotato l’Agenzia delle Entrate, che ha raccolto nel proprio sito anche i servizi online del Catasto, di un nuovo strumento per la lotta all’evasione fiscale che permette di conoscere in modo più approfondito il tenore di vita degli italiani.

Sid

Da oggi è entrato in vigore il Sistema Interscambio Dati (Sid), un’anagrafe dei conti che fornisce al Fisco un accesso ai conti correnti bancari, alle gestioni patrimoniali, ai fondi comuni e pensione e ai saldi su carte di credito. Dal provvedimento datato 25 marzo 2013 si può dedurre che eventuali controlli potranno essere effettuati solo in presenza di anomalie segnalate nella comunicazione dei saldi bancari da parte degli intermediari finanziari. In seguito il Fisco avvierà “la formazione di specifiche liste selettive di contribuenti a maggior rischio di evasione”.

Privacy

L’Agenzia delle Entrate assicura il massimo della privacy per i contribuenti, grazie a misure di sicurezza integrate su richiesta del Garante della privacy, che – lo ricordiamo – ha recentemente chiesto a Google maggiori informazioni sull’uso dei dati personali degli utenti italiani.

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Senato USA contro Apple: “è il più grande evasore del Paese” https://www.datamanager.it/news/senato-usa-contro-apple-il-pi-grande-evasore-del-paese-47132.html Tue, 21 May 2013 09:35:18 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/05/senato-usa-contro-apple-e-il-piu-grande-evasore-del-paese/ Il Congresso afferma che Apple ha creato una rete di società offshore che gli ha permesso di evadere qualsiasi tipo di tassazione. Il CEO della Mela Tim Cook parlerà oggi in Senato per difendere l’operato dell'azienda

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Il Congresso afferma che Apple ha creato una rete di società offshore che gli ha permesso di evadere qualsiasi tipo di tassazione. Il CEO della Mela Tim Cook parlerà oggi in Senato per difendere l’operato dell’azienda

Il Governo degli Stati Uniti si scaglia contro Apple. Secondo la sottocommissione permanente di indagine del Senato, la società di Cupertino ha evaso 74 miliardi di dollari al Fisco fra il 2009 e il 2012. Il CEO della Mela Tim Cook, che potrebbe essere presto sostituito, si difenderà oggi in Senato sottolineando come l’azienda da lui guidata ha pagato 6 miliardi di tasse solo l’anno scorso e ha contribuito a creare 600mila posti di lavoro. Inoltre, Cook chiederà al Congresso di abbassare le tasse per il rientro di capitali dall’estero affinché le aziende possano ritornare a produrre negli USA a vantaggio anche del Fisco.

Meno tasse all’estero

Nonostante il calo di profitti nell’ultimo trimestre, Apple rimane al top come valore, stimato dagli esperti in 185,07 miliardi di dollari. Fortune ha posto la Mela al sesto posto per fatturato negli USA nella classifica Top 500. Ciò, secondo il Senato, non le ha impedito di evadere comunque le tasse.

Molte aziende dell’IT statunitensi, Apple compresa, mantengono la maggior parte dei propri capitali nelle filiali all’estero per usufruire di una tassazione più vantaggiosa. In Irlanda, ad esempio, la Mela ha dovuto pagare il 2% di imposte contro il 35% di quelle statunitensi per il rientro di capitali nel Paese. Se si tiene conto che il 61% del fatturato di Apple proviene dall’estero, la cosa si spiega da sé. Gli inquirenti però vanno oltre.

Evasore totale grazie a filiali fittizzie

Secondo il Senato, Apple ha creato un meccanismo senza precedenti per evadere totalmente le tasse. Cupertino avrebbe spostato i capitali in Irlanda verso società offshore, senza dipendenti o uffici fisici, approfittando del fatto che nell’Isola di Smeraldo una società è residente nel Paese solo se è gestita e controllata in loco. In questo modo Apple risulta non appartenere a nessuna nazione e ha così evitato di pagare qualisiasi tipo di tassa. “Apple dice di essere il maggior contribuente americano. Ma per dimensioni e scala è anche il più grande evasore”, afferma l’ex candidato alla presidenza John McCain.

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Videoreportage: il Mobile Money nel Paese del contante https://www.datamanager.it/news/gmariggio/videoreportage-il-mobile-money-nel-paese-del-contante Thu, 25 Oct 2012 09:25:32 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/10/videoreportage-il-mobile-money-nel-paese-del-contante/ Il nostro videoreportage sulla prima giornata di sperimentazione NFC per i pagamenti con il cellulare tra le vie di Milano. Dimostrazioni e interviste esclusive a GSMA, Smasung e Telecom.

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E’ partita da Milano la sperimentazione NFC per i pagamenti con il cellulare, grazie all’NFC & Mobile Money Summit, l’evento organizzato da GSMA, che si svolge a Milano fino al 25 ottobre. Milano è la prima “smart city” italiana ad adottare la tecnologia NFC, grazie alla sinergia con Telecom Italia, Samsung, Intesa San Paolo, Visa, ATM, Ferrovie Trenord.

IL DENARO E’ MOBILE

Il denaro è sempre stato liquido, ma con la tecnologia NFC diventerà sempre più “mobile”. Con quali conseguenze per la filiera dei pagamenti e con quali ricadute sulla tracciabilità e trasparenza? La diffusione di questa tecnologia avrà un effetto positivo anche sulla lotta all’evasione fiscale e magari potrebbe mettere fine anche al fenomeno delle false recensioni sul web? Per il momento siamo all’inizio e c’è molta strada da fare. La tecnologia ha cambiato i comportamenti degli italiani più di una volta. Gli italiani amano la comodità, adorano l’elettronica e stare con il telefono in mano. Forse è possibile pensare che proprio gli italiani in un futuro, molto prossimo, saranno tra i più grandi fruitori di questo tipo di tecnologia e la diminuzione dell’evasione sarà solo un effetto “collaterale”.

L’ITALIA CHE GIRA

Se gira il contante, evadere il fisco è più facile. In Italia, esiste un’economia sommersa che vale 300 miliardi. L’uso del contante è parte del problema: al centro restano certi comportamenti “disinvolti”. Se l’Italia è il Paese del “cash”, negli Stati Uniti e in Giappone, il caffè, il parcheggio, il biglietto della metropolitana e quello per la partita o lo spettacolo al Metropolitan si pagano elettronicamente. Per gli esercenti italiani rinunciare al contante sembrerà una sfida o una punizione? Il contactless payment è una realtà per alcuni catene di fast food, come MC DONALD’S che da tempo, proprio a Milano stanno spingendo l’utilizzo dei pagamenti elettronici con un volume complessivo di quasi 15mila transazioni al mese. La penetrazione dei cellulari NFC, la complessità della catena di abilitazione tecnologica, il numero di attori coinvolti, l’opacità su tariffe di attivazione e commissioni sono i punti più critici per la rapida diffusione del portafoglio elettronico.

 

 

Per Anne Bouverot, direttore generale di GSMA «la tecnologia NFC potrà sostituire i pagamenti cash, non tutti chiaramente, ma avrà un forte impatto sulla tracciabilità».

 

 

«Questo tipo di tecnologia è maggiormente sviluppata in Asia, con Giappone e Corea del Sud in testa. In Europa siamo all’inizio. È stata lanciata in Francia e UK. Il vero elemento abilitatore per l’adozione di questo tipo di tecnologia è la diffusone dei telefoni smartphone che supportano SIM NFC based. Sul mercato esistono già 550 modelli, ma nel futuro ogni singolo telefono dovrà supportare questa tecnologia. In Italia, la penetrazione degli smartphone è molto alta e mi aspetto che l’adozione della tecnologia NFC sia altrettanto veloce».

 

«I servizi abilitati dalla tecnologia NFC sono i servizi tipici della città del futuro, soprattutto in previsione di grandi eventi mondiali come le Olimpiadi o le Esposizioni universali».

NFC TOUR PER MILANO

Telecom Italia ha lanciato in anteprima a Milano una serie di iniziative insieme a importanti partner per dimostrare che i servizi di prossimità sono già una realtà. Abbiamo partecipato al giro di demo-live per il centro di Milano organizzato da GSMA. Utilizzando uno smartphone Samsung Galaxy mini 2, abbiamo pagato il biglietto dei mezzi pubblici, comprato un gelato, un caffè e un pacchetto di gomme da masticare. In particolare, con il telefonino è possibile pagare il biglietto di autobus, tram, metro e treni, fare acquisti con la carta di credito presente sulla SIM in un migliaio di esercizi commerciali sparsi nella città e – grazie alla collaborazione con le associazioni di categoria (Confcommercio, Confartigianato e Confesercenti) – utilizzare coupon e buoni sconto. Inoltre sono proposte esperienze turistiche evolute basate sull’uso dell’NFC, come ad esempio la visita interattiva del padiglione delle macchine di Leonardo da Vinci nel Museo della Scienza e Tecnica e in luoghi di interesse culturale sul territorio grazie all’interazione con le paline informative turistiche.

Non solo. Trasporti e infotainment potranno avere un vantaggio concreto da questa tecnologia. Prenotare e pagare il biglietto per vedere il Cenacolo di Leonardo da Vinci, confermare un pacchetto turistico o effettuare l’acquisto di uno dei tanti prodotti del made in Italy, sarà un gioco da ragazzi per i 25 milioni di turisti attesi per l’Esposizione Universale. Milano si prepara ad affrontare una vera rivoluzione tecnologica per diventare la prima «smart city» italiana, speriamo non l’unica. Uno dei fattori critici per la diffusione di questa modalità di pagamento – però –  è la complessità della catena di abilitazione tecnologia, come ci spiega Lucy Lombardi, senior vice president, domestic market operations e industry relations & roaming di Telecom Italia.

 

 

L’elemento distintivo del progetto sviluppato da Telecom Italia all’interno della GSMA risiede nelle garanzie di sicurezza e privacy garantite dall’uso della SIM, che è il cardine dell’intero sistema, per gestire le credenziali dei servizi (in particolare per il pagamento con carta di credito) e nella comodità di passare da un telefono a un altro, semplicemente trasferendo la SIM e portandosi dietro tutti i servizi utilizzati. Una sfida, anche in vista dell’attuazione dell’Agenda Digitale. Lo sviluppo di uno standard condiviso permetterà di diffondere l’uso del borsellino elettronico, in un Paese come l’Italia che non riesce a fare a meno dei pagamenti in contante.

 

 

BARLOCCO (SAMSUNG): INNOVAZIONE TRA LA GENTE

Per Carlo Barlocco, vicepresidente della divisione information technology di Samsung Italia con il test-live dell’NFC a Milano è stato fatto «un passo avanti nell’innovazione tecnologica al servizio della città. Il denaro elettronico è più sicuro e più veloce».

 

NFC & SMART CITY

Il progetto NFC è stato avviato da GSMA con l’obiettivo di offrire la possibilità di effettuare transazioni elettroniche tramite cellulare a tutti gli utenti mobili (circa 6 miliardi nel mondo nel 2012) e di costruire l’ecosistema NFC indirizzando la standardizzazione di servizi e tecnologie, le definizioni di normative e i sistemi di sicurezza.

Nel prossimo Mobile World Congress della GSMA, in programma a Barcellona a fine febbraio 2013, si ribadirà la centralità di questa tecnologia per lo sviluppo dei nuovi usi del cellulare e come contributo abilitante servizi di smart city e si avvierà una serie di iniziative più ampie e durature (“Mobile World Capital”) che prevedono la presenza a Barcellona per almeno 5 anni di un laboratorio di servizi innovativi. GSMA rappresenta gli interessi degli operatori di telefonia mobile nel mondo. GSMA è presente in oltre 220 nel mondo e unisce circa 800 operatori di telefonia mobile.

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