iCloud – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Fri, 29 Jun 2018 12:41:06 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png iCloud – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Apple pensa a un abbonamento unico ai suoi servizi https://www.datamanager.it/2018/06/apple-pensa-a-un-abbonamento-unico-ai-suoi-servizi/ Fri, 29 Jun 2018 12:41:06 +0000 http://www.datamanager.it/?p=150411 Apple sta pensando di lanciare un abbonamento unificato per accedere a cloud, riviste online, musica e film in streaming Per Apple il settore del servizi online è uno tra i più remunerativi e di anno in anno i ricavi derivanti da questa voce di bilancio continuano a crescere. Per l’utente può essere però piuttosto complicato […]

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Apple sta pensando di lanciare un abbonamento unificato per accedere a cloud, riviste online, musica e film in streaming

Per Apple il settore del servizi online è uno tra i più remunerativi e di anno in anno i ricavi derivanti da questa voce di bilancio continuano a crescere. Per l’utente può essere però piuttosto complicato destreggiarsi tra le varie piattaforme proposte dalla Mela e stando a quanto riporta il Wall Street Journal, quest’ultima avrebbe quindi pensato a un abbonamento unico che raccolga tutti i suoi servizi, dalla musica al cloud computing. L’azienda di Cupertino avrebbe scelto di adottare una strategia simile a quella di Amazon con Prime, che permette di accedere con un solo account a consegne gratuite, film in streaming, un ricco catalogo di brani e libri digitali. Una iniziativa di questo tipo permetterebbe inoltre di fidelizzare ancora di più l’utente.

Nel pacchetto proposto da Apple ci sarebbero Apple Music, iCloud, Apple News e il nuovo servizio di streaming che verrà presentato a breve. Si partirà con un abbonamento per riviste digitali grazie al know how ottenuto dall’acquisizione di Texture per poi passare alla musica e infine all’intrattenimento televisivo. Al momento non è possibile sapere se tale progetto verrà effettivamente lanciato né quanto costerà ma di certo un abbonamento unificato semplificherebbe molto all’utente la gestione dei vari servizi. Per quanto riguarda la piattaforma di streaming sopracitata, inizialmente si pensava che sarebbe stata integrata in Apple Music ma gli ultimi rumors affermano che molto probabilmente sarà un’esclusiva di Apple TV. La Mela ha già pronti film, serie TV e produzioni originali per competere ad armi pari con Netflix e Amazon Prime Video.

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Perché Apple porta in Cina le chiavi di iCloud https://www.datamanager.it/2018/03/perche-apple-porta-cina-le-chiavi-icloud/ Fri, 02 Mar 2018 10:04:14 +0000 http://www.datamanager.it/?p=142631 La strategia di avvicinamento di Cupertino a Pechino prevede una serie di accordi che vanno al di là della semplice vendita di beni e servizi al paese. Il governo comanda, la Mela si adegua Sappiamo quanto le compagnie hi-tech occidentali abbiano vita difficile in Cina. Qui Google non riesce a veicolare i propri servizi mentre […]

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La strategia di avvicinamento di Cupertino a Pechino prevede una serie di accordi che vanno al di là della semplice vendita di beni e servizi al paese. Il governo comanda, la Mela si adegua

Sappiamo quanto le compagnie hi-tech occidentali abbiano vita difficile in Cina. Qui Google non riesce a veicolare i propri servizi mentre Apple si ritrova a vendere gli iPhone con uno store iper-censurato e controllato (ad esempio Skype è stato rimosso, chissà perché). Il business di entrambe le società non si basa solo su hardware e software. Da anni la Mela tenta di entrare nel mercato cinese in vari modi, stringendo accordi con imprese e istituzioni locali. Proprio con il governo di Pechino, Apple ha raggiunto un compromesso per evitare sanzioni e continuare a operare nel paese. Una legge nazionale prevede infatti, al pari di quanto succede in Europa, che i dati digitali dei cittadini cinesi restino su server ospitati internamente e non all’estero.

Cosa succede

Dopo qualche mese di trattativa, Apple ha deciso di sottostare al diktat di Pechino, trasferendo i dati del cloud degli utenti del dragone rosso su un data center installato a Guizhou. A differenza di quanto accade dalle nostre parti, dove la normativa europea ha spinto verso lo spostamento dei server delle compagnie intercontinentali per proteggere meglio i diritti dei consumatori UE, la decisione di Cupertino potrebbe creare più di un problema per quanto riguarda la privacy dei clienti in Oriente. Avere, fisicamente, la possibilità di accedere alle informazioni sensibili è una grande vittoria per il governo centrale.

Come anticipato, la modifica delle condizioni riguarda prettamente iCloud, ma è proprio qui che sono conservate le chiavi crittografiche per l’accesso all’account di iTunes e degli altri servizi offerti dalla Mela. La multinazionale avrebbe potuto ribellarsi alle leggi cinesi? Si, assolutamente, con il rischio di essere sbattuta fuori dal paese e perdere così un mercato fondamentale per il suo business. Basti pensare che in Cina Apple detiene l’85% della vendite totali nel settore smartphone premium.

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Apple si arrende alla Cina, condividerà i dati di iCloud https://www.datamanager.it/2018/02/apple-si-arrende-alla-cina-condividera-dati-icloud/ Mon, 26 Feb 2018 15:30:41 +0000 http://www.datamanager.it/?p=142205 Apple pur di lavorare in Cina fornirà al governo i dati degli utenti locali salvati su iCloud La Cina è un mercato troppo ghiotto per le aziende del web visto l’enorme bacino di utenti potenziali. Il problema è che Internet nel paese è sottoposto a un rigido controllo da parte del Governo, che tramite strumenti […]

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Apple pur di lavorare in Cina fornirà al governo i dati degli utenti locali salvati su iCloud

La Cina è un mercato troppo ghiotto per le aziende del web visto l’enorme bacino di utenti potenziali. Il problema è che Internet nel paese è sottoposto a un rigido controllo da parte del Governo, che tramite strumenti altamente avanzati di censura come la cosiddetta “Grande Muraglia di fuoco” cerca di contenere il dissenso. Diversi colossi statunitensi come Microsoft e Google, che nonostante sia ancora bloccato in Cina potrebbe tornarci grazie al sostegno di realtà locali, hanno deciso di chinare il capo di fronte alle richieste di Pechino fornendo servizi in linea con le direttive del Partito. Apple in questi anni ha cercato di trovare una mediazione con la Cina ma alla fine non ha potuto fare a meno di seguire l’esempio dei suoi colleghi.

La Mela negli scorsi mesi ha reso inutilizzabili diverse app che offrivano connessioni a reti VPN, sistema molto diffuso per aggirare la censura governativa, e oggi arrivano conferme che l’azienda si sia detta disponibile a fornire alle autorità tutti i dati degli utenti cinesi che utilizzano la piattaforma iCloud. Questo significa che il governo avrà libero accesso a foto, messaggi, e-mail e contenuti privati. Questo passo si è reso necessario per operare nel Paese e omologarsi alla legge sulla cybersicurezza che impone alle aziende straniere di conservare i dati degli utenti locali su server posti in Cina. Un provvedimento simile è stato approvato anche in Russia negli anni passati. La paura è che il Governo possa utilizzare i dati di iCloud per trovare i dissidenti politici e arrestarli. Proprio due settimane fa l’organizzazione no profit Reporters Sans Frontièrs ha consigliato a blogger e giornalisti che lavorano in Cina di non utilizzare la piattaforma di Apple, che pare si sia già messa al lavoro per costruire nuovi datacenter nella provincia di Guizhou.

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WhatsApp rafforza la crittografia su iCloud https://www.datamanager.it/2017/05/whatsapp-rafforza-la-crittografia-icloud/ Thu, 11 May 2017 14:00:48 +0000 http://www.datamanager.it/?p=124620 Le chat salvate sul servizio di Apple adesso sono più sicure per rispondere alle capacità investigative dell’FBI Chat più sicure sulla nuvola di Apple. Gli utenti con un iPhone e iscritti a WhatsApp possono godere, da qualche giorno, di una crittografia avanzata per le chat salvate su iCloud, il servizio della Mela che permette di effettuare […]

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Le chat salvate sul servizio di Apple adesso sono più sicure per rispondere alle capacità investigative dell’FBI

Chat più sicure sulla nuvola di Apple. Gli utenti con un iPhone e iscritti a WhatsApp possono godere, da qualche giorno, di una crittografia avanzata per le chat salvate su iCloud, il servizio della Mela che permette di effettuare un backup online delle conversazioni, per riprenderle quando si re-installa l’applicazione o si cambia telefono. La stessa procedura è possibile, già da un po’, per la piattaforma Android, tramite Google Drive. Quello che cambia, è che a differenza del recente passato, i messaggi non sono più conservati online con una forma basilare di protezione ma rafforzati, per rispondere alle critiche circa le tecniche di spionaggio dell’FBI.

Turare una falla

In realtà, pare che la volontà dell’azienda di assicurare meglio le chat su iCloud sia dovuta alla necessità di turare una falla precedente, sfruttata potenzialmente dagli agenti federali per spiare le conversazioni degli utenti. Secondo un report di Forbes, a scoprire il bug pare sia stata una compagnia russa, esperta del settore, la Oxygen Forensics, che avrebbe comunicato di poter aggirare le misure di sicurezza per ottenere i dati personali degli iscritti e addirittura il numero di telefono con cui un individuo era iscritto al client di messaggistica. Certo è che la sicurezza informatica, in ogni sua forma, non vive un periodo felicissimo. I recenti rapporti Vault 7 di WikiLeaks hanno dimostrato infatti le scaltre capacità della CIA di intrufolarsi nei sistemi dei dispositivi più usati a livello globale, non solo smartphone e computer ma anche smart TV.

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Hacker ricattano Apple: “Abbiamo violato milioni di account” https://www.datamanager.it/2017/03/hacker-ricattano-apple-violato-milioni-account/ Thu, 23 Mar 2017 14:24:53 +0000 http://www.datamanager.it/?p=121735 Un gruppo di hacker avrebbe violato 300 milioni di account Apple e ha chiesto un riscatto all’azienda di Cupertino Apple potrebbe essere nuovamente protagonista di uno scandalo sicurezza. Dopo il furto di foto private dagli account iCloud di diversi VIP, la Mela è stata oggi minacciata da un gruppo di hacker chiamati Turkish Crime Family. […]

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Un gruppo di hacker avrebbe violato 300 milioni di account Apple e ha chiesto un riscatto all’azienda di Cupertino

Apple potrebbe essere nuovamente protagonista di uno scandalo sicurezza. Dopo il furto di foto private dagli account iCloud di diversi VIP, la Mela è stata oggi minacciata da un gruppo di hacker chiamati Turkish Crime Family. I pirati affermano di essere in possesso delle chiavi d’accesso di oltre 300 milioni di caselle di posta dei clienti di Apple. Se l’azienda di Cupertino non sarà disposta a pagare un riscatto entro il 7 aprile tutti questi dati verranno cancellati. Gli hacker hanno fornito diverse forme di pagamento: 75mila dollari in Bitcoin o Ethereum o 100mila dollari in carte regalo di iTunes. Il gruppo ha poi inviato al sito Motherboard le immagini delle conversazioni che si sarebbero scambiati con i membri del team di sicurezza di Apple e hanno caricato un video su YouTube (ora rimosso) in cui accedono a uno dei presunti account di posta rubati.

In molti ritengono però che le minacce avanzate dalla Turkish Crime Family siano solo un bluff. Innanzitutto il riscatto sembra piuttosto esiguo e le forme di pagamento decisamente curiose e inusuali. Inoltre, gli hacker hanno cambiato più volte versione. Prima hanno parlato di 300 milioni di account @me e @icloud rubati diventati poi oltre 559 milioni e infine 200 milioni.

Inoltre, i pirati informatici hanno presentato solo gli screenshot della corrispondenza che avrebbero avuto con Apple e non le email originali.

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Scandalo Apple, conserva su iCloud la cronologia cancellata di Safari https://www.datamanager.it/2017/02/scandalo-apple-conserva-icloud-la-cronologia-cancellata-safari/ Mon, 13 Feb 2017 10:51:06 +0000 http://www.datamanager.it/?p=119059 La funzione scoperta da un gruppo di hacker russi che ha dimostrato l’evidenza del salvataggio sulla nuvola ella storia di ricerca del browser Si clicca su “cancella” e tutto sembra sparire per sempre. Sembra, appunto, perché Safari non dimentica, anche se l’utente pensa di si. Stando alle analisi di Elcomsoft, azienda informatica russa, Apple conserverebbe […]

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La funzione scoperta da un gruppo di hacker russi che ha dimostrato l’evidenza del salvataggio sulla nuvola ella storia di ricerca del browser

Si clicca su “cancella” e tutto sembra sparire per sempre. Sembra, appunto, perché Safari non dimentica, anche se l’utente pensa di si. Stando alle analisi di Elcomsoft, azienda informatica russa, Apple conserverebbe in automatico, sulla nuvola di iCloud, la cronologia di ricerca di Safari, sia che venga utilizzato su Mac, che iPhone e iPad. Gli archivi eliminati dai navigatori vengono memorizzati e salvati all’interno di un file chiamato “Tombstone” che il servizio cloud di Cupertino usa per sincronizzare i dati del browser su tutti i dispositivi a cui un singolo account è loggato. Il motivo? In questo modo iOS può tenere aggiornate le informazioni, anche se si comincia il surfing su smartphone e lo si prosegue su tablet, per finire tramite computer. Ironicamente, una funzione del genere serve a inviare il comando di pulizia ovunque, e in teoria lo fa, se non fosse che intanto crea un pacchetto con le indicazioni dei siti visitati.

Patch in arrivo

La scoperta, da parte di Elcomsoft, è avvenuta per caso. Gli sviluppatori russi sono infatti il team dietro il rilascio di Phone Breaker, un software che permette di estrarre la cronologia delle telefonate direttamente dall’account iCloud. Mai si sarebbero immaginati che all’interno dello spazio ci fosse anche quella di navigazione. Il problema è che se un programma come Phone Breaker può ottenere tali informazioni, probabilmente chiunque può giungervi senza grosse difficoltà. A quanto pare, Apple sarebbe al lavoro per rilasciare un fix al problema, probabilmente con un minor update di iOS e macOS, un motivo in più per correre ad aggiornare quando sarà disponibile.

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Apple lavora per risolvere il bug dello spam sul Calendario https://www.datamanager.it/2016/12/apple-lavora-risolvere-bug-dello-spam-sul-calendario/ Fri, 02 Dec 2016 18:30:04 +0000 http://www.datamanager.it/?p=115138 Apple ha riscontrato un problema di spam all’interno dell’app Calendario e sta studiando una patch per risolverlo In questi giorni diversi utenti Apple avranno sicuramente visto apparire strani messaggi pubblicitari all’interno dell’app Calendario su Mac e iPhone. All’interno di questi reminder sono contenuti inviti a offerte promozionali d’acquisto su vari prodotti totalmente non richiesti. Il problema […]

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Apple ha riscontrato un problema di spam all’interno dell’app Calendario e sta studiando una patch per risolverlo

In questi giorni diversi utenti Apple avranno sicuramente visto apparire strani messaggi pubblicitari all’interno dell’app Calendario su Mac e iPhone. All’interno di questi reminder sono contenuti inviti a offerte promozionali d’acquisto su vari prodotti totalmente non richiesti. Il problema risiederebbe in un bug di iCloud su cui l’azienda di Cupertino, che pare abbia brevettato un modello di Apple Watch dal design rotondo, si sarebbe già messa a lavoro. La conferma arriva da un comunicato firmato da un portavoce di Apple e pubblicato da iMore: “Ci spiace che alcuni nostri utenti stiano ricevendo inviti di spam sul calendario. Stiamo attivamente lavorando per risolvere la questione e bloccare i mittenti sospetti e lo spam negli inviti inoltrati”.

In attesa che la Mela risolva definitivamente il problema, è possibile ridurne gli effetti con qualche semplice accorgimento. Il primo passo prevede l’invio degli inviti da iCloud alla e-mail senza passare dalla sincronizzazione tramite Calendario. Per eseguire questa operazione è sufficiente collegarsi alla versione desktop della nuvola di Cupertino e selezionare l’apposita sezione nelle preferenze avanzate. Fatto questo basterà segnare come spam i messaggi pubblicitari indesiderati nella propria casella di posta affinché il sistema li ignori in futuro. Altrimenti, l’utente potrà creare un secondo calendario in cui inserire tutti gli inviti non richiesti per poi cancellarlo.

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La falsa percezione degli utenti Apple: il caso dell’account iCloud violato https://www.datamanager.it/2016/09/la-falsa-percezione-degli-utenti-apple-caso-dellaccount-icloud-violato/ Thu, 08 Sep 2016 12:58:38 +0000 http://www.datamanager.it/?p=107615 Cosa succede se – pensandosi al sicuro da minacce, perché utenti Apple – non si installa alcuna soluzione antimalware, non si presta attenzione a una notifica push iCloud in una lingua inintelligibile e non si fa un back-up dei propri dati a ricorrenza ravvicinata? Per gentile concessione dell’utente, G DATA racconta il caso dell’account iCloud […]

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Cosa succede se – pensandosi al sicuro da minacce, perché utenti Apple – non si installa alcuna soluzione antimalware, non si presta attenzione a una notifica push iCloud in una lingua inintelligibile e non si fa un back-up dei propri dati a ricorrenza ravvicinata? Per gentile concessione dell’utente, G DATA racconta il caso dell’account iCloud violato e le conseguenze di tale abuso

Italiano, imprenditore, impiega sistemi Apple per lo svolgimento di tutte le attività aziendali, tra cui l’elaborazione di importanti progetti, anche di design, per una clientela business particolarmente esigente, soprattutto lato riservatezza delle informazioni e puntualità nella fornitura dei rendering. Lavorando spesso in mobilità, i dispositivi mobili (iPhone e iPad non jailbreakkati) sono utilizzati in modo intensivo, sfruttando molto spesso hotspot aperti per accedere ad internet, leggere le email, inviare documenti e, di quando in quando, sincronizzare i propri file con iCloud.

Come la stragrande maggioranza degli utenti Apple, l’imprenditore non si avvale di alcuna soluzione antimalware, né sui dispositivi mobili, né su iMac. Per accedere ai propri server, ai file archiviati su iCloud o alla posta elettronica non impiega VPN, né teme il fatto che gli hotspot aperti siano fondamentalmente un colabrodo, attraverso cui eventuali cybercriminali possono tracciare tutto il traffico da e verso determinati host. Non si preoccupa infine di password sicure (attegiamento che – va detto – si riscontra presso un’ampissima fetta di utenti, indipendentemente dal dispositivo o sistema operativo in uso), bensì ne usa una per tutti i suoi sistemi, in azienda come a casa, e, pur evitando di aprire email “strane” poiché informato su quanto succede agli utenti Windows in termini di ransomware e phishing, non considera comunque possibile che sui dispositivi Apple si possa accedere ai dati o alle password in uso tramite codice malevolo.

CERTO DI ESSERE AL SICURO

Questa incrollabile percezione della sicurezza “di fabbrica” dei sistemi Apple ha radici storiche ed è condivisa dalla stragrande maggioranza degli utenti Apple, che guardano ad eventuali minacce con noncuranza o adottano, nei casi più virtuosi, misure di sicurezza purtroppo inadatte e insufficienti per la salvaguardia dei propri dati. In questo “mal comune”, il “mezzo gaudio” (anzi intero!) è tutto appannaggio dei cybercriminali, che, a causa della falsa percezione della sicurezza degli utenti Apple (tra password insicure o addirittura assenti e nessuna soluzione antimalware installata), hanno gioco facile: di rado sono necessari codici malevoli di nuova generazione particolarmente articolati per carpire informazioni riservate e cancellare le proprie tracce e spesso i dispositivi Apple presenti in reti “miste” fungono da tramite per infettare server e client con altri sistemi operativi.

LA REALTA’

Probabilmente è tramite un attacco mirato su uno degli hotspot di cui si è avvalso, volto a carpire quante più credenziali di accesso possibili da rivendere al miglior offerente, che l’imprenditore ha “condiviso” ignaro i propri dati iCloud. Valutando le possibili cause di quanto è successo, lo stesso imprenditore non esclude neanche l’ipotesi, di essere incappato senza saperlo su un sito che possa aver iniettato un cavallo di troia sui suoi dispositivi o un codice che abbia aperto specifiche porte sul dispositivo per il tempo sufficiente a sniffare la password di iCloud, come neanche la possibilità che invece si tratti di un attacco ad hoc, visto il tipo di clientela seguita dal professionista, abbastanza noto nel suo ambiente e quindi papabile per un attacco tailor-made. Certamente comunque l’attacco è stato operato da professionisti, che hanno eliminato le proprie tracce non appena carpite le informazioni desiderate.

CONSEGUENZE

La conseguenza pratica della violazione dell’account dell’utente è stata in primis una notifica iCloud su iPhone, scritta in una lingua inintelligibile, in merito all’esaurimento dello spazio di archiviazione. Non percependo la notifica come minaccia e pensando si trattasse di un errore, l’imprenditore attende il rientro in ufficio, dove riceve una nuova notifica push, stavolta su iMac, proveniente dall’autorità di certificazione di Apple. Gli viene richiesto di rinnovare la password di iCloud per ipotesi di compromissione del suo account. L’imprenditore avvia immediatamente la procedura, al termine della quale riscontra che i suoi dispositivi mobili (iPhone e iPad) sono completamente bloccati. Tramite iMac procede tempestivamente allo sblocco degli stessi e constata che tutti i dati ivi archiviati, tra cui foto di location, documenti e altri file prodotti nei due mesi dall’ultimo back-up sono scomparsi. L’utente si rivolge quindi immediatamente al servizio clienti Apple negli Stati Uniti, dettagliando quanto successo al fine di consentire all’assistenza tecnica di rintracciare attacco e attaccanti e possibilmente di aiutarlo a ripristinare i file apparentemente scomparsi. Dopo due ore di tentativi congiunti la situazione non è cambiata. File scomparsi, attacco non tracciabile.

Lasciamo ai lettori la valutazione del danno economico in cui è incorso l’utente a causa della – oggigiorno ormai pericolosa – certezza di avvalersi di dispositivi a prova di malware e o attacco.

UN AVVISO

Oggi l’imprenditore è sereno utente delle soluzioni G DATA per MacOS e iOS e ci ha permesso di condividere la sua storia quale monito per gli utenti Apple, passibili di incorrere nello stesso tipo di rischio, poiché sicuri di essere al sicuro, sebbene non sia così, specie in un momento, come quello attuale, in cui le minacce per Apple stanno aumentando esponenzialmente.

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Apple Music ora integra gratuitamente iTunes Match https://www.datamanager.it/2016/07/apple-music-ora-integra-gratuitamente-itunes-match/ Wed, 20 Jul 2016 14:16:28 +0000 http://www.datamanager.it/?p=106405 Presto iTunes Match, il sistema per la gestione da remoto della libreria musicale, sarà integrato all’interno di Apple Music Apple Music consente di salvare su iCloud la propria libreria musicale, lasciando così più spazio per altri contenuti sul proprio PC. Fino ad oggi esistevano due modi per modificarla e aggiornarla: iTunes Match o il sistema […]

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Presto iTunes Match, il sistema per la gestione da remoto della libreria musicale, sarà integrato all’interno di Apple Music

Apple Music consente di salvare su iCloud la propria libreria musicale, lasciando così più spazio per altri contenuti sul proprio PC. Fino ad oggi esistevano due modi per modificarla e aggiornarla: iTunes Match o il sistema interno all’app. Il primo è una piattaforma su abbonamento (25 euro all’anno) che riconosce automaticamente i brani presenti nella libreria e li sostituisce con versioni in qualità superiore e prive di DRM. La tecnologia di sincronizzazione di Apple Music ha invece suscitato un certo malcontento tra gli utenti. Molti hanno infatti visto scomparire brani come era successo in passato anche ad iTunes.

Le difficoltà riscontrate dagli utenti nel gestire la libreria di Apple Music hanno quindi spinto la Mela a rendere disponibile a tutti e gratuitamente la sua piattaforma iTunes Match. Il sistema utilizza una tecnologia di “fingerprinting” del brano che unisce il controllo dei metadati alla forma d’onda del brano. In questo modo l’identificazione dalla canzone diventa più semplice e accurata. Il roll out di iTunes Match avverrà nei prossimi giorni ed è un’ulteriore dimostrazione di quanto la Mela punti forte su Apple Music, che in occasione della WWDC 2016 ha subito un profondo restyling.

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Celebgate: arrestato il secondo hacker responsabile delle violazioni a iCloud https://www.datamanager.it/2016/07/celebgate-arrestato-secondo-hacker-responsabile-delle-violazioni-icloud/ Wed, 06 Jul 2016 18:30:27 +0000 http://www.datamanager.it/?p=105036 Nell’agosto del 2014 decine di star erano finite nel mirino di un furto colossale di foto, molte delle quali osé. La vicenda sta per concludersi Lo avevano ribattezzato “Celebgate”, visto che degli oltre 100 account iCloud violati dagli hacker, almeno una trentina appartenevano a modelle, attrici di Hollywood e sportive di tutto il mondo. Grazie […]

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Nell’agosto del 2014 decine di star erano finite nel mirino di un furto colossale di foto, molte delle quali osé. La vicenda sta per concludersi

Lo avevano ribattezzato “Celebgate”, visto che degli oltre 100 account iCloud violati dagli hacker, almeno una trentina appartenevano a modelle, attrici di Hollywood e sportive di tutto il mondo. Grazie ad un’intrusione sul servizio cloud di Apple, scaltri ragazzotti erano riusciti a rubare foto e immagini più che personali delle vip, pubblicandole in rete e portando un bel po’ di traffico ai loro siti. A distanza di quasi due anni, la polizia ha dato una svolta decisiva alle indagini, arrivando a incastrare almeno due dei responsabili della vicenda. Il primo, Ryan Collins, 36enne della Pennsylvania è stato mascherato lo scorso marzo e condannato a 18 mesi di carcere a seguito di un patteggiamento.

Secondo arresto

Nelle ultime ore è arrivato il secondo fermo, questa volta ai danni di Edward Majerczyk, che si è dichiarato colpevole della violazione di numerosi account. “L’imputato non ha solo hackerato un account email – ha spiegato un portavoce dell’FBI, da sempre attiva per la risoluzione del caso – ma si è intrufolato nella vita privata delle sue vittime, causando imbarazzo e danni durevoli”. Ricordiamo infatti, come a seguito del Celebgate, le foto dei personaggi famosi coinvolti sono finite su forum popolarissimi, come Reddit e 4chan, dove tutti hanno potuto visualizzarle e scaricarle. Majerczyk, come Collins, è stato condannato a 18 mesi di reclusione a seguito dell’hacking ma non per la diffusione del materiale online. A questo punto, le indagini non sono ancora chiuse, visto che la polizia non è stata in grado di attribuire ad alcuno dei due l’upload dell’archivio sulla rete. Resta da capire se vi siano altre persone dietro la storia o se semplicemente Majerczyk e Collins sono stati molto attenti a nascondere le loro identità durante la pubblicazione degli scatti sul web.

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