insulti – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Wed, 10 Oct 2018 08:49:56 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png insulti – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Elezioni online, ecco i leader più insultati https://www.datamanager.it/2018/02/elezioni-online-leader-piu-insultati/ Fri, 23 Feb 2018 13:42:52 +0000 http://www.datamanager.it/?p=142091 Dal 1 gennaio si contano già 135.000 commenti estremamente offensivi. Ecco i più “insultati online” La campagna elettorale è nel vivo, programmi e candidati sono stati pubblicati, ma come stanno rispondendo gli italiani? D-Link prosegue la campagna #ConnettitiResponsabilmente, con la quale vuole promuovere un utilizzo responsabile della connettività e incentivare un comportamento positivo online. Dall’inizio dell’anno […]

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Dal 1 gennaio si contano già 135.000 commenti estremamente offensivi. Ecco i più “insultati online”

La campagna elettorale è nel vivo, programmi e candidati sono stati pubblicati, ma come stanno rispondendo gli italiani?

D-Link prosegue la campagna #ConnettitiResponsabilmente, con la quale vuole promuovere un utilizzo responsabile della connettività e incentivare un comportamento positivo online.

Dall’inizio dell’anno ad oggi sono stati analizzati quasi 2 milioni di contenuti (tweet e commenti) legati alle elezioni 2018. Si tratta di messaggi verso i candidati, i partiti o verso altri elettori e ciò che emerge è che il 38% di questi (circa 750.000) è connotato da negatività e ben 135.000 contengono volgarità o insulti espliciti. I messaggi che augurano la morte (o minacciano di uccidere) sono più di 15.000, quelli che contengono riferimenti alla violenza quasi 19.000. Solo l’11% dei contenuti è etichettabile come positivo.

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Prendendo come base solo i commenti con insulti e volgarità, scopriamo che l’elettore più “arrabbiato” è uomo (68% contro il 32% delle donne) e vive nel Lazio (che nonostante produca meno contenuti in termini assoluti, precede la Lombardia di ben 6 punti).

Facendo, invece, un rapporto su tutti i contenuti su base regionale, deduciamo che sono più scontenti gli abitanti del centro nord: l’Emilia Romagna conta il 29% di contenuti negativi rispetto a quelli prodotti, Toscana 28%, Lazio 26%, Lombardia 25% e Piemonte 25%.

Ma verso chi è indirizzato l’odio online?

Il leader di partito più preso di mira è Silvio Berlusconi, che è destinatario del 23% degli insulti personali online, seguito da Salvini e Renzi entrambi al 21%. Ci si accanisce meno sulle persone di Di Maio e di Grasso (rispettivamente a quota 11% e 8% delle ingiurie).

La classifica cambia se analizziamo l’astio verso i partiti politici: da questa prospettiva l’accanimento è indirizzato al PD (39%) e al M5S (34%). A seguire Lega (12%), Casapound (5%) e, per ultima, Forza Italia 4%.

I momenti più critici di questa campagna sono stati:

4 gennaio (sacchetti bio), 10 gennaio (Berlusconi supporta la candidatura di Fontana), 18 gennaio (cambio del simbolo M5S), 29 gennaio (presentazione delle liste), 3 febbraio (fatti di Macerata), 12 febbraio (Museo Egizio).

“Questi dati sono drammatici perché evidenziano come si stia diffondendo una dialettica della violenza che viaggia soprattutto online. Ormai non è più possibile fare a meno di internet ma proprio per questo bisogna capire che non ci può più essere distinzione tra un comportamento online e offline, le conseguenze sono sempre reali” ha dichiarato Stefano Nordio, VP D-Link Europe.

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La campagna #ConnettitiResponsabilmente proseguirà nel 2018, affrontando anche altre tematiche legate alla responsabilità online, per promuovere una maggiore educazione digitale.

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Insulti su Facebook, si rischia il carcere da 3 a 6 anni https://www.datamanager.it/2015/05/insulti-su-facebook-si-rischia-il-carcere-da-3-a-6-anni/ Mon, 25 May 2015 09:41:15 +0000 http://www.datamanager.it/?p=75359 A sentenziarlo è la Cassazione, che si è espressa su un tema caldo, quello degli insulti sui social network. Ora è ufficiale: le querele per diffamazione su Facebook possono portare in carcere Anche senza menzionare una persona specifica, secondo la Corte di Cassazione l’insulto è comunque reato.  La sentenza, attesa per il 28 aprile, è […]

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A sentenziarlo è la Cassazione, che si è espressa su un tema caldo, quello degli insulti sui social network. Ora è ufficiale: le querele per diffamazione su Facebook possono portare in carcere

Anche senza menzionare una persona specifica, secondo la Corte di Cassazione l’insulto è comunque reato.  La sentenza, attesa per il 28 aprile, è giunta nei giorni scorsi. La questione era emersa con una querela del 2010: una donna, separata dal marito, aveva accusato l’ex coniuge di averla insultata sul social network. Un procedimento che all’inizio era stato affidato al giudizio del giudice di pace di Roma, che però si era dichiarato incompetente in materia.

Diffamazione aggravata

La diffamazione su Facebook era aggravata dal mezzo della pubblicità, per cui a esprimersi doveva essere il Tribunale. Facendo leva su questo punto l’avvocato difensore dell’ex marito aveva sollevato il conflitto di competenza, sottolineando che non era possibile equiparare Facebook a un blog o a un quotidiano online, in quanto non visionabile da chiunque tramite Internet. Il collegio ha accolto le argomentazioni dell’avvocato e trasmesso gli atti alla Corte Suprema per risolvere il conflitto. E’ di pochi giorni fa la comunicazione della sentenza definitiva, che ha stabilito che per gli insulti su Facebook si rischiano da 3 a 6 anni di reclusione. La diffamazione via social network è infatti stata considerata come aggravata dal mezzo della pubblicità, con la conseguenza che la pena da applicare può essere il carcere.

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Ask For Me, il social network che alimenta il cyberbullismo https://www.datamanager.it/news/ask-me-il-social-network-che-alimenta-il-cyberbullismo-53631.html Wed, 12 Feb 2014 14:45:59 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/02/ask-for-me-il-social-network-che-alimenta-il-cyberbullismo/ A quattro anni di distanza dal suo lancio avvenuto il 16 giugno 2010 ad opera di Klaves Sinka, “Ask For Me” – abbreviato Ask.fm – torna a far parlare di sé, soprattutto per le preoccupazioni legate al cyberbullismo dilagante, che il social network alimenterebbe

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A quattro anni di distanza dal suo lancio avvenuto il 16 giugno 2010 ad opera di Klaves Sinka, “Ask For Me” – abbreviato Ask.fm – torna a far parlare di sé, soprattutto per le preoccupazioni legate al cyberbullismo dilagante, che il social network alimenterebbe

La finalità del sito è piuttosto semplice e immediata: porre delle domande sul profilo degli altri utenti. Per rispondere tuttavia è necessario registrarsi e avere un età minima di almeno 13 anni, come specificato nelle ‘condizioni di utilizzo’ del sito. Ed è proprio questa libera e incontrollata interazione ‘domanda-risposta’ a facilitare e fomentare il fenomeno sempre più preoccupante del cyberbullismo, nonostante il sito si sia difeso da queste accuse affermando che esiste una «funzione di reporting». Ad oggi tuttavia non sembra che i violenti insulti di cui è popolato il social network, in alcuni casi addirittura contenenti minacce di morte esplicite, siano stati mai cancellati. Le conseguenze di quest’odio dilagante tra adolescenti sono spesso drammatiche; ne è un tragico esempio i caso di Hannah Smith, quattordicenne del Leicestershire suicidatasi il 2 agosto 2013 a causa di insulti e inviti all’autolesionismo scritti sul suo profilo di Ask.fm. La drammaticità del caso aveva spinto il premier David Cameron a chiedere di boicottare il sito, definendolo «pieno di odio». Decisamente urgente e attuale sembra quindi la proposta di legge del PD di rimuovere dalla Rete tutti i contenuti lesivi, annunciata due giorni fa da Alessandra Moretti e pensata soprattutto per la tutela dei minori, spesso bersaglio più fragile e vulnerabile agli insulti rispetto agli adulti.

Odio e aggressività tra i minori

«La possibilità di essere volgari, aggressivi e soprattutto di insultare anonimamente sono tra le modalità di relazioni tra le più diffuse su Ask, specialmente tra i giovani di età compresa tra i 12 ed i 16 anni»: così afferma Yasmin Abo Loha, coordinatrice dei programmi di Ecpat (organizzazione che si occupa di difendere i bambini e gli adolescenti dallo sfruttamento sessuale). «I ragazzi – aggiunge la coordinatrice – oltre a dare prova di maleducazione, ignorano le conseguenze che le loro parole possano avere sulla loro vittima e soprattutto il fatto che l’insulto sia di dominio pubblico. I conseguenti episodi di cronaca che hanno riportato suicidi, non solo in Italia, ma anche all’estero, non sembrano purtroppo essere un deterrente».

Dati preoccupanti 

Non è certo la prima volta che il social Ask è oggetto di attenzione da parte di Ecpat, che ha condotto uno studio in una scuola romana coinvolgendo 6 classi delle terze medie.

Secondo i risultati della ricerca Ask sarebbe preferito dai minori rispetto a Facebook per divertirsi e avere relazioni anonime, un momento di evasione libera, probabilmente un luogo dove sfogarsi senza filtri. Un altro dato preoccupante è  quello legato al sesso: il 60% del campione intervistato da Ecpat dichiara infatti di aver ricevuto richieste o commenti a sfondo sessuale su Ask. Stessa percentuale per chi dichiara di aver letto insulti e commenti offensivi nei confronti di conoscenti. Soltanto il 4% dichiara di esserne stato vittima; un altro dato inquietante? Nessuno dichiara di aver mai insultato o offeso qualcuno.

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Odio e insulti sul web, la proposta del PD per rimuovere i contenuti lesivi https://www.datamanager.it/news/odio-e-insulti-sul-web-la-proposta-del-pd-rimuovere-i-contenuti-lesivi-53525.html Mon, 10 Feb 2014 10:51:42 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/02/odio-e-insulti-sul-web-la-proposta-del-pd-per-rimuovere-i-contenuti-lesivi/ Come aveva anticipato ieri nella lettera al Corriere della Sera, la deputata del Partito Democratico Alessandra Moretti, insieme a Francesco Sanna, presenteranno una proposta di legge volta al combattere duramente la diffusione tramite la Rete – social network e blog in primis – di informazioni «lesive della propria dignità».

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Come aveva anticipato ieri nella lettera al Corriere della Sera, la deputata del Partito Democratico Alessandra Moretti, insieme a Francesco Sanna, presenteranno una proposta di legge volta al combattere duramente la diffusione tramite la Rete – social network e blog in primis – di informazioni «lesive della propria dignità».

Il testo a dire il vero generalizza, mettendo alla gogna gli attacchi su qualsiasi «rete di comunicazione elettronica», quindi rivolgendosi anche alle testate giornalistiche registrate; in realtà non è difficile intuire come la misura di difesa del diritto di oblio in Rete, che verrà presentata i prossimi giorni, punti il dito soprattutto nella direzione dei social network. 
Non a caso la lettera della Moretti al Corriere è arrivata subito dopo i recenti attacchi di cui era stata oggetto nei giorni scorsi la deputata del PD: l’incursione di un hacker nel proprio account Twitter, che aveva scatenato uno scambio di offese con la senatrice del M5S Paola Taverna, sembra fungere quasi da fattore scatenante di natura personale per l’immediata proposta di legge che ne è seguita.

Fuori i volti di chi insulta sul Web

«Mostriamo le facce e i volti di chi pensa di intimidirci con offese sessiste – aveva tuonato la Moretti esasperata, subito dopo il ‘fattaccio’ – Denunciamo pubblicamente quelle persone che passano il tempo a inquinare uno spazio che dovrebbe essere di tutti».

La deputata però tiene a precisare che si tratta di un «intervento a 360 gradi», che sarebbe pensato anche per la tutela dei minori, spesso bersaglio più fragile e vulnerabile agli insulti rispetto agli adulti. Ne sono del resto una tragica dimostrazione i casi di suicidi tra adolescenti che hanno tristemente popolato la cronaca nera degli ultimi mesi, facendo riflettere sul problema della privacy in Rete. Secondo Federconsumatori addirittura il 40% dei giovani italiani sarebbe vittima di cyberbullismo.

Proprio perché i destinatari della proposta sembrano essere soprattutto i Social, Alessandra Moretti si affretta a precisare, a scanso di equivoci, che «non c’è alcun bavaglio per la Rete. Anzi, credo che questo testo sia migliorabile, quindi mi piacerebbe aprirlo al contributo dei blogger».

Quali sono le novità della proposta?

Nonostante le evidenti similitudini con il testo sulla diffamazione già approvato dalla Camera e ora all’esame del Senato, l’attuale proposta di legge presenta sicuramente alcune novità; parlando di diffamazione, viene specificato che la pubblicazione della rettifica «può assumere causa d’improcedibilità sopravvenuta, che determina la pronuncia di non luogo a procedere».
Le richieste di rimozione, aggiornamento o rettifica di informazioni ritenute «inesatte, lesive della propria dignità, o anche soltanto non più attuali» saranno un diritto di chiunque.

Altro potente strumento di bando dell’odio in Rete sarà la minaccia di «deindicizzazione», ossia l’eliminazione dei «post» incriminati o degli articoli dai motori di ricerca. Duro colpo questo soprattutto agli archivi di blog e testate giornalistiche, che generano traffico soprattuto grazie all’indicizzazione dei propri contenuti.

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Scambio di tweet volgari fra Moretti e Taverna, la colpa è di un hacker https://www.datamanager.it/news/scambio-di-tweet-volgari-fra-moretti-e-taverna-la-colpa-di-un-hacker-53499.html Fri, 07 Feb 2014 14:58:46 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/02/scambio-di-tweet-volgari-fra-moretti-e-taverna-la-colpa-e-di-un-hacker/ I profili Twitter di Alessandra Moretti e Paola Taverna sono stati hackerati. Nei falsi messaggi scambiati fra le due parlamentari sono contenute oscenità di vario tipo

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I profili Twitter di Alessandra Moretti e Paola Taverna sono stati hackerati. Nei falsi messaggi scambiati fra le due parlamentari sono contenute oscenità di vario tipo

Hacker in azione nella notte sul profilo twitter della deputata del Pd, Alessandra Moretti, e su quello  di Paola Taverna, ex capogruppo M5S e senatrice del movimento fondato da Beppe Grillo. Un attacco informatico che ha portato una serie di ‘cinguettii’ falsi, a sfondo rigorosamente sessista, tra le due parlamentari.
Questa Mattina Alessandra Moretti ha fatto sapere che in nottata è stato hackerato il suo account. In un comunicato ha spiegato che oggi “sporgerà denuncia alla polizia postale” anche per gli “osceni messaggi diffusi nella notte dal suo account”. Su Twitter appare infatti uno scambio di tweet “fake” di contenuto sessuale con la parlamentare del M5S Taverna, anche lei vittima dell’attacco e pronta a fare denuncia. “Da stamane non riesco a entrare nel mio profilo Twitter che è stato ‘hackerato’. Non so che cosa vi stiano scrivendo e sto per fare formale denuncia alla polizia postale”, conferma la Taverna. E sulla sua pagina Facebook aggiunge: “Qualcuno ha violato il mio account Twitter, scrivendo a mio nome frasi ingiuriose, che non mi appartengono. Presenterò una formale denuncia alla polizia postale per risalire agli autori. Se questi sono i mezzi con i quali intendete fermare il Movimento 5 Stelle rassegnatevi e vergognatevi”.
TagsArgomenti:hackerattacchi hackerProtagonisti:Alessandra Morett

Nella notte di ieri la deputata del PD, Alessandra Moretti, e la senatrice del M5S, Paola Taverna, si sono scambiate una serie di messaggi volgari sui propri profili ufficiali di Twitter, rispettivamente @ale_moretti@PDedde. In realtà le oscenità scritte dalle due donne sul social network sono opera di un hacker ancora non identificato.

Nei falsi messaggi scambiati fra le due parlamentari si fà riferimento a diversi contenuti di tipo sessuale, sessista e oscenità di ogni sorta. Nei tweet sono citati diversi altri personaggi come Piero Marrazzo, Nicole Minetti, Silvio Berlusconi e persino il defunto Giulio Andreotti.

Partono le denunce

In mattinata la Moretti ha fatto sapere che “sporgerà denuncia alla polizia postale” per l’hackeraggio del suo profilo e per gli “osceni messaggi diffusi nella notte dal suo account”. Anche la Taverna ha affermato di voler procedere alle vie legali: “Da stamane non riesco a entrare nel mio profilo Twitter che è stato “hackerato”. Non so che cosa vi stiano scrivendo e sto per fare formale denuncia alla polizia postale”. La senatrice del Movimento 5 Stelle ha poi rincarato la dose su Facebook: “Presenterò una formale denuncia alla polizia postale per risalire agli autori. Se questi sono i mezzi con i quali intendete fermare il Movimento 5 Stelle rassegnatevi e vergognatevi”.

Non è la rpima volta che gli hacker riescono ad eludere i sistemi di sicurezza di Twitter. Qualche tempo fa erano stati violati i profili ufficiali di Burger King, Jeep e persino di Anonymous. Anche Paris Hilton ha dichiarato che il suo account Twitter era stato hackerato. Sulla pagina dell’ereditiera statunitense era apparso un tweet in cui scambiava il defunto Nelson Mandela con Martin Luther King.

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Laura Boldrini torna a parlare di violenza in Rete https://www.datamanager.it/news/laura-boldrini-torna-parlare-di-violenza-rete-53337.html Mon, 03 Feb 2014 19:00:14 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/02/laura-boldrini-torna-a-parlare-di-violenza-in-rete/ Il presidente della Camera Laura Boldrini ha difeso Fazio, Bignardi e Augias dagli attacchi del Movimento 5 Stelle e ha chiesto maggiore rispetto in Rete

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Il presidente della Camera Laura Boldrini ha difeso Fazio, Bignardi e Augias dagli attacchi del Movimento 5 Stelle e ha chiesto maggiore rispetto in Rete

Il presidente della Camera Laura Boldrini, che ha messo al bando i social network dalle aule di Montecitorio, è tornata a parlare di violenza in Rete dopo aver chiesto, qualche tempo fa, maggiore rispetto a seguito di alcune minacce da lei subite. La terza carica dello Stato ha espresso solidarietà a Daria Bignardi, Corrado Augias e Fabio Fazio, presi recentemente di mira con parole molto forti da alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle.

“Vorrei esprimere tutta la mia solidarietà a Bignardi, Augias e Fazio: è in corso un pestaggio mediatico contro di loro. – scrive la Boldrini – La rete è uno spazio bellissimo ed è una grande opportunità ma non può essere usata in questo modo”.

Boldrini vs M5S

Il presidente della Camera è uno dei bersagli preferiti degli esponenti del Movimento 5 Stelle. Qualche giorno fa Beppe Grillo, che ha spesso accusato i media di essere collusi con la “malapolitica”, aveva posto questa domanda sul suo profilo ufficiale di Facebook: “Cosa succederebbe se ti trovassi la Boldrini in macchina?”. Di seguito al quesito il comico genovese aveva postato un video ironico creato da un seguace del Movimento.

I commenti al post erano per la maggior parte di carattere violento e sessista e la Boldrini aveva accusato gli autori di quelle affermazioni di essere “potenziali stupratori”. “Insulti e volgarità sono lontanissimi dal dare risposte ai problemi dei cittadini. La violenza istiga solo altra violenza”, aveva dichiarato il presidente della Camera.

Grillo si era dissociato da questo episodio di violenza online ma il responsabile della comunicazione del M5S, Claudio Messora, ha poi rincarato la dose twittando: “Cara Laura, volevo tranquillizzarti. Anche se noi del blog di Grillo fossimo tutti potenziali stupratori..tu non corri nessun rischio!”. Il tweet era stato poi rimosso e Messora aveva chiesto ufficialmente scusa sul sito di microblogging.

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Enrico Mentana fugge da Twitter per i troppi insulti https://www.datamanager.it/news/enrico-mentana-fugge-da-twitter-i-troppi-insulti-46705.html Fri, 06 Dec 2013 09:42:16 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/12/enrico-mentana-fugge-da-twitter-per-i-troppi-insulti/ Il giornalista di La7 ha deciso di chiudere il suo account sul sito di microblogging. Troppi gli insulti ricevuti coperti dall’anonimato

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Il giornalista di La7 ha deciso di chiudere il suo account sul sito di microblogging. Troppi gli insulti ricevuti coperti dall’anonimato

Per i personaggi pubblici, Twitter è un’arma a doppio taglio. In molti lo utilizzano come strumento di public relations ma il partito di chi vede solo lati negativi del sito di microblogging diventa sempre più ampio. Non tutti i follower sono compiacenti e spesso Twitter diventa una tribuna in cui scrivere insulti, spesso gratuiti, coperti dall’anonimato. La prima a denunciare il fatto è stata Paola Ferrari, seguita da Giuliano Ferrara, che ha addirrittura proposto di chiudere i social network (“Siamo una democrazia, chiudiamo i social lo fanno anche in Cina” ha affermato) e ultimo in ordine di tempo, Enrico Mentana. Anche il presidente della Camera Laura Boldrini è intervenuta sull’argomento sostenendo che il web necessita di maggior controllo riguardo contenuti offensivi come quelli rivolti a lei e al neo ministro per l’Integrazione Cècile Kyenge.

Mentana: “Facile insultare se irrintracciabili”

“Il numero di tizi che si esaltano a offendere su Twitter è in continua crescita. Calmi tra poco ce ne andremo, così v’insulterete tra di voi”, ha twittato il direttore del Tg di La7. “Resterei se ci fosse almeno un elementare principio d’uguaglianza: l’obbligo di usare la propria vera identità. Strage di ribaldi col nickname”, ribadisce Mentana. I messaggi seguenti sono sulla stessa linea fino a quello finale in cui annuncia il suo definitivo abbandono dei suoi 312.512 follower: “Un saluto finale a tutti”.

Le Gaffe su Twitter

Capita spesso che un tweet sbagliato possa generare l’ilarità, spesso sottolineata con insulti pesanti, della comunità online. L’ex premier Mario Monti lo ha sperimentato quando è stato mal interpretato un suo messaggio sul taglio delle vacanze estive per gli studenti, che non hanno perso l’occasione per segnalare la loro contrarietà all’hashtag #sucamelamonti. Recentemente anche il neo ministro dell’Economia e delle Finanze Fabrizio Saccomanni ha dovuto sorbirsi una sequela di oscenità da parte degli utenti di Twitter quando affermò in un post che il Presidente della BCE Mario Draghi era morto, notizia poi rivelatasi falsa. Lo stesso Mentana è stato protagonista di un episodio simile. Qualche tempo fa il direttore del Tg di La7 aveva twittato erroneamente che il rapper Fabri Fibra era deceduto, per poi giustificarsi affermando che il suo account era stato hackerato. Il web non ha perso tempo e ha creato un “generatore automatico di mentanate”. Forse è stata questa la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

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Garante della privacy: “Troppo potere ai big del web, servono nuove regole” https://www.datamanager.it/news/garante-della-privacy-troppo-potere-ai-big-del-web-servono-nuove-regole-47828.html Tue, 11 Jun 2013 14:10:28 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/06/garante-della-privacy-troppo-potere-ai-big-del-web-servono-nuove-regole/ Il Garante Antonello Soro ha sottolineato nella sua relazione annuale come i colossi di Internet siano in grado di condizionare gli utenti e come gli Stati si interessino sempre più ai dati personali degli utenti

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Il Garante Antonello Soro ha sottolineato nella sua relazione annuale come i colossi di Internet siano in grado di condizionare gli utenti e come gli Stati si interessino sempre più ai dati personali degli utenti

Il Garante della privacy Antonello Soro ha presentato oggi la relazione annuale a Montecitorio. Nel documento si sottolinea l’enorme potere in mano ai colossi del web, capaci di indirizzare le ricerche online verso contenuti da loro stessi stabiliti e di accapararsi una quantità di informazioni per fini non meglio specificati. Il Garante ha anche parlato dell’ambito giudiziario sottolinenado come le intercettazioni debbano essere utilizzate con cautela e come gli atti processuali debbano essere resi pubblici solo se sono di vero interesse pubblico e senza violare la dignità degli interessati.

I big del web condizionano gli utenti

I colossi del web “che trattano da pari con Stati e organismi sovranazionali” vengono accusati di guidare le ricerche online con parametri da loro scelti arbitariamente, offrendo all’utente “una conoscenza parziale e uno sguardo incompleto sulla realtà”. Soro afferma anche che “non dovremmo permettere che i dati personali, che hanno assunto un valore enorme in chiave predittiva e strategica, diventino di proprietà di chi li raccoglie e dobbiamo anche per tale ragione continuare a pretendere la trasparenza dei trattamenti”.

“Nuovi spazi di visibilità si aprono – ha spiegato Soro – e interi spaccati delle nostre quotidianità rischiano di essere proiettati in un mondo in cui ognuno si trasforma in un piccolo ‘grande fratello’: si pensi a Google Glass e alle applicazioni del riconoscimento facciale”.

Protezione non significa limitare le libertà

Il Garante ha affermato che il caso PRISM negli Stati Uniti, che vede coinvolta l’intera amministrazione Obama, desta particolare preoccupazione e che il suo ufficio, in collaborazione con le altre istituzioni dell’Unione Europea, sta preparando “un provvedimento generale per indicare soluzioni idonee a elevare lo standard di protezione dei dati trattati ed evitarne indebite divulgazioni”.

La necessità di proteggersi dalle minacce online e offline, come nel caso delle webcam negli asili, non deve passare “attraverso la compressione delle libertà dei cittadini” poiché “rischia di mettere in discussione l’essenza stessa del bene che si vuole difendere”.

Attenzione alla pubblicazione degli atti giudiziari

Per quanto riguarda l’ambito giudiziario, Soro ritiene le intercettazioni “una risorsa investigativa fondamentale e insostituibile”che va però “gestita con molta cautela per evitare fughe di notizie che danneggiano le indagini e rischiano di violare la dignità degli interessati”.

“La tendenza sempre crescente alla ‘mediatizzazione’ dei processi – continua il Garante – rafforza l’esigenza di un’adeguata selezione delle notizie di rilevanza pubblica, da rendere con modalità rispettose dell’altrui riservatezza e della presunzione d’innocenza”.

Le offese in Rete

Soro ha trattato anche il tanto dibattuto tema delle offese in Rete sottolineando come “in molti, troppi casi l’opinione dissenziente si trasformi in offesa, la critica tracimi nell’oltraggio”. “Non possiamo più essere indulgenti con la violenza verbale presente nella rete”, ha concluso Soro.

Anche il Presidente della Camera Laura Boldrini è intervenuta sull’argomento affermando che “non è necessario prevedere nuove norme e limitare la libertà d’espressione” ma bisogna spingere affinché ci sia maggiore cooperazione tra gli organi internazionali per fermare la violenza in Rete.

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Grillo risponde alle accuse di vilipendio per i commenti su Napolitano https://www.datamanager.it/news/grillo-risponde-alle-accuse-di-vilipendio-i-commenti-su-napolitano-46950.html Wed, 15 May 2013 19:00:26 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/05/grillo-risponde-alle-accuse-di-vilipendio-per-i-commenti-su-napolitano/ Il leader del M5S ha risposto sul suo blog alle indagini su 22 persone accusate di vilipendio nei confronti del Presidente della Repubblica. “Per difendersi, l'unico mezzo è non scrivere più nulla. Bocche cucite”, afferma il comico genovese

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Il leader del M5S ha risposto sul suo blog alle indagini su 22 persone accusate di vilipendio nei confronti del Presidente della Repubblica. “Per difendersi, l’unico mezzo è non scrivere più nulla. Bocche cucite”, afferma il comico genovese

Beppe Grillo si scaglia contro la decisione della Procura di Nocera Inferiore di indagare 22 persone per vilipendio nei confronti del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Le accuse sono state mosse dopo che erano apparsi alcuni commenti sull’operato del Quirinale sul blog del comico genovese, le cui e-mail rubate non potranno essere pubblicate su decisione del Garante della privacy. Lo scontro fra le Istituzioni e il web si fa sempre più acceso.

Bocche cucite

“Il reato di vilipendio deriva dal Codice Rocco del periodo fascista. Nel ventennio si tutelava dal delitto di lesa maestà la figura del re e di Mussolini, dal dopoguerra i presidenti della Repubblica”- scrive il leader dei 5 Stelle sul suo blog –  “Inoltre un cittadino, perché il Presidente della Repubblica sarà il primo dei cittadini, ma sempre cittadino rimane, non può essere più uguale degli altri di fronte alla legge. Invito il Presidente della Repubblica a chiedere l’abolizione dell’articolo 278 sconosciuto nella maggior parte delle democrazie occidentali”. Beppe Grillo, che ha chiesto alla Rete se il senatore Marino Mastrangeli andasse espluso dal Movimento, conclude il suo pensiero sottolineando come l’unico modo per evitare guai giudiziari per commenti espressi sul web sia tacere: “Chi può essere al sicuro di un’eventuale denuncia per una critica al Presidente della Repubblica? Allora, per difendersi, l’unico mezzo è non scrivere più nulla. Bocche cucite. Dita bloccate sulla tastiera. Commenti oscurati”.

Libertà di parola e diffamazione

Il tema della diffamazione in Rete è diventato all’ordine del giorno. Il Presidente della Camera Laura Boldrini aveva chiesto maggior tutela contro gli insulti sul web partendo da un suo caso personale e da quello del neo ministro per l’Integrazione Cécile Kyenge. Anche il giornalista Enrico Mentana ha denunciato il fatto che alcuni social network sono diventati luogo di offese gratuite verso personaggi famosi e membri delle Istituzioni. Anche il Codacons si è espresso sulla questione chiedendo un maggiore monitoraggio da parte delle stesse piattaforme social e della Polizia postale. Infine, la Procura di Roma ha condannato a 9 mesi di carcere Massimiliano Tonelli, gestore della pagina Facebook Cartellopoli, con l’accusa di istigazione a delinquere. Secondo i magistrati, alcuni commenti presenti sul suo blog avrebbero spinto altre persone a distruggere i cartelloni pubblicitari della Capitale.

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Il Codacons chiede maggior controllo sugli insulti nei social https://www.datamanager.it/news/il-codacons-chiede-maggior-controllo-sugli-insulti-nei-social-46737.html Fri, 10 May 2013 13:50:03 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/05/il-codacons-chiede-maggior-controllo-sugli-insulti-nei-social/ Insulti e minacce sui social network sono all’ordine del giorno. Il Codacons chiede maggiori controlli e la sospensione dell’anonimato per chi viola i diritti personali degli altri utenti

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Insulti e minacce sui social network sono all’ordine del giorno. Il Codacons chiede maggiori controlli e la sospensione dell’anonimato per chi viola i diritti personali degli altri utenti

Sulla scia della proposta fatta dal Presidente della Camera Laura Boldrini di effettuare maggiori controlli sugli insulti e minacce in Rete, ora anche il Codacons chiede alla Polizia Postale di intensificare l’attività di monitoraggio dei contenuti offensivi per tutelare al meglio gli iscritti a social network come Twitter e Facebook. Come è successo in Francia per gli autori di messaggi antisemiti sul web, l’associazione che protegge i diritti dei consumatori chiede che i profili lesivi dei diritti personali altrui siano oscurati e gli autori, coperti dall’anonimato, rintracciati.

Ci vuole maggior controllo

I primi a subire insulti e minacce sono ovviamente i personaggi famosi. Grandi firme del giornalismo italiano come Beppe Severgini, Massimo Gramellini e ultimo in ordine di tempo Enrico Mentana, che ha deciso di abbandonare Twitter, hanno aperto il dibattito sulla questione.

“Sui social network regna oggi un vero e proprio caos fuori da ogni controllo, dove dilagano insulti gratuiti e minacce spesso gravi, incitazioni alla violenza, pagine che promuovono l’odio e il razzismo. E il tutto avviene sotto gli occhi dei gestori di tali social network, i quali non sembrano esercitare la dovuta vigilanza”, afferma il Codacons in una nota. L’associazione che tutela consumatori e utenti chiede anche che l’Autorità della Comunicazione responsabilizzi community manager e social media manager affinché effettuino un attività di monitoraggio efficiente contro i commenti lesivi delle libertà personali dei propri clienti.

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