pirateria – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Wed, 22 Jan 2020 15:08:56 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png pirateria – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Pirateria del mondo del libro: danno per il sistema Paese di 1,3 miliardi https://www.datamanager.it/2020/01/pirateria-del-mondo-del-libro-danno-per-il-sistema-paese-di-13-miliardi/ Wed, 22 Jan 2020 15:08:19 +0000 http://www.datamanager.it/?p=195375 L’indagine Ipsos per AIE presentata nel primo incontro de Gli Editori (AIE e FIEG): in fumo 8.800 posti di lavoro La pirateria sottrae ogni anno al mondo del libro 528 milioni, pari al 23% del valore del mercato (escludendo scolastica ed export), 1,3 miliardi complessivi al sistema Paese e 216 milioni al fisco: persi in […]

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L’indagine Ipsos per AIE presentata nel primo incontro de Gli Editori (AIE e FIEG): in fumo 8.800 posti di lavoro

La pirateria sottrae ogni anno al mondo del libro 528 milioni, pari al 23% del valore del mercato (escludendo scolastica ed export), 1,3 miliardi complessivi al sistema Paese e 216 milioni al fisco: persi in termini di mancata occupazione 8.800 posti di lavoro, di cui 3.600 nella filiera del libro. Per la prima volta una ricerca commissionata dall’Associazione Italiana Editori (AIE) a Ipsos traccia le dimensioni del fenomeno: ogni giorno nel nostro Paese si compiono circa 300.000 atti di pirateria (293.000) ai danni del mondo del libro, 107 milioni in un anno. Il fenomeno coinvolge più di un italiano su tre sopra i 15 anni (il 36%), addirittura il 61% dei professionisti (avvocati, notai, commercialisti, ingegneri, architetti e altri) e l’80% degli studenti universitari.

Per questo Gli Editori, l’accordo di consultazione e azione comune di AIE e Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG), chiede al governo di intervenire: “Sono dati drammatici che vanno al di là di qualsiasi previsione – ha dichiarato il presidente di AIE Ricardo Franco Levi –. Dati che richiedono e impongono una forte azione di contrasto attraverso la repressione dei fenomeni illegali e l’educazione degli utenti, non sempre pienamente consapevoli degli effetti dei loro comportamenti; è inoltre necessario un forte sostegno alla domanda che consenta di esercitare in forma legale la richiesta di informazione e di cultura. 18App da riportare alla dotazione originale e detrazione fiscale per l’acquisto dei libri sono gli strumenti decisivi”.

“Il digitale ha portato opportunità ma anche rischi – ha osservato il presidente della FIEG, Andrea Riffeser Monti, richiamando l’attenzione sulle molteplici forme di utilizzo abusivo dei contenuti –: dalle rassegne stampa online realizzate e diffuse senza autorizzazione, alla condivisione non autorizzata di pdf di giornali, anche attraverso piattaforme social, applicazioni telefoniche o di messaggistica. È necessario migliorare gli strumenti di tutela contro ogni forma di sfruttamento parassitario del diritto d’autore”. Riffeser ha quindi lanciato un appello alle Istituzioni affinché “supportino una campagna di comunicazione per la lettura di giornali e libri. I dati sulla lettura, infatti, confermano il grande interesse per l’informazione, nonostante le vendite continuino a scendere. Occorre, inoltre, garantire una diffusione capillare dei giornali, per raggiungere i lettori e facilitarne l’acquisto, anche con la crescita degli abbonamenti”.

“Come governo non possiamo ignorare i dati emersi da questa ricerca e la richiesta di aiuto che viene dal settore dell’editoria – ha spiegato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’informazione e all’editoria Andrea Martella -. La pirateria va combattuta con la repressione dei comportamenti illegali, promuovendo l’educazione alla legalità ma anche con il sostegno a tutta la filiera, così gravemente colpita. Attraverso editoria 5.0 stiamo studiando nuovi strumenti di supporto per l’editoria periodica e quotidiana perché, come ha ricordato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in visita all’agenzia Ansa la settimana scorsa, l’informazione primaria “costituisce un elemento decisivo per la democrazia nel nostro Paese. Questo fa comprendere le esigenze di sostegno da parte delle istituzioni”. L’impegno, coerentemente con quanto affermato dal Ministro Franceschini, è quindi quello di lavorare ad un progetto analogo anche per l’editoria libraria, a partire dalle richieste che ci vengono dal settore con particolare attenzione al sostegno alla domanda”.

Secondo la ricerca presentata dal presidente di Ipsos Nando Pagnoncelli, gli italiani (popolazione sopra i 15 anni) sono consapevoli che piratare libri, e-book, accedere a banche dati è illecito e illegale (risponde affermativamente l’84% del campione di 4.000 intervistati), ma una buona fetta lo considera un comportamento poco o per niente grave (39%) e una decisa maggioranza (il 66%) ritiene poco o per nulla probabile che gli illeciti vengano scoperti e puniti.

La maggior parte degli atti di pirateria passa attraverso il web: un italiano su quattro sopra i 15 anni (il 25%) ha scaricato gratuitamente almeno una volta un ebook o audiolibro da siti o piattaforme illegali su Internet; il 17% ha ricevuto da amici/familiari almeno un ebook, l’8% ha ricevuto da amici/conoscenti almeno un libro fotocopiato, il 7% ha acquistato almeno un libro fotocopiato. L’incidenza della pirateria è particolarmente alta tra i lettori forti (lettura giornaliera o settimanale) di libri cartacei (45%), tra quelli di ebook (68%), e tra quelli di audiolibri e podcast (66%).

Ad essere danneggiati sono tutti i settori del mondo editoriale, non solo l’editoria universitaria: le vendite perse nel settore della varia (fiction e saggistica) sono pari a 29,2 milioni di copie (libri ed ebook) all’anno, per un mancato fatturato di 324 milioni di euro. Le copie perse nel settore universitario sono 4 milioni, per un fatturato di 105 milioni di euro, quelle nel settore professionale e banche dati 2,9 milioni, pari a 99 milioni di euro.

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Kim Dotcom batte la corte neozelandese (per ora) https://www.datamanager.it/2018/03/kim-dotcom-batte-la-corte-neozelandese-per-ora/ Thu, 29 Mar 2018 18:30:41 +0000 http://www.datamanager.it/?p=144672 Va all’imprenditore del web Il primo round che vede gli USA chiederne l’estradizione per alcune vicende fiscali legate al più ampio caso di pirateria e riciclaggio Non una piccola vittoria ma un grande segno a punto per Kim Dotcom, l’imprenditore tedesco accusato da diversi anni di pirateria e riciclaggio dagli Stati Uniti. La prima procedura […]

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Va all’imprenditore del web Il primo round che vede gli USA chiederne l’estradizione per alcune vicende fiscali legate al più ampio caso di pirateria e riciclaggio

Non una piccola vittoria ma un grande segno a punto per Kim Dotcom, l’imprenditore tedesco accusato da diversi anni di pirateria e riciclaggio dagli Stati Uniti. La prima procedura di appello, che si è conclusa nei giorni scorsi, ha dato ragione al giovane naturalizzato neozelandese, che ha ricevuto cospicue cifre per aver subito danni fisici e morali durante le operazioni di sequestro dei suoi beni (principalmente computer e hard-disk) avvenute a cavallo tra il 2012 e il 2016. Ed è per questo che la corte ha assegnato a Kim circa 15 mila sterline per l’hardware sottratto e circa 30 mila sterline per i danni alla sua dignità.

Cosa succede

Le accuse di pirateria e riciclaggio sono arrivate per l’attività con Megaupload, uno dei più famosi siti di p2p venuti alla ribalta nella prima decade dei 2000. A seguito della chiusura, l’FBI aveva cominciato a indagare sul ragazzo, residente in Nuova Zelanda. Il suo caso era stato preso a cuore dallo Human Rights Review Tribunal, che ha esultato per la prima decisione emessa dalla corte del paese, che potrebbe contare davvero molto per la sentenza più importante, quella che vede gli USA chiedere l’estradizione per un processo sul suolo casalingo degli accusatori.

Le autorità americane hanno accusato Dotcom e tre ex dirigenti di Megaupload di facilitare la pirateria con il loro servizio con studi cinematografici e case discografiche che affermano di aver perso più di 500 milioni di dollari a causa della piattaforma globale. Nel frattempo, si ritiene che Dotcom e i suoi colleghi abbiano guadagnato oltre 175 milioni di dollari dal sito che, a un certo punto della sua storia, era divenuto uno dei più visitati in rete.

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Spotify ha scoperto che 2 milioni di persone usano la sua versione pirata https://www.datamanager.it/2018/03/spotify-ha-scoperto-che-2-milioni-di-persone-usano-la-sua-versione-pirata/ Mon, 26 Mar 2018 16:59:31 +0000 http://www.datamanager.it/?p=144400 Spotify dovrebbe debuttare ufficialmente in Borsa la settimana prossima ma il progetto potrebbe essere posticipato a causa dei numerosi utenti pirata Spotify è l’app di streaming musicale più popolare al mondo con 70 milioni di abbonati. Quest’ultimi possono accedere all’intero catalogo senza stacchi pubblicitari e con la possibilità di ascolto online e di skip illimitati […]

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Spotify dovrebbe debuttare ufficialmente in Borsa la settimana prossima ma il progetto potrebbe essere posticipato a causa dei numerosi utenti pirata

Spotify è l’app di streaming musicale più popolare al mondo con 70 milioni di abbonati. Quest’ultimi possono accedere all’intero catalogo senza stacchi pubblicitari e con la possibilità di ascolto online e di skip illimitati pagando 9,99 euro al mese. Non tutti però sono disposti a sborsare una cifra comunque piuttosto ridotta per ascoltare i brani dei loro artisti preferiti. Spotify ha quindi avviato alcune indagini per individuare gli account Premium legati a versioni pirata dell’app e molti sono stati bloccati. La cosa piuttosto paradossale è che la pagina dedicata al servizio di Google Play è stata sommersa di feedback negativi proprio a causa di questa operazione di pulizia.

Spotify ha confermato che sono circa 2 milioni le persone che accedono gratuitamente e in modo illecito alle funzioni della versione Premium. L’azienda ha inoltre sottolineato che ancora diverse app di terze parti continuano a cercare l’accesso al servizio su abbonamento senza autorizzazione. Per il colosso dello streaming, che sta testando le ricerche vocali in previsione del lancio di uno smart speaker, si tratta non solo di un danno economico ma anche d’immagine. I dati relativi agli account pirata sono stati infatti utilizzati per la creazione delle statistiche relative agli ascolti. Si tratta di un problema non da poco in vista del suo prossimo debutto in Borsa organizzato per il 3 aprile. Alcuni esperti ritengono che l’operazione potrebbe addirittura subire un ritardo in quanto l’azienda vuole prima concentrarsi sulla lotta ai pirati.

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I criminali informatici utilizzano software pirata per infettare clandestinamente i PC e fare il mining di cripto valuta https://www.datamanager.it/2017/12/criminali-informatici-utilizzano-software-pirata-infettare-clandestinamente-pc-mining-cripto-valuta/ Fri, 22 Dec 2017 16:30:53 +0000 http://www.datamanager.it/?p=138091 I ricercatori di Kaspersky Lab hanno identificato lo schema di una frode che prevede la distribuzione e l’installazione clandestina di un software di mining sui PC degli utenti tramite un software pirata comunemente utilizzato per lavoro o per l’intrattenimento, come ad esempio editor di foto e di testo. I PC sono stati, quindi, sfruttati per […]

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I ricercatori di Kaspersky Lab hanno identificato lo schema di una frode che prevede la distribuzione e l’installazione clandestina di un software di mining sui PC degli utenti tramite un software pirata comunemente utilizzato per lavoro o per l’intrattenimento, come ad esempio editor di foto e di testo. I PC sono stati, quindi, sfruttati per la creazione di cripto valute e hanno garantito dei profitti ai criminali coinvolti.

Sono sempre di più i criminali informatici che tengono d’occhio lo sviluppo del mercato della cripto valuta che continua a registrare notevoli aumenti nel numero e nel valore degli investimenti. Il fatto che l’entusiasmo relativo alle crypto valute coinvolga molte persone gioca a favore dei criminali poiché diventa più semplice ingannare gli utenti meno esperti. Nel 2017, secondo il Kaspersky Security Bulletin, i miner di criptovaluta sono diventati una delle principali tendenze. Lo scorso anno, i ricercatori di Kaspersky Lab, avevano previsto questo trend rilevando il ritorno del software di mining in collegamento alla crescente popolarità di Zcash. Solo un anno dopo, i miner si sono diffusi notevolmente. I criminali utilizzano diversi strumenti e tecniche, come le campagne di social engineering o l’exploiting di software compromessi, al fine di danneggiare il maggior numero possibile di PC.

Gli esperti di Kaspersky Lab hanno scoperto che una delle tecniche di frode utilizzate consiste nel creare siti web che offrono agli utenti la possibilità di fare il download gratuito di versioni pirata di software come noti programmi per pc e applicazioni. Per risultare più credibili, i criminali hanno utilizzato nomi per i domini simili a quelli reali. Dopo aver scaricato il software, l’utente riceve un archivio che contiene anche un programma di mining. Questo programma viene quindi installato automaticamente insieme al software desiderato.

L’archivio di installazione include file di testo contenenti informazioni di inizializzazione: gli indirizzi di wallet e pool di mining. Un pool di mining è un server che unisce diversi partecipanti distribuendo l’attività di mining tra i computer di questi ultimi. In cambio, i partecipanti ricevono la loro quota di cripto valuta il cui mining è più rapido di quanto avverrebbe se il mining avvenisse solo attraverso il proprio PC. A causa delle particolarità architettoniche, il mining dei Bitcoin e di altre cripto valute è attualmente un’operazione molto dispendiosa in termini di risorse e di tempo, pertanto tali pool aumentano significativamente la produttività e la velocità della generazione di cripto valute.

Dopo essere stati installati, i miner iniziano a operare silenziosamente sul PC della vittima, generando cripto monete per i criminali. Secondo la ricerca di Kaspersky Lab, in tutti i casi rilevati, è stato utilizzato il software del progetto NiceHash, che ha recentemente subito una grave violazione della sicurezza informatica con conseguente furto di cripto valuta per milioni di dollari. Alcune delle vittime erano collegate a un pool di mining con lo stesso nome.

Inoltre, gli esperti hanno scoperto che alcuni miner contenevano una funzione speciale che permetteva all’utente di modificare da remoto il numero di wallet, il pool o il miner. Ciò significa che i criminali, in qualsiasi momento, potrebbero impostare un’altra destinazione per la cripto valuta e quindi gestire i propri guadagni distribuendo il mining flow tra i wallet o persino sfruttare il computer della vittima per un altro pool di mining.

“Sebbene non venga considerato dannoso, il software di mining riduce le performance di sistema del dispositivo e questo inevitabilmente influisce sull’esperienza utente nel suo complesso. Inoltre, aumenta il consumo di elettricità e anche se questa non rappresenta la peggiore delle conseguenze, rimane comunque un effetto spiacevole. Anche se ad alcune persone potrebbe andar bene che uno sconosciuto diventi più ricco a spese proprie, noi consigliamo agli utenti di opporsi a questi tentativi perché anche se non vengono condotti con software nocivi standard rappresentano comunque un’attività fraudolenta”, afferma Morten Lehn, General Manager Italy di Kaspersky Lab.

Per evitare che il PC diventi parte di una rete di mining, Kaspersky Lab consiglia:

  • Effettuare il download solo di software legali provenienti da fonti comprovate
  • Installare una soluzione di sicurezza affidabile come Kaspersky Internet Security o Kaspersky Free che protegga da tutte le possibili minacce, incluso il software di mining dannoso.

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The Pirate Bay ci ricasca, fa minimig con la CPU degli utenti https://www.datamanager.it/2017/10/the-pirate-bay-ci-ricasca-minimig-la-cpu-degli-utenti/ Fri, 13 Oct 2017 13:50:58 +0000 http://www.datamanager.it/?p=132865 The Pirate Bay è stato scoperto nuovamente a sfruttare la CPU dei visitatori per raccogliere cryptomoneta dal web Il mese scorso si è scoperto che The Pirate Bay sfruttava silenziosamente la CPU dei suoi visitatori per il mining di cryprovaluta. Il portale pirata ha così raccolto una discreta quantità di Monero tramite un codice JavaScript appositamente creato […]

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The Pirate Bay è stato scoperto nuovamente a sfruttare la CPU dei visitatori per raccogliere cryptomoneta dal web

Il mese scorso si è scoperto che The Pirate Bay sfruttava silenziosamente la CPU dei suoi visitatori per il mining di cryprovaluta. Il portale pirata ha così raccolto una discreta quantità di Monero tramite un codice JavaScript appositamente creato da Coinhive ma ha ammesso che si era trattato solamente di un esperimento temporaneo e che l’eccesso di lavoro della CPU, che in alcuni casi è arrivato al 100%, era superiore alle sue aspettative. Oggi si è scoperto che i pirati hanno ripreso questa attività affiancandola però alla pubblicità.

TorrentFreak afferma che il codice per il mining non è più integrato direttamente nel sito ma funziona attraverso uno script pubblicitario che può essere comunque bloccato da diversi ad blocker e programmi anti virus. The Pirate Bay non ha pensato di informare gli utenti sul “noleggio” della loro CPU né sta lavorando per disabilitare il software nonostante Coinhive abbia inserito questa possibilità. In realtà alcuni ipotizzano che questa attività sia legata a un banner specifico di uno dei suoi inserzionisti.

Per The Pirate Bay, che già oggi ha trovato in Google Drive un nuovo rivale, il mining potrebbe rivelarsi controproducente. TorrentFreak sottolinea che il suo provider Cloudflare qualche giorno fa ha sospeso l’account di ProxyBunker perché ha identificato come malware il suo sistema di raccolta di cryptomoneta. “Questo significa che The Pirate Bay ora rischia di perdere il servizio Cloudflare, a cui si affidano per la protezione da attacchi DDoS, tra le altre cose”, afferma il portale.

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La Commissione Ue studia nuove regole contro la pirateria https://www.datamanager.it/2017/09/la-commissione-ue-studia-nuove-regole-la-pirateria/ Fri, 29 Sep 2017 17:30:07 +0000 http://www.datamanager.it/?p=132001 La Commissione europea sta pensando di imporre a Facebook, Twitter, YouTube e altre piattaforme online di rimuovere i contenuti illegali o che incitano all’odio e al terrorismo Molto presto le più importanti piattaforme online dovranno fare molto di più per combattere la pirateria online. La Commissione Ue ha prima accusato The Pirate Bay di essere […]

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La Commissione europea sta pensando di imporre a Facebook, Twitter, YouTube e altre piattaforme online di rimuovere i contenuti illegali o che incitano all’odio e al terrorismo

Molto presto le più importanti piattaforme online dovranno fare molto di più per combattere la pirateria online. La Commissione Ue ha prima accusato The Pirate Bay di essere responsabile della diffusione di materiale illegale e oggi ha adottato nuove linee guida in merito alla gestione di questi contenuti da parte di aziende come Facebook, Twitter, YouTube ed eBay. Queste avranno il dovere di identificare, rimuovere e bloccare l’eventuale upaload di contenuti in violazione del copyright, materiale pedopornografico, messaggi che incitano all’odio, propaganda terroristica e riferimenti alla vendita di prodotti contraffatti. Le nuove regole non hanno ancora valore legale ma Bruxelles ha intenzione di valutarne l’efficacia ed eventualmente trasformarle in una proposta di legge vera e propria.

Le piattaforme online al momento non sono responsabili dei contenuti illegali diffusi attraverso i suoi servizi ma l’Ue gli impone di provvedere a identificarli ed eliminarli secondo le modalità che preferiscono. Le nuove direttive imporranno ad aziende come Facebook, che nel prossimo futuro rischia anche di dover pagare una maxi tassa nel Vecchio Continente visti i suoi precedenti da evasore, di migliorare i sistemi di rilevamento automatico del materiale pirata e di collaborare più strettamente con le forze dell’ordine. Le piattaforme web dovranno inoltre allestire un sistema di notifica dei contenuti illegali facile da usare e anche informare correttamente utenti e provider sulla loro politica in materia di rimozione. Quest’ultimi dovranno anche avere la possibilità di poter fare ricorso e di denunciare eventuali crimini alle forze dell’ordine tramite i loro servizi. Infine, Facebook e tutti gli altri colossi del web dovranno evitare che i contenuti cancellati vengano nuovamente rimessi online tramite appositi filtri e tecnologie condivise.

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Netflix ha oltre 100 milioni di spettatori https://www.datamanager.it/2017/07/netflix-oltre-100-milioni-spettatori/ Wed, 19 Jul 2017 18:00:04 +0000 http://www.datamanager.it/?p=128935 La piattaforma continua a crescere mentre sperimenta nuove modalità di intrattenimento come le storie interattive Solo tre mesi fa Netflix comunicava il raggiungimento dello storico traguardo dei 100 milioni di utenti attivi sulla piattaforma. La crescita rimane costante, tanto che in soli 90 giorni si sono aggiunti alla rete oltre 5 milioni di spettatori, più […]

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La piattaforma continua a crescere mentre sperimenta nuove modalità di intrattenimento come le storie interattive

Solo tre mesi fa Netflix comunicava il raggiungimento dello storico traguardo dei 100 milioni di utenti attivi sulla piattaforma. La crescita rimane costante, tanto che in soli 90 giorni si sono aggiunti alla rete oltre 5 milioni di spettatori, più della metà localizzati al di fuori degli Stati Uniti, dove il servizio ha debuttato e preso principalmente piede. Si tratta dell’incremento della base di iscritti più alto dal 2011 con un trimestre che si può certo definire da record per la creatura di Reed Hastings. Sebbene in assenza di numeri ufficiali da parte della concorrenza, per capire la vastità del pubblico di Netflix basti pensare alle cifre associate ad Amazon Prime e Hulu: rispettivamente 66 milioni e 12 milioni di abbonati, una cerchia decisamente minore e lontana dalla vetta della multinazionale di Los Gatos.

Contenuti interattivi

Lo scopo del team di Hastings è donare alle persone nuove esperienze di intrattenimento, sperimentando modalità più vicine al mondo dei videogame invece che a quello televisivo. Una strategia del genere è stata tradotta nel lancio delle storie interattive per bambini (ma non solo) in cui ognuno, in determinati punti, può scegliere la direzione da far prendere alla narrazione, guidando il racconto su binari paralleli che possono prevedere anche binari differenti. Tra i tanti meriti di Netflix c’è sicuramente quello di aver arginato il mercato della pirateria dei contenuti audiovisivi, che solo qualche anno fa sembrava inarrestabile. Un po’ come successo con Spotify, oggi è più semplice abbonarsi a un servizio a un costo non eccessivo assicurandosi l’accesso a un vasto catalogo piuttosto che scaricare illegalmente un file alla volta, con evidenti rischi che non valgono una visione spesso approssimativa e scadente.

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E’ nata ACE, la lega dello streaming contro la pirateria https://www.datamanager.it/2017/06/nata-ace-la-lega-dello-streaming-la-pirateria/ Thu, 15 Jun 2017 17:30:34 +0000 http://www.datamanager.it/?p=126772 I big dello streaming e dell’intrattenimento televisivo si uniscono per combattere la pirateria online Negli ultimi tempi i pirati della Rete non si accontentano più di diffondere illegalmente contenuti protetti dal copyright ma hanno anche cominciato a chiedere un riscatto per non farlo. Il gruppo TheDarkOverloard ha ad esempio condiviso sul web l’ultima stagione della serie […]

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I big dello streaming e dell’intrattenimento televisivo si uniscono per combattere la pirateria online

Negli ultimi tempi i pirati della Rete non si accontentano più di diffondere illegalmente contenuti protetti dal copyright ma hanno anche cominciato a chiedere un riscatto per non farlo. Il gruppo TheDarkOverloard ha ad esempio condiviso sul web l’ultima stagione della serie “Orange is The New Black” in quanto Netflix si è rifiutata di pagare e la stessa cosa sarebbe successa a Disney con il film “Pirati dei Caraibi: la vendetta di Salazar”. In questo caso però si è scoperto che gli hacker in realtà non avevano in mano nemmeno un fotogramma della pellicola. Per le grandi aziende dell’intrattenimento è quindi arrivato il momento di porre rimedio alla pirateria e da questa esigenza è nata l’Alliance for Creativity and Entertainment (ACE).

L’associazione ha il compito di limitare le attività degli hacker e la diffusione di contenuti in violazione del copyright anche attraverso una stretta collaborazione con la Motion Picture Association of America (MPAA). Al gruppo hanno aderito moltissime aziende tra cui Amazon, Netflix, Hulu, The Walt Disney Company, Warner Bros Entertainment, BBC Worldwide, AMC Networks, HBO e Sony Pictures Entertainment. Al momento Google non figura tra gli aderenti al progetto nonostante abbia lanciato il proprio canale televisivo online YouTube TV. Il motivo è che il motore di ricerca è spesso lo strumento migliore per trovare film e serie TV piratati nonostante i suoi sforzi per ridurre la visibilità dei portali che li raccolgono. L’Alliance for Creativity and Entertainment (ACE) sottolinea che esistono ben 490 servizi che permettono di accedere a contenuti legali a prezzi contenuti ma nonostante ciò si sono registrati ben 5.4 miliardi di download dai siti pirata.

“Mentre ci focalizziamo nel fornire un’esperienza ai consumatori che scoraggi la pirateria, vi sono ancora cattivi attori nel mondo, che traggono profitto dal duro lavoro degli altri”, ha commentato David Hyman, General Counsel di Netflix.

La neonata associazione può già festeggiare una importante vittoria nei confronti della pirateria. La Corte di Giustizia dell’Ue ha infatti ritenuto che il sito The Pirate Bay è responsabile dei contenuti illegali caricati sulla piattaforma dagli utenti.

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Kim Dotcom ora rischia l’estradizione https://www.datamanager.it/2017/02/kim-dotcom-ora-rischia-lestradizione/ Tue, 21 Feb 2017 19:00:19 +0000 http://www.datamanager.it/?p=119674 Una corte neozelandese ha sentenziato la possibilità che il fondatore di Megaupload venga trasferito negli USA con l’accusa di frode Ora Kim Dotcom rischia grosso. L’imprenditore del web, che ha guadagnato un bel po’ di soldi con il successo di Megaupload e del successore Mega, potrebbe essere estradato negli Stati Uniti per fronteggiare un’accusa di […]

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Una corte neozelandese ha sentenziato la possibilità che il fondatore di Megaupload venga trasferito negli USA con l’accusa di frode

Ora Kim Dotcom rischia grosso. L’imprenditore del web, che ha guadagnato un bel po’ di soldi con il successo di Megaupload e del successore Mega, potrebbe essere estradato negli Stati Uniti per fronteggiare un’accusa di frode, relativa proprio alla sua prima creatura, chiusa nel 2012 a seguito di un raid dell’FBI nell’appartamento neozelandese di Auckland. La corte della stessa città ha confermato la decisione già emessa da una corte inferiore nel 2015 su un totale di 13 capi d’accusa, tra cui cospirazione, racket, violazione del copyright, riciclaggio di denaro e frode telematica. La sentenza di due anni fa non era priva di dubbi, soprattutto su alcuni punti, che sembrano essersi schiariti d’un tratto, almeno per la Auckland High Court.

Valigie pronte

L’avvocato difensore di Kim Dotcom, Ron Mansfield, ha etichettato l’ultimo giudizio come “estremamente deludente”, annunciando che il suo cliente farà ricorso alla Corte d’Appello della Nuova Zelanda per fronteggiare il rischio di estradizione. Il giudice di Auckland, Murray Gilbert, ha infatti spiegato che, sebbene in Nuova Zelanda il crimine di violazione del diritto d’autore non preveda l’estradizione, questa può verificarsi nel caso di denuncia per frode, tra quelle affibbiate all’uomo di origine tedesca. Dotcom ha usato Twitter per far sentire la sua voce, dopo la notizia: “Non verrò estradato per il copyright, per me si tratta di una vittoria. Però potrei essere trasferito per un’altra legge, che qui nemmeno viene applicata”. Come lui, ci sono altri due co-accusati, Mathias Ortmann, Bram van der Kolk e Finn Batato, nel cui futuro c’è la medesima possibilità di giudizio oltreoceano.

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Popcorn Time non muore mai https://www.datamanager.it/2016/02/popcorn-time-non-muore-mai/ Thu, 04 Feb 2016 11:42:04 +0000 http://www.datamanager.it/?p=93848 Popcorn Time torna online come puglin per browser e supporta i dispositivi per il trasferimento dello streaming verso la TV Il terrore dei produttori cinematografici è tornato, Popcorn Time riappare online sotto forma di plugin per browser. Il cosiddetto “Netflix pirata” consente di vedere gratuitamente film e serie TV in streaming e funziona come un […]

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Popcorn Time torna online come puglin per browser e supporta i dispositivi per il trasferimento dello streaming verso la TV

Il terrore dei produttori cinematografici è tornato, Popcorn Time riappare online sotto forma di plugin per browser. Il cosiddetto “Netflix pirata” consente di vedere gratuitamente film e serie TV in streaming e funziona come un aggregatore di file Torrent. Dalla nascita, il servizio è stato chiuso a più riprese fino a quando è arrivata una massiccia azione legale da parte della MPAA (Motion Picture Association of America), l’associazione che raccoglie le major cinematografiche statunitensi, che sembrava avesse messo la parola fine al progetto.

Popcorn Time è tornato sotto una diversa forma e da programma da installare è diventato un plugin supportato dai maggiori browser per Windows e OS X (tranne Safari al momento). Questa volta sarà più difficile eliminare il servizio in quanto il codice è stato reso pubblico alla comunità degli sviluppatori, che con una certa facilità potranno crearne decine di migliaia di copie. Popcorn Time torna anche con una interessante novità. Ora è anche possibile trasferire i contenuti in streaming sul proprio televisore con Chromecast, AirPlay e DLNA.

Ora non resta che aspettare la reazione di Netflix, che dopo l’espansione in tutto il mondo sta cercando invano di bloccare la visione dei contenuti con connessione VPN.

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