professioni – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Sun, 07 Oct 2018 16:35:19 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png professioni – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Genitori italiani più orgogliosi del primo lavoro del figlio che del suo primo passo https://www.datamanager.it/2016/11/genitori-italiani-piu-orgogliosi-del-primo-lavoro-del-figlio-del-suo-primo-passo/ Fri, 04 Nov 2016 15:11:17 +0000 http://www.datamanager.it/?p=112848 … ma meno preparati su nuove tecnologie e nuovi mestieri LinkedIn, in occasione della quarta edizione del Bring In Your Parents Day, l’annuale ricorrenza che ha lo scopo di avvicinare i genitori alla vita lavorativa dei propri figli ideata dal network per professionisti, svela i dati di una ricerca sulla percezione che i genitori hanno […]

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… ma meno preparati su nuove tecnologie e nuovi mestieri

LinkedIn, in occasione della quarta edizione del Bring In Your Parents Day, l’annuale ricorrenza che ha lo scopo di avvicinare i genitori alla vita lavorativa dei propri figli ideata dal network per professionisti, svela i dati di una ricerca sulla percezione che i genitori hanno oggi del lavoro. Secondo i dati emersi i genitori italiani sono tra i più presenti nella vita lavorativa dei figli ma i meno informati sulle nuove professioni e le capacità tecniche richieste dal mercato.

Da questa ricerca emerge che i genitori italiani sono orgogliosi dei figli alla firma del primo contratto (49%), ancor più che della laurea (43%) e del loro primo passo (38%). Una bella differenza a livello globale, invece, dove la laurea di uno dei figli viene indicata come il momento più bello dal 44% dei genitori, seguito poi dal primo lavoro al 42% e dal primo passo al terzo posto con il 37%. In paesi come l’Inghilterra si riscontrano anche scelte più particolari: motivo di orgoglio tra i genitori della Gran Bretagna sono al primo posto la patente di guida (49%) e al secondo la nascita del primo nipote (45%).

I genitori tricolore sembrano essere tra i più informati sull’attività professionale quotidiana dei propri figli. Il 56% degli intervistati di casa nostra, infatti, ha dichiarato di conoscere bene la vita lavorativa dei figli, contrariamente a quanto avviene, per esempio, in paesi come Singapore (38%), Hong Kong (40%), Cina (45%) e India (46%). Addirittura, i genitori del Bel Paese ritengono di conoscere così bene il mestiere dei loro figli che se dovessero lavorare al loro posto per un giorno se la caverebbero senza problemi. Sono, infatti, terzi tra i genitori più ottimisti in tal senso con il 37,30%, appena preceduti dai genitori francesi 37,90%, mentre i primi sono i brasiliani col 40,00%. Un dato, questo, che mostra una forte incongruenza se agli stessi genitori vengono poste domande sulle capacità tecniche relative al lavoro dei figli. Il 37% dei genitori italiani ammette di non avere le capacità tecniche per fare il lavoro dei figli contro la media mondiale che lo ammette nel 28% dei casi.

Inoltre i genitori di tutto il mondo fanno ancora molta fatica a comprendere realmente il senso di alcune professioni e in particolare di quelle legate al mondo digitale. Così, mentre a livello globale l’UI Designer è il lavoro meno capito (79%), seguito dall’Attuario (73%) e dal Data Scientist (72%), in Italia lo specialista meno capito è sicuramente l’Attuario (86%), seguito dal Radio Producer (83%) e dall’UI Designer (82%).

Professioni meno capite in Italia Professioni meno capite nel mondo
1.       Acttuario 86%

2.       Produttore Radiofonico 83%

3.       UI Designer 82%

4.       Veterinario 80%

5.       Pilota 79%

6.       Software Developer 78%

7.       Ingegnere 78%

8.       Boscaiolo 78%

9.       General Practitioner 77%

10.   Fashion designer 77%

1.       UI Designer 79%

2.       Actuary 73%

3.       Data Scientist 72%

4.       Sub editor 66%

5.       Radio producer 62%

6.       Sociologist 60%

7.       Investment banker 59%

8.       Software Developer 58%

9.       Fashion designer 57%

10.   PR manager 55%

Commentando la ricerca Marcello Albergoni Head of Italy LinkedIn ha dichiarato “I consigli e i valori che i nostri genitori o mentor ci continuano a dare sono davvero un patrimonio prezioso, per questo LinkedIn si pone l’obiettivo attraverso l’iniziativa Bring in Your Parents Day, di avvicinare i genitori alle professioni dei figli”.

La manifestazione è stata lanciata da LinkedIn quattro anni fa, dopo che da una ricerca è emerso che oltre un genitore su tre non ha la minima idea di che cosa faccia effettivamente il proprio figlio al lavoro. Da allora, decine di migliaia di genitori e centinaia di aziende in tutto il mondo hanno partecipato insieme al social network di Mountain View a questa iniziativa, contribuendo a colmare il gap generazionale esistente in ambito lavorativo.

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Alzheimer, le professioni che proteggono il cervello https://www.datamanager.it/2016/07/alzheimer-le-professioni-proteggono-cervello/ Thu, 28 Jul 2016 13:24:52 +0000 http://www.datamanager.it/?p=106953 Quali sono le categorie professionali che fanno da scudo all’Alzheimer? Se sei un avvocato, un insegnante, un medico o un assistente sociale, puoi ritenerti meno a rischio di sviluppare la malattia neuro-degenerativa. E’ quanto sostengono i ricercatori dell’Alzheimer Disease Research Center nel Wisconsin, che hanno individuato in queste categorie di lavoratori quelle più al sicuro […]

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Quali sono le categorie professionali che fanno da scudo all’Alzheimer?

Se sei un avvocato, un insegnante, un medico o un assistente sociale, puoi ritenerti meno a rischio di sviluppare la malattia neuro-degenerativa. E’ quanto sostengono i ricercatori dell’Alzheimer Disease Research Center nel Wisconsin, che hanno individuato in queste categorie di lavoratori quelle più al sicuro dall’Alzheimer, in quanto comporterebbero un giusto equilibrio di attività mentale e relazioni interpersonali. I risultati dello studio sono stati presentati all’Alzheimer’s Association International Conference in corso a Toronto.

Ancora nessuna cura definitiva

Nei malati di Alzheimer, di cui è stata scoperta la causa e anche individuato il meccanismo di formazione, con il passare del tempo le spine dendritiche diminuiscono, sbiadendo i ricordi. Le ultime stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità parlano di più di 107 milioni di persone colpite dalla malattia nel 2050. Una caratteristica comune a tutti i malati è la presenza di ammassi neurofibrillari e di placche amiloidi a livello del cervello. Purtroppo, nonostante tutte le sperimentazioni attuate per contrastare questa patologia, ad oggi una vera e propria cura non esiste, anche se un gruppo di ricercatori australiani potrebbe mettere a punto entro 2-3 anni il vaccino.  Di recente un gruppo di ricercatori italiani ha scoperto come combattere l’Alzheimer trasportando insulina al cervello attraverso un “nanogel” di particelle nebulizzate, mentre un’altra ricerca sostiene che la cannabis potrebbe favorire la rimozione della proteina associata a questa malattia.

Attività fisica e mentale

Come sempre in questi casi in cui una cura definitiva non è stata ancora trovata, bisogna affidarsi soprattutto alla prevenzione. Uno studio dell’Università del Kentucky ha dimostrato che l’esercizio fisico fa bene al cervello e riduce le probabilità di sviluppare l’Alzheimer. I neuroni, in assenza di malattie, non invecchiano ma posso addirittura rigenerarsi. Anche l’attività cerebrale può ridurre le possibilità di insorgenza della malattia e nello studio gli scienziati statunitensi hanno esaminato le iperintensità della sostanza bianca – le macchi bianche visibili con la risonanza magnetica cerebrale e associate con la malattia neurologica – in 284 persone di mezza età, considerati a rischio demenza.  I lavoratori più protetti sono risultati avvocati, assistenti sociali, insegnanti e medici, mentre i più vulnerabili invece gli addetti agli scaffali in magazzini e supermercati, cassieri, operai. A quanto pare però il fattore che maggiormente protegge dal rischio di Alzheimer non è tanto il livello di impegno mentale, quanto sono intellettuali le professioni, ma quanto ci mettono in relazione con gli altri, determinando un impegno che può risultare stressante ma rende il cervello più impermeabile alla malattia.

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La dieta delle professioni: ottimizzare l’alimentazione in base al lavoro https://www.datamanager.it/2016/05/la-dieta-delle-professioni-ottimizzare-lalimentazione-base-al-lavoro/ Tue, 10 May 2016 09:40:00 +0000 http://www.datamanager.it/?p=100983 Il regime alimentare ideale segue il tipo di lavoro: ecco i suggerimenti per fare sempre la scelta giusta Il presupposto di questa teoria è semplice: dimmi chi sei, che lavoro fai, e ti dirò cosa mangiare. A dispensare questo manuale pratico di consigli alimentari tarati sulla professione è Serena Missori, specialista in Endocrinologia, diabetologia e […]

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Il regime alimentare ideale segue il tipo di lavoro: ecco i suggerimenti per fare sempre la scelta giusta

Il presupposto di questa teoria è semplice: dimmi chi sei, che lavoro fai, e ti dirò cosa mangiare. A dispensare questo manuale pratico di consigli alimentari tarati sulla professione è Serena Missori, specialista in Endocrinologia, diabetologia e nutrizione, che ha raccolto il tutto nel volume “Allenati, mangia, e sorridi”.

L’idea è quella della dieta su misura, calibrata in base alla professione svolta dalla persona e al suo stile di vita. 

A parità di lavoro, attenzione allo stress

Manager e casalinghe, medici e liberi professionisti, ad ogni categoria professionale il proprio suggerimento alimentare.

“In base al proprio lavoro ed al proprio biotipo di appartenenza è possibile ottimizzare la dieta – spiega Missori – affinché il cibo ci supporti correttamente e ci mantenga efficienti, operativi e carichi di energia per tutto il giorno. A parità di condizione lavorativa però, ogni persona in base al suo psico-biotipo morfologico avrà necessità nutrizionali differenti e potrà utilizzare gli alimenti per potenziare le proprie caratteristiche, contrastare i lati negativi e lo stress”.

Impiegati, casalinghe e liberi professionisti

Un esempio? Gli impiegati trascorrono molte ore della giornata seduti, uno stile di vita che spesso per contrasto li porta a ricercare la pratica sportiva.

“Tendono ad avere ritenzione idrica agli arti inferiori, gonfiore alle caviglie e indolenzimenti dietro il ginocchio – spiega Missori -. Hanno una digestione laboriosa a causa della posizione e dello scarso movimento, tendono alle contratture del collo e della spalle a causa della postura obbligata”.

A questa categoria professionale viene consigliato di bere tisane decontratturanti a base di biancospino e melissa e di acqua, limone e tè verde drenanti e disintossicanti e optare per un pranzo leggero.

Le casalinghe “svolgono uno dei lavori più impegnativi fisicamente – continua l’esperta – consumando molte calorie, ma rischiano di veder appesantire la propria linea a causa di pasti irregolari, sia per tempistiche sia per quantità. Non devono saltare la colazione ma considerarlo il pasto principale e renderlo ricco di fibre, carboidrati a medio basso indice glicemico, proteine e grassi sani”.

E i liberi professionisti? Gli appartenenti a questa categoria “possono svolgere sia un lavoro sedentario sia in continuo movimento ma li unisce a parità di lavoro, anche se di biotipi differenti, un minimo comune denominatore: lo stress. Tendono a saltare i pasti e a mangiare quando capita ma anche a soffrire d’insonnia – raccomanda Missori -. Per loro, una colazione molto nutriente e che mantenga stabili i livelli di energia per gran parte della giornata ed una cena consumata lentamente ed in modo rilassato entro le 21″.

Secondo un recente studio la dieta del futuro è quella basata sul Dna di ogni individuo, regime alimentare che sarà attuabile grazie alle ultime scoperte che legano il genoma al controllo degli impulsi della fame.

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La rivincita degli archeologi: le professioni più tradizionali fatturano online https://www.datamanager.it/2016/03/la-rivincita-degli-archeologi-le-professioni-piu-tradizionali-fatturano-online/ Thu, 31 Mar 2016 16:00:52 +0000 http://www.datamanager.it/?p=97975 myfoglio, l’app/ecosistema che consente di conservare il proprio archivio su smartphone, ha stilato l’identikit di chi già ha portato il commercialista su cloud La fatturazione elettronica non è una questione per nuovi mestieri: artigiani e professionisti della “old economy” sono i primi ad adottare soluzioni su cloud, la contabilità diventa solo uno dei tanti aspetti […]

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myfoglio, l’app/ecosistema che consente di conservare il proprio archivio su smartphone, ha stilato l’identikit di chi già ha portato il commercialista su cloud

La fatturazione elettronica non è una questione per nuovi mestieri: artigiani e professionisti della “old economy” sono i primi ad adottare soluzioni su cloud, la contabilità diventa solo uno dei tanti aspetti della propria impresa gestita quotidianamente da remoto.

Questi i dati emersi dalla ricerca condotta da myfoglio, startup italo-svizzera che ha lanciato nel 2015 la propria app ed ha già superato le 11.000 iscrizioni da parte di imprenditori e professionisti alla propria community; scopriamo infatti che tra chi invia e riceve fatture via portatile o smartphone, la popolazione degli “insospettabili” è variegata e ben nutrita.

Evidenze che trovano in parte conferma anche dai risultati dell’Osservatorio “Professionisti e Innovazione digitale” del Politecnico di Milano, secondo i quali la rivoluzione digitale sta ormai investendo anche le professioni giuridiche d’impresa (Avvocati, Commercialisti e Consulenti del Lavoro). Oggi già oltre 300mila Professionisti, organizzati in più di 150mila Studi, dialogano con almeno 3,5 milioni di aziende prevalentemente di micro e piccola dimensione.

Se una delle polemiche ricorrenti del digital divide che separa l’Italia dalla media europea nella digitalizzazione dell’impresa è proprio quella sulla difficoltà nel convincere le professioni “di una volta” ad abbandonare carta e penna, i risultati della ricerca ci presentano un quadro a tratti sorprendente: tra gli imprenditori più attenti all’innovazione digitale troviamo infatti panettieri, fioristi, idraulici, musicisti e persino archeologi

D’altra parte, secondo dati diffusi da Accenture in occasione del Mobile World Congress di Barcellona, gli imprenditori rispecchiano l’attitudine della popolazione italiana rispetto alle nuove tecnologie: gli smartphone con il 91%, i tablet (60%) e le tv (88%) hanno una penetrazione nel mercato tricolore superiore rispetto alle medie europee. Gli italiani si caratterizzano come cosiddetti “early adopter”: il 34% ha appena comprato un nuovo smartphone, rispetto al 24% degli europei ed il 56% (media Europa 41%) ha in programma di acquistarne uno nei prossimi 12 mesi.

Ma la classifica delle sorprese tra i professionisti digitali non finisce qui, infatti tra i più attivi sulla piattaforma online troviamo anche fioristi, panettieri, edicolanti, idraulici, consulenti fiscali e artigiani.

“La nostra ricerca non ha misurato semplicemente il numero di iscritti suddivisi per professione rapportati al totale “ spiega Roberto Stefanini, CEO e Co-Founder di myfoglio “ma ha tenuto conto anche dell’attività degli utenti alla community per ogni categoria. Ad esempio la nostra piattaforma permette agli utilizzatori di myfoglio di condividere modelli di fattura “standard” per quelle attività quotidiane tipiche per ogni singola professione; ad integrare il maggior numero di modelli predefiniti sono stati gli avvocati (professione “old”), che ad esempio hanno doppiato il numero di documenti condivisi dagli sviluppatori informatici (professione “new”) che sono di gran lunga più numerosi tra gli iscritti”.

Tra i risultati della ricerca, condotta nei mesi di gennaio e febbraio sul campione di iscritti, emerge anche l’identikit dell’imprenditore che ha deciso di gestire il proprio business in mobilità anche per il lato contabile ed amministrativo: anagraficamente ha tra i 29 e i 42 anni, ha sede principalmente tra nord e centro Italia, sceglie una Srl o una SaS come forma societaria e prende in carico (tra fatture ricevute e inviate) mediamente 50 documenti al mese.

Tra gli altri aspetti curiosi, trova conferma l’idea diffusa che il libero professionista lavori anche di notte (il 60% delle fatture ricevute e inviate viene trasmesso dopo le 21) mentre la crescita maggiore di nuovi iscritti a cavallo del nuovo anno è stata appannaggio della categoria dei dottori, con un +30%, e consulenti fiscali con un +25%.

“Dopo la scelta da parte di Microsoft di presentare la nostra app tra quelle in grado di sfruttare meglio la funzionalità Continuum di Windows 10” continua Roberto Stefanini, CEO e Co-Founder di myfoglio “Siamo diventati negli ultimi mesi partner del chapter italiano di Singularity University. L’esercito dei 5 milioni di partite IVA potrà sembrare un obiettivo ambizioso da raggiungere, ma il riconoscimento da parte di soggetti così importanti e la crescita esponenziale del numero degli utenti registrati che stanno rendendo myfoglio un ecosistema sempre più partecipato, ci confermano di essere sulla strada giusta!”

 

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LinkedIn: ecco quali sono le professioni maggiormente fraintese dai genitori https://www.datamanager.it/2015/11/linkedin-ecco-quali-sono-le-professioni-maggiormente-fraintese-dai-genitori/ Wed, 04 Nov 2015 16:23:31 +0000 http://www.datamanager.it/?p=87658 Al primo posto troviamo l’”Attuario” e il “Data Scientist”. Il 5 novembre si celebra per il terzo anno l’iniziativa “Bring In Your Parents Day” Un lavoro come Data Scientist può essere molto gratificante, ma un po’ meno facile da spiegare ai propri genitori. Uno studio globale condotto da LinkedIn ha rivelato che la professione di […]

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Al primo posto troviamo l’”Attuario” e il “Data Scientist”. Il 5 novembre si celebra per il terzo anno l’iniziativa “Bring In Your Parents Day”

Un lavoro come Data Scientist può essere molto gratificante, ma un po’ meno facile da spiegare ai propri genitori. Uno studio globale condotto da LinkedIn ha rivelato che la professione di Data Scientist, nonostante sia tra le più richieste dalle aziende nell’ultimo anno in Italia, è quella che i genitori italiani comprendono meno insieme a quella di Attuario. Più di otto genitori su dieci ammettono, infatti, di non essere in grado di definire esattamente il ruolo ricoperto dai propri figli in questi due casi.

L’elenco delle professioni maggiormente fraintese viene pubblicato da LinkedIn in occasione del terzo appuntamento annuale con l’evento LinkedIn Bring in Your Parents Day (#BIYP), che si tiene il 5 novembre. Nel corso della giornata, i professionisti di tutto il mondo invitano i genitori sul posto di lavoro per permettere loro di comprendere meglio la vita lavorativa dei propri figli. L’evento ha l’obiettivo di ridurre la distanza tra professionisti e genitori, dato che oltre la metà dei genitori intervistati (il 55%) ammette di non sapere molto dell’occupazione dei figli.

Altri professionisti che potrebbero trarre vantaggio dalla giornata Bring In Your Parents Day organizzata da LinkedIn sono i Progettisti UI (il 77% dei genitori italiani ha dichiarato di non saper definire correttamente questa professione), i Radio Producer (75%), i responsabili Social media (73%) e i Revisori di bozze (71%), tra i primi cinque lavori maggiormente fraintesi.

A più di 11.000 genitori in tutto il mondo è stato chiesto di fornire una definizione di alcune professioni, da investment banker a tecnico di laboratorio. I risultati rivelano che le professioni tradizionali sono quelle che generano meno confusione: insegnante (27%), medico (39%) e agricoltore (39%) hanno totalizzato le percentuali inferiori di genitori che avevano difficoltà a dare una definizione.

Per offrire ai genitori questa opportunità unica di comprendere meglio le scelte professionali dei figli e di conoscere più da vicino la realtà lavorativa in cui si muovono, aziende di tutto il mondo come Doro, Samsung, Mars e Philips oggi hanno aperto le proprie porte per l’edizione di quest’anno dell’evento Bring in Your Parents Day di LinkedIn.

“Siamo convinti che i genitori siano una risorsa preziosa per la carriera dei propri figli. Tuttavia, la nostra ricerca evidenzia che spesso non sanno esattamente che lavoro svolgono i loro figli. Se, da un lato, questo divario nella conoscenza è comprensibile, data la recente evoluzione del mondo del lavoro, d’altro canto non deve significare che i lavoratori debbano rinunciare a un’importante guida per la propria carriera. L’evento Bring in Your Parents Day di LinkedIn è stato concepito con un obiettivo specifico, quello di unire dipendenti e genitori, fornendo a questi ultimi le conoscenze necessarie per essere in grado di offrire consigli ai figli riguardo alla loro professione” ha dichiarato Marcello Albergoni, Head of Italy di LinkedIn.

Di seguito sono riportate le dieci professioni maggiormente fraintese, con la percentuale di genitori che non sono stati in grado di dare una definizione corretta.

  1. Attuario (83%)
  2. Data scientist (83%)
  3. Progettista UI (77%)
  4. Radio Producer (75%)
  5. Responsabile Social Media (73%)
  6. Revisore di Bozze (71%)
  7. Stilista (69%)
  8. Taglialegna (67%)
  9. Responsabile PR (65%)
  10. Direttore Sportivo (63%)

L’evento Bring In Your Parents Day di LinkedIn si tiene in 17 paesi tra cui Australia, Brasile, Canada, Cina, Francia, Hong Kong, India, Italia, Giappone, Spagna, Svezia, Singapore, Malaysia, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Regno Unito e Stati Uniti. Sono invitati a partecipare le aziende e i professionisti di tutto il mondo. Maggiori informazioni sull’evento sono disponibili all’indirizzo biyp.linkedin.com o tramite Twitter (hashtag #LinkedIn #BIYP).

 

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Federprivacy: attestato di qualità per gli esperti di privacy https://www.datamanager.it/2014/07/federprivacy-attestato-qualita-per-gli-esperti-privacy/ Fri, 18 Jul 2014 12:38:48 +0000 http://www.datamanager.it/?p=58662 Partito il rilascio degli attestati di qualità ai professionisti iscritti Federprivacy ai sensi della Legge 4/2013. Al via anche la formazione finanziata per specializzarsi come privacy officer anche in tempi di crisi. E dopo la pausa estiva, master a Milano e Festival ICT Sono in fermento le attività di Federprivacy, nonostante i mesi estivi. Sono […]

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Partito il rilascio degli attestati di qualità ai professionisti iscritti Federprivacy ai sensi della Legge 4/2013. Al via anche la formazione finanziata per specializzarsi come privacy officer anche in tempi di crisi. E dopo la pausa estiva, master a Milano e Festival ICT

Sono in fermento le attività di Federprivacy, nonostante i mesi estivi. Sono infatti molte le iniziative in questo mese di luglio: con la riforma sulle professioni, gli aderenti all’associazione degli esperti di privacy che soddisfino un insieme minimo di requisiti, possono adesso ottenere il rilascio di un attestato di qualità ai sensi della Legge 4/2013, in base alla quale Federprivacy è stata di recente inserita nell’elenco per le professioni non organizzate detenuto dal Ministero Sviluppo Economico.

E per far fronte alla crisi, con professionisti ed aziende che devono affrontare anche la sfida di rimanere competitivi sul mercato investendo sul proprio aggiornamento professionale e quello dei propri dipendenti, anche se i budget riservati alla formazione sono spesso risicati, Federprivacy ha stretto una partnership con la Scuola di Formazione Ipsoa che dà consulenza e supporto gratuito per individuare le opportunità di poter finanziare il proprio progetto formativo e accedere al Master Privacy Officer avvalendosi di una delle possibilità di finanziamento disponibili, con la possibilità di accrescere la competitività dell’impresa, ridurre i costi aziendali sostenuti per la formazione, soddisfare le proprie esigenze formative, consolidare la capacità dell’azienda di trovare nuovi sbocchi nel mercato, grazie all’aumento di know-how conseguente alla valorizzazione professionale.

La possibilità di avvalersi dei fondi riservati alla formazione, è di fondamentale importanza in un momento cruciale come quello attuale, in cui le imprese acquisiscono crescente consapevolezza del grande valore dei dati, che rappresentano veri e propri “asset”, e la prospettiva del nuovo regolamento europeo, che potrebbe essere approvato entro la fine del 2014, in concomitanza del semestre di presidenza italiana nella UE. Per questo, subito dopo la pausa estiva, si svolgerà subito una speciale edizione del Master Privacy Officer a Milano.

Ma come se non bastasse, il 6 novembre, Federprivacy ha annunciato la propria partecipazione al Festival ICT, e per questo il comitato scientifico dell’Associazione, coordinato dall’Avv. Marco Soffientini, è già al lavoro per mettere a punto uno speciale programma interamente alle tematiche della data protection, che vedrà il coinvolgimento di diversi tra i più noti esperti della materia, come Umberto Rapetto, Valentina Frediani, ed altri ancora.

Come dire, la privacy non va in vacanza!

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Nuove professioni: entro il 2020 crescerà del 44% la richiesta di e-leader nelle aziende https://www.datamanager.it/2014/06/nuove-professioni-entro-2020-crescera-44-richiesta-leader-nelle-aziende/ Fri, 27 Jun 2014 08:04:50 +0000 http://www.datamanager.it/?p=54077 Questa nuova figura professionale dovrà abilitare l’innovazione, in particolare nelle imprese e nelle startup e negli enti pubblici Si è svolto ieri al Politecnico di Milano l’incontro “New Curricula for e-Leadership – Delivering Skills for an Innovative and Competitive Europe” per fare il punto sulla figura e l’importanza dell’e-Leader all’interno delle nostre imprese. La tecnologia digitale […]

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Questa nuova figura professionale dovrà abilitare l’innovazione, in particolare nelle imprese e nelle startup e negli enti pubblici

Si è svolto ieri al Politecnico di Milano l’incontro “New Curricula for e-Leadership – Delivering Skills for an Innovative and Competitive Europe” per fare il punto sulla figura e l’importanza dell’e-Leader all’interno delle nostre imprese. La tecnologia digitale infatti è sempre più fondamentale per lo sviluppo di prodotti e servizi e per incrementare il business delle aziende.

Attualmente tecnologie come il cloud computing, il big data analytics, l’internet of things, il mobile devices & apps rappresentano circa il 22% della spesa IT delle aziende italiane ma – secondo le previsioni di IDC, società specializzata in ricerche di mercato in ambito IT – entro il 2020 questa percentuale salirà al 40%, una crescita di circa il 98%.
In questo contesto di cambiamento digitale cresce la richiesta della figura dell’e-Leader, un professionista che deve conoscere bene le tecnologie dell’informazione ma anche possedere competenze manageriali per comunicare all’interno di un team aziendale l’importanza delle innovazioni digitali.

Secondo i dati emersi durante il convegno – organizzato da Fondazione Politecnico di Milano, in collaborazione con Rete Competenze per l’Economia Digitale, Cefriel, PoliHub e AICA, nell’ambito del progetto “eSkills Guide-Guidelines and the European Quality Labels for New Curricula” coordinato da Empirica e finanziato dalla Commissione Europea, Directorate-General Enterprise & Industry – la domanda di e-Leader crescerà del 44,2%, entro il 2020. Crescerà anche, del 16%, la richiesta di informatici di alto livello, diminuirà invece del 16,8% quella degli informatici generici non specializzati. L’e-Leader dovrà inoltre essere in grado di anticipare e intravedere nuovi modelli organizzativi, produttivi e di business, ricorrendo al grande potenziale della tecnologia digitale per guidare il cambiamento.

“Fondazione Politecnico è impegnata da tempo nel campo della certificazione delle competenze: è infatti esperto CEN, ente di formazione europeo e ha inoltre lavorato, insieme ad altri soggetti, al quadro europeo delle competenze nel campo ICT (The European e-Competence Framework e-CF) – commenta Giampio Bracchi, Presidente di Fondazione Politecnico di Milano -. Siamo lieti di supportare la Commissione Europea in questo impegno e continueremo a promuovere e organizzare tutte le iniziative che intendono far crescere, all’interno delle aziende, le capacità di leadership dei propri professionisti dell’Information Technology. Riteniamo infatti che l’innovazione nelle imprese passi soprattutto attraverso il grande potenziale della tecnologia digitale”.

Ma a livello italiano cosa si sta facendo?

L’Italia ha sottoscritto, come tutti i Paesi membri, il programma dell’Agenda Digitale, il cui scopo è quello di sfruttare al meglio il potenziale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. All’interno dei temi dell’Agenda digitale è prevista la figura dell’e-leadership: “Abbiamo completato le linee guida delle competenze dell’e-leader – afferma Franco Patini, Coordinatore e-Leadership Group. – Il nostro obiettivo per settembre è di coinvolgere le Regioni.

Nasceranno infatti 21 agende digitali delle Regioni che dovranno integrarsi con il programma dell’Agenda Digitale italiana. L’e-Leadership è la vera sfida per il rilancio del Paese. La sua cultura nasce a scuola e si arricchisce lungo l’arco della vita lavorativa. Posso dire con grande sincerità – conclude Patini – che le grosse opportunità di lavoro per i giovani, nel futuro, arriveranno principalmente dall’e-Leadership”.

L’incontro di ieri mattina al Politecnico di Milano fa parte di un ciclo di incontri organizzati in 10 nazioni europee per definire l’insieme delle capacità che l’e-Leader deve avere per abilitare l’innovazione nelle imprese, dalle startup alle grandi corporation, dai soggetti privati agli enti pubblici.

 

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