report – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Tue, 02 Oct 2018 15:03:10 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png report – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 App Store, i ricavi surclassano quelli del Play Store nel Q1 2016 https://www.datamanager.it/2016/06/app-store-ricavi-surclassano-del-play-store-nel-q1-2016/ Fri, 10 Jun 2016 18:00:51 +0000 http://www.datamanager.it/?p=103170 Un nuovo report di App Annie svela l’ammontare dei ricavi generati dai due negozi digitali mobili riferiti al primo trimestre dell’anno La battaglia tra Apple e Google non si gioca certo solo nel campo hardware. Sebbene gli iPhone vengano sempre accostati all’ultimo modello di Galaxy o di altri terminali di punta che montano l’OS rivale, […]

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Un nuovo report di App Annie svela l’ammontare dei ricavi generati dai due negozi digitali mobili riferiti al primo trimestre dell’anno

La battaglia tra Apple e Google non si gioca certo solo nel campo hardware. Sebbene gli iPhone vengano sempre accostati all’ultimo modello di Galaxy o di altri terminali di punta che montano l’OS rivale, gran parte dei guadagni arriva dall’ecosistema software, ovvero le app. Utile dunque capire come sono posizionati, ad oggi, i rispettivi App Store e Play Store, in fatto di ritorni economici a livello globale. A fornire un quadro chiarificatore della vicenda è App Annie, una piattaforma specializzata nell’analisi del mercato delle app. Nello specifico, l’App Store ha ottenuto revenue superiori del 90% quelle del Play Store durante il Q1 del 2016, soprattutto grazie agli acquisti in-app e a canoni in abbonamento derivati dalla fruizione di Spotify, Netflix e HBO Now.

I numeri

Si tratta di un insight importante che è strettamente correlato alla considerazione che, tra le prime 10 applicazioni più utilizzate in mercati importanti come quello giapponese e statunitense, non ci siano videogame ma solo servizi di chat come Messenger, Line, Snapchat oltre agli immancabili Facebook, Twitter e Instagram. Cosa vuol dire? Che a differenza dei singoli titoli videoludici o app di intrattenimento, i veri ecosistemi in grado di sfondare le barriere di paesi e nazioni sono quelli che permettono alle persone di comunicare, scambiare documenti, contenuti multimediali e informazioni. Secondo App Annie, l’avvento dei bot su app del genere dovrebbe perfezionare ancora di più l’interazione degli utenti: “Saranno complementari e non sostituti – dicono – un’estensione che potrà implementare la monetizzazione e l’engagement in contesti vari, dai trasporti al retail”. Il report completo si può scaricare da qui.

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Akamai [state of the internet] / security report download gratuito https://www.datamanager.it/2016/03/akamai-state-of-the-internet-security-report-download-gratuito/ Mon, 07 Mar 2016 14:20:59 +0000 http://www.datamanager.it/?p=96208 Akamai pubblica il Security Report Q4 2015, qui potrete scaricare il documento integrale gratuitamente Akamai Technologies ha annunciato la disponibilità del report State of the Internet – Security relativo al quarto trimestre 2015. Il rapporto contiene analisi e informazioni sulle attività malevole osservate sull’Akamai Intelligent Platform e fornisce una panoramica dettagliata sulle minacce globali nel […]

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Akamai pubblica il Security Report Q4 2015, qui potrete scaricare il documento integrale gratuitamente

Akamai Technologies ha annunciato la disponibilità del report State of the Internet – Security relativo al quarto trimestre 2015.

Il rapporto contiene analisi e informazioni sulle attività malevole osservate sull’Akamai Intelligent Platform e fornisce una panoramica dettagliata sulle minacce globali nel mondo cloud.

Nel corso del trimestre in esame, gli attacchi DDoS ripetuti sono stati la norma, con una media di 24 attacchi per ognuno dei clienti presi di mira. Tre aziende sono stato colpite da oltre 100 attacchi e un cliente addirittura da 188 attacchi, più di due al giorno di media.


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[blockquote style=”3″]“La minaccia rappresentata dagli attacchi DDoS e alle applicazioni web è sempre attuale. Il numero di attacchi indirizzati ai clienti Akamai continua a crescere trimestre dopo trimestre. Nell’ultimo periodo il numero di attacchi alle applicazioni web è cresciuto del 28% e quello degli attacchi DDoS del 40% rispetto al trimestre precedente”, dice Stuart Scholly, responsabile della Security Business Unit di Akamai. “Gli attori malevoli non si stanno riposando ma anzi continuano a colpire gli stessi obiettivi più e più volte alla ricerca del momento in cui le difese sono abbassate”.[/blockquote]

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Check Point Security Report 2015: il riscatto digitale prende il largo https://www.datamanager.it/2015/06/check-point-security-report-2015-il-riscatto-digitale-prende-il-largo/ Thu, 25 Jun 2015 12:36:56 +0000 http://www.datamanager.it/?p=79351 Attacchi mirati e aziende sempre più in pericolo nel 2014 a causa dell’aumento di malware sconosciuti e della poca formazione degli utenti Puntuale come la dichiarazione dei redditi arriva il Security Report di Check Point che nell’edizione 2015 acquista davvero un senso maggiore. Il motivo è che quest’anno più che nel passato i laboratori di […]

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Attacchi mirati e aziende sempre più in pericolo nel 2014 a causa dell’aumento di malware sconosciuti e della poca formazione degli utenti

Puntuale come la dichiarazione dei redditi arriva il Security Report di Check Point che nell’edizione 2015 acquista davvero un senso maggiore. Il motivo è che quest’anno più che nel passato i laboratori di sicurezza, come quelli di Check Point, hanno rilevato una serie di minacce sconosciute, non derivanti da malware o virus esistenti come accadeva negli ultimi tempi.

Riscatto digitale

Le conseguenze sono evidenti e quasi sempre tradotte in termini economici. “Sono 300 miliardi i dollari guadagnati da hacker e cracker nel corso del 2014, un aumento esponenziale rispetto ai 12 mesi della rilevazione precedente – ci spiega Roberto Pozzi, Regional Director Southern Europe di Check Point Software Technologies – dietro a queste cifre ce ne sono molte altre visto che spesso aziende ed enti pubblici preferiscono non denunciare le attività di violazioni informatiche subite ma di procedere in autonomia, addirittura pagando gli eventuali riscatti richiesti per ritornare in possesso dei file”.

check point security report 2015

L’esempio è calzante; poco prima dell’avvio della presentazione del report 2015, Check Point racconta di una comunicazione da parte di un comune italiano che spiegava di non poter più accedere ai file sul proprio server perché crittografati; pochi secondi dopo ha ricevuto una mail con un file di testo con le istruzioni per pagare il riscatto e ottenere la chiave per decriptare il database.

Malware, questo sconosciuto

Il panorama non è dei più rosei per almeno due motivi: prima di tutto in Italia, come in altre parti del mondo, non esiste ancora una corretta informazione su ciò che un attacco informatico può causare e inoltre le capacità dei criminali informatici sono cresciute notevolmente grazie all’innovazione tecnologica. “Una gran mole dei malware individuati nel 2014 hanno fatto centro perché sconosciuti ovvero in grado di eludere i sistemi di protezione perché ancora assenti dai database delle agenzie di sicurezza – afferma David Gubiani, Technical Manager di Check Point Software Technologies – per creare una minaccia del genere bastano davvero pochi secondi. Ci sono software che permettono di generare codice maligno e allo stesso tempo verificare quali programmi di protezione sono già in grado di rilevarli; nel caso vi sia anche solo un vendor capace di riconoscerlo con due click si ricodifica il file e lo si fa diventare unico e sconosciuto”.

Insicurezza mobile

L’evidenza che il rischio più grosso riguardi oggi smartphone e tablet è chiara. Il dato è ancora più evidente se rapportato alle aziende. “La mobilità è uno dei punti deboli del B2B – spiega Check Point – perché rappresenta un punto di accesso ai dati non di un solo individuo (come nel caso dell’utente medio ndr) ma di un intero comparto aziendale se non addirittura di tutta la compagnia”. Nelle ricerche effettuate dal team di esperti, su un’organizzazione media di oltre 2.000 device mobili, vi è il 50% di probabilità che almeno sei siano infetti oppure target di un attacco. Sembra un numero irrilevante ma basta un solo telefonino compromesso per danneggiare la compagnia.

Ridurre al minimo i rischi

“Oggi si lavora quasi sempre dopo che la frittata è oramai fatta e mangiata – sottolinea Gubiani – e non attraverso valutazioni periodiche. Utilizzare un metodo chiaro e preciso nell’analisi dei propri sistemi può ridurre il rischio di perdere dati e ritrovarsi in casa estranei che mettono le mani nei nostri cassetti”. La formazione degli utenti è primaria ed è davvero triste sapere che molte delle aziende analizzate da Check Point permettano l’installazione di programmi notoriamente utilizzati per scaricare contenuti extra lavorativi (p2p) oppure per navigare in privato (Tor). Non sapendo dove vanno i dipendenti e quali dati scaricano, le compagnie prive di un IT manager perdono spesso il controllo delle navigazioni dei lavoratori, mettendo a rischio la loro incolumità e quella dei propri clienti. Per questo urge che le policy digitali, sotto forma di maschere e finestre di avviso/monitoraggio, vadano di pari passo con le informative stampate e appese come poster in ufficio.

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Quando Antonio Di Pietro inciampò su Report e Crozza https://www.datamanager.it/news/quando-antonio-di-pietro-inciamp-su-report-e-crozza-41790.html Mon, 27 May 2013 10:27:10 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/05/quando-antonio-di-pietro-inciampo-su-report-e-crozza/ Un politico distoglie nuovamente l'attenzione dei Cinguettanti da Justin Bieber: Antonio di Pietro domina i temi di tendenza con un tris di imbarazzanti interviste televisive, improbabili candidature al Quirinale e surreali polemiche con comici

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Un politico distoglie nuovamente l’attenzione dei Cinguettanti da Justin Bieber: Antonio di Pietro domina i temi di tendenza con un tris di imbarazzanti interviste televisive, improbabili candidature al Quirinale e surreali polemiche con comici

La politica tiene ancora banco

Illustri Manager Digitali, questa settimana nelle conversazioni dei Cinguettanti su Twitter ha tenuto banco decisamente Antonio Di Pietro.

Non abbiamo fatto in tempo a “rallegrarci” per il ritorno nell’agone politica di Silvio Berlusconi, che un nuovo eroe del mondo politico si affaccia per spodestare il trono di Justin Bieber… Il tema deve essere sentito, visto che il precedente articolo ha totalizzato oltre duecentomila like…

Comunque senza lasciarci andare ad inopportune autocelebrazioni andiamo con ordine come di consueto…

Antonio Di Pietro su Twitter

Il leader dell’Italia dei Valori ha sempre goduto di una discreta presenza online. Sebbene abbia sempre optato per un poco dialogante modello da Simulacro Digitale (come P. Bersani e tanti altri) ha sempre avuto un seguito molto partecipe ed attento.

Peraltro di rado è incappato in fenomeni di contestazione digitale, o di trolling.

L’evento più sgradevole in cui era finora incappato fu il blocco di uno studente che poneva con insistenza domande un po’ scomode. Per il resto una vita digitale liscia come l’olio.

Strani incrementi di following

E’ interessante notare come nelle giornate precedenti la puntata di Report del 28 ottobre scorso si erano registrati strani movimenti nell’account ufficiale di @idvstaff (l’account Twitter di Antonio Di Pietro). Pochi giorni prima della trasmissione infatti @idvstaff è passato da seguire circa 300 a quasi 2.500 utenti.

Difficile dire se il tentativo di monitorare meglio le reazioni degli influencer, o se quello di serrare i ranghi con gli elementi più attivi della propria community (conta circa 135.000 follower di cui fonte Faker circa 28.500 attivi).

Quando Antonio Di Pietro inciampò su Report e Crozza

Così Antonio Di Pietro è arrivato alla fatidica trasmissione della propria intervista quasi decuplicando gli account seguiti, forse un preparativo alla tempesta perfetta…

Crollo di una diga emotiva

Arriva così Milena Gabanelli con i suoi mirabolanti e sapienti mash-up televisivi a mettere in crisi Antonio Di Pietro dapprima sul piano televisivo, e da lì su ogni media possibile ivi incluso Twitter.

Improvvisamente di fronte all’inchiesta sulla gestione personalistica del patrimonio dell’Italia dei Valori divampa ovunque il lucido sberleffo dei battutisti e il genuino sconcerto dei militanti. Ovviamente legioni di giornalisti berlusconiani colgono l’occasione per levarsi numerosi sassolini dalle scarpe…

Così la cosa tiene banco per giorni, con uno sconcertante incremento di menzioni…

Quando Antonio Di Pietro inciampò su Report e Crozza

Nel bel mezzo della polemica ecco arrivare Beppe Grillo con questo auspicio cinguettante:

Il mio auspicio è che il prossimo presidente della Repubblica sia Antonio Di Pietro

Quando Antonio Di Pietro inciampò su Report e Crozza

A dire il vero l’appello di Grillo su Twitter ha suscitato più polemiche e derisione che condivisione. Da un lato sono stati riesumati vecchi scenari complottisti di triangolature Di Pietro-Grillo-Casaleggio… dall’altro sono iniziate ad emergere esternazioni cinguettanti di maggiorenti di IdV che raccontano travagli interni alquanto consistenti… si è iniziato a parlare da più parti di fine dell’IdV e nascita di un nuovo soggetto politico…

Insomma pare essere definitivamente crollata una diga emozionale…

Lo stesso Antonio Di Pietro poi ci ha messo del suo lasciandosi andare a ondate di esternazioni sempre più paradossali fino a giungere a lanciarsi in un’assurda polemica con Maurizio Crozza, reo di aver osato scherzare sulle sue recenti disavventure…

Così grande eco ha avuto Enrico Mentana nel sostenere (e con lui oltre duecento Cinguettanti retwittanti):

Impossibile sostenere che la nuova macchina del fango è guidata da Gabanelli e Crozza: questo è il problema fin qui irrisolto di Di Pietro

Quando Antonio Di Pietro inciampò su Report e Crozza

E Microsatira nel rincarare la dose:

Di Pietro attacca Crozza. Gli copia le battute.

Conclusioni

Concludendo, illustri Manager Digitali ormai le crisi politiche si svolgono con le medesime modalità dei social media fail delle aziende. Il nome del politico sembra sempre di più appiattirsi a un banale brand commerciale…

Certamente la comunicazione digitale dei politici necessita di un complessivo revamping, specie tra chi opta per il modello del Simulacro Digitale. Non c’è cosa più involontariamente buffa di un politico che fa esternazioni tra il serio e il corrucciato su Twitter, per poi suscitare ondate di ilarità e polemiche, cui non risponde in alcun modo.

Paradossalmente nei momenti di crisi, se non la si vuol gestire confrontandosi direttamente, comunicare poco e in modo neutro sarebbe un comportamento più accorto.

>> Vedi tutti gli altri articoli della rubrica “Cinguettii” a cura di Giovanni Scrofani

 

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Gabanelli contro Grillo: scontro in tv https://www.datamanager.it/news/gabanelli-contro-grillo-scontro-tv-47165.html Tue, 21 May 2013 14:51:17 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/05/gabanelli-contro-grillo-scontro-in-tv/ C'eravamo tanto amati. Non è l'ultimo claim di una pubblicità, ma il giusto sottotitolo per la recente vicenda tra Milena Gabanelli, conduttrice del programma Rai Report e Beppe Grillo, leader del Movimento Cinque Stelle

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C’eravamo tanto amati. Non è l’ultimo claim di una pubblicità, ma il giusto sottotitolo per la recente vicenda tra Milena Gabanelli, conduttrice del programma Rai Report e Beppe Grillo, leader del Movimento Cinque Stelle

Durante la puntata di Report del 19 maggio, Milena Gabanelli aveva sollevato qualche dubbio sull’attività del sito web del blog di Beppe Grillo e, di conseguenza, del Movimento Cinque Stelle. Durante la trasmissione, la conduttrice si chiedeva “Che fine fanno i proventi del blog e quanto ci guadagna la Casaleggio e Associati?“. In più la Gabanelli rincalzava commentando  le continue polemiche interne sugli “scontrini” dei parlamentari, invece di badare a fatti reali del paese “con tre milioni di disoccupati“.

Eppure si amavano

Non pare vero che solo qualche settimana fa Milena Gabanelli era, assieme a Rodotà, una delle figure scelte dal Movimento Cinque Stelle da mandare alla presidenza della Repubblica. Ma è bastato poco per scatenare le ire dei grillini e sostenitori del Movimento che ora invadono il web lasciando commenti, anche volgari, sulla conduttrice Rai. Lo staff del Movimento ha subito pubblicato una nota sul blog del condottiero Grillo come risposta alle domande della Gabanelli: “I bilanci depositati alla Camera di Commercio di Milano sono disponibili a qualunque giornalista interessato ai suoi mirabolanti guadagni“.

Il mio regno per un blog

Ma non è bastato un comunicato semi-ufficiale per placare le anime dei sostenitori e non del Movimento. C’è chi continua a chiedere trasparenza. Non basta che gli atti siano pubblici, ma che siano pubblicati in Rete. Non è semplice infatti per un cittadino che non risiede a Milano, andare nel capoluogo lombardo e spulciare i bilanci della Camera di Commercio. Basterebbe mettere tutto online e consultabile da chiunque. C’è infatti chi scrive: “Gentile staff, vorrei cortesemente invitarvi a pubblicare i dettagli degli introiti pubblicitari del blog. Non è un atto dovuto ma un gesto di trasparenza che gioverà al Movimento” e chi invita a rispondere alle domande di Report per evitare polemiche e dubbi; che davvero cominciano a salire.

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Nel mondo solo un CIO su quattro si considera strategico per l’azienda https://www.datamanager.it/news/nel-mondo-solo-un-cio-su-quattro-si-considera-strategico-lazienda-46327.html Thu, 25 Apr 2013 09:00:07 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/04/nel-mondo-solo-un-cio-su-quattro-si-considera-strategico-per-lazienda/ La complessità della fornitura dei servizi IT impedisce ai CIO di operare a un livello più strategico. E' quanto emerge da un nuovo report di Emerson Network Power

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La complessità della fornitura dei servizi IT impedisce ai CIO di operare a un livello più strategico. E’ quanto emerge da un nuovo report di Emerson Network Power

Un nuovo rapporto di Emerson Network Power, divisione di Emerson e leader internazionale nell’ottimizzazione della disponibilità, capacità ed efficienza dell’infrastruttura critica, rileva che quasi la metà dei CIO si considera fornitore di servizi IT o centro di costo, piuttosto che promotore di cambiamenti o innovatore strategico in azienda. Il semplice fatto di stare al passo con le nuove tecnologie non è sufficiente per gestire correttamente la complessità tipica dell’era dell’informazione. Il rapporto “Il CIO del futuro: diventare un promotore di cambiamento” – enfatizza l’importanza di stanziare un budget per l’innovazione ai fini di adottare un ruolo più strategico in qualsiasi azienda.

Lo studio condotto da Emerson Network Power include le risposte di 560 CIO e importanti dirigenti IT di aziende con 500 o più dipendenti negli Stati Uniti, in America Latina, Europa e Asia.

Ecco alcuni punti salienti del report:

· I CIO di Asia (79 percento) e America Latina (78 percento) sono in testa alla classifica prevedendo un notevole cambiamento del proprio ruolo nei prossimi 5 anni. Un cambiamento meno significativo è previsto negli Stati Uniti e in Europa, dove solo la metà ritiene che il proprio ruolo cambierà notevolmente nei prossimi 5 anni.

· Soltanto il 10 percento dei CIO si considera motore del futuro competitivo della propria azienda mentre un altro 15 percento si classifica come collega alla pari e il 26 percento si considera collaboratore influente.

· I CIO dell’America Latina tendono maggiormente a considerarsi sviluppatori di una strategia aziendale o promotori di cambiamento. I CIO statunitensi sono quelli che si riconoscono meno in questo ruolo.

· I CIO hanno identificato 40 problematiche molto o estremamente importanti per il loro ruolo di responsabili IT della propria azienda. Di conseguenza, si ritrovano a dedicare la maggior parte del tempo alla fornitura di servizi invece che alla pianificazione futura.

“Avendo ricoperto questa posizione in passato, capisco le esigenze del lavoro e il ruolo critico che il CIO può rivestire nel sostegno e nella definizione di una strategia aziendale”, commenta Steve Hassell, ex CIO Emerson e attuale presidente della divisione Avocent di Emerson Network Power. “Può essere difficile distaccarsi dalla routine quotidiana, ma le tendenze come i social media, la mobilità e il processo decisionale sulla base di dati non faranno che aumentare l’importanza dell’IT per conquistare e servire i clienti. Emerson sta affrontando tempestivamente alcune di queste problematiche grazie all’introduzione di soluzioni che riducono la complessità e migliorano la gestione delle risorse. È fondamentale per essere non semplicemente un fornitore di servizi ma un vero leader aziendale.”

 

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Giovani professionisti al lavoro: l’azienda perfetta per i Millennials della Silicon Valley https://www.datamanager.it/news/giovani-professionisti-al-lavoro-lazienda-perfetta-i-millennials-della-silicon-valley-46305.htm Wed, 24 Apr 2013 12:19:59 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/04/giovani-professionisti-al-lavoro-lazienda-perfetta-per-i-millennials-della-silicon-valley/ Ericsson ha rilasciato “Young Professionals at Work” il nuovo report del ConsumerLab che studia l’ultima generazione entrata nel mondo del lavoro: i Millennials. Lo studio è stato effettuato su un campione di giovani americani tra i 22 ed i 29 anni che lavorano a San Francisco e nella Silicon Valley, spesso anticipatrice delle nuove tendenze, ed evidenzia, oltre al loro rapporto con la tecnologia, quali sono secondo loro le caratteristiche dell’azienda ideale. Ciò che emerge è una diffusione sempre più ampia del cosiddetto fenomeno del Bring Your Own Device, l’utilizzo cioè dei propri dispositivi tecnologici, telefono cellulare in primis, anche a scopo lavorativo. La percentuale infatti dei Millennials che utilizzano un unico telefonino sia per la vita privata sia per il lavoro è pari al 55%.

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Ericsson ha rilasciato “Young Professionals at Work” il nuovo report del ConsumerLab che studia l’ultima generazione entrata nel mondo del lavoro: i Millennials. Lo studio è stato effettuato su un campione di giovani americani tra i 22 ed i 29 anni che lavorano a San Francisco e nella Silicon Valley, spesso anticipatrice delle nuove tendenze, ed evidenzia, oltre al loro rapporto con la tecnologia, quali sono secondo loro le caratteristiche dell’azienda ideale. Ciò che emerge è una diffusione sempre più ampia del cosiddetto fenomeno del Bring Your Own Device, l’utilizzo cioè dei propri dispositivi tecnologici, telefono cellulare in primis, anche a scopo lavorativo. La percentuale infatti dei Millennials che utilizzano un unico telefonino sia per la vita privata sia per il lavoro è pari al 55%.

Il ConsumerLab Ericsson ha rilasciato “Young professionals at work”, un nuovo report che studia l’ultima generazione entrata nel mondo del lavoro: i Millennials. In particolare i giovani statunitensi tra i 22 ed i 29 anni, laureati e ambiziosi che, guardando al futuro, si vedono in posizioni di vertice.

Chi sono? Come deve essere secondo loro l’azienda ideale? Quali sono i loro atteggiamenti e comportamenti nei confronti della comunicazione e della tecnologia?

Tra i risultati emerge che i Millennials portano sul luogo di lavoro un bel po’ della propria vita privata, tuttavia non permettono al lavoro di interferire con quest’ultima. Nonostante siano desiderosi di fare bene sul posto di lavoro, è per loro praticamente impossibile lasciarsi alla spalle la propria vita personale, dal momento che controllano abitualmente Facebook, utilizzano chat e inviano e ricevono messaggi sui loro dispositivi durante la giornata. Tutto questo è percepito come un diritto piuttosto che come un benefit.

Ann-Charlotte Kornblad, Senior Advisor Ericsson ConsumerLab, ha dichiarato “I Millennials vogliono una relazione stretta con i propri superiori e si aspettano riscontri frequenti. Non amano l’ambiguità e si aspettano trasparenza e correttezza, in tutti i loro rapporti di lavoro. Un fattore chiave per molti Millennials è mantenere l’equilibrio tra lavoro e tempo libero e si aspettano dai propri datori di lavoro le soluzioni per poterlo raggiungere”.

Ben il 45% dei Millennials utilizza al lavoro i propri telefoni personali, che pagano da soli. Questo significa che questi giovani pagano il loro telefono anche per l’uso che ne fanno al lavoro. Oggi, il 23% dei Millennials ha un telefono cellulare (nella maggior parte dei casi uno smartphone) totalmente o parzialmente pagato dall’azienda per cui lavora.

Infine, i Millennials sono impazienti. Come parte della generazione Facebook, vogliono una gratificazione istantanea. Questo porta a una bassa tolleranza nei confronti di tutte quelle modalità di comunicazione lente che non garantiscono un riscontro immediato.

Le caratteristiche dell’azienda ideale secondo i Millennials:

– lavoro soddisfacente

– avere la possibilità di portare la vita privata al lavoro e di fare più cose contemporaneamente

– lavorare per obiettivi, assumendosi le proprie responsabilità

– avere l’opportunità di lavorare in team e con persone della propria età

– un’organizzazione non gerarchica

– manager coinvolto e proattivo

– riscontri costanti e chiarezza sulle prospettive future

– trasparenza

– rispetto per l’equilibrio tra vita lavorativa e privata

– relazione stretta con il manager

– utilizzo di tecnologia moderna, soprattutto nell’area della comunicazione

Per questo Report, l’Ericsson ConsumerLab ha condotto interviste qualitative su un campione di 64 individui di età compresa fra i 22 e i 29 anni basati a San Francisco e nella Silicon Valley. Le interviste sono state condotte con 8 persone che ricoprono posizioni nel management delle aziende e che sono responsabili di giovani lavoratori e 4 interviste con esperti della generazione dei Millennials.

Oltre a questo, il ConsumerLab ha condotto uno studio online su un campione di 1.945 persone di età compresa tra i 22 e i 65 anni rappresentativo dei lavoratori statunitensi online. All’interno di questo gruppo, 479 rientrano nella categoria dei Super Millennials.

Scarica il report completo cliccando qui


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Cybercrime 2013: il guadagno dei governi https://www.datamanager.it/news/cybercrime-2013-il-guadagno-dei-governi-46278.html Tue, 23 Apr 2013 12:03:42 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/04/cybercrime-2013-il-guadagno-dei-governi/ Spesso i criminali informatici si muovono come pedine di stati e governi, membri della nuova milizia cibernetica

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Spesso i criminali informatici si muovono come pedine di stati e governi, membri della nuova milizia ciberneticaVerizon ha pubblicato il suo ultimo 2013 Data Breach Investigations Report che esamina i casi di violazioni i dati accaduti negli ultimi 12 mesi. Secondo il rapporto, il 2012 ha visto 621 violazioni di dati confermate, in aggiunta agli oltre 47 mila “incidenti di sicurezza”, ovvero violazioni minori e spesso sconosciute. Una violazione dei dati si spiega da sé: avviene quando vengono compromesse le informazioni di un certo settore o target, riguardo a dipendenti aziendali o elenco di informazioni. Un incidente di sicurezza è invece qualcosa legato ad attacchi di “avvertimento”, spesso DDoS che non riguardano vere e proprie violazioni di database.

Nessuno è al sicuro

Piccole, medie e grandi imprese, forze dell’ordine, centri di informazione, istituti bancari, siti web commerciali e organizzazioni di vario tipo: tutte sono cadute almeno una volta nelle maglie dei criminali informatici, con un numero rilevante (circa il 76%) che riguarda violazioni semplici e veloci grazie all’utilizzo di una combinazione username/password molto debole. Secondo il New York Times, l’autore principale del rapporto Wade Braker avrebbe dichiarato: “I risultati confermano che ogni aienda che opera online è potenzialmente a rischio. Il report dimostra che non sono importanti le dimensioni dell’organizzazione, quando l’importanza dei dati conservati”.

Cybercrime finanziario

Uno dei “nuovi aspetti” del panorama criminale informatico del 2012 è quello legato all’economia (dopo il report specifico del 2012). Secondo il rapporto infatti la maggior parte degli attacchi informatici lungo tutto il pianeta sono mossi da interessi economici. Il cybercrime finanziato riguarda almeno il 75% del totale dei crimini informatici, seguito dalle azioni di spionaggio governativo tra cui il furto di segreti commerciali e informazioni statali come metodo per rubare informazioni riservate e avvantaggiarsi sugli avversari.

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I Cio credono sempre di più nella mobility e investono nel settore oltre un terzo dell’intero budget IT https://www.datamanager.it/news/i-cio-credono-sempre-di-pi-nella-mobility-e-investono-nel-settore-oltre-un-terzo-dell-intero-bu Fri, 12 Apr 2013 09:33:03 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/04/i-cio-credono-sempre-di-piu-nella-mobility-e-investono-nel-settore-oltre-un-terzo-dellintero-budget-it/ Secondo l’indagine Accenture: Italia, Cina, e Brasile sono pionieri nell’implementazione di avanzate strategie di mobility,soprattutto su smartphone e tablet

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Secondo uno studio Accenture la maggior parte dei Cio (79%) ritiene che la mobility sarà uno dei settori che in futuro produrrà significativi profitti, per questo motivo molti di essi investiranno tra il 31 e il 40% del loro budget (contro il 19% dichiarato dai CIO lo scorso anno) in queste tecnologie.

Lo studio

La survey Accenture 2013 CIO Mobility, condotta su oltre 400 Cio di tutto il mondo, evidenzia che il prossimo anno il mobile è la priorità assoluta per più di un terzo dei CIO (34%), mentre il 42% di loro lo ha incluso tra le prime 5 priorità. Inoltre, il 73% (contro il 67% dello scorso anno) ritiene che questo settore rivoluzionerà il modo di fare business, allo stesso modo o più di quanto non abbia fatto Internet alla fine degli anni Novanta.

Per quanto riguarda la tecnologia mobile, secondo il 43% degli intervistati il principale obiettivo da raggiungere è migliorare il servizio al cliente tramite l’accesso, l’acquisizione e l’elaborazione immediata dei dati, seguito dalla necessità di coinvolgere i clienti attraverso i dispositivi mobili (36%), in particolare tramite le operazioni di transazione (34%). Il 29% degli intervistati ha dichiarato inoltre che intende progettare, sviluppare e/o distribuire dispositivi collegati al web per il supporto di applicazioni B2B.

Cambiamenti nelle strategie di implementazione del mobile

La velocità di diffusione della tecnologia mobile è così elevata da costringere le società ad agire prima ancora di poter mettere in atto una strategia precisa: solo il 23% ha adottato una strategia specifica (percentuale in calo rispetto al 31% dello scorso anno), mentre oltre la metà (58%) ha implementato da poco una strategia ben definita.

A livello globale sono la Cina (50%), l’Italia (47%) e il Brasile (37%) a fare da pionieri nell’implementazione di strategie di mobility avanzate. Sebbene ci siano forti differenze sul piano dei progressi fatti nello sviluppo delle strategie, la metà delle società intervistate (50%) ha affermato di aver individuato per l’anno prossimo una serie di iniziative che sono prioritarie per lo sviluppo delle applicazioni mobili, in aumento rispetto a quanto rilevato lo scorso anno (41%). Quasi tutte le aziende hanno dichiarato che le loro strategie puntano sull’adozione degli smartphone (85%) e dei tablet (78%), sempre più utilizzati da parte delle società come strumenti di lavoro.

Dallo studio è emerso anche che la gestione dei dispositivi mobili (27%), la collaborazione (25%) e la condivisione di conoscenze (23%) sono le tre caratteristiche principali di una strategia avanzata per l’adozione del mobile. Alla domanda su quali fossero le loro due maggiori priorità, gli aderenti alla ricerca in Cina (53%), Italia (53%) e India (50%) hanno indicato la mobility come una delle due aree più importanti. In UK (67%),Giappone (57%) e Francia (52%) la mobility è stata inserita tra le prime cinque priorità in ambito IT.

La maggior parte degli intervistati dell’India (77%) e quasi la metà (47%) di quelli di Giappone, Messico e UK prevedono di concentrare le loro iniziative imprenditoriali sul miglioramento del servizio clienti con soluzioni di accesso, acquisizione ed elaborazione immediata dei dati. Per quanto riguarda le priorità in ambito mobility legate al consumatore, per il 63% degli intervistati in India e UK e per il 36% in USA è costituita dall’aumento delle entrate tramite transazioni su dispositivi mobili.

“Dai dati della ricerca emergono segnali molto incoraggianti sull’importanza della mobility per i Cio” ha spiegato Michele Marrone, Responsabile Accenture Mobility Services EALA. “E’ necessario però andare avanti e intensificare gli investimenti puntando sulle aree con il maggior potenziale di crescita, come quella dei dispositivi mobili, e condurre una “gap analysis” per individuare i margini di miglioramento delle proprie performance. Altre riflessioni fondamentali riguardano gli investimenti, l’allocazione del budget, la formazione del personale, il reperimento di competenze adeguate e il ricorso a consulenti esterni in grado di supportare lo sviluppo di queste tecnologie.”

La gestione delle risorse umane, la sicurezza, l’interoperabilità e il fenomeno del BYOD (bring your own device) sono sfide le sfide chiave

Una delle principali difficoltà da superare è costituita dalla gestione delle risorse umane: il 52% delle aziende tenderà a investire in formazione per aggiornare il personale esistente sulle strategie mobile, mentre il 37% assumerà dall’esterno risorse full-time con competenze specifiche in applicazioni mobile, determinando una forte richiesta di talenti in questo segmento di mercato. La ricerca ha rivelato inoltre un aumento dei progetti gestiti internamente (il 76% nel 2013, rispetto al 63% del 2012) per favorire lo sviluppo delle applicazioni mobili.

La sicurezza continua a rappresentare un ostacolo, e l’interoperabilità è diventata una questione di primo piano: dal momento che i sistemi esistenti non erano stati realizzati per il mobile, devono essere trasformati perché possano essere ancora utilizzati. L’indagine ha rivelato che la sicurezza (45%), i limiti di budget (41%) e la scarsa interoperabilità con i sistemi esistenti (31%) rappresentano ancora i principali ostacoli alla mobility.

Un’altra area legata all’uso del mobile è quella del ‘bring your own device’, una prassi sempre più diffusa con cui le aziende non forniscono più a dipendenti e collaboratori il computer e il telefono cellulare standard, ma li invitano a usare direttamente i loro per accedere alle risorse informatiche di lavoro. Tuttavia, più della metà delle aziende intervistate (59%) offre un supporto limitato ai propri dipendenti, mentre solo un quarto di esse (28%) offre tutto il supporto necessario.

“Riguardo al fenomeno del Byod, riteniamo che I CIO debbano saper gestire i rischi e le opportunità legati all’introduzione di dispositivi mobili personali nell’ambiente di lavoro,” ha spiegato Michele Marrone. “Dovrebbero anche comprendere la necessità di puntare di più sulle persone e sulle competenze. Sono quasi raddoppiate le aziende (il 40% nel 2013, rispetto al 27% del 2012) che prevedono di ricorrere a consulenti esterni per sviluppare e mettere a punto le loro strategie, e questo dimostra che l’uso del mobile sta crescendo più in fretta della capacità di risposta del mercato in termini di offerta di personale qualificato.”

Automotive, assicurazioni e sanità: qui le priorità del mobile sono a portata di mano

Tutti (100%) gli intervistati che operano nei settori automobilistico, assicurativo e sanitario prevedono di raggiungere i loro obiettivi in termini di mobility entro il prossimo anno. Per l’industria automotive, le priorità legate al mobile sono i pagamenti e il commercio (54%); mentre sono i servizi di geolocalizzazione (location-based services, LBS) per il settore assicurativo (48%) e per i provider di servizi sanitari (46%). Il 67% delle società di comunicazioni ha dichiarato che intende implementare comunicazioni M2M (machine-to-machine) nella propria organizzazione entro il prossimo anno.

E’ inoltre emerso che:

• il settore elettronico (52%) e quello delle tecnologie (47%) hanno incluso la mobility tra le loro prime due priorità;

• oltre la metà (57%) degli intervistati di aziende del settore aerospaziale ha citato la mobilità nelle prime cinque priorità;

• per le società di beni di consumo l’aumento delle entrate tramite il coinvolgimento del cliente è uno degli obiettivi principali in ambito mobile (45%), soprattutto per il segmento retail (59%).

Metodologia

Nel periodo compreso tra dicembre 2012 e gennaio 2013, Accenture ha condotto una ricerca online su un gruppo di 413 professionisti IT (CIO, CTO, Responsabili dell’IT e delle Tecnologie e Chief Mobility Officer) appartenenti a 14 settori di mercato in 14 Paesi: Australia, Brasile, Cina, Finlandia, Francia, Germania, India, Italia, Giappone, Messico, Nuova Zelanda, Spagna, UK e Stati Uniti. Il 53% degli intervistati lavorano per società che generano ricavi annui compresi tra 1 e 5 miliardi di dollari USA, il 42% per società con ricavi annui che oscillano tra 500 milioni e 1 miliardo di dollari USA, e il 6% per società nel range tra 250 e 500 milioni di dollari USA.

Il report completo è disponibile su http://www.accenture.com/2013ciomobilitysurvey.

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Social TV: le trasmissioni di maggior successo in rete da ottobre a dicembre https://www.datamanager.it/news/social-tv-le-trasmissioni-di-maggior-successo-rete-da-ottobre-dicembre-43595.html Fri, 18 Jan 2013 14:16:21 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/01/social-tv-le-trasmissioni-di-maggior-successo-in-rete-da-ottobre-a-dicembre/ Nell’analisi svolta da Blogmeter svettano gli eventi unici legati alla politica e le trasmissioni come X Factor, Servizio Pubblico, Che tempo che fa e Report. Le tre mosse per una efficace strategia social

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Nell’analisi svolta da Blogmeter svettano gli eventi unici legati alla politica e le trasmissioni come X Factor, Servizio Pubblico, Che tempo che fa e Report. Le tre mosse per una efficace strategia social

I faccia a faccia tra i candidati del Pd per le Primarie, ma anche il one man show di Benigni dedicato alla Costituzione italiana e ancora, il talent show X Factor e i programmi di approfondimento politico come Servizio Pubblico, Report e L’Ultima Parola, senza dimenticare contenitori come Agorà e reality di nuovo conio come Masterchef Italia. E’ lunga la lista delle trasmissioni che si sono aperte con successo a quel nuovo modo di fare televisione che si chiama Social Tv, che permette di fruire i programmi televisivi attraverso la mediazione della rete. Un fenomeno in crescita che Blogmeter ha seguito con attenzione sin dall’inizio di questa nuova stagione televisiva, un fenomeno scaturito sia per l’espandersi dell’ecosistema di soluzioni hardware e software pensate per il coinvolgimento del telespettatore, sia per le nuove abitudini delle fasce di popolazione più avvezze alla tecnologia, che hanno incominciato a commentare i programmi in tempo reale.

Politica e Social TV

A novembre, ad esempio, la tv ha incontrato la politica nelle due occasioni di confronto tra i candidati alle primarie del centro sinistra. Una miscela esplosiva che ha prodotto risultati senza precedenti. Il dibattito ospitato da Sky ha stimolato 127.426 messaggi, provenienti da 21.072 utenti, per 179 milioni di impression (visualizzazione potenziale degli stessi), mentre il duello Bersani-Renzi andato in onda sula rete ammiraglia della Rai è arrivato a 131.847 messaggi, provenienti da 25.074 utenti, per 176 milioni di impression totali. Sempre per quanto riguarda gli eventi unici, che hanno una intrinseca forza aggregante, a dicembre la trasmissione “La più bella del mondo” di Roberto Benigni su RaiUno ha dato vita a 74.394 tweet, prodotti da 26.657 autori, per un totale di 52 milioni di impression.

Le trasmissioni più social della fine del 2012

Se invece guardiamo le trasmissioni continuative più social degli ultimi tre mesi del 2012 (non sono state considerate le fiction e le serie tv), spicca su tutte X Factor, che ha prodotto il maggior numero di conversazioni: ben 630.391 menzioni su Twitter (di cui 93.503 quelle specifiche all’account ufficiale), in media 70.043 a puntata, con uno show record che ha determinato 115.000 tweet grazie alla presenza dei One Direction. A questi risultati vanno aggiunte le interazioni su Facebook, circa 800.000 per una media di 301 reazioni ad ogni post. Quelli di X Factor sono anche stati i messaggi più “virali” della stagione: su Facebook quello sulla vittoria di Chiara ha sollecitato quasi 31.000 reazioni, mentre su Twitter ha funzionato quello dell’annuncio della futura partecipazione dei 1D. Al secondo posto tra le trasmissioni più discusse c’è Servizio Pubblico con oltre 240.000 citazioni su Twitter (di cui 33.447 dirette all’account) e 390.504 interazioni sulla pagina Facebook. Al terzo posto Report che ha generato oltre 70.000 tweet (di cui 18.485 indirizzate all’account ufficiale) e oltre 250.000 interazioni sul social network più grande del mondo, in media 513 per ogni status update, un record tra i programmi analizzati.

Gli altri programmi più seguiti sui social

Se poi diamo un’occhiata alle performance dei vari programmi sui social media si notano alcune interessanti presenze. Su Twitter, più di Report, vengono espressamente citati gli account de L’Ultima Parola di Gianluigi Paragone e di Agorà di Andrea Vianello, due trasmissioni che sopperiscono alla collocazione oraria, attraverso un lavoro di coinvolgimento costante della community, che dà i suoi frutti. Discorso similare per i risultati di Tv Talk di Massimo Bernardini. Tra i reality Masterchef Italia ha raggiunto un ragguardevole numero di follower, ma non compare tra i primi dieci per menzioni, dove invece è presente Pechino Express. Su Facebook è la trasmissione della Gabanelli ad aver accumulato il maggiore capitale sociale nel corso degli anni, seguita da Che Tempo che Fa e Servizio Pubblico. In termini di engagement, però, le posizioni si invertono ed è la creatura di Santoro a stimolare più like, commenti, condivisioni, post spontanei. Al quarto posto spunta La prova del cuoco, in grado di generare quasi 230.000 reazioni (in media 298 a post) grazie a foto di backstage e ricette. Ottima anche la performance de Alle Falde del Kilimangiaro, con oltre 120.000 interazioni.

TV e social si completano

Secondo Vincenzo Cosenza, social media strategist di Blogmeter, “I tratti comuni del successo degli show analizzati possono essere riassunti in tre punti: una strategia integrata di marketing, che parte dall’ascolto delle conversazioni in rete, una gestione costante degli ambienti social, una decisa commistione on air/on line, ribadendo, durante la messa in onda, la propria presenza sul web, mandare in sovraimpressione l’hashtag ufficiale che aggrega le discussioni, valorizzare in diretta le opinioni espresse sui social media. Nei prossimi mesi il pubblico attivo aumenterà, condizionando sempre più il successo delle trasmissioni. Vedremo quanti autori e produttori sapranno venire incontro alle nuove abitudini di fruizione, raccogliendo la sfida del cambiamento”

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