virus – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 25 Jun 2018 13:30:18 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png virus – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Gli hacker di Fortnite su Android https://www.datamanager.it/2018/06/gli-hacker-di-fortnite-su-android/ Mon, 25 Jun 2018 13:30:18 +0000 http://www.datamanager.it/?p=150091 La mancanza di un’app ufficiale del gioco sul Play Store sta spingendo i criminali a veicolare virus e minacce agli utenti poco informati Fortnite è, da mesi, il gioco più di successo su iPhone. Al di là delle metriche peculiari, il trend è utile per capire quanto scaltri siano gli hacker nell’approfittare di ciò che […]

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La mancanza di un’app ufficiale del gioco sul Play Store sta spingendo i criminali a veicolare virus e minacce agli utenti poco informati

Fortnite è, da mesi, il gioco più di successo su iPhone. Al di là delle metriche peculiari, il trend è utile per capire quanto scaltri siano gli hacker nell’approfittare di ciò che accade ogni giorno nel panorama mobile per cercare di ingannare gli utenti. Vista l’assenza del titolo su Android (che dovrebbe arrivare in estate), gli smanettoni stanno inondando il web di versioni non ufficiali farlocche, piene di malware, ospitate non sul Play Store ma sotto forma di file apk sui più improbabili portali. Il motivo? Cogliere l’interesse delle persone che digitano su Google come installare Fortnite su Android, convinti di poter effettuare un porting casalingo da iOS.

Cosa succede

I risultati di ricerca puntano proprio verso i portali su cui sono stati caricati gli apk che, una volta installati manualmente sul telefono, cominciano il loro lavoro di raccolta bottini. Il modus operandi è il seguente: l’applicazione avviata chiede di scaricarne altre dal Play Store in modo da sbloccare la principale. Purtroppo, i download spinti dalla fasulla Fortnite non servono a un bel niente se non a rimpinguare le tasche delle software house che le hanno lanciate, legittimamente, sullo store.

Le conseguenze sono meno drastiche di virus molto più sofisticati e invasivi ma, se possibile, portano a casa guadagni anche maggiori peraltro con uno sforzo di compilazione software minimo. Per salvaguardare l’incolumità del proprio device basta seguire una sola regola: prelevare app solo dai negozi ufficiali, dunque Play Store per Android e App Store per iOS, così da evitare di cadere vittima di furbetti da strapazzo.

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Epatite C, Italia a un passo dalla sconfitta della malattia https://www.datamanager.it/2018/06/epatite-c-italia-a-un-passo-dalla-sconfitta-della-malattia/ Thu, 21 Jun 2018 09:00:48 +0000 http://www.datamanager.it/?p=149980 Meno 65% di morti entro il 2022: Italia in anticipo di 8 anni sulla tabella di marcia dell’Oms Uno studio coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità rivela che il nostro Paese è in anticipo di otto anni sugli obiettivi dell’Oms per l’eliminazione dell’epatite C e secondo le previsioni entro il 2022 saranno il 65% in meno le […]

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Meno 65% di morti entro il 2022: Italia in anticipo di 8 anni sulla tabella di marcia dell’Oms

Uno studio coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità rivela che il nostro Paese è in anticipo di otto anni sugli obiettivi dell’Oms per l’eliminazione dell’epatite C e secondo le previsioni entro il 2022 saranno il 65% in meno le morti correlate alla patologia. Secondo la ricerca però servono screening mirati per riuscire ad eliminare completamente il virus.

Un approccio universalistico e solidale

“Il nostro paese è un modello nella lotta al virus dell’epatite C. Le stime ci dicono che l’Italia raggiungerà il primo obiettivo fissato dall”Organizzazione Mondiale della Sanità della riduzione delle morti correlate all’Hcv nel 2022″, dichiara Walter Ricciardi, presidente dell’Iss. “Possiamo dire con orgoglio che questo traguardo verrà raggiunto grazie a un approccio universalistico e solidale unico al mondo, considerando oltretutto il significativo numero dei casi. E sempre grazie alle nostre politiche sanitarie, siamo sulla buona strada per raggiungere il traguardo più importante che consiste nell’eliminazione del virus entro il 2030”.  

I ricercatori dell’stituto Superiore di Sanità hanno disegnato differenti scenari, in collaborazione con l’Aifa (Agenzia italiana del Farmaco) e con il Center for Disease Analysis (Cda, Colorado, Usa). Gli studiosi, guidati da Loreta Kondili, responsabile scientifico di Piter (Piattaforma Italiana per lo studio delle Terapie dell’epatite Virale) presso il Centro per la Salute Globale dell’Iss hanno capito che per debellare totalmente il virus è fondamentale mantenere alto il numero delle persone in terapia, per cui è importante effettuare uno screening mirato su particolari gruppi della popolazione, individuando quelli che sono ancora inconsapevoli di aver contratto il virus.

Sintomi non sempre evidenti

Uno dei problemi più significativi è infatti che coloro a cui è stata diagnosticata l’epatite C rappresentano solo la parte visibile di una maggioranza di persone che sono malate senza saperlo. Esiste infatti una percentuale elevata di pazienti che non sviluppa sintomi evidenti e dunque è difficile che venga identificata e trattata. “Si può affermare che se il numero dei trattamenti diminuisce sotto i 35mila l’anno prima del 2025, è necessario uno screening nelle coorti di nascita dal 1948 al 1978 per aumentare il numero dei pazienti diagnosticati e indirizzarli verso il percorso di cura. Se invece il numero dei pazienti trattati si mantiene alto oltre il 2028, potrebbe essere necessario uno screening mirato nelle coorti di nascita dal 1958 al 1978 al fine di raggiungere i target dell’eliminazione” ha spiegato Loreta Kondili.

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Il malware che colpisce Amazon Fire TV e Fire Stick https://www.datamanager.it/2018/06/il-malware-che-colpisce-amazon-fire-tv-e-fire-stick/ Thu, 14 Jun 2018 10:10:29 +0000 http://www.datamanager.it/?p=149598 Si insidia tra le app pirata e trasforma i dongle connessi in piattaforme di mining per le criptomonete Tutto ciò che si collega a internet e ha un minimo di capacità computazionale è utile ai fini del mining di criptomonete. Questo avranno pensato i creatori del worm ADB.Miner, che colpisce in primo luogo Android ma […]

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Si insidia tra le app pirata e trasforma i dongle connessi in piattaforme di mining per le criptomonete

Tutto ciò che si collega a internet e ha un minimo di capacità computazionale è utile ai fini del mining di criptomonete. Questo avranno pensato i creatori del worm ADB.Miner, che colpisce in primo luogo Android ma soprattutto gadget come la Fire TV e il Fire Stick di Amazon. Precisiamo: l’infezione è possibile perché entrambe sono basate sul codice del sistema operativo di Google ma è qui che il malware può fare i danni peggiori proprio per la presenza di accessori notoriamente poco difesi, considerati di scarso interesse per gli hacker. E invece no, approfittando delle praticamente assenti misure di sicurezza, ADB.Miner agisce indisturbato, trasformando i dongle di Bezos in potenti minatori di Bitcoin e simili.

Come agisce

Stando ai primi report sul caso, il malware si insidia soprattutto tra le app che permettono di godere in televisione di contenuti pirata. Si tratta di software spesso (più o meno sempre) prelevati al di fuori degli store ufficiali, quindi passibili di ospitare codice maligno. Una volta dentro il sistema, ADB.Miner installa l’applicazione Test che di fatto gestisce i processi di mining, responsabili di una riduzione delle prestazioni dei dongle e della visualizzazione di un avviso che riporta “Test” e l’icona di Android periodicamente sullo schermo, a conferma della presenza di un piccolo problemino.

Per eliminare la minaccia ci sono almeno un paio di opzioni percorribili. La prima, la più drastica, è un hard reset degli accessori colpiti. In questo modo si debella l’infezione, riportando Fire TV e Stick allo stato di fabbrica. In alternativa alcuni software, tra cui Total Commander, possono riconoscere e rimuovere il virus, sebbene nel frattempo abbia potuto assumere forme e fattezze diverse, proprio per ingannare i principali tool in circolazione.

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I robot Pepper sono un pericolo per l’uomo https://www.datamanager.it/2018/05/i-robot-pepper-sono-un-pericolo-per-luomo/ Thu, 31 May 2018 09:18:15 +0000 http://www.datamanager.it/?p=148622 Gli automi della famiglia soffrono di varie falle di sicurezza, che potrebbero essere sfruttate da terzi per trasformare ingenue macchine in armi da guerra Al di là delle idee catastrofiste di qualche imprenditore, c’è un serio pericolo dietro l’affermazione di robot e automi in ambito produttivo e civile: la sicurezza dei software. Qualora per il […]

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Gli automi della famiglia soffrono di varie falle di sicurezza, che potrebbero essere sfruttate da terzi per trasformare ingenue macchine in armi da guerra

Al di là delle idee catastrofiste di qualche imprenditore, c’è un serio pericolo dietro l’affermazione di robot e automi in ambito produttivo e civile: la sicurezza dei software. Qualora per il mondo vaghino decine, se non centinaia e migliaia di robottini vulnerabili, chiunque potrebbe violarne i sistemi e utilizzarli a proprio scopo. Non si tratta di uno scenario preso da qualche film sci-fi di Hollywood ma un contesto più che reale, se declinato ai famosi Pepper. I ricercatori della Technical University of Sweden, Michele De Donno e Nicola Dragoni, insieme al collega Alberto Giaretta della Orebro University (tutti di chiari riferimenti italiani), hanno infatti pubblicato un report che riassume tutte le problematiche di sicurezza a bordo dei conosciutissimi umanoidi.

Di cosa si tratta

All’interno di “Adding Salt to Pepper: A Structured Security Assessment over a Humanoid Robot”, gli universitari elencano le falle che permetterebbero a un hacker di ottenere le chiavi di accesso ai sistemi di comando, così da trasformare un potenziale supporto per l’uomo in una macchina molto pericolosa. “Siamo stati in grado di rubare le credenziali di accesso, eseguire un’escalation di privilegi e leggere alcuni dati. Inoltre, è possibile comandare fisicamente il robot senza autenticazione, usarlo per spiare le persone e persino danneggiarle direttamente – hanno detto i tre spiegando che – la sensazione è che robot del genere, a scopo commerciale, siano arrivati troppo presto sul mercato, privi di adeguate misure di sicurezza e ponendo a serio rischio gli utenti da parte dei costruttori”. SoftBank, che sviluppa Pepper, non ha risposto alle indagini diffuse nelle ultime ore ma è probabile che lo farà molto presto, almeno tappando i bug individuati dai nostri connazionali.

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Allarme ignoranza da smartphone, solo 1 italiano su 10 sa che anche il telefonino può essere colpito da un virus https://www.datamanager.it/2018/05/allarme-ignoranza-da-smartphone-solo-1-italiano-su-10-sa-che-anche-il-telefonino-puo-essere-colpito-da-un-virus/ Tue, 29 May 2018 12:14:21 +0000 http://www.datamanager.it/?p=148431 Conoscono tutti i modelli in uscita e usano lo smartphone per qualsiasi cosa, dagli acquisti online ai film in streaming. Ma solo pochi sono consapevoli della sicurezza del proprio dispositivo e proteggono i dati che custodisce È l’amico tecnologico più amato dal 62% degli italiani, che insieme ci trascorre fino a 90 minuti ogni giorno […]

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Conoscono tutti i modelli in uscita e usano lo smartphone per qualsiasi cosa, dagli acquisti online ai film in streaming. Ma solo pochi sono consapevoli della sicurezza del proprio dispositivo e proteggono i dati che custodisce

È l’amico tecnologico più amato dal 62% degli italiani, che insieme ci trascorre fino a 90 minuti ogni giorno (34%). Per molti rappresenta il primo e l’ultimo contatto con il mondo al loro risveglio (68%) o prima di addormentarsi (77%), e la soluzione più praticata per fare shopping online (78%) o per comunicare con gli amici (85%), ma anche per svolgere le commissioni personali quotidiane (82%). Ma solo il 10% circa degli italiani considera l’eventualità di rischi legati alla sicurezza dei dati contenuti nello smartphone a causa di attacchi potenziali di virus. È quanto emerge dal Samsung Trend Radar, lo studio promosso dall’azienda e condotto mediante metodologia WOA (Web Opinion Analysis) su circa 1500 italiani dai 18 ai 65 anni nel mese di aprile 2018, attraverso un monitoraggio online sui principali social network, blog, forum e community per capire qual è il rapporto tra gli italiani e il loro smartphone.

Lo smartphone ha di fatto superato i confini del semplice dispositivo hi-tech, confermandosi un inseparabile compagno di vita quotidiana al cui interno sono custoditi grandi quantità di dati personali, come foto, codici bancari o informazioni private: un tesoro inestimabile che di fatto l’88% degli italiani considera al sicuro e non minacciato da nessun rischio di attacco. Quali gli utilizzi? Lo shopping online (78%) batte di gran lunga il download di musica (67%) e di film (42%); ma è la partecipazione a chat di messaggistica istantanea a primeggiare tra le richieste principali (85%), seguito dalla navigazione in rete (72%). Solo un’esigua percentuale utilizza il proprio mobile solo per chiamare (11%) o per mandare sms (6%), pratica ormai quasi del tutto andata in soffitta.

“Lo smartphone è il dispositivo preferito da 6 italiani su 10, supera tutti i dispositivi hi-tech nell’utilizzo quotidiano: in viaggio o in ufficio, è difficile resistere al suo richiamo per fare shopping, navigare in rete o per chattare. Ma per 1 italiano su 3 è anche lo strumento principale per svolgere pratiche legate a salute, tempo libero e conti bancari”, ha commentato Carlo Barlocco, Presidente di Samsung Electronics Italia. “Dal nostro Trend Radar emerge però che solo il 10% circa degli italiani considera l’eventualità di rischi legati alla sicurezza dei dati contenuti nello smartphone a causa di attacchi potenziali di virus e questo deve farci riflettere: come Samsung siamo convinti dell’importanza della formazione dei consumatori, che oggi più che mai hanno bisogno di essere consapevoli degli strumenti che ci impegniamo a mettere a loro disposizione”.

Video dei primi passi dei figli o delle vacanze, scansioni di documenti personali e file contenenti password segrete: all’interno di ogni smartphone è infatti contenuto un tesoro di informazioni personali potenzialmente esposte all’attacco di virus. Pericolo questo, che però pare sia sottovalutato da circa l’87% degli italiani che non ha mai pensato ai rischi esistenti, soprattutto nei confronti dei dati personali (88%), tanto da sentirsi assolutamente sicuri (32%) e senza pensieri. Solo l’8% nutre qualche dubbio a proposito, tanto da non sentirsi per nulla confidente nel diramare o conservare dati personali particolarmente sensibili. In molti non conoscono le più basiche operazioni di salvataggio, come il backup, che per il 37% degli italiani è una tecnica di ballo hip hop.

TANTO ENTUSIASMO PER LO SMARTPHONE MA CON UN PIZZICO DI SUPERFICIALITÀ

Dai dati analizzati per il Samsung Trend Radar emerge inoltre una certa superficialità nel considerare i rischi nei confronti della protezione dello smartphone, accompagnata però da un forte interesse nei confronti delle novità: il 39% si promuove a pieni voti nella conoscenza di caratteristiche tecniche del proprio telefono portatile, mentre il 41% si considera un buon intenditore. Una passione che si traduce in forti acquisti, come conferma il 46% degli italiani che ha dichiarato di aver cambiato fino a tre smartphone negli ultimi 5 anni, mentre il 23% ha addirittura a fatica superato l’anno per ogni dispositivo, nello stesso periodo di riferimento. Assidui frequentatori di forum di discussioni (63%) o avidi lettori di giornali specializzati (37%), per gli italiani l’acquisto è un rito ‘sacro’ che non è lasciato al caso.

SMARTPHONE: COME LO USANO GLI ITALIANI

Gli italiani utilizzano lo smartphone dai 30 ai 60 minuti ogni giorno (27%) o fino a 90 minuti (34%). Per la maggior parte di loro, pigiare sulla sua tastiera virtuale rappresenta il primo gesto (68%) o l’ultimo direttamente a letto (77%), anche se il momento della pausa pranzo (43%) e del relax davanti alla tv alla sera (59%) rappresentano i momenti preferiti per utilizzarlo. Tra i più ‘addicted’ invece, ad essere preferiti sono il momento del viaggio sui mezzi (51%) o persino in ufficio, tra una mail ed un’altra (36%). Considerato più intuitivo all’uso, rispetto al pc (68%), non ingombrante (35%) e veloce grazie alla connessione in rete (54%), lo smartphone è stato utilizzato fino a cinque volte in un mese per fare compere (46%), oppure per svolgere delle commissioni personali (17%). Per risparmiare tempo ed energie il 42% degli intervistati ha dichiarato di usarlo per prenotare viaggi e voli, per pagare le tasse scolastiche (35%), persino per prenotare visite mediche (37%) ed accedere al proprio conto personale per verificarne importi e movimenti (38%). Pratiche queste che vengono svolte, per 1 italiano su 3 (38%) più di cinque volte al mese.

LE GAFFE DEGLI ITALIANI SULLA TECNOLOGIA MOBILE

Ignoranza e incertezza riguardano invece i termini tecnici, come Trojan, che il 38% degli italiani pensa che sia una marca di Suv o una parolaccia russa (35%), invece di un malware. Mentre per il 78% degli intervistati il GDPR (General Data Protection Regulation) è un codice di programmazione informatica e non il regolamento della Commissione Europea per la protezione dei dati personali (2%). Per il 38% il termine Widget fa invece riferimento ad un titolo di un film horror americano, anziché essere l’insieme di pulsanti che compongono l’interfaccia grafica. Per concludere, il 34% non sa il significato di Tri band, secondo cui sarebbe una band musicale con tre componenti, anziché il dispositivo che supporta frequenze multiple per la comunicazione; il 37% invece non sa cosa sia il backup, tanto da reputarlo un passo di hip hop, invece che la duplicazione di un file o di un insieme di dati su un supporto esterno per avere una copia di riserva.

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Addio raffreddore, scoperta la molecola in grado di sconfiggerlo https://www.datamanager.it/2018/05/addio-raffreddore-scoperta-la-molecola-in-grado-di-sconfiggerlo/ Tue, 15 May 2018 08:50:16 +0000 http://www.datamanager.it/?p=147564 Le molecola impedisce al virus del raffreddore di invadere le cellule Buone notizie per chi cade frequentemente vittima di uno dei virus più fastidiosi, quello del raffreddore, un’infezione contro la quale finora non è stato trovato un antidoto efficace. Di questo virus infatti esistono numerose varianti e ha inoltre la caratteristica di evolversi molto rapidamente, […]

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Le molecola impedisce al virus del raffreddore di invadere le cellule

Buone notizie per chi cade frequentemente vittima di uno dei virus più fastidiosi, quello del raffreddore, un’infezione contro la quale finora non è stato trovato un antidoto efficace. Di questo virus infatti esistono numerose varianti e ha inoltre la caratteristica di evolversi molto rapidamente, rendendo fino a questo momento impossibile individuare una molecola capace di contrastarlo.

Uno studio condotto nell’Imperial College di Londra ha portato per la prima volta alla scoperta di una molecola capace di combatterlo, stando ai primi test descritti sulla rivista Nature Chemistry.  La soluzione è arrivata cambiando bersaglio: non più direttamente il virus del raffreddore, ma la proteina che lo aiuta a invadere le cellule. Bloccandola, si è arrivati a fermare anche il virus.

Questa è solo la prima tappa

“E’ la prima tappa di un cammino ancora lungo”, ha raccontato all’Ansa il biochimico Roberto Solari, che ha condotto la ricerca insieme al chimico Edward Tate.”Attualmente non esistono trattamenti contro il virus del raffreddore e questa è la prima molecola capace di contrastarlo”. I primi test sono stati condotti su cellule umane e rivelano come la molecola impedisca al virus di invadere le cellule. La molecola, indicata con la sigla Imp-1088, funziona inoltre contro altri virus parenti di quello del raffreddore, come quello della poliomielite e dell’afta epizootica.

La prossima tappa “sarà la sperimentazione su modelli animali”, spiega il biochimico, con lo scopo di arrivare a dimostrare che il composto è anche sicuro. “Quindi si potrà passare ai primi test sugli umani, ma – ha rilevato il ricercatore – ci vorranno molti anni”.
Intanto anche un’altra ricerca condotta dallo scienziato, Rudolf Valenta, ricercatore dell’università di Vienna ha spiegato come entro 6 anni potrebbe essere messo in commercio un vaccino contro il raffreddore, messo a punto colpendo il guscio protettivo del virus.

La ricerca avrà importanti ricadute soprattutto per chi “soffre di asma, enfisema, bronchiti o fibrosi cistica: in questi casi  anche un banale raffreddore può provocare gravi conseguenze, che potrebbero portare anche al ricovero inospedale”, spiega Solari.

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Kaspersky Lab lancia Endpoint Security for Business https://www.datamanager.it/2018/05/kaspersky-lab-lancia-endpoint-security-for-business/ Wed, 09 May 2018 09:18:47 +0000 http://www.datamanager.it/?p=147150 Tante novità per la nuova versione della soluzione di sicurezza per le imprese che punta su scalabilità, integrazione e tecnologie di protezione di ultima generazione Nel 2017 le soluzioni Kasperky hanno ottenuto un boost importante sia nel segmento consumer che business. Proprio quest’ultimo ha permesso al volume del settore B2C di ottenere uno slancio importante, […]

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Tante novità per la nuova versione della soluzione di sicurezza per le imprese che punta su scalabilità, integrazione e tecnologie di protezione di ultima generazione

Nel 2017 le soluzioni Kasperky hanno ottenuto un boost importante sia nel segmento consumer che business. Proprio quest’ultimo ha permesso al volume del settore B2C di ottenere uno slancio importante, dopo un periodo di leggero calo. Ovviamente il contesto B2B la fa ancora da padrone per il brand russo, con una consolidata esperienza internazionale, vista la crescita del 30% anno su anno, ed è qui che vengono sperimentate nuove tecnologie e paradigmi.

La più recente è Kaspersky Endpoint Security for Business, abbreviata con KESB. “Con la versione 2018 – ci spiega Morten Lehn, amministratore delegato di Kaspersky Lab Italia – guardiamo ancora di più alle esigenze di scalabilità e sicurezza delle aziende. Proteggere gli endpoint è ancora una necessità fondamentale, perché è qui che i criminali informatici rivolgono le loro attenzioni particolari. La rapida evoluzione delle minacce digitali richiede una concreta evoluzione dei sistemi di difesa, capaci di sfruttare tecniche emergenti così da porsi come proattivi e realmente utili. Parliamo del machine learning, della granularità dei controlli, della scansione continuata delle vulnerabilità”.

Per arrivare a sviluppare una piattaforma al passo con i tempi, Kaspersky Lab si poggia costantemente sul lavoro di analisi e ingegneria di GREaT, il Global Research and Analysis Team Kaspersky Lab. Si tratta di un ramo fondamentale del gruppo, specializzato nel monitoraggio dei trend di cybersecurity che più emergono in giro per il mondo. “Tra questi, nel 2018 ci focalizziamo soprattutto sui miners – sottolinea Giampaolo Dedola, security researcher di GREaT – i codici malevoli che vengono installati sui dispositivi più comuni, da PC a smartphone, per insediarsi nei sistemi (spesso con un JavaScript) e usare risorse interne, come i browser, per operazioni illecite e non volute, ad esempio i click su adv e banner pubblicitari e attività di reclutamento a scopo botnet”.

Al crescere di minacce del genere, altre hanno perso slancio. Kaspersky ha rilevato 38 nuovi ransomware nel 2017 contro i 62 del 2016 e 950 mila utenti finali colpiti rispetto a 1 milione e mezzo di due anni fa. Questo vuol dire che target e modalità di aggressione sono cambiati, con le mire principali che oggi puntano alle aziende, dove è ancora semplice ricavare informazioni e dati maggiormente remunerativi (rivendita sul dark web, ricatti diretti, ecc.).

Cosa fa KESB11

Sono 360 mila le minacce endpoint registrate ogni giorno da Kaspersky Lab. Queste interessano oramai qualsiasi tipo di contesto professionale, con attacchi semplici e complessi, mirati e generali. Partendo da uno strato informativo completo, i Lab hanno introdotto in KESB11 alcune innovazioni determinanti per proteggere i terminali con un raggio d’azione esteso. Nello specifico, Kaspersky Endpoint  Security for Business arriva a gestire fino a 100 mila endpoint, attraverso una singola installazione su un server, con l’opportunità di utilizzare in maniera integrata Endpoint Detection and Response (EDR) per consentire ai clienti di condurre analisi approfondite e apportare misure correttive immediate, per mitigare le conseguenze di gravi incidenti.

L’ultima versione di KESB11 ha un obiettivo tra tutti: offrire una vastità di controlli di sicurezza in ambiti differenti. Un buon esempio dei vantaggi nell’adozione arriva da Ansaldo Energia, che da anni si affida alle soluzioni di Kaspersky. “Le console centralizzate, le tecnologie di rilevazione e di risposta in real-time sono per noi funzionalità oramai irrinunciabili – afferma Nicola Caramella, CISO di Ansaldo Energia – che ci permettono di mettere al sicuro computer, smartphone e tablet senza limitarne l’uso da parte dei dipendenti. Grazie a Kaspersky Lab abbiamo implementato una strategia di device control che fa della flessibilità e della versatilità qualità essenziali e imprescindibili”.

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GitHub ha un problema con la sicurezza delle password https://www.datamanager.it/2018/05/github-ha-un-problema-con-la-sicurezza-delle-password/ Mon, 07 May 2018 13:36:27 +0000 http://www.datamanager.it/?p=147032 Un bug della piattaforma ha permesso di visualizzare le chiavi segrete degli iscritti in chiaro. A quanto pare senza violazioni (almeno per ora) GitHub ha comunicato di aver riscontrato un bug sui propri server che permetteva alle password di essere conservate in chiaro. All’interno di alcuni log presenti sui sistemi aziendali, si potevano trovare database […]

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Un bug della piattaforma ha permesso di visualizzare le chiavi segrete degli iscritti in chiaro. A quanto pare senza violazioni (almeno per ora)

GitHub ha comunicato di aver riscontrato un bug sui propri server che permetteva alle password di essere conservate in chiaro. All’interno di alcuni log presenti sui sistemi aziendali, si potevano trovare database pieni zeppi di chiavi segrete visibili e non crittografate come ci si aspetterebbe. Si tratta di un problema molto simile di cui ha sofferto Twitter la scorsa settimana e che aveva portato la piattaforma a invitare tutti gli iscritti a cambiare le password di accesso sebbene in assenza di qualsiasi violazione. Come sia potuto accadere che le stringhe di GitHub siano rimaste così, trasparenti e alla stregua di chiunque non è stato spiegato.

Cosa succede

Quello che sappiamo si basa sulle dichiarazioni del team: “Durante un normale controllo, abbiamo scoperto che un bug ha permesso di mostrare un piccolo numero di password degli utenti al nostro sistema di registrazione interno. Siamo intervenuti tempestivamente per correggerlo ma è stato attivato un reset delle chiavi per una protezione maggiore”. Ad ogni modo pare che il breach interessi solo una certa fetta di iscritti che però potrebbe essere importante, considerando che la piattaforma ne conta oltre 27 milioni in totale.

Di norma, GitHub conserva le password dopo averle crittografate via hash ma il bug, stando a quanto comunicato, consentiva di catturarle in chiaro quando si avviava una procedura di reset manuale. Trovandosi solo su server dell’azienda, nessun soggetto terzo ha potuto accedere alle chiavi quindi le conseguenze dovrebbero essere limitate, se non pari a zero. Non è certo questo l’unico bug che girava sul portale più amato dagli sviluppatori; nel giro di un mese il team dedicato ha affermato di averne scovati circa 500 mila, nascosti tra le maglie dei file.

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Hiv, in Italia oltre il 40% di sieropositivi ne è inconsapevole https://www.datamanager.it/2018/04/hiv-in-italia-oltre-il-40-di-sieropositivi-ne-e-inconsapevole/ Mon, 23 Apr 2018 08:36:30 +0000 http://www.datamanager.it/?p=146392 Oltre 6mila persone affette da Aids non sanno di avere contratto il virus Da uno studio dei ricercatori dell’Istituto superiore di sanità (Iss), pubblicato sulla rivista Eurosurveillance e riferito al periodo 2012-2014, emerge un quadro preoccupante che riguarda il nostro Paese: quasi la metà delle 15mila persone sieropositive ne sono inconsapevoli. L’importanza di una diagnosi […]

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Oltre 6mila persone affette da Aids non sanno di avere contratto il virus

Da uno studio dei ricercatori dell’Istituto superiore di sanità (Iss), pubblicato sulla rivista Eurosurveillance e riferito al periodo 2012-2014, emerge un quadro preoccupante che riguarda il nostro Paese: quasi la metà delle 15mila persone sieropositive ne sono inconsapevoli.

L’importanza di una diagnosi precoce

Si tratta per l’82,8% di uomini che hanno contratto il virus per via sessuale.
Intanto in Italia aumenta la diffusione del virus Hiv, che conta oltre 130mila persone infettate, secondo gli ultimi dati che risalgono al 2016, quando ancora era del 25%  la percentuale di persone affette dal virus in modo inconsapevole; tra i casi di persone infette “15mila non hanno ricevuto una diagnosi – spiega Vincenza Regine, una dei ricercatori dell’Iss – Nell’Unione europea, si stima che i casi non diagnosticati siano 101mila, di cui circa il 33% in fase avanzata”. Un dato che supera la media europea, anche se “va considerato che quello del nostro Paese si riferisce agli anni tra il 2012 e 2014 – continua Regine – mentre quello europeo al 2016. E sappiamo che a livello europeo il numero dei casi non diagnosticati è in calo”.

Sono 3.500 i nuovi casi di Hiv registrati in Italia ogni anno, con una media di dieci diagnosi al giorno. Una diffusione in progressivo aumento, nonostante sia stato commercializzato un test per l’auto diagnosi del virus HIV, che può essere acquistato in farmacia senza ricetta. La diagnosi precoce rimane ancora il primo strumento di cura e arrivare ad una diagnosi in ritardo impatta negativamente non solo sul singolo, ma su tutta la popolazione in generale. La risposta alla terapia antiretrovirale è infatti meno efficace, con un aumento del rischio di morte. Recentemente è stato dato il via libera alla sperimentazione di un farmaco che rende il virus Hiv incapace di trasmettersi attraverso gli organismi umani, evitando il contagio. In California è stato avviato invece un progetto basato su una speciale pillola, che abbatte le probabilità di infezione da Hiv, per la cui prevenzione è stato prodotto in Italia un vaccino che sembra funzionare.

Di Hiv si parla sempre meno

Il problema è che in tema di Hiv gli italiani hanno ancora le idee poco chiare e questo argomento viene affrontato sempre meno nelle scuole e sui media tradizionali. “Le persone sanno pochissimo di questo argomento – spiega Loredana Ferenaz di Swg – Negli anni Novanta oltre il 20 per cento delle persone nell’indicare le maggiori preoccupazioni mettevano ai primi posti la droga, la mafia e l’Aids”. Oggi sono subentrate altre preoccupazioni come la disoccupazione, la crisi economica e il terrorismo. Parlando di Hiv «riemerge in maniera subdola una paura che riguarda nella maggioranza dei casi qualcosa che non si conosce, che non ci tocca da vicino e che spesso appartiene agli altri». L’auto test oggi può quindi fare la differenza, “ma è importante che venga pubblicizzato”.

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Bloccate 3,4 milioni di minacce indirizzate a Office 365 https://www.datamanager.it/2018/04/bloccate-34-milioni-di-minacce-indirizzate-a-office-365/ Wed, 11 Apr 2018 14:03:26 +0000 http://www.datamanager.it/?p=145483 Trend Micro presenta il report Cloud App Security 2017, dedicato alla soluzione che offre un secondo livello di protezione a Office 365 Trend Micro comunica che nel 2017 la sua soluzione Cloud App Security ha rilevato e bloccato 3,4 milioni di minacce ad alto rischio, indirizzate a Office 365. Cloud App Security è una soluzione […]

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Trend Micro presenta il report Cloud App Security 2017, dedicato alla soluzione che offre un secondo livello di protezione a Office 365

Trend Micro comunica che nel 2017 la sua soluzione Cloud App Security ha rilevato e bloccato 3,4 milioni di minacce ad alto rischio, indirizzate a Office 365.

Cloud App Security è una soluzione Trend Micro che protegge Microsoft Office 365 Exchange Online, OneDrive for Business e le piattaforme online SharePoint. Agisce come un secondo livello di protezione dopo che le email e i file sono stati scansionati dalla sicurezza interna di Office 365. L’obiettivo di Cloud App Security è contrastare la proliferazione delle minacce email, utilizzando il machine learning e le analisi sandbox per malware, ransomware, truffe Business Email Compromise e altre minacce avanzate. La soluzione è in grado di rilevare sia le minacce conosciute che quelle sconosciute, che cercano di infiltrarsi nei servizi cloud.

Nel dettaglio, Cloud App Security ha rilevato 65.000 tra trojan, worm, virus e backdoor. Grazie ad un motore potenziato, nel corso del secondo trimestre, è stato in grado di intercettare 50.000 ransomware e 3.000 truffe Business Email Compromise. Il machine learning e le sandbox hanno fermato più di 260.000 minacce email sconosciute, 2,9 milioni di link maligni e 190.000 email di phishing. Per un totale di 3,4 milioni di minacce che tentavano di penetrare i sistemi attraverso le email.

Questi dati dimostrano come le email rimangono un vettore di infezione comune per le minacce. I dati Trend Micro mostrano infatti come nel 2017, il 94% di ransomware è stato veicolato tramite la posta elettronica e le truffe Business Email Compromise hanno visto una crescita del 106%.

“L’anno scorso siamo diventati il primo vendor di email security a utilizzare dei filtri anti malware basati sul machine learning”. Ha dichiarato Gastone Nencini, Country Manager Trend Micro Italia. “Il machine learning in pre-esecuzione individua i malware sconosciuti prima delle analisi sandbox e permette decisioni più veloci sui file sospetti. Queste capacità sono integrate in Cloud App Security e proteggono al meglio gli utenti di Office 365”.

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