Per fare una startup devi annullare il tuo (ego)mnia

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Era estate e faceva caldo e in giro c’erano poche macchine e poca gente. Avevo pranzato a mezzogiorno, subito dopo una doccia fredda. Chiara aveva aperto Facebook.

“La BBC ha inserito Matteo Achilli tra i Next Billionaires e tu e Antonio Lupetti dicevate che era un sito che non funzionava”.

Restai seduto. Non presi il telefonino e non lessi l’articolo. Una decina di messaggi erano arrivati su Facebook nel frattempo. Avevo scritto uno stato su Egomnia qualche giorno prima riflettendo sulla strategia mediatica del fondatore. Solo critiche. Ma nulla. Non mi importava nulla. Proprio nulla. Pensavo al mare. Alla spiaggia. No. Odio il sole. Ma questa è un’altra storia…

Restammo entrambi in silenzio per qualche minuto, rivolti verso il mare. Immobili, senza parlare.

“ Peccato debba leggere quell’articolo” dissi osservando una barca allontanarsi.

“ Non leggerlo”

“ Siamo proprio fregati”

“ Da cosa?”

“ Da noi stessi, dalle nostre illusioni, dal nostro ego”

“ Che cos’è l’ego?”

“ Dunque, mmh, l’Ego è il parassita dell’essere umano. Sfrutta le risorse dell’essere umano a suo vantaggio. L’essere umano diventa così burattino e recita dei ruoli e dei copioni che fanno gli interessi dell’ego che è dentro di lui…

“ Vado a farmi un bagno”

“Meglio”.

Chiara si allontanò dai miei occhi e cominciai a farmi delle domande. Se non fossi così tanto diverso da Achilli, se magari non avessi voluto essere come lui, il prossimo Miliardario. Io che lo criticavo così aspramente non era forse per invidia? No. Credo di no. O forse sì. Ma avevo rabbia. Questo sì. Inizialmente lo avevo snobato e avevo snobato anche l’articolo ma qualcosa dentro di me, un seme si nutriva di odio. Nei confronti del giornalismo in generale, di me stesso, che invano aveva sempre creduto che la sostanza potesse contare più delle parole. E invece mi ero sbagliato. Mi scagliavo contro me stesso. Con i miei pensieri e le mie illusioni.

Fu in quel momento che mi venne la voglia di scrivere un pezzo su Egomnia eppure non lo feci mai. Sapevo che millantava numeri inesistenti eppure non me ne curai. Pensai al mio progetto e non ci feci più tanto caso. Non era importante più di tanto. Era finito nel dimenticatoio. Come un bacio rubato in discoteca, come un libro che non lascia traccia. Eppure non era morto. Se scrivo. La ferita non è mai guarita…

Erano passati due – tre anni più o meno da quell’estate. Ogni tanto Achilli se ne usciva con qualche pezzo su “Il Corriere della Sera” o ancora su “Twitter”. No. Non ero uno stalker. Non lo sono mai stato. Eppure sapendo che ero stato uno dei primi a criticare la sua creatura, i miei amici di Facebook mi aggiornavano continuamente delle sue millanterie.

No. Con l’uscita del film – tra qualche ora – ispirato alla sua vera vita, The_Startup con la regia di Alessandro d’Alatri, le mie dita hanno cominciato a tremare e sono qui a scrivere. Ho capito una lezione – forse tardi nella vita – che se hai rabbia o qualcosa che non va la devi esprimere sotto forma di arte. E l’arte per me è scrivere.

Il bilancio di Egomnia

Ho scaricato la visura e il bilancio di Egomnia, ho chiamato il Dottore Stefano Capaccioli, commercialista e grande amico e mi sono fatto descrivere la situazione economica della società.

Estratto Bilancio Egomnia

“La società ha un capitale sociale di euro 10.000 interamente versato, con socio unico e amministratore unico (Matteo Achilli). La società è stata costituita nel 2012. Il Patrimonio netto al 31 12 2015 è di circa 44 euro e al 31 12 2014 non aveva dipendenti mentre al 31 12 2015 ha come costo per personale dipendente (assunto) per 11.543 euro”. E continua: “ La società ha ricavi per circa 314.000 euro con 266.000 euro di costi per servizi. I ricavi sono aumentati da 213.000 a 314.000 euro tra il 2014 e 2015.

Conclude: ”La società ha crediti verso clienti per 85.000 euro e debiti in aumento con debiti verso fornitori per 67.000 euro,  soci conto finanziamento per 13.000 euro e debiti tributari per 24.000 euro. Fino al 2015 la società è in sostanziale pareggio. Prima di concludere mi fa: “Ti dico che il sito non ha neanche la partita IVA”.

In un’intervista a Corriere Tv del 18 Giugno 2013 dichiarava un fatturato di “mezzo milione di euro e… Con il fatturato di quest’anno riusciamo ad autofinanziarci…”.

Sono qui. Sul divano. Nessun rumore. E rifletto. E mi chiedo: “Ma i giornalisti della BBC, del Corriere della Sera, di Business Insider, quelli di Microsoft e di Google e ancora il produttore del film, il regista, il distributore, la Rizzoli che ha pubblicato il libro non si sono mai accorti di avere davanti un grande millantatore?

I numeri parlano così chiaramente di un fenomeno costruito solamente mediaticamente. Ma ancora rifletto e mi sembra un’analisi troppo superficiale.

I giovani in Italia sono frustrati, il più delle volte disoccupati, pieni di desideri, di sogni, di potenzialità inespresse perchè inesprimibili e ci vuole una storia. Una bella storia. Bisogna vendere un sogno. E che cos’è un film? Se non ci permette di sognare? Ma questa analisi è ancora più superficiale.

Egomnia lo schema Ponzi delle startup

Magari è successo questo. Ogni giornalista non verificava le informazioni di Achilli e si fidava dell’intervista precedente di qualche testata autorevole, i dirigenti Microsoft si fidavano dei giornalisti e così il produttore del film si è fidato dei dirigenti, dei giornalisti, di Achilli e della Rizzoli che ha pubblicato il libro su Egomnia e sul successo del suo fondatore. Magari. Magari anche no. Ma è l’unica risposta sensata che sia riuscito a trovare…

Perché non è stato rallentato e perchè gli è stato permesso dal 2012 ad oggi di perdurare nelle menzogne?

Primo, perché fa gola a livello mediatico. Fa un boom di accessi ogni volta che viene fatto il suo nome essendo un personaggio tanto controverso. Secondo, perché sta nascendo un vero e proprio mercato intorno alle startup.

Non vorrei dilungarmi, ma almeno in Italia sembra che le startup siano diventate un prodotto di ingegneria finanziaria. Attraverso l’equity crowdfunding non è tanto più il Venture Capital o l’angel qualificato che fa da investitore quanto i piccoli risparmiatori. Una sorta di finanza tradizionale che si veste di nuovo. Non vende prodotti classificati in base a rating (da ricordare i cds del 2008) ma prodotti senza alcun rating proprio per la loro stessa natura indefinibile e inclassificabile. I Venture Capital italiani arrancano e sembrano essere gli ultimi in Europa per raccolta. Probabilmente hanno bisogno di nutrimento anche dal pubblico della strada…

Egomnia ad oggi – a quanto risulta – non ha ricevuto alcun investimento da parte di terzi e ha promosso una campagna sulla famosa piattaforma statunitense di finanziamento collettivo Indiegogo con l’obiettivo di raccolta di 100.000 dollari.

In questo momento risultano esserci solo due contributori con una raccolta totale di 10 dollari. 5 dollari sono stati raccolti dallo stesso Matteo Achilli.

C’è solo una cosa da fare a questo punto: continuare a battere sui tasti, come sto facendo adesso. Mentre Chiara magari dorme e sogna di stare al mare.


Matteo Achilli è stato premiato con una medaglia d’oro dal Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano

Cartone animato su Egomnia

Intervista a Le Formiche

Articolo BBC

Business Insider

Trailer The_Startup

Gianluca Comandini sul caso Egomnia

Marco Camisani Calzolari sulle bugie di Achilli

Primo articolo de “ Il Corriere della Sera”


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Categorie: Mondo Start Up