Se la tecnologia si fonde nel business

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Le aziende del gruppo Altea Federation supportano i percorsi di innovazione dei loro clienti in una logica di partnership, applicando metodologie rigorose ma capaci di cogliere l’essenza dei loro processi

Con il suo innovativo modello di rete di competenze al servizio della trasformazione, Altea Federation nel corso di quasi un quarto di secolo si è affermata come una delle più interessanti realtà del mondo italiano di integrazione, consulting e outsourcing, una squadra in grado di affiancare una vasta tipologia di aziende incamminate verso una progressiva digitalizzazione del loro business. Ma chi è Altea e quali sono le sue prerogative? «Altea Federation è un insieme di nove società che offrono soluzioni, competenze e servizi tra loro complementari per supportare al meglio il processo di trasformazione digitale delle aziende di ogni dimensione e settore» – spiega Andrea Ruscica, il visionario fondatore e presidente del gruppo. «Supportiamo i nostri clienti a 360 gradi, coprendo i loro fabbisogni applicativi e infrastrutturali. Affianchiamo alle soluzioni applicative più tradizionali, come ERP e CRM, competenze e servizi ad alto valore aggiunto per l’adozione di tecnologie trasformative come Intelligenza Artificiale, IOT, realtà virtuale e aumentata».

Un team multidisciplinare

Ruscica preferisce parlare di business transformation perché il cambiamento da affrontare porta alla piena convergenza tra business e tecnologia. «Se le aziende vogliono continuare a generare valore sostenibile nell’era digitale, le due cose devono necessariamente confluire in un’unica strategia. Attraverso Nextea, la nostra società di management consulting, abbiamo messo a punto un framework per supportare i nostri clienti in un processo di trasformazione specifico». In questo contesto – continua Ruscica – Altea ha creato una partnership strategica con Shadoka, società americana che fa riferimento a Faisal Hoque, uno dei teorici più stimati e riconosciuti in materia di Business Management e Technology. «Stiamo già implementando con successo questa metodologia per alcuni clienti che, prima di altri, hanno sentito la necessità di digitalizzare i loro processi e più in generale di innovare il loro modello di business. Ruscica ricorda anche la presenza nella Federazione di un team multidisciplinare raccolto intorno ai temi dell’Industria 4.0, capace di guidare le scelte tecnologiche dei clienti manifatturieri, fornendo persino la consulenza sulle agevolazioni fiscali previste dalla normativa Calenda. Altea ha già in cantiere progetti in ambito IoT per la manutenzione predittiva, della simulazione e della logistica avanzata. Ma come cambiano i “creatori di cambiamento”, nell’era della Terza Piattaforma? «È facile intuire l’impatto che questa vera e propria rivoluzione “silenziosa” sta avendo su noi stessi» – riconosce Ruscica. Nel coniare questa definizione, IDC aveva già in mente molto bene la complessità di contenuti di questo nuovo paradigma tecnologico, un autentico ecosistema di risorse e applicazioni integrate che includono servizi cloud, infrastrutture mobili, big data e social media, il tutto supportato da tecnologie di rete scalabili e performanti. «Il system integrator deve poter governare la complessità attraverso competenze specifiche, ma anche attraverso framework implementativi che vadano oltre gli aspetti meramente tecnologici. La convergenza di business e tecnologia sarà alla base delle nuove strategie sia degli operatori di settore sia dei clienti».

Insieme per cogliere nuove opportunità

Un altro elemento che sta evolvendo in questi anni riguarda l’interlocuzione tra fornitori e consumatori di tecnologie. È interessante analizzare quali siano oggi le “controparti” di aziende come Altea all’interno delle organizzazioni delle imprese sue clienti: il dialogo riguarda come da tradizione le funzioni IT in modo specifico o è più coinvolgente? All’approccio tradizionale, che privilegia ancora il rapporto tra system integrator e CIO – osserva il presidente di Altea – si va sovrapponendo «un mosaico di possibili nuove relazioni a valore», che fanno perno su nuove competenze e nuovi profili professionali. «Il punto di partenza e il collante non sono più le specifiche soluzioni tecnologiche, ma le concrete necessità del cliente. Vogliamo apparire sempre più come partner qualificati del cliente per risolvere i suoi problemi e supportarlo nel cogliere opportunità di business derivanti da un corretto utilizzo della tecnologia». All’interno della Federazione – aggiunge Ruscica – un ruolo sempre più cruciale è ricoperto dalla nostra Fed.YOUniversity, il campus aziendale sviluppato per la crescita delle persone e la diffusione di una cultura d’impresa comune. «Recentemente, tra i vari temi, abbiamo proposto un percorso sulle tecniche di Design Thinking e la loro applicazione alle soluzioni ai clienti. Un fattore critico di successo per il nostro futuro sarà inoltre la capacità di attrarre i migliori talenti disponibili sul mercato. Investiamo molto in quest’area e abbiamo promosso un sito – careers.alteafederation.it – all’interno del quale raccontiamo noi stessi, pubblicando le nostre job position, oltre un centinaio in questo momento». Inoltre, proprio per estendere ulteriormente il dialogo sulle tecnologie, Altea intende agire a contatto sempre più stretto con università e business school qualificate sia a livello nazionale che internazionale.

Tre pilastri della trasformazione

Una volta appurato che la trasformazione digitale non deriva dalla semplice applicazione di tecnologie e metodologie ma va a mettere in discussione i processi, la natura stessa di un business che ha accorciato drasticamente i suoi tempi di reazione, resta il problema di misurare il successo delle varie iniziative. «Nel framework che abbiamo messo a punto – spiega Ruscica – abbiamo identificato tre pilastri della trasformazione: business agility, sustained innovation ed operational excellence. Essere agili significa riuscire a percepire in tempo reale quello che sta succedendo all’interno del panorama competitivo, prendere decisioni rapide e avere una “fast execution”. Il tempo medio dei nostri progetti si sta drasticamente riducendo. Dobbiamo riuscire ad applicare ai nostri servizi e ai nostri progetti le stesse logiche di successo delle start-up, producendo output tangibili in tempi brevi in una logica di cambiamento e adattamento continuo, e soprattutto riducendo al minimo le inefficienze». Il successo di un progetto si misura in altre parole dalla capacità di raggiungere risultati tangibili e misurabili in breve tempo. Non è più possibile proporre soluzioni il cui risultato sarà raggiunto dopo anni di lavoro, quando il contesto che aveva originato l’esigenza realizzativa sarà mutato a sua volta. Oggi, conclude il fondatore di Altea, il rischio maggiore è arrivare tardi sul mercato con soluzioni ipercomplesse, e magari già superate. «Un rischio che non possiamo permetterci. Dobbiamo abituarci sempre più al fatto che quello a cui stiamo pensando, qualcuno magari lo ha già realizzato. Questo succederà spesso nei prossimi anni. Essere semplici, agili e resilienti, pronti a reinventarci di continuo, è il nostro mantra quotidiano». Quanto alla condivisione dei rischi, oggi questo concetto entra addirittura a far parte dei vincoli contrattuali per alcuni temi specifici. Il mercato dei servizi di integration non è ancora pronto a estendere certe modalità di relazione a tutte le tematiche progettuali, ma Ruscica si dice certo che la strada da percorrere è questa.


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