WhatsApp nega una backdoor al governo britannico

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WhatsApp ha rimandato al mittente la richiesta del governo britannico di realizzare una backdoor per favorire le indagini sul terrorismo

Lo scontro tra WhatsApp e il governo britannico è un nuovo esempio di come l’esigenza di proteggere la privacy dei cittadini spesso si scontri con la necessità di garantire la sicurezza in un periodo storico in cui è il terrorismo a farla da padrone. L’esecutivo guidato da Theresa May ha chiesto quest’estate all’app di messaggistica di realizzare una backdoor che consenta di accedere alle conversazioni e ai contenuti scambiati tra gli utenti. Numerose indagini hanno infatti dimostrato che i terroristi hanno utilizzato WhatsApp per coordinare gli attacchi nei pressi di Westminster, al concerto di Ariana Grande a Manchester e sul London Bridge a giugno. Stando a quanto riporta Sky News, la chat di proprietà di Facebook ha rifiutato la richiesta del governo.

A seguito della battaglia legale tra Apple e l’Fbi per lo sblocco dell’iPhone di uno degli attentatori della strage di San Bernardino molte aziende, tra cui WhatsApp, hanno introdotto la crittografia end-to-end per proteggere la privacy degli utenti. Con questo sistema solo l’utente può accedere alle conversazioni e solo i cosiddetti metadati possono essere quindi concessi alle forze dell’ordine per eventuali indagini. La creazione di una backdoor, come ha sottolineato tempo fa il CEO di Apple Tim Cook, permetterebbe sì alla polizia di trovare con maggiore facilità i terroristi ma allo stesso tempo potrebbe essere sfruttata per violare i sistemi di WhatsApp. La stessa richiesta fatta a WhatsApp è arrivata anche a Telegram ma da parte dell’intelligence russa e dal governo indonesiano guidato da Rodrigo Duterte. L’app di Pavel Durov rischia il bando se non si assoggetterà alle richieste di Mosca.

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