La FCC pubblica il nuovo ordine per la neutralità della rete

Compie un passo decisivo verso l’adozione la nuova norma voluta dai repubblicani, che toglie ogni barriera alla creazione di corsie per internet

Nel 2015 l’allora presidente Barack Obama creava, insieme alla Federal Communication Commission, il documento Open Internet Order. Si trattava di uno statuto molto importante, che definiva il web come bene di primaria necessità, indivisibile e da garantire in ogni maniera. A distanza di poco più di due anni, il governo USA è tornato sui propri passi, togliendo l’appellativo alla rete e definendo nuovi parametri di intervento.

L’atto appena firmato ed emesso dalla FCC ha il nome di Restoring Internet Freedom Order e mette in lingua burocratica il voto espresso dalla commissione lo scorso dicembre: i service provider possono bloccare, rallentare o stabilire priorità nell’acceso al network, a seconda di proprie strategie commerciali o di quelle decise con i fornitori di contenuti. In altre parole: due clienti di uno stesso ISP, connessi da una medesima zona, potranno godere di accessi differenti e stabiliti in base alle offerte dei contratti. Tutta un’ipotesi, è chiaro, che ha il diritto di diventare realtà.

Cosa succede

C’è da dire che seppur la FCC abbia divulgato il nuovo ordine, questo non può ancora prendere effetto. Grazie alla legge Congressional Review Act, il Congresso ha 60 giorni per rigettare o accettare la norma, confermandola o aprendo un’ulteriore discussione. La bilancia politica non è per nulla chiara, anche perché il voro pro-abolizione della net neutrality è stato raggiunto per una sola preferenza in più, dunque in questi tre mesi tutto può cambiare.

Alcuni stati e città, come San Francisco, pensano a modi netti di proteggere la neutralità, ad esempio ponendola come requisito essenziali per qualunque ISP voglia offrire servizi basati sull’infrastruttura pubblica. Al momento 26 stati e 5 governatori hanno emesso ordini esecutivi a favore del mantenimento del precedente Open Internet Order ma bisogna muoversi: una volta scaduto il termine, non ci sarà più nulla da fare.

Leggi anche:  Chrome, il browser di Google, compie 10 anni