Il Piccolo Principe e l’intelligenza artificiale

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Lo sapevate che ci sono startup guidate da intelligenza artificiale che migliorano l’umore? Psicologi e psichiatri virtuali studiano i comportamenti umani. Immaginate la meraviglia (e anche la sorpresa) di mettere insieme computer science, biologia e psicologia

Ebbene sì. Le startup che si occupano di salute mentale sono il nuovo trend che cavalcheranno i venture capital di tutto il mondo. Pochi conoscono Bo Shao – o meglio – non ancora. Nato e cresciuto a Shangai da una famiglia molto povera, ha vinto decine di concorsi di matematica alle superiori in Cina prima di vincere una borsa di studio completa alla prestigiosa università americana Harvard. Dopo essersi laureato in America e aver lavorato in Boston Consulting Group, è tornato in Cina e si è gettato a capofitto nel fantastico mondo delle startup. Inizialmente, la sua startup andava male (EachNet), ma Bo Shao continuava a rifiutare le continue e redditizie offerte provenienti dagli USA. Passarono quattro anni. E mentre i genitori lo avevano dato definitivamente per matto, EachNet diventava il più grande sito di e-commerce per consumatori cinesi. Ebay acquistò la società per 225 milioni di euro e Bo divenne l’imprenditore cinese dell’anno 2003.

L’AI CHE AIUTA A VIVERE MEGLIO

“Parent Lab” è un progetto di Bo Shao che ha lo scopo di fornire una combinazione di scienza, spiritualità e coaching pratico ai genitori di tutto il mondo. E consiste anche in un’app (Hello Joey) lanciata con l’obiettivo di «aiutare i genitori a diventare genitori migliori e a costruire una famiglia felice e connessa». Ma Shao non si ferma qui. “Conscious Accelerator”, fondo di investimenti filantropico, con 100 milioni di dollari donati da lui, investirà in startup dedicate a ridurre la sofferenza di questo mondo, utilizzando la tecnologia per sviluppare ulteriormente la coscienza dell’umanità. «La sofferenza causata da circostanze esterne come la fame o la malattia è più facile da capire, ma, nonostante il crescente benessere materiale – ha spiegato Shao – molte persone si sentono ancora sole, senza scopo, timorose o arrabbiate. Le statistiche sulla salute mentale sono allarmanti». Il fondo di Shao ha come obiettivo quello di “fare del bene” aiutando gli imprenditori a «costruire aziende che si occupino di disordini mentali e che siano autosufficienti e scalabili». Stanno nascendo in tutto il mondo centinaia di startup di questo tipo. Chatbot guidati da intelligenza artificiale che ci fanno compagnia e ci aiutano a meditare, siti web che ci mettono in comunicazione, in forma anonima, con psicologi e psichiatri robot. Ma il futuro è quello di un’app composta da centinaia di algoritmi guidati da sistemi di intelligenza artificiale in grado di farci da mentor, psicologo e medico. Ho pensato di approfondire questa visione con Arnaldo Giaccio, medico bioenergeta, che vive e lavora a Roma. «Gli attacchi di panico, i mal di testa, le depressioni e altri sintomi psicosomatici sono dei segnali. Come la spia dell’olio di una macchina». L’app dovrebbe così interagire con le parti più profonde di noi stessi. «A cosa ti serve stare male? Questa è la prima domanda che dovrebbe fare lo psicologo virtuale».

Intelligenza Artificiale al #WeChangeIT Forum di Data Manager

L’intelligenza artificiale sarà anche tema centrale dell’evento annuale di Data Manager che riunirà la comunità IT italiana il 21 Giugno all’ UniCredit Pavilion. L’agenda completa e l’opportunità di registrarsi a questo link

CHATBOT PER LA CURA

Più che una chatbot, insomma, l’app dovrebbe riuscire a integrare i dati relativi al movimento e al comportamento senza tralasciare dati quantitativi, come per esempio le analisi del sangue o molecolari. «Non è così complesso dal punto di vista psicologico – spiega Arnaldo Giaccio –. Si tratta di creare uno schema. Per esempio, è facile trovare una tipologia bioenergetica attraverso l’uso delle immagini studiate da un algoritmo. Così come si può partire da quelle immagini e dal movimento per fare ulteriori domande al paziente. Inizialmente, si tratterebbe di tradurre in algoritmi il linguaggio del corpo dell’opera di Lowen».  Queste sono le opportunità, ma i rischi? «Sono sicuro che l’intelligenza artificiale farà delle diagnosi quasi perfette ma il rischio è che potrebbe mettere il paziente in condizioni di dipendenza. In pratica, gli algoritmi decideranno per il paziente. L’intelligenza artificiale dovrà accompagnare il paziente. Questo è davvero importante. Non deve dare indicazioni ma continuare a fare delle domande. Come per esempio: Vuoi uscire? E tu sei libero di rispondere sì oppure no» – conclude Arnaldo Giaccio.

DIAGNOSTICA E BLOCKCHAIN

Accompagnare le persone sapendo quello di cui hanno bisogno. Può farlo – oggi – un essere umano e potrebbe farlo – in futuro – un’app senza essere intrusiva. Ma dal punto di vista meramente scientifico? Sappiamo che i grandi gruppi farmaceutici stanno investendo centinaia di milioni di dollari su soluzioni legate alla blockchain e all’intelligenza artificiale. L’idea è di creare un sistema sostanzialmente impossibile da modificare e sul quale far passare tutti i dati da studiare. Comportamenti, incidenza, malattie, e così via. Attraverso Google Trends possiamo già prevedere l’andamento di una epidemia, ma cosa significherebbe andare nel molto piccolo? Come diceva Arnaldo Giaccio, le diagnosi attraverso l’AI potrebbero essere più accurate ma quello che mancherebbe sarebbe l’aspetto empatico. Scientificamente, bisognerebbe andare nel mondo del molto piccolo, studiando il comportamento delle molecole consolatorie (se ci riferiamo alla depressione) e far analizzare dall’AI il circuito della dopamina, che si attiva quando vogliamo qualcosa. Edoardo Boncinelli, il famoso genetista italiano, spiega che la corteccia anteriore del cervello «ha bisogno di dopamina, ma non la produce». La dopamina viene prodotta nella parte posteriore del cervello e, attraverso una strada, arriva alla corteccia frontale. «Questo è il circuito principale del desiderio. Una grossa delusione produce endorfine, non dormire per un certo tempo produce endorfine. Sono tutti tranquillanti naturali, che in alcuni individui vengono prodotti in modo efficace, in altri in modo lento. È ragionevole pensare che chi si accontenta facilmente, e quindi è più sereno, abbia una struttura psicofisica che contempla un immediato appagamento o una brama non eccessiva. Chi non si accontenta mai ha una struttura psicofisica diversa. Ma, detto questo, che cosa ho ottenuto? Per ora, dobbiamo limitarci a osservare e descrivere, senza capire».

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INVESTIMENTI

Si passa dunque a un sistema sempre più olistico. Basti pensare all’industria dei venture capital. Negli USA, l’ecosistema riflette una varietà e versatilità di elementi. Gli attori dell’ecosistema sono assai diversi ma legati in maniera orizzontale. In Italia, vige la frammentazione. Gli investimenti sul fintech stanno cominciando a scendere e si sta puntando sulla salute. Quella immateriale. E solo l’intelligenza artificiale nel mondo del non visibile a mio parare può dare una mano importante. E riguardo il ritorno degli investimenti? Ovviamente, è sempre questo l’obiettivo, ma per una volta lasciatemi sognare. Ripenso al Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry e al suo incontro con l’uomo di affari che possedeva tutte le stelle. Cosa gli avrebbe domandato la nostra app guidata dall’intelligenza artificiale? «A cosa ti servono? Che te ne fai? Tutto qui»? Sì, proprio come il Piccolo Principe.


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