Per un Manifesto dell’IT Minima

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Un Manifesto dell’IT Minima. Che cosa significa? L’era dei database relazionali è finita. Il cloud non è più una scelta ma una necessità. E lo sarà sempre di più in futuro. Tutta l’IT sta registrando un’accelerazione in questa direzione. Le architetture locali monolitiche ma solide si stanno evolvendo in microservizi decentralizzati. Accelerazione che rischia però di nascondere uno scivolamento, che per qualcuno porta a un degrado, per altri a una progressiva perdita di controllo.

Una preoccupazione che molti CIO condividono e che è emersa a lato della terza edizione del WeChangeIT Forum di Data Manager dedicata all’intelligenza artificiale e di cui vi daremo un dettagliato resoconto con il numero doppio sull’uscita di settembre. Dal buzz al business, c’è sempre uno scarto, un resto che non si può ignorare e su cui c’è molto da discutere. E il richiamo ai fondamentali dell’IT per quanto noioso è doveroso. Sto parlando di backup, disaster & recovery, consistenza dell’infrastruttura, sistemi mirrorati, delivery delle risorse, integrazione, messa a punto e ottimizzazione. In pratica, di tutto quello che ha fatto perdere il sonno alle ultime generazioni di CIO. Un brillante e giovane CIO di un importante realtà industriale che produce sistemi di raffreddamento per il settore delle quattro ruote mi confessava la sua preoccupazione per il ruolo che alcuni vendor stanno assumendo sul mercato: un ruolo che – secondo il CIO – starebbe sistematicamente minando dalle fondamenta tutta l’IT, contribuendo a dissipare il patrimonio di competenze accumulate dall’azienda nel corso degli anni. Certamente, le imprese non sono tutte uguali e neppure i CIO.

In generale, la tendenza è quella di andare verso servizi gestiti da terzi, in molti casi senza capire cosa c’è dietro, per poi un giorno scoprire che un fermo o un disservizio, può mandare al tappeto l’azienda, perché tutte le leve di controllo si trovano altrove. Ma finché si tratta di prendere in modalità as a service – per esempio – le licenze di un CAD e il mio File System resta in casa, non c’è bisogno di preoccuparsi. Ma se si mettono in modalità servizio, soluzioni business critical senza avere la possibilità di verificare la consistenza della loro infrastruttura o effettuare prove di Disaster & Recovery – che cosa succede e a quale rischio posso esporre l’organizzazione? Ecco che il CIO è costretto a diventare esperto di contratti più che di tecnologia. Tra luce e “ombra”, tra protezione del passato e spinta al cambiamento, tra etichette che creano barriere e capacità di problem solving, l’ansia della perdita del controllo, dall’interno delle aziende si sposta anche al di fuori, alla normale comprensione delle cose. In un mondo sempre più complesso, le scorciatoie ci fanno guadagnare tempo, ma non ci aiutano a capire il percorso, né a imparare dagli errori. E oggi, molti si presentano come i paladini della democratizzazione dell’intelligenza artificiale e della crescita delle imprese.

Nel tentativo di destrutturare l’infrastruttura IT per renderla più agile – soprattutto delle imprese di piccole e medie dimensioni, più sensibili alla leva del contenimento dei costi – dobbiamo stare molto attenti a non smantellare risorse e competenze che renderanno l’organizzazione più fr-agile. Se vogliamo trasformare le imprese dall’interno, scomponendole in piccoli servizi, che possono essere scalati senza l’onere dell’infrastruttura, dobbiamo rendere le fondamenta dell’IT più solide e centrali. Dobbiamo essere costruttori di solidità senza stravolgere il DNA delle organizzazioni. Le imprese – come le persone – sono sempre davanti a un trade-off. La scelta definisce chi siamo. La trasformazione delle aziende ha bisogno di velocità e potenza, ma anche di persone e di immaginazione. E per questo – da queste pagine – vorrei lanciare l’idea di un Manifesto dell’IT Minima, ma non nel senso di minimale o residuale, bensì di non negoziabile. Perché all’IT chiediamo di fare molto con poco. Perché più che le infrastrutture legacy, il vero ostacolo è il pensiero legacy in sé che è cross-funzionale e non prevede aggiornamenti. Un invito che rivolgo non solo ai CIO, ma anche ai CEO, ai CMO, ai CFO, ai direttori delle risorse umane e di tutte le altre funzioni aziendali coinvolte e travolte dalla digital transformation. Raccontateci le vostre esperienze e le vostre preoccupazioni. E indicateci i cinque principi base dell’IT che non si possono negoziare in nome della velocità, della flessibilità e del contenimento dei costi.


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Categorie: Professioni ICT