Uno sguardo Agile per capire il passato e progettare il futuro

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Mentre il cambiamento avanza veloce, l’esigenza di creare valore accelerando i processi coinvolge non solo il reparto IT, ma l’intera organizzazione. L’approccio Agile diventa l’alternativa all’innovazione “sequenziale” per un nuovo stile di project management e leadership

“Agile” è sicuramente tra i termini più usati nel 2017. Ed è anche la tipica buzzword che travalica i propri obiettivi con l’uso eccessivo. Ecco perché intraprendere una trasformazione di tipo Agile è più l’eccezione che la regola. È un fatto che l’implementazione di una trasformazione Agile di successo rimane difficile. È vero che cresce il consenso per il cambiamento, oltre che per la necessità di un servizio completo in cui tutte le parti interessate sono ugualmente coinvolte nello stesso processo, allo scopo di creare valore di business più rapidamente. Ma come possono le aziende raggiungere questo obiettivo? E per quali fattori le aziende hanno bisogno di adattare le loro pratiche di tipo Agile?

Cosa è successo nel 2017

Al giorno d’oggi, la necessità di lavorare in modo Agile è molto chiara. C’è una necessità diffusa di co-creazione, e il numero di richieste di aziende che intendono intraprendere una trasformazione Agile aumenta rapidamente. Le nuove tecnologie e le innovazioni si evolvono rapidamente, quindi è importante che le organizzazioni siano in grado di fornire prodotti in tempi rapidi. Se ci si trova in un’azienda incapace di rispondere alle innovazioni ora e in futuro, allora si avrà difficoltà a sopravvivere. La metodologia Agile si sta sviluppando da tempo. La nascita di alternative all’approccio sequenziale tradizionale, quello consecutivo, risale a decenni fa. Nel 1990, alcuni esperti hanno approfondito ulteriormente i diversi metodi di lavoro. Con diciassette esperti abbiamo condiviso tutte le nostre esperienze che, una volta combinate, hanno formulato il Manifesto Agile. Nei Paesi Bassi, la metodologia DSDM è stata ampiamente applicata nella seconda metà degli anni Novanta. Poco dopo aver scritto il Manifesto nel 2001, XP si fece avanti con forza, e successivamente fu la volta di Scrum. Dal 2003, la metodologia Agile sta gradualmente attirando l’attenzione. Da circa cinque anni, il concetto di interazione Agile viene applicato su larga scala al di fuori del circuito IT. Non solo il reparto IT ha iniziato a lavorare in modo diverso, ma l’intera azienda ha dovuto essere rivista per sfruttare tutti i vantaggi del funzionamento di Agile. Nel 2017 si sono fatte avanti molte opportunità per le aziende in questo ambito, e sono state identificate tre tendenze principali.

Dall’Agile scalato a quello corporate

Alcuni anni fa, i principi Agile venivano applicati principalmente all’interno dei team, mentre oggi l’attenzione si è spostata sull’interazione tra i diversi team. Nei programmi, questo movimento è iniziato con il termine “scalabilità”. Per un numero crescente di team, nasce la necessità di coordinare le attività tra i team Agile: se non vi è alcun coordinamento, potrebbero esservi attriti. La sfida per il 2018 è quella di integrare la cooperazione dell’intera organizzazione. In questo modo, il lavoro Agile può essere implementato sulla base del concetto di erogazione di un servizio completo, che lo rende un modello Agile di tipo corporate. Con questo servizio completo è importante che tutte le parti interessate lavorino insieme sullo stesso progetto dall’inizio del processo in poi. Un esempio frequentemente usato è la produzione di un gioco di Monopoli. Progettisti e uomini del marketing iniziano subito con il gioco da tavolo e non coinvolgono l’ufficio legale fino a quando il gioco da tavolo non è finito. Nel frattempo, gli errori di tipo giuridico non vengono notati, facendo sì che il gioco passi direttamente nella spazzatura: l’intero processo può ricominciare da capo. Ciò avrebbe potuto essere evitato coinvolgendo tutte le parti interessate dall’inizio del processo, realizzando un approccio di tipo completo. Disciplinando i rituali di interazione di tipo Agile, si coglie uno dei driver di questa metodologia: prevenire i ritardi. Chiunque abbia il controllo (anche di un solo aspetto) del prodotto deve rimanere coinvolto: analisti, sviluppatori, utenti, avvocati, operatori di marketing, designer e così via.

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Il management risvegliato

Il management e i membri del consiglio di amministrazione sono sempre più consapevoli della necessità di integrare tutti gli stakeholder in un unico processo. Se il management e i membri del consiglio di amministrazione comprendono l’utilità di coinvolgere tutte le parti interessate, ciò si traduce in una consegna più veloce di prodotti o servizi. Finalmente dal 2017 operare Agile non è più visto come un compito dell’IT, ma qualcosa che deve essere fatto insieme. Evviva! Insieme al crescente numero di applicazioni per le trasformazioni Agile, il numero di coach Agile è aumentato. Un problema comune a questi coach, sul quale devono prestare attenzione, è che loro stessi non rientrano nei metodi sequenziali tradizionali. I coach Agile che eseguono trasformazioni Agile, ma non agiscono in questa modalità, sono un esempio pogo gradevole, e questo succede davvero! È compito dell’allievo Agile non solo proteggersi contro i vecchi principi e affrontarli con il classico comportamento di resistenza, ma farlo specialmente per il cliente della trasformazione, interno o esterno. Una dei nostri senior coach ha notato di recente questa necessità: era sorpresa che il management chiedesse a gran voce la trasformazione, ma quando poi è arrivata non volevano trovare il tempo per il cambiamento e ricadevano nei loro vecchi comportamenti. Che spreco! La crescita di coach Agile non deve essere solo nei numeri: la qualità deve essere mantenuta e monitorata. E non solo nei team, ma anche e specialmente a livello di governo delle organizzazioni. La leadership Agile è un fattore essenziale per il successo, nel quale conta il role model.

I vecchi paradigmi di lavoro sono ancora lì

Nonostante la consapevolezza, il modo tradizionale di lavorare nel 2017 sembra essere ancora osservato. A mio parere, ci sono solo poche organizzazioni che sanno come applicare i principi Agile nel modo giusto. La causa sta nel fatto che in tutto il mondo le persone hanno l’abitudine di pensare in modo sequenziale. Ciò significa che sono abituate ad agire passo dopo passo, e questo si traduce in organizzazioni che pianificano ancora determinati passaggi per testare, integrare e accettare un prodotto o una soluzione dopo che sono stati sviluppati. Non c’è spazio nello scenario di mercato di oggi per persone e organizzazioni che continuano a pensare e lavorare in questo modo. Che lo vogliamo o no, il time-to-market sarà il differenziatore nei prossimi anni. I paradigmi scompaiono solo quando i principi Agile vengono applicati correttamente. Le persone dovrebbero avere il coraggio di gettare a mare i loro principi radicati e utilizzare i principi del lavoro Agile nell’attuale ambiente di lavoro. Qui la cultura avanzata, che è determinata dalle persone e dal loro comportamento, è essenziale. Ci sono persone che vogliono vedere opportunità e persone che escogitano argomentazioni contrarie. Ogni “sì, ma…” suggerisce un vecchio paradigma. Non c’è tempo per argomenti contrari, perché ora c’è uno spirito del tempo che richiede reazioni adeguate e rapide. Qui c’è un ruolo importante per i coach: è importante che questi abbiano un background comportamentale e, come tali, partecipino alla competizione Agile, distinguendosi così dai praticanti Agile. Anche i coach hanno davvero bisogno di volere il cambiamento come traguardo, perché fa una grande differenza se qualcuno si allena da solo o fa parte di una trasformazione mirata: il coaching rende qualcuno migliore in quello che fa, e la trasformazione non porta solo cambiamenti all’interno dei team ma all’intera organizzazione.


Arie van Bennekum

Co-autore del Manifesto Agile e ancora molto attivo nell’area dello sviluppo di soluzioni Agile dove opera da circa venti anni. Esperto di Agile Project Management, facilitazione del team e coinvolgimento dell’utente. È un pragmatico che incorpora il suo pragmatismo nella struttura, nella disciplina e nel buon senso. Credere nel team, facilitarlo a ottenere il massimo con il coinvolgimento dell’utente finale è il suo focus quando parla, presenta, dimostra e insegna Agile. È presidente dell’Agile Consortium International.

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Arie van Bennekum presenterà a Roma per Technology Transfer il seminario “Agile Project Management con Certificazione” il 29-30 novembre 2018.


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