Fondazione Bruno Kessler, l’AI human aware

Fondazione Bruno Kessler, l’AI human aware

Artificial intelligence (AI), machine learning e deep learning sono le parole del momento. Il 56% delle grandi imprese italiane ha avviato progetti di AI (il 70% in Francia e Germania). Ogni compito ripetitivo basato su pattern, anche se sembra creativo, potrebbe essere svolto dall’AI.

La digitalizzazione però, lo abbiamo già scritto in queste pagine, non è questione strettamente tecnologica, ma strategica, implicando una trasformazione radicale del modo di fare impresa, dei modelli di business, delle competenze, dei modi di concepire ed erogare i servizi, dei modi di lavorare. Per indirizzare le strategie occorre una profonda comprensione di come persone e tecnologie possono lavorare bene insieme. Per abilitare nuove competenze ma anche un mindset adeguato e aperto al nuovo, a tutti i livelli dell’organizzazione. Ma come si può far fiorire questa nuova collaborazione uomo-macchina? Abbiamo girato la domanda ad Alessandro Dalla Torre, responsabile risorse umane della Fondazione Bruno Kessler.

VERSO UN NUOVO MONDO

Una premessa: «A me piace pensare all’AI come a un paradigma di molteplici transizioni tra presente e futuri possibili» – spiega Alessandro Dalla Torre. «La storia dell’evoluzione umana e dell’universo non può essere ridotta a soli modelli deterministici o probabilistici dove le relazioni tra input e output si propongono sempre in modo trasparente. Da questo punto di vista, l’AI apre una stagione di applicazioni tecnologiche e di conquiste cognitive solo pochi anni fa inimmaginabili, caricandosi di una missione estrema che consiste nell’esplorazione di un mondo nuovo, caratterizzato da incertezza e complessità. L’AI può essere un’opportunità che ci aiuta a capire di più il mondo e che, quindi, può aiutarci a cambiarlo in meglio».

LA SFIDA DELLA COMPLESSITÀ

Nata per studiare i fondamenti teorici alla base della conoscenza e del ragionamento umano e per costruire sistemi computerizzati in grado di risolvere problemi ed effettuare ragionamenti tipici dell’essere umano – spiega Dalla Torre – «l’AI delle origini era oggetto di simulazioni in ambiti ristretti e veniva organizzata per domini verticali separati fra loro. Per esempio, la rappresentazione della conoscenza e del ragionamento basata su deduzione automatica, la pianificazione automatica, i modelli cognitivi di elaborazione del linguaggio naturale, la visione artificiale, il riconoscimento del parlato». La transizione a una fase più compiuta si realizza – «quando i fondamenti teorici dell’AI e i suoi domini vengono applicati a problemi del mondo reale e secondo un approccio metodologico di forte integrazione. È in questa transizione che l’AI prende la strada dell’interazione con le persone e con l’ambiente circostante e scala quell’inedito livello di complessità rappresentato dalla sfida del riconoscimento reciproco e della collaborazione». A questo punto – «la sua missione non è più solo quella tecnica di replicare funzioni tipiche dell’intelligenza umana ma diventerà quella “antropotecnica” di interagire con l’uomo tenendo anche conto delle caratteristiche, cognitive ed emotive, di quest’ultimo. La forte interazione uomo-macchina, arricchita da sensori sempre più efficaci e da una potenza computazionale senza precedenti, realizza la sua apoteosi nelle tecniche di apprendimento automatico basato su diversi strati gerarchici di rappresentazione: da qui l’AI rivela la cifra della sua irriducibilità alla sola tecnologia, aprendo a nuovi orizzonti evolutivi».

TRANSIZIONE E INTEGRAZIONE DEI SAPERI

Ente di ricerca al top in Italia, classificata al primo posto per l’eccellenza scientifica nelle aree tematiche dell’informatica, della storia e della sociologia e per l’impatto economico-sociale dalla più recente misurazione dell’ANVUR, la Fondazione Bruno Kessler nasce negli anni 60 come incubatore dell’Università di Trento e si sviluppa puntando sull’integrazione del sapere tecnico-scientifico e di quello delle scienze umane e sociali quale approccio metodologico decisivo rispetto al tema della complessità e della transizione. «Grazie a questo approccio – sottolinea Dalla Torre – la Fondazione si distingue nel tempo quale attore del cambiamento territoriale in diversi passaggi: prima dall’economia rurale a quella industriale; e poi dal terziario all’economia circolare e della conoscenza. In tutto questo, il driver dell’AI e dell’integrazione dei saperi ha fatto la differenza in una logica di continuo adattamento alla domanda di benessere e di futuro».

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INTELLIGENZA ARTIFICIALE AL BIVIO

Le tappe dell’evoluzione dell’AI sono segnate quindi dalla variabile della sua relazione con l’uomo e con l’ambiente. «Oggi, questa variabile – sostiene Dalla Torre – è sottoposta a forze non sempre convergenti che vanno ben comprese e governate. Urge dotarsi di nuove competenze adattive in grado di trasformare l’AI in un’effettiva occasione per soluzioni cognitive e operative più efficaci ed efficienti. Queste nuove competenze hanno nella concretezza della relazione uomo-AI la loro fonte. Una fonte che va presidiata da principi ispirati alla dignità dell’uomo, dall’accettazione consapevole della dimensione della complessità e da sistemi di sapere interdisciplinare».

LA VISIONE DELLA FONDAZIONE E IL CAMBIAMENTO

Rispetto a questo scenario, la Fondazione lavora per un’intelligenza artificiale capace di assicurare un impatto economico e sociale misurabile soprattutto sul terreno dei benefici alle persone. «Un’AI human aware – afferma Dalla Torre – cioè consapevole dei bisogni dell’uomo». Nelle linee programmatiche del suo Piano strategico 2018-2027, che traguarda volutamente l’orizzonte temporale del Programma Quadro Horizon Europe, la Fondazione – «sta disegnando un’AI che renda le città e i territori più vivibili e sicuri; che aiuti a vivere sani stili di vita e a prevenire le malattie; che consenta a macchine e persone di lavorare insieme in contesti più produttivi e sicuri ma anche più piacevoli e vivibili; che tuteli e valorizzi le risorse naturali, ottimizzando la gestione dell’energia. Questa visione si concretizza sia attraverso l’integrazione di conoscenze e discipline diverse tra loro, sia attraverso una forte interazione fra ricerca, impresa, istituzioni politiche e realtà associative. Tutti questi soggetti sono chiamati a co-progettare e realizzare soluzioni sperimentali e innovative in contesti di living lab aperti e certificabili». Alla funzione delle risorse umane il compito di accompagnare il cambiamento investendo su competenze adattive e su condizioni di contesto abilitanti rispetto alle quali il valore del capitale umano trova nell’AI un fattore moltiplicatore decisivo.

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Sonia Rausa – AIDP


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