Mead, 25 anni di sicurezza IT

Partita nel 1994 da Reggio Emilia, oggi conta oltre 100 risorse e clienti di livello enterprise. L’arrivo del 5G e la diffusione dei sensori IoT ampliano il raggio di azione del system integrator con una suite di servizi studiati per una governance più efficiente della sicurezza a 360 gradi

Mead è una società attiva nel campo dell’ICT, cento per cento italiana. Nata nel 1994, festeggia quest’anno i suoi primi 25 anni di storia. Non pochi, per chi opera in un settore altamente competitivo e sfidante, i cui trend spingono molti attori ad ampliare la propria offerta, ma non sempre in modo coerente. Invece, i numeri di Mead raccontano un’altra storia, fatta di solidità, competenze e crescita. Un traguardo tutt’altro che scontato. Nel giro di qualche anno – infatti – la società ha praticamente raddoppiato il suo organico, arrivando a cento collaboratori, dislocati per le sedi di Reggio Emilia, Milano, Roma e Venezia. Nel suo ruolo peculiare di facilitatore, l’aiuto che Mead può dare si staglia in tutte quelle situazioni in cui parliamo di IT e sicurezza informatica, ad ampio respiro. Ecco allora il risk management, la consulenza legale, la normativa, la revisione dei processi e la formazione del personale. Per capire meglio presente e futuro del gruppo, abbiamo fatto due chiacchiere con il presidente Franco Oleari e con Fabio Tolomelli, responsabile headquarter di Mead.

«Siamo nati con la spinta della passione per la tecnologia. Nel 1994, internet in Italia non era di certo ciò che rappresenta oggi. Nell’approccio al mercato, abbiamo fatto scelte lungimiranti. Partiti quindi con le reti LAN, siamo arrivati a coprire le esigenze del mondo della sicurezza, scegliendo brand emergenti e servendo imprese di ogni tipo» – spiega Oleari. Connettività e sicurezza sono aspetti profondamente correlati. La passione e la competenza con cui Mead ha svolto il proprio lavoro, soprattutto nei primi cinque anni di attività, ha permesso di fidelizzare il proprio target di riferimento e di studiare le esigenze dei clienti in ambito security. Naturale la volontà di spingersi all’intera protezione dei perimetri aziendali digitali, fino a occuparsi di intervenire anche in caso di guasti o di veri e propri attacchi informatici.

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L’approccio al mercato

Come system integrator, Mead si basa su uno schema organizzativo snello e concentrato sull’operatività, con un focus rilevante sulla ricerca e sviluppo. «Solo in questo modo, possiamo rispondere in maniera innovativa alle esigenze di business del mercato enterprise e della PA, puntando al raggiungimento di risultati che si traducono in vantaggio competitivo» – afferma Oleari. Forte di una squadra di professionisti con varie competenze in ambito network design, system & network management, support, system administration, security, unified communication & collaboration, Mead si pone come enabler nella migrazione dei processi aziendali verso i nuovi modelli di lavoro al fine di aiutare i clienti a convogliare correttamente i flussi della trasformazione digitale. Vale la pena ricordare che la società non realizza applicazioni ma progetta servizi, anche iperconvergenti, fondati sull’assunto di “security by design”.

Fabio Tolomelli, responsabile headquarter di Mead

Come ci spiega Fabio Tolomelli, Mead è partner certificato per le tecnologie di Extreme Networks, Fortinet, Citrix, Trend Micro, Nutanix, Mitel, NetApp, Microsoft, VMware, Veeam e BlueCoat. Inoltre, la società possiede le competenze per operare sulla maggior parte dei sistemi di network e security presenti nelle aziende. Tra le varie business unit, quella di UCC è al servizio di clienti importanti, pubblici e privati, anche a livello internazionale, con un approccio che mira non alla sola fornitura della soluzione ma anche alla gestione dell’impianto, così da renderlo affidabile e resiliente. «Questo modello operativo – continua Tolomelli – ci ha consentito di aprirci a nuove possibilità, seguendo strade differenti dai temi della classica sicurezza informatica, integrando proprio procedure di collaborazione estesa e funzionale». L’altra business unit che assumerà un ruolo sempre più centrale nei piani futuri di Mead è quella specializzata in cybersecurity, che si contraddistingue per l’approccio multidisciplinare e la collaborazione non solo di tecnici ma anche di professionisti come gli auditor che hanno il non semplice compito di andare oltre i tecnicismi, anche normativi, per far passare i messaggi sulle valutazioni di rischio a 360 gradi. Tutto ciò per costruire procedure di intervento coerenti, che non rivoluzionino tanto i sistemi delle società ma il modo in cui esse lavorano, verso un’evoluzione della cultura aziendale. Per questo, la parte centrale del lavoro che stiamo portando avanti è fortemente improntata alla realizzazione di soluzioni di tipo sartoriale, tagliate – per così dire – sulle specifiche esigenze di mercato e sulle necessità di business».

Il traguardo dei 25 anni

Nel 2019, Mead ha spento 25 candeline. Un momento per festeggiare ma anche per disegnare un futuro in cui crescerà la competitività in maniera direttamente proporzionale alle nuove sfide del mercato. Pensiamo all’arrivo del 5G, ai benefici che comporterà ma anche ai problemi di sicurezza. «Ampliando le opportunità di connessione e di trasferimento dei dati, terzi incomodi avranno una superficie di attacco esponenzialmente maggiore, tale da creare minacce in punti ora privi di problematiche» – spiega Tolomelli. Un esempio per capire la portata dei pericoli, che non sono solo teorici, può essere quello degli attrezzi di fitness che già adesso permettono di conservare i dati sull’allenamento e che domani potrebbero essere un repository sullo stato generale di salute. «Ogni nuova tecnologia richiede di ripensare anche il contesto di utilizzo e se necessario anche il perimetro di protezione dei dati, nel rispetto della privacy» – afferma Tolomelli.

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In un settore fin troppo affollato dai grandi system integrator, come si distingue Mead dai competitor? A risponderci è il presidente Franco Oleari: «Come azienda strutturata, siamo prevalentemente formati da personale tecnico e questo ha fatto di Mead un interlocutore di alto livello, con un know-how avanzato, con cui parlare di temi complessi ma pienamente calati nella realtà. Così abbiamo raggiunto nomi importanti del mondo enterprise, anche facendo rete con quelli che dall’esterno vengono considerati concorrenti e che invece ci supportano secondo una logica di ecosistema in iniziative più ampie, che necessitano di una completezza che da soli non sempre soddisfiamo. Non a caso, nel nostro percorso ultra ventennale, abbiamo cambiato pelle diverse volte. Il motivo è che così come evolve il settore della sicurezza, devono cambiare le competenze che integriamo. Ed è una delle qualità che i clienti ci riconoscono, soprattutto se al loro interno mancano delle professionalità idonee a seguire i contesti legati all’IT e alla cybersecurity. E non è detto che aree simili siano una competenza esclusiva dei CIO, anzi quando è necessario studiare meglio gli aspetti strategici del business, le risorse dedicate alla difesa diventano essenziali».

Il ruolo della consulenza

Il tema del controllo completo delle vulnerabilità per una migliore governance della sicurezza è stato al centro di un meeting informale a fine settembre. Un’occasione per ricordare i 25 anni di attività e per discutere di strategie e scenari futuri. Anche il 5G torna centrale quando si parla di sicurezza e c’è in gioco il monitoraggio del falsi positivi. Mead si avvale non solo di un centro attivo 24/7, con un supporto sempre disponibile, ma anche di una struttura rivolta al monitoraggio per dare ai clienti una risposta continuativa alle varie esigenze. «Del resto – afferma Franco Oleari – gli attacchi non riposano mai e per noi l’assistenza è un asset strategicamente rilevante. L’aumento dei sensori nelle smart city si tradurrà nell’esigenza di un controllo più efficiente e nella predisposizione di piani di gestione intelligenti, in grado di mitigare il rischio ma senza ridurre il vantaggio della tecnologia».

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