L’AI come il vaccino antipolio? Il futuro della medicina data driven

L’AI come il vaccino antipolio? Il futuro della medicina data driven
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Dal vaccino di Salk alla medicina di precisione. Dalle riflessioni di Tiziano Terzani alla startup di un giovane medico molisano che utilizza gli algoritmi di intelligenza artificiale per leggere gli insights nascosti negli esami dei suoi pazienti

Sono le malattie a causare la morte o è la morte a causare le malattie? Tiziano Terzani se lo chiedeva spesso prima di morire di tumore e non riusciva proprio a dare una risposta a questa domanda. Nel suo ultimo libro “Un altro giro di giostra”, il grande giornalista raccontava il suo viaggio interiore e non alla ricerca di una cura. Riflessioni sul senso della vita e la paura della morte che però restavano sempre sospese da un punto interrogativo. L’intelligenza artificiale può darci delle risposte? Incuriosito dall’attività imprenditoriale del giovane medico molisano Federico Cutrone, che non è solamente un medico, ma anche il fondatore di una startup biotech, ho provato a girargli la domanda. Ma prima di rispondermi, Federico ha voluto raccontarmi una storia.

«Meno di un secolo fa, era possibile morire per una semplice infezione che oggi si previene con un semplice vaccino. Immaginate di tornare indietro di settant’anni, di essere bambini e giocare tranquillamente con gli altri amici all’aria aperta» – racconta Federico Cutrone. «Siete felici, nel senso più intimo del termine, ma un giorno iniziate a sentirvi stanchi, sempre di più; le gambe soprattutto, fanno male, quasi non rispondono ai vostri comandi, non si muovono come vorreste e dovete fare il doppio della fatica dei vostri amici per fare la metà della strada. Lo confidate alla mamma, che preoccupata vi porta dal dottore. La diagnosi non lascia scampo: avete la poliomielite e vi sta colpendo dall’interno. Nella migliore delle ipotesi, avrete una paralisi permanente a uno o più arti, sempre se riuscirete a sopravvivere. Davanti a voi, si prospetta un lunghissimo periodo nel cosiddetto polmone artificiale, un respiratore a pressione negativa in cui verrete rinchiusi lasciando solo la testa all’esterno e che respirerà al vostro posto. Perché la poliomielite è una malattia molto grave causata da un virus tremendo che colpisce i nervi e provoca la paralisi; ma la mente funziona, comprende quello che sta succedendo, sente di non aver più nessun controllo sul corpo che abita. Fino a quando non si paralizzano anche i muscoli del diaframma; vorreste respirare ma la gabbia toracica non si muove, i polmoni non si espandono, l’aria non entra; vi prende il panico, cercate di affannarvi per respirare e poi di colpo il buio eterno».

EVIDENZE E CORRELAZIONI NASCOSTE

Il racconto di Federico Cutrone mi ha spaventato. Non gli ho detto che sono ipocondriaco. E così gli accenno un sorriso. Lo scopo non è impressionare ma trasmettere un messaggio: «Una malattia tremenda come questa è stata sconfitta. Tutto può essere sconfitto. La medicina si pone sempre nuovi obbiettivi per allungare la vita e renderla degna di essere vissuta. Il vaccino antipolio di Salk è stata una rivoluzione in campo medico e per l’umanità intera. Questo avveniva nel 1962. Oggi, ci troviamo davanti a una nuova rivoluzione, quella dell’intelligenza artificiale». La medicina moderna, vive di algoritmi, di formule, di Big Data. La nostra è una Evidence Based Medicine – continua a spiegare il giovane medico molisano. «È una medicina che ha cambiato il modo di curare le persone. Siamo passati dalla cura del sintomo alla prevenzione del rischio di sviluppare una malattia. Oggi, non cerchiamo di curare i malati ma i sani o per meglio dire cerchiamo di scoprire con largo anticipo i nostri futuri pazienti e mettiamo in atto una serie di accorgimenti, farmacologici e soprattutto di stile di vita, atti a ritardare il più possibile l’insorgenza della patologia». L’obiettivo di curare i sani mi fa tornare in mente l’incontro di Terzani con il medico anticonvenzionale “Mangiafuoco”, il medico per i sani.

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Ma torniamo a noi. E alla ragione che mi ha portato a intervistare Federico Cutrone. Se vi chiedessi qual è la prima causa di morte nel mondo, che cosa rispondereste? Cancro? Malattie neurodegenerative? Infezioni? «La verità – spiega Federico – è che dall’avvento degli antibiotici che hanno eliminato la maggior parte delle morti su base infettiva, il titolo di “triste mietitore” è passato di diritto alle malattie cardiovascolari, una su tutte, l’infarto acuto del miocardio». Ma allora perché sono quasi 100 anni che l’infarto la fa da padrone tra le cause di morte, e non si riesce a contrastare questo primato in maniera efficace? Secondo Cutrone, le motivazioni sono fondamentalmente due: «In primis, l’infarto è immediato, e in secondo luogo è incredibilmente difficile da predire perché nella maggior parte dei casi non dà segni premonitori chiari. Quanti di voi hanno perso un parente, un amico, un conoscente a causa di un infarto? La frase che sentiamo sempre è: “L’ho visto proprio ieri e stava benissimo, non me lo sarei mai aspettato”. Nessuno si aspetta di avere un infarto. Nessuno ci pensa e purtroppo in pochi fanno una vera prevenzione tramite alimentazione e stile di vita. Durante i miei anni di studio – afferma Cutrone – ho capito una cosa: tutte le malattie hanno una base fisiopatologica, un inizio, un’evoluzione e una fine. La medicina può agire sia sulle cause sia sulle fasi successive della malattia, il problema è che esistono malattie che si manifestano in una fase precoce e malattie che si manifestano quando ormai è troppo tardi, come l’infarto acuto del miocardio. In realtà, anche l’infarto ha un timing lunghissimo, di 20 o 30 anni».

VERSO LA MEDICINA PERSONALIZZATA

In che modo può aiutarci l’intelligenza artificiale? «Immaginate di andare dal vostro medico di famiglia – spiega Federico Cutrone – e di fare la solita visita di controllo o semplicemente di essere andati a far vedere gli ultimi esami del sangue o l’ultimo ECG che avete fatto. Siete andati lì per aggiornare la cartella clinica. Il vostro medico si spenderà in tutte le solite raccomandazioni ma questa volta vi dirà di mangiar sano e fare sport, altrimenti avrete un infarto entro due anni. A queste parole, la vostra mente si mette in allarme, non potete rimandare il problema e affrontarlo magari fra 10, 20 o 30 anni. Sapete che c’è una contingenza e che se non volete morire, dovete iniziare a rigare dritto da oggi stesso. Inoltre, il vostro medico che a questo punto sa con certezza quale sia il vostro rischio, vi prescriverà una serie di esami e di farmaci per aiutarvi a tornare in uno stato di salute quanto più fisiologico possibile. È qui che l’AI si dimostrerà fondamentale, come fondamentale è stato il vaccino antipolio, leggendo i segnali nascosti nei tanti dati che il nostro paziente ci fornisce, e scoprendo micro-pattern che si associano a un aumentato rischio». E questo è quello che Federico Cutrone sta cercando di fare con la sua startup, partendo dalla lettura e dall’interpretazione dell’ECG e integrando un po’ alla volta gli esami del paziente per consentire all’intelligenza artificiale di avere una visione di insieme. Così da accendere, con larghissimo anticipo, campanelli d’allarme nella mente del medico, e modulare terapia, dieta e stile di vita direttamente sul paziente, creando finalmente una medicina personalizzata. Del resto, non è forse vero che il segreto non sta nella soluzione, ma nel processo che ha occupato la mente? Anche questo diceva il saggio Tiziano Terzani. E aggiungo – però – una “mente artificiale”.

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