Nutanix, tutto il “buono” che c’è dietro il cloud ibrido

Nutanix, tutto il “buono” che c’è dietro il cloud ibrido
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Sammy Zoghlami, senior VP EMEA di Nutanix, fa il punto della situazione sull’andamento delle aziende tra cloud pubblico, privato, on premise. Una questione di costi? O c’è dietro altro?

Le previsioni Nutanix per il 2020: cloud ibrido, blockchain, IoT, sottoscrizioni e abbonamenti che fanno tanto bene al portafoglio delle aziende. Abbiamo incontrato Sammy Zoghlami, senior vice president EMEA di Nutanix, per fare il punto della situazione sulle previsioni di inizio d’anno e sulle tematiche strategiche che hanno visto la società protagonista. Il dibattito tocca cloud pubblico, privato, on premise con le relative conseguenze e considerazioni che ruotano attorno alla duplice necessità: risparmiare sui costi e la certezza di avere a portata di mano tutte le informazioni che servono.

SI ALZA IL SIPARIO SUL CLOUD IBRIDO

Secondo Zoghlami la strategia che sta dietro allo spostamento delle applicazioni in cloud è figlia del potere contrattuale e della capacità di negoziare sul prezzo. In secondo luogo, e non è scontato, ci sono molte aziende che non amano migrare tutto in cloud, altre che amano il cloud pubblico. Posto dunque che la conformità di trattamento sia conclamata, le aziende stanno iniziando a fare i conti. «Tenere in auge un’applicazione in cloud all’interno dell’azienda 24 ore su 24, sette giorni su sette è assolutamente una buona cosa ma è irrealistico se si prendono in considerazione i costi. È più corretto pensare a un equilibrio». Il cloud ibrido rappresenta il punto di equilibro per avere scalabilità di prestazioni e controllo dei costi grazie a un approccio mirato alle licenze. «Si parla molto di CaPex e OpEx» – spiega Zoghlami. «È il cliente a decidere, in anticipo, come e dove distribuire le applicazioni. La nostra migrazione al modello subscription per le licenze offrirà un vantaggio competitivo: la redistribuzione delle licenze – on premise o in cloud – porta lo stesso servizio e offre maggiore elasticità perché non si tratta di riacquistare nuove licenze, ma di viaggiare sull’onda del cloud ibrido».

POTERE DELLA BLOCKCHAIN

Secondo il co-fondatore e CEO di Nutanix, Dheeraj Pandey, la blockchain trasformerà le transazioni digitali. Nel corso del 2020, sempre più aziende adotteranno la blockchain per le transazioni digitali grazie alla capacità di ridurre gli errori e migliorare l’efficienza complessiva. Ottimizzando le transazioni, la blockchain aiuterà le aziende a diventare più efficienti e ad aumentare il valore per i clienti. «Abbiamo già progetti in Europa con alcune banche in ambito blockchain – continua Sammy Zoghlami – e ci rendiamo conto che per gli istituti bancari tali servizi rappresentano un caso d’uso mission critical. Ancora limitato in termini di numero di progetti, ma sicuramente in crescita. Si tratta inoltre di un’opportunità per le banche di abbandonare il mainframe. È molto difficile per gli istituti di credito migrare al di fuori degli ambienti legacy – spiega Zoghlami – e, quindi, con la blockchain si apre per loro l’opportunità per ricominciare dall’inizio con un nuovo tipo di servizio basato su una infrastruttura moderna che consentirà maggiore elasticità. In futuro, ci aspettiamo dai protagonisti dell’e-commerce un’adozione molto rapida di tale tecnologia».

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CAMBIO DI ROTTA

Il modello subscription potrebbe diventare la norma per i cloud vendor – affermano i vertici Nutanix e lo conferma anche Zoghlami. «Il mondo si sta spingendo sul modello delle licenze in abbonamento, utili e convenienti, applicate a modelli d’impresa basati su progetti flessibili e sperimentali, tali per cui, qualora fallissero, sarebbero in grado di essere ripristinati in una nuova modalità. Vedo sul mercato un cambiamento di rotta. Il modello dell’abbonamento è interessante perché consente loro di provare, sperimentare e interrompere senza troppi sprechi».

Zoghlami mette nella rosa dei paesi a più forte intensità di adozione del cloud anche l’Italia oltre alla Francia e al Regno Unito, mentre la Germania è ancora qualche passo indietro. «In Italia, le aziende sono ben informate su cosa significhi migrare, sui contratti per la tecnologia richiesta e per i relativi costi. Un tempo la logica era di trasferire tutto su cloud pubblico, oggi le aziende hanno quella giusta maturità per prendere davvero una decisione equilibrata».