Red Hat, le prospettive del mondo Kubernetes

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Natale Vinto, Principal Product Marketing Manager di Red Hat OpenShift, racconta i vantaggi e le novità della piattaforma leader nel mondo open source

Il software open source ha preso notevolmente il largo. Gran parte del merito va a Kubernetes, che rappresenta la piattaforma di riferimento per la gestione del ciclo di vita delle applicazioni moderne in container. Un esempio? Web app bancarie, siti di e-commerce, sistemi di rete critici, dispositivi IoT e così via. Avendo a che fare con app appunto “containerizzate”, il lato positivo è la possibilità di impacchettare i singoli software in modo che vengano eseguiti in maniera ottimizzata, in termini di risorse. Rappresentando un’alternativa agile alla virtualizzazione, una delle compagnie che ha, da tempo oramai, puntato sul mondo Kubernetes, è Red Hat.

«Ci sono diverse ragioni per credere davvero nel potere applicativo e adattativo di Kubernetes» ci spiega Natale Vinto, Principal Product Marketing Manager di Red Hat OpenShift. «Secondo un report della CNCF, nel 2019 c’è stato un incremento del 78% di aziende che usano la metodologia in produzione, ossia per la fase cardine del ciclo di vita del loro prodotto. Le applicazioni moderne, in container, sono riconosciute non a caso come “cloud native”, perché capaci di essere ubique, portatili, ed eseguibili ovunque. Kubernetes, supportando tale qualità “ubiquita”, realizza il sogno di ogni sviluppatore: automatizzare le operazioni, dare un servizio di qualità e un rilascio più veloce del progetto».

Natale Vinto, Principal Product Marketing Manager di Red Hat OpenShift

In un campo, quello dell’IT, che procede speditamente verso l’innovazione, il ruolo che Red Hat svolge nel segmento del cloud native si chiama OpenShift. Quest’ultimo supporta piattaforme tradizionali, native del cloud appunto, e avanzate, da gestire sia sull’Edge che in Data Center e soluzioni cloud ibride. «Più di 2000 clienti hanno scelto Red Hat OpenShift, tra cui Poste Italiane, solo l’ultima delle organizzazioni in ordine temporale che ha trasferito la propria operatività su infrastruttura open source».

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Ma perché i clienti scelgono una soluzione del genere? Secondo Vinto, il punto centrale è nella possibilità di fornire un’esperienza di livello enterprise, unificata su tutti i cloud e in grado di creare valore per gli sviluppatori. Del resto, Red Hat ha sposato sin dal principio Kubernetes, agli albori della sua formazione, portandolo, di fatto, al consolidamento che si evince oggi. Durante KubeCon 2020, la conferenza ufficiale di Kubernetes promossa da CNCF (Cloud Native Computing Foundation), Red Hat (Diamond Sponsor dell’evento) ha portato la propria esperienza sul campo, annunciando nuove funzionalità del software.

Il 17 agosto, per il primo appuntamento solo virtuale (per i conosciuti limiti imposti dall’emergenza sanitaria) sono stati oltre 18mila i partecipanti, che hanno assistito agli annunci del gruppo, utili ad ampliare le opportunità per sviluppatori e IT manager. Parliamo quindi dell’apertura all’Edge con le tecnologie di automatizzazione, che rendono Red Hat una piattaforma di grado enterprise ancora maggiore. Ma anche l’arrivo di un controller unico per gestire la virtualizzazione delle app cloud-native, una comodità assoluta in un mondo che vede sempre più un carattere ibrido nello sviluppo dei progetti e, soprattutto, nel loro utilizzo da parte degli utenti. Ed infine, il lancio di Red Hat Advanced Cluster Management for Kubernetes, uno strumento per la gestione multi-cluster e multi-cloud di Kubernetes.