#HabemusPapam: il rito del Conclave al tempo di Twitter

Per la prima volta Twitter ha raccontato in diretta gli eventi del Conclave e della nomina a Papa del cardinale argentino Jorge Mario Bergoglio. Così Papa Francesco è stato salutato da genuino entusiasmo, qualche bonario sfottò e ridicoli tentativi di diffamazione. Una storia esemplare sulla comunicazione digitale.

La prima immagine per descrivere questo Conclave è quel magistrale accostamento di foto, divenuto rapidamente virale su Facebook e Twitter, che mette a confronto l’elezione al soglio pontificio di Benedetto XVI nel 2005 e l’attuale elezione di Francesco.

Nel 2005 c’erano solo fedeli dallo sguardo rapito verso Piazza San Pietro… in realtà la foto non fu scattata al momento della salita al soglio pontificio di Papa Benedetto XVI, ma ai funerali del suo predecessore, ma ciò nulla toglie alla sua potenza evocativa…

Nel 2013 tutto è mediato da smartphone e tablet. Le persone osservano lo svolgersi della storia attraverso i propri device mobili. Tutto viene registrato, montato, diffuso e commentato nel suo divenire. Un oceano di dispositivi rivolti verso il balcone in attesa dell’annuncio.

In questa immagine è riassunta la vera rivoluzione operata dai Social Network nel nostro stile di vita. L’esistenza di ognuno diventa oggetto di narrazione permanente e condivisione. Nessun evento nella storia umana è stato oggetto di documentazione da così tanti punti di vista diversi.

Se gli storici del passato hanno sempre dovuto fronteggiare le difficoltà rappresentate dalla “scarsità delle fonti”, gli storici del futuro dovranno districarsi tra le complicazioni di una obiettiva “sovrabbondanza delle fonti”.

Che poi l’immagine sembra evocare anche quel passaggio molto caro a Philip K. Dick delle Lettere di San Paolo “vediamo oscuramente, come attraverso uno specchio“. Nella poetica di Dick questo passaggio stava a rappresentare l’emergere di un mondo distopico (il c.d. “Impero” della Trilogia di Valis), che si andava a sovrapporre alla “realtà interiore” delle cose confondendola e oscurandola a tal punto, che solo l’intervento della Grazia divina poteva far riemergere la Verità.

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In pratica la descrizione del nostro mondo.

Le immagini di quei device, divengono rapidamente virali. Si diffondono, si replicano, vengono alterate, commentate riassemblate. E immediatamente in Rete vengono immessi spaventosi quantitativi di commenti fino a generare quel fenomeno che scherzosamente con la Community di Gilda35 chiamiamo Katzing, ossia l’umana tendenza a generare pseudo-informazioni che generano solo entropia e rumore.

Ebbene così non appena Papa Bergoglio ha assunto il nome di Francesco è stato un fiorire di articoli che raccontavano in una sorta di scatola cinese narrativa come la notizia abbia influenzato i temi di tendenza e abbia riverberato anche su altri social, come i VIP avessero raccontato l’evento sui social media, come l’account Twitter del Papa fosse un fake, come i cardinali abbiano usato Twitter per esprimere la propria gioia, come un importante opinion leader quale Flavia Vento abbia vissuto un afflato mistico cinguettante, come si ponga il tema importante del passaggio di credenziali delle varie declinazioni Pontifex (l’account ufficiale del Papa su Twitter)…

Insomma assistiamo alla ri-mediazione dei mass media tradizionali di Twitter, che diventa esso stesso “la notizia”… e arriviamo alla seconda immagine simbolo dell’avvio di questo pontificato.

Accade che dallo staff della Presidentessa argentina Cristina Fernández de Kirchner, per beghe interne al peronismo di destra/sinistra, inizino a circolare illazioni su presunte affinità elettive tra il nuovo pontefice e il dittatore Jorge Rafael Videla.

Ovviamente le suddette illazioni vengono corroborate da una foto che mostra il pontefice, mentre amministra i sacramenti al dittatore e da un vociare su una serie di dichiarazioni misogine…

Il summenzionato fotogramma, i link alle tesi dello staff di Kirchner spacciati come studi indipendenti, le “dichiarazioni misogene” rapidamente divenute un meme, fanno per giorni il giro della rete… salvo poi risvegliarsi tutti sudati e rendersi conto che si è trattato di pura diffamazione a mezzo stampa, che incardinatasi nel magico mondo dei social network produce gli effetti distorti ben descritti nel post di Simone Corami “Videla, Bergoglio e il Katzing” e di Paolo Attivissimo “La dichiarazione sessista attribuita a Papa Francesco”.

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A parte la grettezza ideologica secondo cui l’unico vero oppositore a un regime dittatoriale, è l’oppositore morto e il sottile razzismo che associa automaticamente i Sudamericani a Repubbliche delle Banane, narcotraffico e machismo… colpisce l’assoluta assenza di una dimensione non dico neppure storica, ma perlomeno razionale.

Piuttosto che da storici, questi anni sembrano destinati ad analisi di neuropsichiatri dell’infanzia.

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